Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 17

Ciclo di catechesi - "L'imitazione di Cristo" - Lezione 17

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 13 gennaio 2020

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

Ascolta la registrazione audio della catechesi

Se hai dubbi su come fare per ascoltare la registrazione vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della catechesi  

“L’IMITAZIONE DI CRISTO” Lezione 17

Ben ritrovati a tutti, continuiamo la nostra catechesi sul testo “L’Imitazione di Cristo”, siamo arrivati al cap. XIX e siamo alla seconda parte del paragrafo II.
“Non è possibile che tutti abbiano a fare il medesimo esercizio, giacché a ciascuno giova qualcosa di particolare. E poi si amano esercizi diversi secondo i momenti: alcuni ci sono più graditi nei giorni di festa, altri nei giorni comuni. Inoltre, nel momento della tentazione e nel momento della pacifica tranquillità, abbiamo bisogno di esercizi ben diversi. Infine quando siamo nella tristezza ci piace pensare a certe cose; ad, invece quando siamo nella Letizia del Signore.
6. Nelle feste più solenni dobbiamo rinnovare gli esercizi di pietà ed implorare con fervore più grande l’aiuto dei santi. I nostri proponimenti devono andare da una ad altra festività, come se in quel punto dovessimo lasciare questo mondo e giungere alla festa eterna. Per questo, nei periodi di particolare devozione, dobbiamo prepararci con cura, e mantenerci in più grande pietà, attenendoci più rigorosamente ai nostri doveri, quasi stessimo per ricevere da Dio il premio delle nostre fatiche. Che se tale premio sarà rimandato, dobbiamo convincerci che non eravamo pienamente preparati e che non eravamo ancora degni della immensa gloria, che ci sarà rivelata (Rm 8,18) nel tempo stabilito; e dobbiamo fare in modo di prepararci meglio alla morte. «Beato quel servo — dice Luca evangelista — che il padrone, al suo arrivo, avrà trovato sveglio e pronto. In verità vi dico che gli darà da amministrare tutti i suoi beni» (Lc 12,44; cfr. Lc 12,37).
Il testo ci dice che nella vita spirituale non c’è un target di preghiere, di pratiche di pietà, devozioni, pratiche ascetiche, che diventa come un jolly per tutti i giorni della nostra esistenza. Nella vita di fede, nella vita spirituale, ci sono momenti diversi che sono legati agli stati, anche agli stati psicologici e quelli del calendario liturgico, per esempio una festa, una solennità, il Corpus Domini. Il nostro modo di esercitarci nella vita di fede e quindi nella preghiera, deve tenere in considerazione anche questi aspetti. Quando tutto va bene si deve cercare di mettere da parte le “scorte”, preparando bene l’anima, avendone ancora più cura, perché si è in un grande momento di favore spirituale, cercando di sfruttare l’onda positiva del momento, così quando arriverà il momento della fatica, della tribolazione, della tentazione, della tristezza o stanchezza, si potrà attingere a quel benessere, a tutte quelle esperienze positive che si sono vissute, per fare memoria e non restare schiacciati dalla tentazione o sofferenza. Nello stesso tempo c’è anche la nostra psicologia, ci sono momenti di fatica, dei momenti dove si fa molta fatica a pregare, a stare raccolti, sono dei momenti nei quali dovremo essere intelligenti e usare altre pratiche di pietà, altri esercizi, ad esempio andare a riprendere un testo che mi ha aiutato tantissimo in un determinato periodo e che mi può aiutare di più sull’abbandono in Dio, oppure se sto vivendo la fatica di leggere, perchè mi stanco facilmente, cercherò di vivere di più il silenzio, il raccoglimento, la contemplazione.
Bisogna essere un pò intelligenti, non cercare di forzare troppo quello che noi avvertiamo interiormente. La vita di fede, di preghiera non è uno sforzo, è un impegno, altrimenti dopo ottengo l’effetto contrario. Impegnarsi ma rispettando quella che è la mia psicologia, il momento che sto vivendo in quella determinata situazione.
Capitolo XX
L’AMORE DELLA SOLITUDINE E DEL SILENZIO
Vi prego di tenere sempre, soprattutto in questo capitolo, una grande frase importantissima sopra la mia testa che inizia, come sappiamo che in italiano una frase non deve iniziare:
“Ma io non sono una suora. Ma io non sono un prete. Ma io non vivo in convento. Ma io non vivo in monastero.”
