Il Sacerdote non si appartiene, di Mons. Fulton Sheen: 2° parte

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 2 giugno 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Il Sacerdote non si appartiene, di Mons. Fulton Sheen: 2° parte

Eccoci giunti a mercoledì 2 giugno 2021. Oggi ricordiamo i Santi Marcellino e Pietro. Marcellino Sacerdote e Pietro esorcista, che, come riporta il Papa Damaso, furono condannati a morte durante la persecuzione dell’Imperatore Diocleziano. Quando furono condotti tra i rovi sul luogo del supplizio ebbero anche l’ordine di scavarsi il sepolcro con le proprie mani, perché i corpi rimanessero nascosti a tutti, ma una pia donna di nome Lucilla diede degna sepoltura alle loro Sante membra. Dove? A Roma, sulla via Labicana nel cimitero Ad Duas Lauros, e loro sono lì a dirci che cosa? A dirci che è meglio morire che tradire.  

E noi siamo qui per non fare la fine dei sadducei, del Vangelo della Santa Messa di oggi che abbiamo ascoltato poc’anzi, tratto dal capitolo XII, versetti 18-27 di San Marco. 

Si può credere di sapere e in realtà essere in grave errore. I sadducei non erano persone ignoranti, anzi, tutt’altro, ma ciònonostante erano in grande errore. Non è detto che siccome io conosco tante cose, siccome io ho studiato tante cose, allora vuol dire che ho anche l’intelligenza di queste cose, non è detto. Un conto è ciò che io so come bagaglio di nozioni e un conto è quanto io sappia leggere all’interno di tutte queste nozioni, quanto le sappia collegare, e quanto sappia vedere all’interno di queste nozioni l’opera di Dio.  

Noi proseguiamo la lettura del nostro bellissimo testo: “Il Sacerdote non si appartiene”, di Mons. Fulton Sheen, edizione Fede e Cultura, con prefazione del Cardinale Burke. Stiamo affrontando questa tematica così importante dell’Ora di Adorazione, stiamo vedendo il perché, i motivi per cui farla, ne abbiamo visti 5 adesso partiamo dal 6°.

 “6. Perché le rivelazioni fatte dal Sacro Cuore alle anime sante indicano che in quel Cuore vi sono ancora profondità inesplorate riservate ai Sacerdoti.”

Noi siamo dei cercatori d’oro e il Cuore di Gesù è il luogo dove sono nascosti i più grandi tesori che siamo noi chiamati ad andare a svelare. 

“Vi sono veli d’amore oltre i quali solo il Sacerdote può penetrare e dai quali uscirà con un’unzione e un potere sulle anime che andranno ben oltre la stessa sua forza.”

Questi veli possono essere oltrepassati solo dai Sacerdoti, e oltrepassati questi veli, quando si torna indietro, si ha un potere sulle anime, cosa vuol dire? È il potere del servizio, è il potere di portare la salvezza, è il potere di liberare dal demonio, si intende questo potere. Un potere che ovviamente viene ad essere così fortemente sottolineato e dato dal Sacro Cuore.

“La «casa» del Sacerdote non è la canonica.”

Non è dove vive.

 “Egli è «a casa» unicamente dove è presente il Cristo. Là soltanto egli impara i segreti dell’amore.”

Il Sacerdote è a casa solamente dove c’è l’Eucarestia. 

  • “Dov’è il Padre tal dei tali?” 
  • “Se lo cerchi o è in Chiesa o è a confessare o è da qualche ammalato” 
  • “Ma non è che lo trovo in casa?” 
  • “No, guarda, in casa ci va per mangiare e per dormire, poi il resto del tempo è qui, presso il Tabernacolo”.

Dovrebbe essere così.

“Là soltanto egli impara i segreti dell’amore.”

Se un Sacerdote vuole amare — e chiunque di noi vuole amare — il modo per amare lo dobbiamo imparare davanti all’Eucarestia. 

