San Giuseppe

S. Giuseppe

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 19 marzo 2021 – Solennità di San Giuseppe

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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La devozione a San Giuseppe

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SAN GIUSEPPE

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a venerdì 19 marzo, solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, mi auguro che in questo mese stiate facendo la bellissima pratica del Sacro Manto di San Giuseppe, è una devozione molto bella, io la consiglio sempre. Santa Teresa D’Avila dice che è un Santo potentissimo, il più potente, lei dice che ha sempre ottenuto tutto quello che ha chiesto attraverso la devozione di San Giuseppe, lei era devotissima di San Giuseppe e dice che è proprio da sperimentare, dice: “Non mi è mai successo di aver chiesto qualcosa a San Giuseppe e non averlo ottenuto”. Impariamo a domandare a San Giuseppe. Che cosa?

La Santità. Diventare veramente amici di Gesù, ricevere un’effusione costante di Spirito Santo su di noi, su questo mondo, sulla Chiesa. E oggi non possiamo dimenticarci i papà, oggi dobbiamo fare non solo gli auguri, ma una preghiera solenne per i nostri papà, e non solamente per i nostri papà vivi ma anche per coloro che il papà vivo non ce l’hanno più, pregare per l’anima del nostro papà, di colui che insieme alla nostra mamma ci ha messo al mondo. Cerchiamo di fare quest’oggi un gesto di gratitudine, di riconoscimento, e andiamo oltre alle tante sciocchezze, fatiche, ingiustizie che possiamo aver ricevuto come figli dei nostri papà, puntiamo alto.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato quest’oggi, tratto dal cap. II di San Luca, vv 41-51, è un altro Vangelo bellissimo. È vero mi ritrovo a dire sempre la stessa frase, ma ogni volta che ci troviamo di fronte ad una pagina del Vangelo è sempre bellissima perché risplende ogni volta di una luce diversa. Su questa pagina potremmo dire tantissime cose, è una pagina che è un insegnamento per tutti coloro che hanno un ruolo educativo, per i papà, per le mamme, per i Sacerdoti. Oggi è anche il giorno dei Sacerdoti, se avete un Padre Spirituale, ricordatevi di fare gli auguri anche a lui, di ricordargli la sua paternità e a voi la vostra figliolanza. C’è il padre che ci genera nella carne e il Padre che ci genera nello spirito. Sarebbe necessario e importante fargli gli auguri, fargli un pensiero, far dire una Santa Messa, ricordarlo in un Rosario, tutte quelle realtà che sappiamo essergli utili, per l’anima e per il corpo. In questa pagina del Vangelo si vede come la figura di San Giuseppe sia un po’ all’orizzonte della Sacra Famiglia, questa figura così discreta, così silenziosa, così riservata, delicata e attenta.

“Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni…”

Fanno una giornata di viaggio, convinti che fosse in mezzo ai loro parenti e conoscenti e poi non lo trovano, quindi tornano indietro a Gerusalemme. Devono averlo cercato per almeno quattro giorni. Perché se loro hanno fatto una giornata di viaggio, devono impiegarne un’altra per tornare indietro, più i tre giorni, in totale sono passati almeno cinque giorni senza Gesù. Immaginatevi voi di perdere vostro figlio per cinque giorni!

Cinque giorni senza sapere cosa sia successo a Gesù e poi… un comportamento assolutamente anomalo! Avranno pensato che fosse successo qualcosa di grave, perché altrimenti li avrebbe avvisati. Immaginatevi come arrivano a Gerusalemme, a cercare questo Bambino. Perdere un figlio credo che sia la cosa più tremenda che possa capitare a un genitore: disperderlo, è una cosa che ti strazia l’anima. È peggio che se fosse morto perché almeno se è morto sai dove è. Non sapere dov’è tuo figlio, avere la percezione di averlo perso… Pensate anche al senso di colpa che può venire…

Eppure Maria e Giuseppe in tutto questo rimangono sempre Maria e Giuseppe, questa Sacra Famiglia risplende anche nei momenti più drammatici come qualcosa di veramente meraviglioso.

“Dopo tre giorni, lo trovarono nel tempio”

Dove sarà stato Gesù in quei tre giorni? Come avrà fatto a mangiare? Dove si sarà recato a dormire? È un mistero.

“Dopo tre giorni, lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava.”

“Al vederlo restarono stupiti…”

Stupiti? Da infarto! La prima cosa che ti viene in mente da dire è: “Ma cosa fai qui! Ma cosa ti è saltato in mente!”. E domanda più che lecita: “Perché non ci hai avvisati? Bastava dirlo. Perché non dire niente?”.