Queste quattro frasi guardatele sempre sopra la mia testa, perché sono le frasi che il demonio, il mondo e la carne, direbbe S.Giovanni, alternando all’uno o all’altro, vi suggeriranno nel percorso di fede. E ve li suggeriranno attraverso la vostra testa, i vostri pensieri ma anche attraverso i profeti di sventura. Ci sono i profeti di Dio ma ci sono anche i profeti del mondo, del demonio e della carne. Dobbiamo stare attenti. I profeti anticristici sono coloro che fanno i ragionamenti che stanno sopra la mia testa.
Le cose che leggeremo questa sera valgono per tutti! Dal prete, al frate, al Papa, al Vescovo, al Cardinale, alla mamma, al papà, alla nonna, al figlio, valgono per tutti. Andranno certamente declinate, ma tutta la realtà del Vangelo e della Scrittura va declinata alla nostra vita, poi però va vissuta. Declinarla non vuol dire snaturarla ma vuol dire applicarla.
Chi fa i ragionamenti che stanno sopra la mia testa è perché di fatto non vuole impegnarsi nelle cose di Dio, questa è la ragione e si autogiustifica. Volare molto basso vuol dire volare nel fango.
L’AMORE DELLA SOLITUDINE E DEL SILENZIO
4. “Cerca il tempo adatto per pensare a te e rifletti frequentemente sui benefici che vengono da Dio. Tralascia ogni cosa umanamente attraente; medita argomenti che ti assicurino una compunzione di spirito, piuttosto che un modo qualsiasi di occuparti.”
Se noi non abbiamo nella nostra giornata un tempo, scegliete voi quale tempo, un tempo per pensare a noi, non abbiamo nessuna vita spirituale.
Questo lo dice “L’Imitazione di Cristo” e lo dice S.Teresa di Gesù:
La conoscenza di sé è fondamentale per qualsiasi cammino spirituale.
Se tu non ti conosci come potrai mai conoscere Dio?
Se tu non ti conosci, come potrai mai conoscere le opere di Dio in te?
Io devo pensare a me, perché pensando a me, potrò pensare ai benefici che vengono da Dio per me, altrimenti nel mio cuore non ci sarà mai gratitudine.
La gratitudine perché è importante? Perché è importante la coscienza dei benefici che vengono da Dio?
La memoria della gratitudine e dei benefici che vengono da Dio, è fondamentale perché rappresentano i nostri linfociti, sono i nostri anticorpi che ci proteggono da ogni possibile epidemia, da ogni possibile malattia e contagio dal peccato. Nella misura in cui ho una memoria grata, dei benefici avuti da Dio, io starò lontanissimo dal peccato, non posso neanche avvicinarmi, perché è troppo grande il debito che io ho col Signore, è troppo grande lo stupore che porto dentro, è troppo grande la gratitudine che ho per quanto mi ha dato. Non posso peccare contro di Lui!
Come faccio a fargli del male dopo tutto il bene che il Signore mi ha dato?
L’essere riconoscente, avere memoria, una memoria grata, è ciò che mi permette di resistere ad ogni tentazione.
Quando io pecco?
Quando dimentico le Grazie di Dio, i doni di Dio, la gratitudine verso Dio, quanto metto da parte tutto ciò che Dio di buono ha fatto per me, allora io pecco.
Tra l’altro il Signore, prima di permettere una prova, una tentazione, ci mette attorno come una siepe, per proteggere la vigna dalle volpi che vanno lì a mangiarla e rovinarla. Se la siepe noi la rispettiamo, la lasciamo e ci stiamo dentro e la teniamo chiusa, le volpi non entrano, ma se non ci fidiamo, se dimentichiamo la ragion d’essere di quella siepe, se siamo così superbi da aprire la porta, della nostra uva non rimarrà più niente, perché fanno fuori tutto, anche le radici. Il Signore prima delle prove ci dà quegli aiuti, quelle situazioni, quelle occasioni particolari che se noi le sfruttiamo sono come le fenditure della roccia dentro le quali entra il colombino prima che arrivi lo sparviero, ma se quello non entra quando deve entrare, “perché tanto non c’è in giro niente di male”, è l’altra frase da mettere sopra la mia testa, è finita. Se il colombo entra dentro la fenditura della roccia, e rimane dentro la siepe, allora arrivano le volpi, lo sparviero, il falco, e non succede niente, perché non può entrare, ma se invece gira intorno, è andata, neanche si ricorderà più quando il Signore lo aveva protetto, quando il Signore aveva creato quella situazione che era la sua fenditura della roccia da dove entrare.
Si fa tanto fatica a salire, quanto veloce scendere, ma quando poi si scende, per risalire un’altra volta, si fa una fatica terribile e non sempre si riesce a tornare a quell’altezza di prima, non è così semplice.
