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Le radici spirituali delle malattie psichiche: ventiquattresima parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 12 marzo 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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LE RADICI SPIRITUALI DELLE MALATTIE PSICHICHE – Ventiquattresima Parte

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a venerdì 12 marzo 2021. Il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal cap. XII, vv 28-34 di San Marco, ci ricorda quello che in questi giorni avevamo già detto e visto circa l’importanza dell’Amare Dio e dell’amare il prossimo. Gesù porta a compimento la legge e i profeti e riassume tutta le legge e i profeti in questi due Comandamenti. Questo amore assoluto, totale e totalizzante verso Dio e questo amore per il prossimo come noi amiamo noi stessi — ovviamente bisogna vedere come, se e quanto amiamo noi stessi. Ed è per questo che stiamo leggendo e meditando il testo “L’inconscio Spirituale” del prof. Larchet e stiamo affrontando il tema dell’accidia e della tristezza. Abbiamo visto la terapeutica della tristezza e adesso stiamo vedendo l’accidia.

“Per quanto concerne l’accidia, abbiamo visto che la sua particolarità è di attaccarsi a tutte le facoltà dell’anima e di ridar fiamma a quasi tutte le passioni. Per questa sua particolarità, l’accidia ha bisogno d’una terapeutica spirituale multiforme.”

È talmente tremenda che c’è bisogno di una terapeutica spirituale multiforme.

“Questa speciale terapeutica presuppone anzitutto che la malattia sia portata alla luce e riconosciuta come tale…”

Primo punto: darle un nome, riconoscere il suo volto.

“… perché, se la caratteristica di questa passione è di essere immotivata…”

Mentre la tristezza ha una ragione, l’accidia non ce l’ha.

“… di conseguenza è spesso anche inconscia e incomprensibile; tanto più che uno dei suoi principali effetti, l’abbiamo visto, è di accecare lo spirito e rendere oscura tutta l’anima.”

Perché non vedo, perché sto male e non capisco? Perché sei cieco, è un cane che si morde la coda, è un circolo vizioso, è una situazione terribile.

“Per questo, san Giovanni Cassiano scrive che chi vuole combatterla in modo congruo «deve affrettarsi a tirare questa passione fuori dal segreto della sua anima». Quando l’accidia si manifesta nella forma d’una tendenza all’assopimento, è bene resisterle, sforzandosi di non cedere alla fiacchezza o al sonno.”

Uno dice ad esempio: “Ho sonno, sono stanco, perché fisicamente sono stanco”. No, non è vero.

Prima di andare a disturbare lo spirito in quanto rapporto intimo, diretto, mistico con Dio, fate questo esperimento: prendete la bicicletta o, se siete bravi a correre, la corsa, e fissatevi un punto. Serve almeno un chilometro di distanza da un punto all’altro, da A a B. Vi mettete a fare questo chilometro di corsa o in bicicletta, cercando di dare il massimo, cercando di farlo il più velocemente possibile. Dovete cronometrarvi, ma senza guardare il cronometro mentre lo fate, quando arrivate in fondo fermate il cronometro. Quando lo fermate dovete vedere come vi sentite, e registrate come vi sentite o fate un vocale o lo scrivete: “Sono stanco, non ce la faccio più, mi manca il fiato, sono distrutto…”

Fate passare qualche giorno, prendete la musica più bella che avete, quella che vi piace di più in assoluto, un canto religioso, un brano di musica classica, un canto gregoriano, quello che volete, quello che maggiormente, quando lo sentite, vi sembra di toccare il cielo con un dito, quello che quando lo ascoltate vi sentite il cuore battere e il sangue che pulsa.

Vi svelo un mio piccolo segreto, il canto che a me piace tantissimo, è il canto dell’Ave Maria in caldeo, che voi trovate su internet, su YouTube, forse perché ho qualche ricordo dell’ebraico, che è diverso, ma alcune espressioni sono molto simili, c’è una similitudine nella pronuncia, è bellissimo, e l’altro che è altrettanto bellissimo è il canto che hanno copiato dalla Tilma della Madonna di Guadalupe, dove hanno trovato questo pentagramma con questa melodia, hanno musicato questa melodia ed è venuta fuori una cosa meravigliosa. Addirittura, in uno dei due canti, non ricordo quale, hanno fatto degli studi e hanno visto che ha degli effetti terapeutici sulle malattie, ha degli effetti bellissimi, positivi anche per chi ha disturbi del sonno.

