Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 16

Ciclo di catechesi - "L'imitazione di Cristo" - Lezione 16

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 23 dicembre 2019

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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“L’IMITAZIONE DI CRISTO” Lezione 16

Ben ritrovati, siamo all’ultima catechesi di quest’anno, l’ultima prima di Natale, continuiamo la lettura del nostro testo, dell’Imitazione di Cristo, siamo arrivati al ca.19°.
Capitolo XIX
COME SI DEVE ADDESTRARE COLUI CHE SI È DATO A DIO
4. “La vita di colui che si è dato a Dio deve essere rigogliosa di ogni virtù, cosicché, quale egli appare esteriormente alla gente, tale sia anche interiormente.”
E’ un atto di ipocrisia importante quando io esteriormente sembro devoto, raccolto, pio, umile, servizievole, orante e poi dentro sono l’esatto contrario. E’ un peccato grave di ipocrisia, perché in questo modo io inganno le persone che ho accanto e le inganno nel momento più importante della vita, ovvero nel servizio a Dio, nello stare in Chiesa, nel servire la Messa, celebrare la Messa, leggere in Chiesa, pregare insieme. Non inganniamoci a vicenda facendo finta di essere quello che non siamo, perché in questa maniera gettiamo discredito su Dio.
Il problema è che quella non è preghiera, sembra preghiera, sembra orazione, sembra servizio alla Messa, sembra celebrazione della Messa, sembra, ma non c’è niente dentro lì, è tutto vuoto. E’ semplicemente una ricerca di sé, un dialogo con se stessi, è semplicemente un’affermazione del proprio io, un atto di vanità spirituale ma che non comporta in niente una maturazione, non c’è evoluzione, non c’è niente, c’è solo il guscio vuoto dell’apparenza.
Se in Chiesa, se davanti a Dio, io appaio devoto e umile, chiunque ha il diritto di chiedermi di esserlo, se appaio tutto innamorato del Signore, allora poi dovrò esserlo anche nella vita, altrimenti non ha senso. Si crea una schizofrenia tra la vita all’interno della realtà sacra che è la Chiesa, la vita della “preghiera”, e la vita quotidiana, ma questa è una cosa che Gesù ha condannato dall’inizio alla fine.
Andare a ricevere Gesù Cristo nell’Eucarestia, è una cosa che non impegna in quel momento semplicemente, è una cosa che mi impegna tutta la giornata di tutta la mia vita. Non posso ricevere l’Eucarestia e poi comportarmi come se non l’avessi ricevuta o come fanno coloro che non l’hanno ricevuta, non è possibile perché non c’è stata nessuna comunione, nessuna assimilazione, nessuna trasformazione.
Noi dovremo rendere conto a Dio di questa Eucarestia.
A cosa ha portato questo Incontro?
“Anzi, e a ragione, di dentro vi deve essere molto più di quanto appare di fuori;”
Internamente deve essere molto più denso di quello che gli altri vedono, e invece spesse volte è il contrario, gli altri vedono tanto di quello che non c’è dentro.
“giacché noi siamo sotto gli occhi di Dio, e a lui dobbiamo sommo rispetto, ovunque ci troviamo;”
Io non devo sommo rispetto a Dio semplicemente in Chiesa, soprattutto, ma non solo. Quando io sono fuori al lavoro, quando sono a casa mia, quando sono al supermercato, o al telefono con qualcuno, lì sono chiamato a rendere Gloria a Dio, rispetto a Dio, nelle parole che dico, nei pensieri che faccio, non semplicemente quando sono in Chiesa davanti al Tabernacolo, perché sennò, quell’essere davanti al Tabernacolo se non mi ha educato a voler rendere Gloria a Dio anche quando sono in cucina a fare la pasta, quella preghiera a cosa è servita?
Ci sono delle volte che noi diciamo a noi stessi o ad altri:
“Io so che questa scelta, che questa decisione, questo atto, questa cosa che mi porto nel cuore, che questa parola che ho detto, o che dirò, peggio ancora, sono contro Dio, sono contro i 10 Comandamenti, sono contro la carità, contro la purezza, ma io li faccio lo stesso”
“Bene, ma da quel momento non fai più la Comunione”
Sei libero di farlo ma non fai la Comunione e non solo, ma non ti puoi neanche confessare, perché se vai a confessarti, tutti presumiamo, quelli che sono fuori che ti vedono e che sono lì con te e aspettano di confessarsi, tu stesso che ti vai a confessare presumi che, il sacerdote presume che, Dio presume che, se tu entri lì, tu sei radicalmente pentito di tutto ciò che di male c’è nella tua vita, lo rinneghi e fai il proposito di non farlo più, diversamente quella confessione è invalida.