Io ve lo confesso, a parte che sarei morto di infarto, ma mi sarei arrabbiato tantissimo di fronte ad una scena del genere, perché avrei detto: “Almeno avvisa!”

La Madonna, invece, incontra Gesù con una domanda. Ha una lucidità interiore incredibile, una padronanza di sé che fa venire i brividi. La Madonna avvicina Gesù come un colibrì si avvicina ad un fiore, con delicatezza e una domanda. Io l’avrei fatto con un fiume di parole, di domande e rimproveri.

«Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo»

Sembra che non sia successo niente, sentite questa sorta di imperturbabilità, come nella stessa frase echeggia questo senso di pace, di serenità, di affidamento in Dio. Questo vuol dire cercare prima di tutto il Regno di Dio e la sua Giustizia, vuol dire che qualunque cosa mi succeda nella vita, anche la più tremenda, anche perdere un figlio, Dio mi sta dicendo qualcosa. In questa frase noi vediamo come la Vergine Maria distrugge alla radice ogni nostra ansietà e come San Giuseppe è capace di essere questo Padre così temperato, così mortificato, così dominato e dominatore di sé stesso. Chi cerca la Volontà del Padre, chi vuole fare la Volontà di Dio, sa che tutto quello che accade nella sua vita, è tutto dentro ad un disegno divino e attraverso i segni di quello che ci accade, Dio vuole dirci qualcosa, Dio ci parla in continuazione.

“Figlio, perché ci hai fatto questo?”

Arriva la risposta disarmante di Gesù.

«Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»

L’Evangelista scrive:

“Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.”

Non lo capiscono. Sono Maria e Giuseppe ma fin qui non riescono ad arrivare, questo è troppo anche per loro, perché è un tale rimando al trascendente, a Dio, al Padre Suo che è nei Cieli, che è talmente potente da risultare incomprensibile. Il legame che c’è tra Gesù e il Suo Padre Celeste è un legame che noi non possiamo neanche immaginare, neanche intuitivamente ci possiamo avvicinare a questo rapporto, non abbiamo proprio idea.

Avete mai riflettuto a questo fatto: nella Scrittura si dice tantissime volte che Gesù uscì di notte, va di notte a pregare, oppure si sveglia prestissimo nella notte e va a pregare, ma come pregava Gesù? Ve lo siete mai chiesto?

Abbiamo nel Vangelo di Giovanni, la famosa preghiera Sacerdotale, ma non sappiamo cosa faceva Gesù nella notte quando pregava, non faceva come facciamo noi, non leggeva i libri di meditazione, non c’erano, non si poteva mettere a leggere perché era buio, non recitava il Rosario. Lui andava a pregare nel buio totale, nel buio assoluto, da solo.

“Entra nella tua camera, chiudi la porta e il Padre che vede nel segreto ti ricompenserà”

Per pregare ci vuole la solitudine, questo essere da soli col Padre.

E cosa faceva Gesù? Io penso che la preghiera di Gesù fosse un attingere, nel silenzio della notte, tutto dal Padre, un inserirsi, uno sprofondarsi in questo legame profondo con il Padre Celeste, ed è questo legame profondo che poi gli dava tutto quello che gli serviva durante il giorno per affrontare le folle oceaniche, la durezza degli scribi e farisei, la durezza di cuore dei discepoli, lì, andava a prendere la forza. Quanto è diversa la preghiera di Gesù dalla nostra preghiera, perché noi di notte dormiamo. Per questo vi ho tante volte richiamato l’importanza della preghiera notturna, anche breve, ma è importantissima. Oppure la preghiera dell’alba, del precedere il sorgere del sole, questa preghiera che respira ancora della notte, del silenzio della notte. “Mentre voi dormite tra gli ovili, splendono d’argento le ali della colomba, le sue piume di riflessi d’oro” dice il Salmo.

Gesù viveva questa preghiera di silenzio, questa preghiera purissima, un distillato di intimità, di inabissamento, di unione Trinitaria profonda con Dio. Noi che invece non siamo capaci di fare un’ora di Adorazione davanti al Santissimo senza dover fare, brigare e dire qualcosa. È terribile! Non si riesce a pregare! … canti, balli, meditazioni…. Ma un po’ di silenzio! Possibile che non sappiamo stare zitti davanti a Dio? Ma sapete perché? Perché se noi non “facciamo”, siamo morti. Noi abbiamo il terrore del silenzio. Il silenzio apre dentro di noi un vuoto, mentre in Gesù apriva una pienezza. In noi apre un vuoto profondissimo e questo ci fa una paura terribile, quindi dobbiamo riempirlo con ogni cosa. Essere lì, con Gesù o senza Gesù è la stessa cosa, perché noi facciamo quello che vogliamo secondo i nostri schemi.