Quindi, dicevo, mettete su la musica che vi piace di più, magari mettete insieme 3-4 canti, la fate partire, cronometrate e andate. Arrivate in fondo, fermate, guardate il tempo che avete impiegato. Vi posso assicurare che è sicuramente molto molto meno di quella precedente. E quando arrivate in fondo non solo non siete stanchi ma avete dentro una grinta, un fuoco che di chilometri ne fareste mille.

Come mai la prima volta eravamo fiacchi, stanchi e sonnolenti e la seconda no? Cos’è successo?

È successo che non tutto il sonno e non tutta la stanchezza ha un’origine fisica, non di rado la sua origine è spirituale e dietro ci sta l’accidia, quella non voglia di fare, di stare, di essere. Non a caso quando si cade nella depressione si finisce dentro ad un letto a dormire. Quando si è dentro la depressione profonda non si ha neanche la forza di mettere giù i piedi dal letto. Fisicamente non sei stanco, ma spiritualmente non ce la fai più.

“Quando l’accidia si manifesta nella forma d’una tendenza all’assopimento, è bene resisterle, sforzandosi di non cedere alla fiacchezza o al sonno.”

Da dove viene questa stanchezza che ho addosso? È veramente fisica?

Guardate che l’accidia si sa nascondere molto bene, non siamo frettolosi nel dire che ha una ragione fisica. Nella mia vita ho sperimentato che la stanchezza fisica, quella vera, esiste ma non è così frequente, mentre la stanchezza accidiosa, quella spirituale, esiste ed è frequentissima. Il corpo è un grande alleato dell’uomo spirituale, è il miglior compagno dell’uomo spirituale perché ti dà la possibilità di fare mille cose quando tu sei un uomo veramente spirituale. Pensate a San Carlo Borromeo, al Beato Cardinale Schuster, a San Giovanni Maria Vianney, questo corpo che li ha sorretti fino allo sfinimento. Il nostro corpo è il nostro carissimo amico, è il nostro compagno di viaggio insostituibile, più noi siamo spirituali e più da questo corpo noi possiamo trarre ogni più grande beneficio, è un grande aiuto.

“In tutti i casi, osserva san Giovanni Cassiano, «l’esperienza dimostra che la tentazione dell’accidia non si evita fuggendo, ma bisogna averne la meglio resistendole».”

Non fuggirla devi resistere. “Ho sonno”. Pensaci bene, perché quel sonno lì non viene dalla stanchezza, viene dall’accidia, controlla, verifica. Sei sicuro che viene dalla stanchezza perché hai fatto tante cose per cui sei stanco? Sei sicuro che il corpo non ha già riposato abbastanza?

Pensate a quando ci strafoghiamo di cibo, è la stessa cosa. “Ho fame”. Tu hai fame spirituale, tu hai fame di Dio, di verità, di carità, di speranza, di pienezza, e allora ti illudi che riempiendo lo stomaco fino a scoppiare, questa fame interiore si vada sanando e invece più mangi e più questa fame si affama e ti affama.

“E tuttavia, la resistenza alla passione non dà mai frutti immediati. Quasi sempre, la vittoria sull’accidia suppone una battaglia lunga e assidua. Anche la terapeutica pretende allora che ci si armi prima di tutto di pazienza e perseveranza. Anzi, proprio la virtù della pazienza si rivela uno dei principali rimedi contro questa passione.”

Non si può pensare che io da stasera combatto l’accidia, domani non ce l’ho più e ho vinto. Ricordate Gesù quando fa gli esorcismi e chiede: “Da quanto tempo è che è così?”

È importante il tempo. Un conto è che io sono dentro al peccato da 1 giorno, un conto è da 1 settimana, da 1 mese, da 1 anno, da una vita. Ci vuole sempre più tempo ad uscire in relazione a quanto sei stato dentro, bisogna avere pazienza. Cadi e ti rialzi, cadi e ti rialzi, è una lotta, devi essere perseverante.

“Anche la speranza si rivela un altro fondamentale rimedio da unire alla pazienza. La speranza su cui puntare non è soltanto quella di venire prima o poi liberati dalla passione e di trovare riposo, ma anche quella dei beni futuri che, scrive san Giovanni Climaco, costituisce il «giudizio» su questa passione e «l’annienta completamente».”

Uno deve pensare al Paradiso, al Cielo, a Gesù, e ti dà una forza incredibile questo pensiero.

“Un terzo essenziale rimedio è il pentimento, il dolore e la contrizione. Anche il timore di Dio costituisce un potente antidoto contro questa passione: «niente è altrettanto efficace», arriva perfino a dire san Giovanni Climaco. Fra i rimedi prescritti dai Padri, dobbiamo poi anche citare il lavoro faticoso (soprattutto san Giovanni Cassiano gli dedica lunghi passi e ne vanta i benefici). In effetti, esso può aiutare l’uomo a evitare la noia, l’instabilità, il torpore e la sonnolenza che in parte costituiscono questa passione.”