“Con santa Margherita Maria, il Sacro Cuore si lagnò che ben pochi Sacerdoti rispondano al suo grido: «Ho sete» (Gv 19, 28).”

Sitio, ho sete.

“Queste sono le parole che le disse: «Ho una sete bruciante d’essere onorato nel Santissimo Sacramento e ben difficilmente trovo chi si sforzi di esaudire il mio desiderio e che spenga questa sete facendo sì che qualcuno torni a Me».”

Io non so se nella vita voi abbiate mai provato la sete. Io credo di averla provata veramente una volta sola, e vi posso garantire che è un tormento terribile, sembra di morire. Alla fame si resiste, ma alla sete no. Avere sete è da morire! Quando poi bevi, non bevi con la cannuccia, bevi a mestolate, e non ti basta, scende quest’acqua ma non ti basta perché sei talmente riarso che è una cosa terribile, sei capace di bere un litro di acqua senza neanche accorgerti e avere ancora sete. La sete è terribile. Gesù dice:

“Ho una sete bruciante d’essere onorato nel Santissimo Sacramento”

Chiediamoci se i modi con i quali noi celebriamo la Santa Messa dicono questo onore al Signore Eucaristico. Chiediamoci se il modo con il quale noi conduciamo la nostra vita è un modo che onora il Santissimo Sacramento. Se sappiamo fare visita, ogni volta che passiamo davanti all’Eucarestia. Io lo ripeterò fino alla morte, spero di non impazzire prima, non capisco perché passando davanti al Tabernacolo è diventata una rarità come vedere un tirannosauro, vedere una persona che faccia la genuflessione, hanno tutti l’abitudine di fare questo orrendo inchino. È insensato, tra l’altro, è assolutamente insensato, anti evangelico, non c’è nel Vangelo un solo riferimento, uno solo non c’è, di un inchino fatto davanti al Signore, mentre ci sono più e più riferimenti dello stare in ginocchio, prostrati:

“Ogni ginocchio si pieghi sulla terra e sottoterra e ogni lingua proclami la sua lode…” 

E poi ci lamentiamo di tante cose. Se c’è Gesù presente, perché non devo fare la genuflessione? Perché? 

E alla consacrazione stanno in piedi. Ma come si fa a stare in piedi alla consacrazione? In piedi e braccia conserte. Dove è scritto che bisogna stare in piedi? 

“Ho una sete bruciante d’essere onorato”

Si deve vedere questo onore.

“..E che spenga questa sete facendo sì che qualcuno torni a Me”

Vedremo tra poco cosa dirà Mons. Fulton Sheen a proposito.

“Ma del resto Gesù, vieni che ti faccio un po’ di lezioni di teologia, sei rimasto un po’ indietro caro Gesù, sei un po’ preconciliare, adesso vieni che ti faccio io un po’ di lezioni in teologia. Caro Gesù adesso ti spiego: il peccato, Tu non lo sai ma te lo spiego io, il peccato non esiste più, non è che ti devi offendere, ma Tu sei morto per niente, la tua morte è stata inutile. La tua sofferenza, la tua agonia, è tutto inutile, perché il peccato in realtà, Tu non lo sapevi, ma lo scoprirai adesso, il peccato non esiste, esiste la debolezza, la fragilità, le ferite, ma il peccato non esiste, perché Dio, lo so io, Dio, Tu non ti offendi quando noi ti offendiamo, e poi Tu comunque hai già risolto tutto sulla Croce. Il gioco serio, il lavoro serio lo hai già fatto tutto Tu. Adesso per noi si tratta di danzare, di ballare, divertirci e stare insieme, perché tanto ormai non può accadere più niente di grave, perché Tu hai già fatto tutto.”

“qualcuno torni a Me”

“Ma sono tutti in Te Gesù, sei Tu che non te ne sei accorto, sono tutti in Te, perché di fatto anche chi non lo sa, lo è lo stesso.”

I miei colleghi capiscono bene a quali teologi faccio riferimento senza usare espressioni precise che hanno usato loro, ma chi sa un po’ di teologia in questa parafrasi ha capito molto bene, spero, a quale teologo soprattutto faccio riferimento.