Si preparano libretti per l’Adorazione Eucaristica composti da cinquanta pagine. Ma sono libri di teologia? Ti dicono che “servono per animare l’Adorazione Eucaristica”. Ma l’Adorazione Eucaristica è già animata! Più animata di così… C’è dentro Gesù vero Dio e vero Uomo, Corpo, Anima, Sangue e Divinità, cos’è che deve esserci di più animato?

Animare? Ma c’è la Santissima Trinità, non è abbastanza animata? Devo animarla con pifferi e nacchere? Per questo i giovani scappano. Dobbiamo dare a Dio lo spazio di Dio, lasciamo a Dio di essere Dio. Proviamoci almeno. Facciamo un’ora di Adorazione Eucaristica in silenzio totale, senza canti e meditazioni scritti. Io quando facevo le Adorazioni Eucaristiche notturne o di giorno, non ho mai voluto che ci fosse una sola lettura, il canto solo all’inizio e alla fine, durante mai, mai nulla, solo silenzio.

Mi dicevano che non sarebbe venuto nessuno, che la gente si sarebbe stancata ed invece non era vero, perché la gente non è stupida, il popolo di Dio è più sapiente di noi sacerdoti, probabilmente.  Se noi lasciamo una notte in silenzio assoluto davanti all’Eucarestia la gente impara che la prima cosa da fare con Dio è offrirgli il tempo, non fare niente se non Stare: “Gesù io sono qui per Te con Te, non mi serve altro”. Mi permetto di dire che non serve neanche il Rosario, niente, semplicemente bisogna STARE davanti a Gesù e perdere il tempo con Lui.

E allora vedete miracoli, perché Dio parla tantissimo, noi dobbiamo imparare a sentirla quella Voce, che è un’altra dimensione rispetto a quella mondana.

La gente così impara a fare un grande silenzio davanti a Dio e immergersi dentro a questo profondo silenzio di contemplazione e a godere di questo scambio profondissimo di grazia.

“Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”

Noi quand’è che ci occupiamo delle cose del Padre nostro? Quando mai abbiamo risposto così ad una persona?

Pensando, uno potrebbe dire: ma non potevi avvisarci che rimanevi qua? No, perché era ovvio, e loro avrebbero dovuto saperlo che lui doveva occuparsi delle cose del Padre Suo. Perché non se lo sono ricordati?

Non c’è niente di più importante di questo: Giuseppe e Maria stanno fermi, non comprendono, ma stanno zitti. Noi vogliamo capire tutto subito. Maria e Giuseppe non comprendono niente, ma stanno zitti. Noi invece tartassiamo con domande perché dobbiamo sapere e capire. Ma Gesù, Maria e Giuseppe non hanno fatto così, questo non è il messaggio della Scrittura. Non compresero e basta.

“Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso.”

Questa priorità del Padre Celeste, che rapporto meraviglioso. Da lì capite lo Spirito Santo questo Amore potentissimo che passa, attraversa, unisce, che fonde, questa bellissima realtà della Santissima Trinità. Quest’oggi chiediamo al Signore la grazia di imparare da San Giuseppe ad essere così capaci, così delicati, di saper stare fermi quando non capiamo, di saper vivere il silenzio di Dio, di saper stare alla Presenza di Dio, di saper ascoltare quando Dio parla, di saper non capire, di saper attendere, e di affrontare tutte le questioni della nostra vita con una domanda, come fa la Vergine Maria:

“Perché ci hai fatto questo?”

Accostiamo le persone, il mondo, la realtà, Dio stesso con questa domanda: “Perché? Aiutami a capire”

Di cuore ancora a tutti voi ogni bene in questa bellissima giornata e chiamate il vostro papà, non mandate messaggini per fare gli auguri, sono una cosa orrenda, prendete il telefono e chiamatelo. Se potete andare, andate a trovarlo, portategli un bel gelatone, una bella torta, una cosa che sapete che lo fa felice. Fate un po’ di festa insieme, anche se è un venerdì di Quaresima, oggi è solennità. Fategli sentire che comunque al di là di tutto, grazie a lui noi oggi siamo a questo mondo, qualsiasi cosa sia successa, se non potete andare a visitarlo chiamatelo. E così fategli passare tutta la bellezza che portate nel cuore, del vostro essere figli.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

SAN GIUSEPPE

VANGELO (Lc 2,41-51)
Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso.

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