“Tralascia ogni cosa umanamente attraente; medita argomenti che ti assicurino una compunzione di spirito, piuttosto che un modo qualsiasi di occuparti.”
Dovremo imparare a lasciare un pò perdere tante cose e a dedicarci a ciò che ci aiuta a fare degli esami di coscienza un pò serrati, perché c’è veramente troppa superficialità da una parte e dell’altra troppa superbia. Quando noi diciamo il nostro male, siamo molto svelti, e siamo molto approssimativi. A volte non lo ricordiamo perché non lo vogliamo ricordare, non vogliamo ricordare nel dettaglio tutti i nostri fallimenti, non vogliamo ricordare nel dettaglio tutti i nostri “no”, il male che abbiamo fatto alle altre persone con il nostro comportamento.
Troppo facile dire:
“Ho sbagliato”
Ho sbagliato come, dove, quando, con chi, in che modo.
Questa compunzione dello spirito è essenziale per una vita spirituale, che vuol dire maturare una profonda sofferenza interiore legata al nostro peccato.
Il Signore mi ha perdonato, ma quell’uomo là sono io. E’ questo il problema. E come l’ho fatto una volta, lo posso fare una seconda e una terza.
“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”
Quando uno ha imparato ad essere un ladro, è molto probabile che torni ad esserlo di nuovo, di più di uno che non lo è mai stato. Per questo è importantissimo che lui in tutti i modi, approfondisca questa compunzione, che soffra, che capisca soffrendo, il peso specifico del male che ha compiuto, che non lo sciacqui via con quattro paroline e un sorrisino.
Il male è male.
Non può essere risolto con un’approssimativa memoria, perché tu quando lo hai fatto sei stato molto preciso, molto dettagliato, e ti sei dedicato bene a fare quel male, sei stato dentro giorni, mesi, anni.
Se vuoi veramente emendarti e uscire da quel contesto, devi veramente sviluppare una santa compunzione dello spirito, un santo dolore. E per avere un vero dolore del male fatto, lo devo guardare bene fino in fondo, devo andare a vederlo bene questo male, e vedere bene il mio volto che lo ha compiuto.
“Un sufficiente spazio di tempo, adatto per dedicarti a buone meditazioni, lo troverai rinunciando a fare discorsi inutilmente oziosi..”
Finita la Messa del mattino, non si fa la seconda messa fuori dalla Chiesa a chiacchierare, evitiamo discorsi inutilmente oziosi.
“e ad ascoltare chiacchiere sugli avvenimenti del giorno. I più grandi santi evitavano, per quanto possibile, di stare con la gente e preferivano stare appartati, al servizio di Dio.”
Imparare a stare appartati che non vuol dire diventare sociopatici, non vuol dire mettermi a parlare con i muri, avere paura delle persone, non vuol dire diventare disadattati, ma vuol dire imparare a vivere alla Presenza di Dio, stare in compagnia con Dio e con noi stessi. Saper avere un colloquio costante col Signore. Avere il tempo e il luogo della meditazione, trovare in casa propria un tempo e un luogo per meditare da soli, a porte chiuse.
“È stato detto: ogni volta che andai tra gli uomini ne ritornai meno uomo di prima (Seneca, Epist. VII, 3).”
Parole santissime. C’è un affaticamento che è legato a questo modo così mondano, di trattare, parlare, discutere inutile.
“E ne facciamo spesso esperienza, quando stiamo a lungo a parlare con altri. Tacere del tutto è più facile che evitare le intemperanze del discorrere, come è più facile stare chiuso in casa che sapersi convenientemente controllare fuori casa. Perciò colui che vuole giungere alla spiritualità interiore, deve, insieme con Gesù, ritirarsi dalla gente.”
Impara a stare anche a casa tua, impara a fare le cose da solo, perché questo ti permetterà di gustare il tempo del silenzio. Nella normalità, nella quotidianità, impariamo a fare questi tempi di silenzio, questo essere un pò ritirati, stare un pò in disparte, poi c’è sempre il momento topico, particolare, dove è bello stare tutti assieme ma saper anche vivere questo essere un pò ritirati, con Gesù.
“Soltanto chi ama il nascondimento sta in mezzo alla gente senza errare; soltanto chi ama il silenzio parla senza vaneggiare; soltanto chi ama la sottomissione eccelle senza sbagliare; soltanto chi ama obbedire comanda senza sgarrare; soltanto colui che è certo della sua buona coscienza possiede gioia perfetta.”
Un santo diceva:
“Quando stai in mezzo alla gente pensa al Tabernacolo, e quando stai davanti al Tabernacolo, pensa alla gente”