Se hai preso in giro Dio, non c’è nessuna assoluzione di validità lì.
“Chiedi perdono a Dio?”
“Sì.”
“Sei pentito?”
“Sì.”
“Proponi di correggerti e di non farlo più?”
“No.”
Se non c’è la volontà ferma di rinnegare il peccato la confessione è invalida, e la volontà ferma è rinnegare quel peccato adesso, qui, davanti a Dio, e mettere i propositi concretamente per rinnegarlo.
“Oggi la salvezza è entrata in questa casa” disse Gesù a Zaccheo, ma perché Zaccheo ancora prima che Gesù dicesse una parola, si era già dato da solo una penitenza che era un proposito.
“Non solo non farò più queste cose ma riparerò al male che ho fatto”
Queste sono le condizioni necessarie per una confessione secondo la dottrina cattolica, secondo quanto scritto nel catechismo, tutti lo possiamo leggere:
se non c’è un vero pentimento, se non c’è una vera riparazione, se non c’è un vero proponimento, non c’è nessuna confessione.
Dobbiamo esserne coscienti, perché quello è il Sangue di Cristo! E’ costata la vita di una persona, del figlio di Dio!
“Dio, dinanzi al quale dobbiamo camminare puri come angeli.”
Puri come Angeli non vuol dire che non faccio solo le cose impure, ma tutto ciò che riguarda la vita cristiana.
Non so se sentiamo questo imperativo che ci chiama da dentro.
Se tu non ce la fai a giocare in una partita di pallone, vieni messo in panchina.
Se questo vale per una partita di pallone, non vale anche per Dio?
Se non ce la fai, te ne stai tranquillo senza fare la Comunione e la Confessione, quando il digiuno Eucaristico e il digiuno della Confessione ti avranno fatto venire del languore, e quindi maturare la decisione di una vita cristiana nuova, diversa, vedrai che allora ce la farai.
“Ogni giorno dobbiamo rinnovare il nostro proposito e spronare noi stessi al fervore, come fossimo appena venuti, oggi, alla vita del monastero.”
Come se ci fossimo convertiti adesso.
Ricordate il giorno della vostra conversione?
Ricordate il giorno in cui siete andate a confessarvi, a fare quella confessione importantissima della vostra vita, quella confessione piena di sacrifici, dove avete giurato e spergiurato in tutti i modi che avreste seguito il Signore, che lo avreste amato in tutti i modi, che siete pronti a dare la vita per il Signore, che siete pronti ad ogni sacrificio, che siete pronti a rinnegare tutto e tutti, che siete pronti a qualunque cosa per il Signore, lo ricordate?
Deve essere come lì, perché se non è come lì, se è meno di lì, non ci siamo, vuol dire che abbiamo avuto una involuzione, una regressione nel cammino di conversione.
Come dice l’Apocalisse: “Ravvediti! Ritorna all’amore di un tempo, perché se no tu sei tiepido, non sei nè freddo nè caldo e quindi sto per vomitarti dalla mia bocca”
Tutti abbiamo un punto zero, tutti, c’è un punto zero che è il punto dove noi riconosciamo un incontro particolare con Gesù, una Grazia particolare di intimità con Gesù, un sentire particolarmente Gesù, un percepirlo quasi accanto a me. Tutti abbiamo nella nostra storia di fede, il momento, il tempo dell’innamoramento folle col Signore. Quello è il punto di confronto. E se non lo abbiamo adesso, la colpa non è di nessuno, nessuno può intaccare il mio rapporto con Dio.
“Chi ci separerà dall’Amore di Cristo? Forse la fame, la nudità, la persecuzione..In tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di Colui che ci ha amati”
Nessuno ci può separare dall’Amore di Cristo, a meno che non sia io col mio peccato, quello mi separa.
Non diamo la colpa a nessuno, se mi separo da Cristo è perché io voglio separarmi da Cristo, non perché altre persone mi hanno separato. Tu hai scelto in quel contesto di allontanarti.
“Dobbiamo dire: aiutami, Signore Iddio, nel mio buon proposito e nel santo servizio che ti è dovuto; concedimi di ricominciare oggi radicalmente, perché quel che ho fatto fin qui è nulla.”
Una preghiera velocissima che dice tutto.
“Il proposito nel santo servizio che ti è dovuto”
Da cosa si capisce che noi siamo scesi nel fervore?
