Resta con noi perché si fa sera

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 20 aprile 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Resta con noi perché si fa sera

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

 

Eccoci giunti a mercoledì 20 aprile 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo XXIV di San Luca, versetti 13-35.

Parlavamo proprio ieri di questo Vangelo ed eccolo qui.

Nuovamente, ci troviamo di fronte alla situazione di chi può camminare, conversare con Gesù, di chi può sentire Gesù che spiega le Scritture, di chi può sentire Gesù che rimprovera, eppure… eppure… niente, non accorgersi di nulla.

VederLo, parlarGli, ascoltare la spiegazione delle Scritture… e io mi chiedo: «Chi spiega le Scritture meglio di Gesù?». Nessuno. Eppure niente… nulla… è impressionante eh? Io credo che sia per tutti noi impressionante questo, è sconvolgente, è preoccupante.

Quando Lo riconoscono?

Quando finalmente riconoscono Gesù?

Nel momento dell’Eucarestia, allo spezzare del pane.

Questo ci fa capire che è certamente importante meditare la Parola di Dio, ascoltare la Parola di Dio, ma se non siamo santamente abituati a stare davanti a Gesù Eucarestia, ad assistere e a partecipare santamente alla Messa, a viverla proprio con il cuore, con la mente, con la volontà, con l’affetto, con tutta la devozione possibile, non riusciamo a riconoscere il Signore.

Lo vedono esattamente in quel momento, ma l’avevano visto anche prima, però non L’avevano riconosciuto. Non basta vedere… per prendere consapevolezza non basta vedere, non basta neanche parlare: ieri la Maddalena Gli parla insieme e lo scambia per un giardiniere, oggi questi due Gli parlano insieme e Lo scambiano per uno straniero.

Il bello è che sono loro che lo dicono: «Sono tre giorni, eppure…»

Appunto, aveva detto proprio tre giorni!

Dopo, sempre dopo ovviamente, dicono: «Ci ardeva il cuore nel petto mentre camminava con noi, mentre ci parlava. Adesso torniamo indietro, andiamo a Gerusalemme…»

Vedete che è sempre un tornare indietro, no?

La Maddalena ieri deve girarsi indietro, loro adesso tornano indietro.

Uno avrebbe potuto chiedere: «Ma dove vai?»

Quando noi nella nostra vita facciamo le scelte sbagliate, una domanda dovremmo farci da soli, che è questa, penso: «Ma dov’è che vai? Dove stai andando? A cercare cosa? A cercare chi? A fare che cosa? Dove stai andando?»

Sapete, il “dove” dice tante cose; dove noi decidiamo di andare e di stare dice tante cose, non è irrilevante. Già il “dove” è indice di tanti significati.

Il fatto che io scelga di stare nella mia camera a pregare, il fatto che io scelga di andare davanti a Gesù nel tabernacolo, vuol già dire moltissime cose.

Il fatto che io fugga, il fatto che io mi vada a distrarre, a compensare in tante cose, non dico brutte, magari non si arriva fin lì, ma anche solo vane, a cosa serve?

Sono cose che non possiamo leggere e passare oltre così, come se a noi non riguardassero.

Le persone sante, l’esame di coscienza lo fanno a partire dalla Parola di Dio; io, che sono ancora un po’ indietro, ancora un po’ acerbo (come dicevano i nostri vecchi), allora lo faccio anche facendo memoria di alcuni eventi del passato, che mi aiutano a fare un esame di coscienza importante, penso.

Mi ricordo una volta (in cui non ero con dei carcerati o delle persone che noi giudichiamo un po’ alternative, non ero con questo genere di persone, ma ero con persone assolutamente di buoni costumi), eravamo in tanti, e ad un certo punto è arrivata una bottiglia di tequila. Allora, i più esperti hanno insegnato come si fa a bere la tequila, cosa che io avevo visto solo nei film, e invece quella volta mi è capito di vederla proprio dal vivo. Allora mi hanno fatto vedere, hanno portato il sale, il limone, poi hanno spiegato che c’è tutto un rito, cioè devi prendere il sale, poi alcuni lo mettono attorno al bicchiere (perché ci sono gli esperti, e poi i più esperti degli esperti, vabbè…), alcuni lo mettono sulla mano, poi devi prendere subito il limone, con una sincronia al secondo quasi, quindi il sale in bocca, poi il limone, e poi via a bere la tequila. Io ero lì che guardavo e notavo che, dopo l’attimo iniziale dove hanno preso le misure, c’è stato prima un bicchiere, poi due bicchieri, tre bicchieri, quattro bicchieri… Io, ad un certo punto mi sono un attimo seduto e ho detto: «Giorgio, non ci siamo… non ci siamo».

Se io avessi la metà (no, di meno, un millesimo) dell’entusiasmo, dell’eccitazione, della bramosia, della gioia (beh forse “gioia” è una parola che qui non ci sta), dell’ebrezza, di questa felicità, di questo coinvolgimento, quando ho in mano il Calice del Sangue di Cristo durante la Messa, esattamente come loro con in mano quel bicchiere di tequila, ecco, io sarei un buon Prete.

Non si vedono, non dico le stesse modalità, perché ovviamente non è possibile, ma questa ebrezza, questa voglia, questa bramosia, questo desiderio, come intorno a questa bottiglia fino a che non è finita, perché nessuno si allontanava da lì.