“Anche se tu non lo sai, di fatto lo sei, sei un cristiano, sei di Gesù. Non c’è nessuno che deve tornare, siamo già tutti lì, vedrai che studiando bene ancora un po’ capirai queste nuove cose.”

Il Signore comunque ci dice che Lui aspetta che si torni a Lui, perché c’è qualcosa che è il peccato che ci fa allontanare, checchè ne dicano e ne facciano, le cose stanno così. E noi dovremo rendere conto a questo Gesù, non alle nostre idee. 

“7. Perché l’Ora di Adorazione ci farà mettere in pratica ciò che predichiamo. Il Sacro Cuore soffre nel vedere tanta scandalosa disparità tra l’alto ideale del Sacerdozio e la sua scadente realizzazione.”

Noi dobbiamo mettere in pratica quello che predichiamo, non possiamo dire alla gente: “Pregate” e noi non preghiamo, non possiamo andare a dire alla gente: “Confessatevi” e noi non ci confessiamo. “Fate penitenza” non lo diciamo più a nessuno perché se solo lo diciamo ci ridono in faccia: “Ma tu fai penitenza? Ma di cosa stiamo parlando?”

“«Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire» (Mt 22, 2-3).

Di Nostro Signore fu scritto che Egli «Iniziò a fare e a insegnare» —facere et docere (At 1,1). Il Sacerdote che fa l’Ora di Adorazione s’accorgerà che, quando insegna, la gente dirà di lui ciò che disse del Signore:

Tutti… meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca (Lc 4, 22).”

Nel momento in cui noi stiamo con Gesù Eucarestia impariamo a parlare, impariamo a predicare, la gente non sviene, non si addormenta, non sbadiglia, non guarda per aria mentre noi predichiamo, non dice: “Mamma che noia, che barba che noia! Ma quando finisce questa cosa!”. Non succederà perché avremo cose sapienti da dire, e quindi cose utili, necessarie alle persone. Io ho sempre detto al Signore: “Signore, ti prego, piuttosto che dire cose barbose, noiose, aria fritta, ti prego mandami qualcuno a dirmelo perché io mi metta il cuore in pace e mi chiuda la bocca”

È tanto brutto parlare e non accorgersi di dire cose inutili, già dette, già sentite, che non servono a nessuno, ma questo dipende dall’Adorazione.

“8. Perché l’Ora di Adorazione ci rende docili strumenti nelle mani della Divinità. Nell’Eucaristia vi è un duplice movimento: in primo luogo, quello del Sacerdote verso il Cuore Eucaristico; in secondo luogo, quello del Sacerdote verso il popolo. Nostro Signore sa di poter «spendere» per i suoi scopi il Sacerdote che si è dato al suo Sacratissimo Cuore. In virtù della sua arrendevolezza nelle mani del Maestro, il Sacerdote si trova dotato di potere supplementare. Dio con­ cede grazie direttamente alle anime, come un uomo può fare l’elemosina al povero che gli accade d’incontrare, ma il Sacro Cuore desidera che le grandi grazie siano distribuite alle anime per mano dei suoi Sacerdoti.

L’efficienza dei Sacerdoti ha poco o nulla a che vedere con le loro doti naturali.”

L’essere intelligente, avere una parlantina, o essere non molto pratico, ha poco o nulla.

 “Un Sacerdote Eucaristico..”

Tra pochi giorni, come già vi ho detto, ormai lo sapete a memoria, ma io continuerò a parlarvene, perché niente nella mia vita è più importante di questo, tra pochi giorni ricorderò il mio 20° anniversario di Sacerdozio e spero che stiate pregando per questo, per me, come per tutti gli altri Sacerdoti che conoscete e che in questo mese fanno il loro anniversario. 

“Che grazia posso chiedere per Padre Giorgio Maria?”