Come faccio a capire se ho perso il fervore di un tempo?
Ci sono alcuni segnali piccoli che te lo fanno capire immediatamente:
● La pace, la gioia e l’ordine saltano, è come se tutto diventasse arruffato, è come se dentro ti sentissi vuoto, non senti più nulla. Quella pace che ti faceva quasi addormentare davanti al Signore, quella gioia che ti riempiva i pori della pelle, che ti faceva sentire il cuore in gola, che ti faceva alzare senza sentire fatica, ti faceva scalare i monti, non c’è più. Quell’ordine dove ti sembrava che i fiori ti fiorissero tra le mani, sembrava che la vita ti venisse incontro, mentre adesso la devi rincorrere, la devi sopportare, prima ti veniva lei incontro, era tutto facile. Adesso le medesime cose sono diventate dei macigni impossibili da sopportare.
● La preghiera non si sa perché è calata, i tempi della preghiera sono diminuiti con tante scuse, ma di fatto quei tempi lì, non ci sono più. Se prima facevo un’ora adesso faccio trenta minuti, e sarà sempre meno. E tutto sembra così lontano, come un’eco, come se fosse passata una vita e magari sono solo passati tre mesi, due settimane. Il tempo lontano da Dio è un non tempo. E’ come se uno entrasse in un’altra dimensione. E’ come se tutto il bene fatto prima venisse coperto da un mucchio di polvere, non si vede più, te lo devono ricordare.
● Digiuno, penitenze e sacrifici, spariscono, con mille scuse e mille ragioni. Prima si scalavano i monti con un sorso d’acqua, adesso non si riesce a fare più nulla. Prima si facevano sacrifici su sacrifici, penitenze utili di umiltà, di carità, di perdono, adesso è il deserto, il cuore si è sclerotizzato, si è chiuso, si è indurito, non riesce più ad espandersi, a fare spazio, non ce la fa più, gli è impossibile.
● La Messa, prima era un Comandamento, l’11°, c’era la S.Messa tutti i giorni con la sua preparazione, adesso non si sa come, ma non si riesce più ad andarci, oppure si arriva in ritardo, mentre prima si arrivava addirittura molto prima, adesso in ritardo o a un minuto prima della Messa.
● La lettura spirituale è morta, mentre prima si aveva il proprio libro di lettura spirituale che si leggeva e si meditava, ora non c’è più.
Tutti segni che dicono che il cammino spirituale sta tornando indietro, perché o si va avanti o indietro, fermi non si sta.
“Il nostro progresso spirituale procede di pari passo con il nostro proposito. Grande vigilanza occorre per chi vuol avanzare nel bene; ché, se cade spesso colui che ha forti propositi, che cosa sarà di colui che soltanto di rado si propone alcunché, e con poca fermezza?”
Domanda a bruciapelo, la risposta ve la darete voi da soli:
Se io vi chiedessi:
Adesso mi dite quali sono i vostri tre propositi di stamattina, che avete detto davanti al Signore e avete affidato a Dio e che stasera, prima di andare a letto verificherete, per vedere se durante la giornata siete stati fedeli a questi propositi fatti?
I propositi, siccome si scrivono col sangue e costano l’anima, uno non ha neanche bisogno di dirti la parola propositi che quando si ha pronunciato la parola “pro..” tu l’hai già davanti agli occhi, perché lo hai sudato tutto il giorno quel proposito lì, ti è costato tutto il giorno caro mantenere fede a quel proposito.
Se non c’è il proposito non c’è progresso spirituale.
Siamo come in balia delle onde.
Poi ci ritroviamo a doverci confessare e dire:
“Ma che peccati ho fatto?”
E alla domanda: “E poi?”
“No, basta.”
“Fine?”
“Sì, sì”
Ma come hai fatto a fare un peccato o due? Sei S.Giovanni Maria Vianney!
S.Carlo Borromeo si confessava una volta al giorno, noi ci confessiamo ogni tanto e facciamo due peccati.
I casi sono due:
O io sono più santo di S.Luigi Gonzaga, di S.Giovanni Maria Vianney e di S.Carlo Borromeo, oppure la mia coscienza è andata, sono un ippopotamo, non sento niente, non vedo niente, nulla mi tocca.
“Il nostro progresso spirituale procede di pari passo con il nostro proposito”
Quanto più tu sei agganciato a questo, tanto più c’è questo progresso.
“Svariati sono i modi nei quali ci accade di abbandonare il nostro proposito; anche la semplice omissione di un solo esercizio di pietà porta quasi sempre qualche guasto.”
“Oggi dovevo dire il Rosario e non lo dico, oggi dovevo fare la meditazione e non la faccio.”