Porta sempre nel cuore un ricordo, una nostalgia di quell’Altrove, così quando sei in mezzo agli altri, senti il tuo cuore battere per Gesù, che è là che ti aspetta. Quando sei con Gesù non esserci solo per te stesso, pensa anche a tutte le persone, a tutti i volti, a tutte le situazioni che conosci e che si raccomandano.
“soltanto colui che è certo della sua buona coscienza possiede gioia perfetta.”
La coscienza deve essere vera e certa, cioè una coscienza educata, perché posso avere una coscienza certa ma falsa, completamente nell’errore, e posso avere una coscienza vera ma incerta, insicura.
Come si fa?
Ci vuole tempo, tanta preghiera, tanto confronto e tanto lasciarsi guidare.
5. “Però, anche nei santi, questo senso di sicurezza ebbe fondamento nel timore di Dio. Essi brillarono per straordinarie virtù e per grazia, ma non per questo furono meno fervorosi e intimamente umili. Il senso di sicurezza dei cattivi scaturisce, invece, dalla superbia e dalla presunzione; e , alla fine, si muta in inganno di se stessi.”
Si capisce quando uno è sicuro perché si fonda sul timore di Dio e quando uno è sicuro perché si fonda sulla superbia, innanzitutto ti tratta male, parla male, è pieno di se stesso, dice frasi taglienti, ferisce, e poi quando finisce il dialogo rimane l’amaro in bocca al presuntuoso, al superbo, anche se porta a casa la ragione è una ragione sporca di sangue, non è mai soddisfatto, non sarai mai in pace, perché la sua presunta pace si fonda sull’ingiustizia, e quindi non è in pace, e poi finisce per ingannarsi, è talmente pieno di sé che si inganna, non ascolta niente e nessuno, va avanti per la sua strada, poi ci lascerà denti e pelle su quel muro, però fa niente, deve andare avanti fino in fondo, perché è giusto secondo lui.
“Non sperare di avere sicurezza in questo mondo, anche se sei ritenuto buon monaco o eremita devoto; spesso, infatti, coloro che sembravano eccellenti agli occhi degli uomini sono stati messi nelle più gravi difficoltà. Per molte persone è meglio dunque non essere del tutto esenti da tentazioni ed avere sovente da lottare contro di queste, affinché non siamo troppo sicure di sé, non abbiamo per caso a montare in superbia o addirittura a volgersi sfrenatamente a gioie terrene.”
Dobbiamo stare molto attenti quando ci sentiamo sicuri, quando ci sentiamo capaci.
Sotto sotto noi vogliamo essere riconosciuti capaci, se possibile di fare tutto, apparire come uno bravo, come uno che sa fare, che sa essere, come uno affidabile, che dà garanzia, ma tutto questo con la vita spirituale cosa c’entra?
Con la morte in Croce di Gesù, tutto questo cosa c’entra?
Le frasi che ho scritto sulla testa, stanno ancora in piedi?
Queste cose qui, valgono per tutti coloro che sono esseri umani, qualunque ruolo, qualunque vocazione, qualunque stile di vita essi abbiano.
“Per molte persone è meglio dunque non essere del tutto esenti da tentazioni ed avere sovente da lottare contro di queste”
E’ importante alle volte subire delle tentazioni, perché ci fanno stare molto con i piedi per terra, molto con la testa china.
“Quale buona coscienza manterrebbe colui che non andasse mai cercando le gioie passeggere e non si lasciasse prendere dal mondo! Quale grande pace, quale serenità avrebbe colui che sapesse stroncare ogni vano pensiero, meditando soltanto intorno a ciò che attiene a Dio e alla salute dell’anima, e ponendo ben fissa ogni sua speranza in Dio!”
Del resto che cosa c’è di così interessante, nell’ordinarietà della vita, nella quotidianità, tolto Dio, tolte le cose di Dio, cos’è che c’è di così affascinante?
Capite perché i santi erano totalmente dedicati è paradossalmente facevano più di tutti gli altri che invece non erano in convento?
Pensate a Madre Teresa di Calcutta, nessuna come lei ha curato i lebbrosi.
La sua vita che cos’era?
Gesù, il Tabernacolo.
Più tu ti dedichi a Dio, e più Dio è come una fionda, che tu più la tiri, che vuol dire che più tu ti dedichi a Lui, più la tiri e più fa l’angolo acuto, e si stringe, come se fosse una conchiglia, poi la lasci andare e quel sasso arriva chissà dove, così e con Dio, più tu ti dedichi al Signore, più tu conservi, custodisci, ti ripieghi su di Lui, riposi in Lui, più questa fionda viene tirata e poi lanciata.
Dove?
Nel mondo, alle persone da aiutare, a portare quell’esperienza di Dio.