Queste due parole: che sia, che diventi un Sacerdote Eucaristico. Questo credo che sia proprio il dono più bello, più grandioso che potrei ricevere, chiedere di più mi sembra impossibile. Un Sacerdote Eucaristico. Perché se il Sacerdote non è Eucaristico, che cos’è? 

“Un Sacerdote Eucaristico sarà tra le anime un migliore strumento di Dio di quanto non lo possa essere un Sacerdote colto che non Lo ami altrettanto.”

A me francamente l’essere colto interessa poco, non è che mi si scalda il cuore a vedere i libri, tutte cose belle, importanti, utili, necessarie, però essere Sacerdote Eucaristico è altro. 

 “Una delle promesse fatte ai Sacerdoti che amano il Sacro Cuore è: «Darò a questi Sacerdoti il potere di commuovere i cuori più induriti».

Questo, vedete, è il potere di cui parlavamo prima. Sacerdote Eucaristico.

“9. Perché l’Ora di Adorazione ci aiuta a riparare sia i peccati del mondo che i nostri. Nell’apparizione a santa Margherita Maria, era il Sacro Cuore e non il Capo del Signore a essere coronato di spine. Era l’Amore che era stato ferito. Messe nere, comunioni sacrileghe, ateismo militante: chi ne deve fare ammenda? Chi non vorrà essere un Abramo per Sodoma, una Maria per chi non ha vino? I peccati del mondo sono i nostri peccati. È come se li avessimo commessi noi stessi. Se furono la causa del sudore di Sangue di Nostro Signore, al punto da indurLo a rimproverare i discepoli per­ ché incapaci di vegliare un’ora con Lui, domanderemo noi, come Caino:

Sono forse io il guardiano di mio fratello? (Gen 4, 9)”

L’Amore è ferito. Che cosa lo ferisce? Tutti i peccati: messe nere, comunioni sacrileghe, ateismo, tutte quelle cose lì.

“Il Sacerdote che chiede che cosa può fare a proposito del comunismo sa che le battaglie si vincono quando le sue mani, come quelle di Mosè, sono alzate in preghiera.”

Al posto del comunismo ci possiamo mettere qualunque altra cosa. Al tempo di Mons. Fulton Sheen quello era il tema, noi oggi ne abbiamo molti altri: consumismo, capitalismo, chi più ne ha più ne metta. Tutte le battaglie si vincono con la preghiera.

“10. Perché potenzia la nostra vitalità spirituale. Il nostro cuore sarà dov’è la nostra gioia.”

Noi stiamo dove proviamo gioia, lì abita il cuore. 

“Una delle ragioni che impediscono a molti Sacerdoti di progredire, dopo anni e anni di Sacerdozio, risiede nel fatto che sono riluttanti a gettare l’intero fardello della loro vita sulle spalle del Signore. Mancano di cercare la gioia nell’unione del loro Sacerdozio con la realtà vittimale del Cristo. Si dimostreranno talvolta cocciuti, attaccati alle cose sensibili, dimentichi che, in realtà, la porta dell’Eucaristia non è affatto una porta né un muro, perché Egli «ha abbattuto il muro che li separava» (Ef 2, 14).”

Dov’è la nostra gioia? Che cosa ci fa gioire? Se la nostra gioia è nel pallone, nei film, nel mangiare, nel dormire, etc., etc., è un problema perché poi vengono fuori quelle cose per cui si sente dire: “Adesso ho scoperto di essermi innamorato di…”

E di Gesù non ti sei mai innamorato? Che cosa sei stato fino adesso? Uno può dire: “Fino adesso sono stato di Gesù e adesso però vado…” Se lo facciamo per dovere, come per tutte le cose, si dura poco. 

“Per mezzo di santa Margherita Maria, il Sacro Cuore promise di «rendere i suoi Sacerdoti come lame a doppio taglio, che faranno sgorgare la sacra fonte della penitenza».

Nel migliore dei casi, la nostra vita è fragile; può essere perfino spezzata, come porcellana in frantumi. Allora ci accostiamo al Sacro Cuore e chiediamo ut congregata restaures, et restaurata conserves. Abbiamo bisogno di essere nuovamente cementati e riuniti dall’amore; e dove possiamo trovare tale amore se non nel Sacramento dell’unità?”