Padre Pio da Pietrelcina non transigeva su due cose in particolare:
La meditazione e il ringraziamento post Comunione.
P.Pio alla figlia spirituale che è andata da lui e che gli ha risposto che non sempre faceva la meditazione, per 6 mesi non gli ha fatto fare la comunione. Ad un altro figlio ha risposto che se non avesse fatto bene il ringraziamento gli avrebbe tolto la Comunione.
Andate a cercare un santo che non seguisse queste due precise cose: la meditazione e il ringraziamento.
“In verità, la fermezza di proposito dei giusti dipende, più che dalla loro saggezza, dalla grazia di Dio, nel quale essi ripongono la loro fiducia, qualunque meta riescano a raggiungere, giacché l’uomo propone ma chi dispone è Dio, le cui vie noi non conosciamo.”
Questo non vuol dire che se pecco è colpa di Dio, se non mantengo il mio proposito è colpa del Signore. No. Vuol dire che è Lui che mi dà la forza, ma certamente io devo fare la mia parte. Lui ti aiuta ma tu devi impegnarti.
“Se talvolta, per fare del bene o per essere utili ai fratelli, si omette un abituale esercizio di pietà, esso potrà facilmente essere recuperato più tardi; che se, invece, quasi senza badare, lo si tralascia per malavoglia o negligenza, ciò costituisce già una colpa, e deve essere sentito come una perdita.”
Il fatto che non lo faccio adesso, non vuol dire che non lo devo fare dopo. L’incontro con Dio non può essere saltato.
Dobbiamo sempre imparare a tenere presente nella nostra vita quelle scelte che facciamo molto concrete, ordinarie per il corpo, e perché non farle anche per l’anima?
Dovrebbero andare di pari passo.
5. “Per quanto ci mettiamo tutto l’impegno possibile, sarà facile che abbiamo a cadere ancora, in varie occasioni. Tuttavia dobbiamo fare continuamente qualche proponimento preciso, specialmente in contrapposto a ciò che maggiormente impedisce il nostro profitto spirituale.”
Dai un volto e un nome al tuo proponimento. Dobbiamo dare concretezze ai nostri proponimenti, orari, luoghi, persone, giorni, devono essere qualcosa di molto concreto.
“Cose esterne e cose interiori sono necessarie al nostro progresso spirituale, perciò, le une come le altre, dobbiamo esaminarle attentamente e metterle nel giusto ordine.”
Le devo esaminare e mettere in ordine.
“Se non riesci a stare sempre concentrato in te stesso, raccogliti di tempo in tempo, almeno una volta al giorno, la mattina o la sera: la mattina per fare i tuoi propositi, la sera per esaminare come ti sei comportato, cioè come sei stato, nelle parole, nonché nei pensieri, con i quali forse hai più spesso offeso Dio o il prossimo.”
La mattina metto i propositi e la sera faccio l’esame di coscienza. L’esame di coscienza deve essere fatto non solamente sulle azioni, ma anche su quello che c’è stato dentro nella testa, i pensieri che ho ospitato e coltivato. Il pensiero non è irrilevante perché non fa qualcosa, il pensiero è molto rilevante, perché è vero che inizialmente non fa qualcosa, ma il pensiero prepara la strada all’atto. Dobbiamo stare molto attenti ai nostri pensieri, dobbiamo ordinarli bene.
“Armati, come un soldato, contro le perversità del diavolo.”
Devi essere un soldato dalla mattina alla sera.
“Tieni a freno la gola; così terrai più facilmente a freno ogni altra cattiva tendenza del corpo.”
Quando siamo sregolati con la gola, poi anche tutto il resto è un pasticcio.
“Non stare mai senza far nulla: sii occupato sempre, a leggero o a scrivere, a pregare o a meditare, o a fare qualche lavoro utile per tutti.”
Niente ozio, se ti devi riposare dormi, ma non oziare.
“Gli esercizi corporali di ciascuno siano compiuti separatamente; né tutti possono assumersene ugualmente. Se non sono esercizi di tutta la comunità, non devono essere palesati a tutti, giacché ciò che è personale si fa con maggior profitto nel segreto.”
La tua vita cristiana, le tue opere di pietà, di penitenza, tienile per te.
“Tuttavia guarda di non essere tardo alle pratiche comunitarie; più pronto, invece, a quelle tue proprie.”
Pensa al bene comune, a cosa fa bene a tutti.
“Che, compiuto disciplinatamente e interamente il dovere imposto, se avanza tempo, ritornerai a te stesso, come vuole la tua devozione personale.”