Ve lo già detto, ci sono persone che fanno una cosa per due giorni e il terzo giorno devono cambiare, che poi è lo stile tipico del tossicodipendente, questo bisogno di novità costante, perché ho bisogno che l’esperienza mi scuota continuamente, perché dentro sono morto, dentro sono vuoto e quindi ho sempre bisogno che qualcosa mi stimoli, ricordate il libro “Gli stimoli” di cui vi ho parlato.

“Può anche contribuire a formare o conservare quell’assiduità o continuità di presenza, di sforzo e attenzione che la vita spirituale richiede e l’accidia cerca invece di spezzare. Soprattutto si oppone direttamente all’ozio, che è una delle forme principali che l’accidia può assumere ed è del resto già di per sé fonte di mali innumerevoli.”

Se uno mi dovesse dire: “Mi fai un esempio di ozio?” Ecco: la televisione senza mira, senza scopo, senza fine è ozio puro. L’altro giorno ho sentito parlare di un programma che era stato seguito da moltissimi italiani. Io ho in mente questo programma e mi sono chiesto: “Ma lì c’è pienezza? Cos’è che trovano lì dentro? Lo si guarda perché? Che cosa ti dà?”

Un atro esempio dio ozio è il tempo che si perde su Facebook, o a guardare i video così tanto per guardare qualcosa. “Ma io guardo i video dei fiori, delle macchine…” Ma a che cosa ti serve?

L’ozio è terribile, noi diciamo che siamo stracolmi di cose da fare ma poi in realtà abbiamo buchi di ozio incredibile, ci lamentiamo che siamo tanto stanchi. Ma perché non vai a letto?

Mi ricordo che quando ero piccolo dicevo: “Assolutamente sono stanchissimo, non posso mettermi a studiare”. E la mia mamma mi diceva: “Allora mettiti il pigiama e vai a dormire” e io le rispondevo: “No, a dormire no!”. Allora la mamma mi diceva: “Sei stanco o non sei stanco? Se sei stanco vai a letto a dormire!”

La stessa cosa è per il cibo.

– “Ho tanta fame”

– “Bene, ti preparo da mangiare, ho pensato di fare…”

– “No, quello no, non mi piace”

Allora non hai fame. Quando uno ha fame divora anche le gambe del tavolo. Quando ci sono i giorni di digiuno accade proprio questo.

C’è un formaggio che io detesto perché puzza tantissimo, e dicevo che quel formaggio non lo avrei mai mangiato, mai nel modo più assoluto. Arriva il venerdì, esce questo carrello di formaggi e in mezzo c’era un pezzo di questo formaggio puzzolente. Ma sapete che quel giorno, quell’odore mi piaceva tantissimo? Non ho mai sentito un odore più piacevole di quello, mi sarei mangiato anche la crosta di quel formaggio. Eppure, l’ho sempre detestato, e in quel momento ha rappresentato la mia tentazione. Pazzesco! È stata dura resistere!

Noi dobbiamo stare attenti all’ozio. Provate a pensare a questa cosa: “Vado a letto e comincio a leggere i libri”.

A me è sempre stato detto fin da giovane: “A letto si va per dormire, non si va né per mangiare, né per leggere, né per ascoltare la musica. A letto vai a dormire. Sulla sedia stai a studiare, sulla bici vai per andare in bicicletta. Ogni cosa ha il suo momento”

Noi invece andiamo a letto e cominciamo a leggere, così passano le ore. Ci illudiamo che andiamo a dormire ma intanto continuiamo a fare le nostre cose. Questo iter delle cose da fare va avanti in continuazione, non c’è questo fermarsi e dire: “Adesso basta, ora mi consegno al riposo, perché per il mio corpo è giunto il tempo del riposo”.

Se noi ascoltassimo molto di più il nostro corpo come amico e imparassimo anche ad obbedirgli e andassimo a letto molto prima la sera…

E’ ovvio che se tu hai abituato il tuo corpo ad addormentarsi a mezzanotte i primi 4-5 giorni se vai a letto molto prima non dormi. Il tuo corpo deve reimpostarsi. Ma se noi lo ascoltassimo andremmo a letto molto prima e così potremmo svegliarci prima per pregare, è tutto un disordine che rincorre il disordine.

Vi auguro di cuore una santa giornata, e la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Venerdì della III settimana di Quaresima

VANGELO (Mc 12,28-34)
Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai.

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

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