Che è l’Eucarestia.

Perché l’Ora di Adorazione è l’Ora della Verità. Chi fa Adorazione Eucaristica è un’esperienza che fa sempre, questa è una verità indiscutibile.

“11. Perché l’Ora di Adorazione è «l’Ora della Verità». Soli con Gesù, ci vediamo allora non come ci vedono gli altri – che sempre ci giudicano migliori di quelli che siamo – ma come ci vede il divin Giudice. Se prendiamo sul serio le lodi, nulla può annientare la nostra pomposità meglio della comprensione dello stato di abbandono in cui si è ridotto il Signore dei cieli sotto le specie del Pane. Le nostre pecche, la mancanza di carità verso altri Sacerdoti, le troppo avventate reazioni verso chi in apparenza ci offende, la melata gentilezza verso chi veste bene, la ricerca dei ricchi, il tenerci lontani dai poveri, le Messe frettolose, l’impazienza nel confessionale, tutto Gesù Sacramentato snida dalla nostra coscienza.”

Il Signore viene a tirare fuori tutti i vermi che ci portiamo nell’anima, tutti i topacci infilati in chissà quali buchi, il Signore li prende per la cosa e li tira fuori tutti: “Vedi? Guarda qua cosa c’è dentro”. Quindi noi impariamo a vederci nella Verità.

“Per il Sacerdote che pratica l’Ora di Adorazione, vivere nel peccato, mortale o veniale che sia, diventa intollerabile.”

Questo lo diceva anche Santa Teresa d’Avila. Nessuno può essere fedele all’orazione vivendo in peccato, è impossibile. Se tu sei fedele a questa pratica, di necessità ti terrà lontano dal peccato, perché non riesci a starci davanti al Signore, neanche un quarto d’ora, altro che un’ora.

“È come avere a portata di mano un medico che ci segnala il progredire di un cancro. Alla fine, siamo indotti a implorare il medico divino di guarirci. Nessun peccato è un peccato segreto durante la meditazione.”

Perché? Perché Gesù è Luce e quindi viene fuori tutto.

 “Nessuna scusa è valida.”

Ma non ci riesci neanche.

 “Staniamo il peccato dal suo nascondiglio e lo deponiamo davanti al Signore.”

Questa è la cosa più intelligente da fare. Scrive delle cose fantastiche questo Vescovo.

“Avevamo sempre saputo che Dio lo vedeva; ma nell’Ora di Adorazione lo vediamo anche noi.”

Adesso attenti a questa frase:

“I nostri peccati ci stanno davanti agli occhi non come debolezze umane”

Perché i peccati non sono debolezze, come dicevano prima. Che cosa sono i peccati?

 “bensì come ripetizioni della crocefissione di Nostro Signore”

Abbiamo capito? Come crocifissioni di Nostro Signore.

“Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri: vedi se percorro una via di menzogna, e guidami sulla via della vita (Sal 139, 23-24).

Ma non bisogna aver paura, perché in quell’Ora noi entriamo nell’appartamento privato del Giudice e, prima del processo, ci conquistiamo la sua amicizia e facciamo ammenda dei nostri peccati.”

Durante l’Ora di Adorazione il Signore ci fa entrare nel suo appartamento privato, cioè ci ammette al suo cospetto. Abbiamo l’opportunità di poterci mostrare, di poter essere guariti, di poter risolvere le cose prima dell’esame, senza voto il professore ti corregge, in modo tale che quando arriverà l’esame sarà perfetto. 

Ci fermiamo qui, mi sembra che abbiamo detto già tante cose, e chiediamo al Sacro Cuore, al cuore Eucaristico di Gesù la grazia di poter vivere tutte queste belle cose.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga 

Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario

VANGELO (Mc 12,18-27)
Non è Dio dei morti, ma dei viventi.

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

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