DOMANDE:
1. Non ho ben chiaro quando prima diceva che bisogna assecondare un pò i momenti di stanchezza, con le cose che ci vengono più a gusto, come si sposa questo con l’andare contro il nostro gusto e contro quello che ci piace?
Un conto è che io vado contro il mio gusto, faccio un atto di penitenza se mi piacciono la zucchine crude e le mangio cotte, vado contro il gusto in quelle cose che si possono fare tranquillamente, senza che ci sia qualche affaticamento sotto, ma se è un giorno nel quale io sono particolarmente stanco, non sto bene per varie cose, non posso pensare di fare come sempre, se fisicamente non ci sei più. La cosa intelligente sarebbe di farlo al mattino, quando sei fresco. Bisogna avere l’intelligenza di capire che un giorno è diverso dall’altro.
2. All’inizio diceva che prima di una tentazione il Signore ci costruisce una siepe attorno, se può farci un esempio concreto di cosa è una siepe, e come riconoscerla per prepararci a stare con la tentazione.
La siepe sono dei momenti di Grazia particolari, sono degli eventi fuori dal normale che accadono, delle cose inaspettate, gratuite, oppure talmente tanto desiderate che avvengono all’improvviso, qualcosa di molto bello, di molto forte e significativo, che senti proprio che è un dono, che è una Grazia, che ti fa bene, che ti fa sentire una protezione forte, che senti il Signore all’opera, e in quel momento lì, tu non vedi altro che quello, quella però è una siepe che il Signore ti sta mettendo attorno per dirti che tra poco arriverà la tentazione e questa esperienza che stai vivendo è per dirti:
“Rimani lì, rimani dove sei. Non andare in giro a cercare altro. Non andare a posare il tuo capo altrove. Rimani lì perché quello sarà il luogo che ti proteggerà da qualcosa.”
Ho sempre in mente S.Giovanni Evangelista, che tra tutti i discepoli è l’unico che ha messo il capo sul petto di Gesù. Voi leggete il suo Vangelo ed è totalmente diverso dagli altri 3, leggete le sue lettere e certe cose le scrive solo lui. E nel momento della prova è l’unico dei discepoli ad essere sotto la Croce, l’unico, tutti gli altri sono spariti.
L’esperienza che lui ha fatto, quel giorno, nell’ultima Cena, mettendo il suo capo sul petto di Gesù, sicuramente quello è stato il momento incredibile che poi lo ha accompagnato da lì a breve, in tutto quel percorso della Passione. Lui ha colto quell’evento, per quello che realmente era, un evento unico, incredibile, dato a lui in un modo unico. E quale tentazione stava per scatenarsi su di loro! La tentazione più terribile del mondo! Il tradimento, il rinnegamento. Lui a differenza di tutti gli altri non l’ha rinnegato, non l’ha tradito.
Anche gli altri hanno avuto la loro siepe, ma sono usciti.
Il momento del Tabor, Pietro, Giacomo e Giovanni, che siepe!
Però poi devi rimanerci nella siepe, con tutto, tutto deve rimanere lì, devi coltivare quella cosa lì e stare lì, devi portare avanti quel dono ricevuto. Devi continuare a fare memoria grande di questa cosa, devi continuare a voler rimanere dentro a quel percorso, dentro in quella esperienza, in quella conoscenza.
3. La siepe di Giovanni è comprendere l’amore profondo di Gesù?
Comprendere nel senso di viverlo, di fare questa conoscenza. Lui ha sentito qualcosa che non ha sentito nessuno: i battiti del suo cuore.