 

 

 

 

 

 

DOMANDE:
1. Come si fa a ritrovare il fervore di un tempo?
E’ una domanda importante. Vi dico quello che faccio io quando mi succede, quando mi accorgo che il motore perde i giri, che non vuol dire che si ferma, ma che va a tre al posto di quattro:
La cosa migliore è andare dal meccanico, lasciare giù la macchina e farla sistemare da una mano esperta, che vuol dire:
● Cercare di trovare il problema, e questo lo può fare anche la stessa persona, almeno può cercare un pò di avvicinarsi.
● Capire quali sono state quelle cose che hanno portato a quel raffreddamento, a quel andare meno.
● Correre subito davanti al Tabernacolo
● Andare in confessionale e scoperchiare tutto. Non c’è come nascondersi che ci fa perdere ogni fervore.
La prima caratteristica di un peccatore pentito è la seguente:
Quando entra in confessionale è come avere davanti un libro aperto, una cascata in piena, viene fuori tutto. Questo è un momento di Grazia. Di solito appena viene assolto ed esce, tocca il cielo con un dito, ti dice che si sente leggero, che si sente libero, che non è mai stato così bene in vita sua, ma se cominciamo a nascondere qualcosa, e badate che per nascondere qualcosa non intendo solo nascondere per vergogna ma nascondere per furberia, e dire solo alcune cose invece di altre in confessionale, poi chissà come mai, la vita di fede comincia a declinare.
Chi nella Scrittura si è nascosto davanti a Dio?
Adamo ed Eva dopo il peccato. Quando io mi nascondo è perché ho già iniziato a consumare il mio peccato.
Quindi Tabernacolo, una bella confessione fatta bene, pulita, aperta, i propositi e vedrete che poi il fervore ritorna.