Noi riceviamo il Suo Sangue, ma nessuno di noi ha sentito il battito del Cuore di Gesù, solo lui. Noi riceviamo il Suo Corpo, ma il battito di quel cuore non lo conosce nessuno. Lui sì. Come fai con quella armonia nella testa, se non la rinneghi, se non esci, se non te ne vai, come fai con quell’armonia dentro, a non seguirlo ovunque!
Si può fare. Si può prendere e buttare tutto dalla finestra, ma lui, Giovanni, non lo ha fatto. Quell’armonia non ha voluto mercanteggiarla per niente altro, non l’ha venduta, l’ha tenuta unica, perla rarissima che Gesù gli ha donato.
E sotto la Croce Gesù gli affida Sua Madre, affida Giovanni a Sua Madre. Chissà se anche gli altri fossero rimasti lì che cosa avrebbero ricevuto! Non si saprà mai. Gesù fino all’ultimo respiro continua ad elargire doni, è incredibile. Muore donando il corpo, donando il sangue e donando addirittura Sua Madre al suo discepolo e viceversa.
Questo lo può vivere e sperimentare solo chi conserva questa memoria grata, solo chi rimane dentro a questo stupore, solo chi non lo mercanteggia, non lo svende.
Chi invece lo svende, lo perde.
4. Come possiamo interpretare la parabola del Figliol Prodigo alla luce di quanto detto poco fa, alla luce degli errori che facciamo e sul nostro ritorno da pentiti al Padre?
Torno dal Padre pentito, lui mi perdona, ma questo pentimento deve essere un pentimento radicale e sincero. Non basta dire ho sbagliato. Questo peccato dov’è che affonda le sue radici? Cosa devo fare per non farlo più? Quanto devo umiliarmi, quanto devo riconoscere il mio male? Quanto devo chiedere perdono? Che penitenza devo fare?
5. Chiedono di commentare S.Paolo quando dice: “Non faccio il bene che voglio, ma faccio il male che non voglio”
E’ la tensione della nostra concupiscenza che nella misura in cui ancora deve essere educata ci spinge verso il male. Quando io voglio qualcosa lo ottengo, funziona così, per tutti noi. Se noi vogliamo qualcosa, casca il mondo, siamo dei martelli pneumatici, al punto che uno ad un certo momento pur di non sentirci più, dice sì a tutto. Quando non la vogliamo, invece, diciamo che la vogliamo ma appena uno dice “ni”, andiamo via. Ma se vogliamo qualcosa, tranquilli che la otteniamo.
E quanto voglio veramente non offendere Dio? Quando voglio veramente amarlo? Quanto lo voglio?
Lo voglio nominalmente o lo voglio vera-mente, con una mente vera? Lo voglio con tutto il mio cuore?
Se voglio veramente Dio e voglio veramente amare Dio, nessuno l’amerà più di noi, sicuro.
6. Riflettevo sull’imparare a stare appartati, a volte si viene presi in giro e uno si sente un pò franare.
Secondo me nella vita bisogna fare delle scelte e bisogna scegliere bene con chi condividere il nostre tempo, perché stare per stare, no, parlare per parlare, no, si torna a casa più vuoti di prima. Credo che la soluzione migliore sia chiedere al Signore la Grazia di incontrare dei veri amici, che sono un dono di Dio, dall’altra ci vuole tanta umiltà, perché ci sono persone che non fanno un passo neanche a morire.
Cosa faccio per permettere, per far si che si possono creare reali relazioni belle. Una relazione di amicizia poi va curata, richiede tempo, richiede sacrificio, sofferenza, uscita di sé, dare spazio all’altro, richiede custodia, rinnegamento di sé, costanza, perseveranza.
L’amicizia è quella cosa che ti invade la vita, se tu hai permesso a questa esperienza di invaderti, di entrare, di occupare spazio, di rubarti energie, questa è l’amicizia.

Guarda il video della catechesi su Youtube

Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

Informazioni

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.