2. Magari fosse sempre facile quello che dice stasera, rinnovare ogni sera il nostro proposito come fossimo appena convertiti, ma penso che nella vita di ognuno di noi, il tempo, l’età, l’esperienza ti cambiano e quindi cambiano anche il modo di vivere la fede.
E’ vero che la vita cambia, è vero che si cresce, è vero che le relazioni cambiano, è vero che dall’innamoramento dei primi anni si passa ad altro, tutto vero, ma in meglio però. Tutto cambia ma deve cambiare in più, non in meno. Il problema è se tutto cambia in meno, se dall’innamoramento passiamo al disamore, questo è il problema. Se la mutazione vuol dire che io amo meno, prego meno, sono meno legato a Dio, questo non è un cambiamento, questa è una involuzione, è un cambiamento al contrario. Se invece il passare degli anni e delle esperienze, mi porta ad amare di più, ad amare con più coscienza, con più solidità, con più fedeltà, con più capacità di sacrificio, con più apertura del cuore, allora benissimo, dall’innamoramento siamo passati alla fase dell’amore pieno.
Con Dio si può partire con il fuoco nel cuore e poi si può arrivare all’abitudine, al dondolio. Il dondolio è la fine, perché il dondolio produce l’addormentamento. Quando iniziamo a dondolarci sulle realtà importanti della vita, da lì a breve ci addormenteremo.
Cosa vuol dire dondolarsi?
Comincio a fermarmi, ad abituarmi e a stare sempre lì, esattamente come il dondolo. Il dondolo dà un senso di inganno incredibile, come l’altalena, ti danno il pensiero che tu stai andando chissà dove, e invece tu sei sempre fermo lì, siccome ti muovi credi che ti stai muovendo, ma non è vero, tu sei esattamente al punto di partenza, non è successo niente. Stai oscillando ma tu non stai muovendo un passo. La nostra vita spesse volte è un’oscillazione, non è un movimento, e siccome stiamo oscillando pensiamo che stiamo facendo qualcosa, ma appena l’altalena si ferma, tu metti giù i piedi esattamente dove li hai messi quando sei salito sull’altalena.
Solo se c’è un amore vero, io cresco.

3. I propositi della mattina e verificarli la sera, e di mettere in ordine i nostri pensieri, mi sembra però di poter dire che a volte dei pensieri che ci vengono, non vengono da noi, magari quelli peggiori, e per ordinare questi pensieri, per mandarli via?
Lei se le entra un topo in casa o sta per entrare cosa fa? Lo si butta fuori.
Il pensiero che mi viene e che non è buono, che mi disturba, che è malvagio, Padre Pio insegna che non va ascoltato e va disprezzato. Si deve imparare a riconoscere la vera origine.
E se non va via? Cosa faccio?
Farò un atto contrario ogni giorno fino a che questo pensiero non andrà via. In capo a due giorni quel pensiero non verrà mai più, perché il demonio non fa mai niente che possa produrre un profitto nella fede.

4. Sul tema della meditazione: vorrei imparare a meditare, c’è qualche testo a cui fare riferimento?
Come hai imparato a pregare? Pregando.
Come hai imparato a mangiare? Mangiando.
Come si impara a meditare? Meditando.
Uno prende il testo, comincia a leggere quattro o cinque righe, poi si ferma, e cerca di capire quel testo che cosa vuole dire, poi cosa vuole dire a me, nella mia vita che cosa mi sta dicendo, quindi si formula il proposito. Per chi è all’inizio il testo che consiglio sempre è: Filotea di S.Francesco di Sales, perché è un testo semplice, avvicinabile da tutti, ma estremamente profondo e ricco.

5. Preferisco la meditazione alla recita delle preghiere ripetitive durante le quali mi distraggo spesso, la meditazione può sostituire la recita del Rosario?
No. Non dobbiamo avere per la preghiera una concezione illuministica, antropocentrica, dove in modo ossessivo al centro ci sono io. Dio ci ha creati umani, finiti, se Dio vuole essere pregato e adorato da me, possiamo pensare che Dio sa che io mi distrarrò? Perché la distrazione non può far parte di un rapporto d’amore e di amicizia? Può succedere, e per questo devo rinunciare a pregare?
Questa è una tentazione diabolica. Non pensare a quanto sei concentrato, non è yoga.
Lo ami? Lo stai amando?
Se Dio volesse essere amato senza distrazione, ha una schiera infinita di Cherubini, Serafini, Troni, Dominazioni, Principati, Potestà, Potenze, ci sono loro che non si distraggono mai!
Perché viene a cercare me?
Perché gli va bene così, col tempo ci penserà il buon Dio a cambiarmi, se vorrà e io a impegnarmi.
E’ importante che ci sia la preghiera vocale come la meditazione. Il centro non è: mi distraggo. Il centro è:
Amo?

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Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

Informazioni

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.