Invece, quanto fuggi fuggi generale c’è attorno al Corpo e al Sangue di Cristo? Quanta fretta, quanta voglia di uscire, quanta voglia di andare, quanti impegni ci sono… ma il Sangue di Cristo sarà un po’ di una tequila, no?

Ero curioso, perché nella mia vita l’ho solo visto fare nei film, ma quella sera ho detto: «No, non sento neanche il profumo». Ero curioso, perché volevo sentire almeno che odore avesse questa tequila, ma ho detto: «No…. no, così no, non mi piace. No, prima devo impazzire così per il Sangue di Cristo, poi sentirò l’odore della tequila, magari la proverò anche, ma fino ad allora no. No, perché non mi piace che ci sia questo coinvolgimento». Allora mi sono alzato e ho preso un bicchiere di acqua fresca, e mi sono bevuto il bicchiere di acqua fresca.

Guardate, ve lo racconto, perché proprio sono convinto che non è stato un atto di santità, è stato proprio un esame di coscienza, è stata una presa di consapevolezza di quanto lontano fossi da un vero amore per Gesù Eucarestia, perché non sono così, come loro lo erano per la tequila.

Quante “tequile” esistono nella nostra vita? Quanti luoghi, quante danze sacre noi facciamo attorno alle nostre “tequile”?

È triste tutto questo, eh, è triste… è triste perché Gesù è altrove, e noi non Lo vediamo, non Lo riconosciamo, non riusciamo… e quindi siamo tristi. Vedete, quando si è da soli, o meglio, anche se c’è Gesù in persona, come c’è scritto nel Vangelo, siamo tristi. Infatti il bello è che c’è scritto: “Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro” (cioè stanno camminando con Gesù, stanno vivendo insieme a Gesù, in persona…), ma  “Si fermarono con volto triste”, “I loro occhi erano impediti a riconoscerlo”.

Si è tristi, siamo tristi, siamo dei tristi, è vero.

Alle volte, a vedere la gente che va in chiesa per la Santa Messa, sembra di vedere la gente che va al funerale, però quando c’era la tequila io di tristi non ne ho visti, no, no, no, non ce n’era uno triste, c’era tutta una effervescenza che non vi dico.

Se non ci ritroviamo attorno a Gesù Eucarestia, è difficile che recuperiamo questo fuoco che ci arde nel petto, è difficile camminare senza indugio, perché poi, quando veramente ritroviamo il Signore, il cuore arde e ci vengono dentro delle energie incredibili, ci viene dentro una voglia di vivere, di esistere, di fare, di essere, tutto diventa bellissimo, anche quattro mura bianche, anche una prigione, anche un campo di concentramento, anche… tutto diventa bello, tutto si trasforma, tutto assume un volto nuovo, perché tu hai la vita, perché tu sei vivo.

Spacchiamo contro i muri le nostre “tequile”, distruggiamole!

Non c’è salvezza, non c’è gioia, non c’è ardore nelle nostre “tequile”.

La nostra felicità sta solo nell’appartenere a Gesù: «Silentium, Christus est!»

Ecco… lì, in quel luogo, noi ritroviamo tutto.

Io auguro a voi, a me, di recuperare questo bellissimo rapporto.

Mi ricordo che, quando ero ragazzo, andavo in montagna a Caspoggio in Valtellina, un posto che a me piace molto, una bellissima cittadina, un bellissimo paese, molto grande, c’è una bellissima seggiovia (chissà se c’è ancora…), poi c’è una bellissima chiesa. Hanno davvero una bellissima chiesa lì in centro a Caspoggio, un paese grande e molto bello (almeno ai miei tempi era un paese, adesso non so).

Io andavo all’Hotel Kennedy, che sta un po’ sopra Caspoggio, e poi da lì si saliva a piedi (dove vedevo i “bambini abbandonati”, ospitati delle Suore Dorotee) e si andava in un’altra zona che si chiamava “Santa Elisabetta”, e lì c’era una chiesina, una bellissima  chiesina di montagna, veramente bella, piccola in mezzo ad un prato, stupenda, bellissima.

Mi ricordo che al sabato sera suonava la campana (e noi eravamo lì a giocare), e allora chiamavano le persone per la Santa Messa.

Lì, sopra alla zona “Santa Elisabetta”, c’era un altro paesino, ancora più piccolo, diciamo un piccolo agglomerato di case. Quindi venivano giù tutte queste persone anziane (anche dei giovani, che erano lì in vacanza perché l’aria era buona) e si andava lì a questa Messa; si sentiva questo odore di montagna, di legno (mi ricordo ancora questo profumo un po’ di legno bruciato), e poi quell’odore campestre perché era estate, e il profumo della terra e dell’erba, un misto di profumi bellissimi.

Mi ricordo che uno dei canti finali della Messa era: “Resta con noi Signore, che ormai si fa sera, resta qui con noi”. Mi ha sempre tanto colpito e commosso questo canto…

Perché ovviamente se è cantato alle 6 di sera, o alle 7 di sera,  ha senso, ma se canto alle 8 del mattino: “Resta qui con noi, Signore, che oramai si fa sera”… anche lì… vabbè. Uno dice: «Fai un canto che abbia un senso, no?». Se sta sorgendo il sole e senti: “Resta con noi, Signore, che si fa sera…”. Uno dice: «Vabbè… con tutti i milioni di canti che ci sono, proprio quello devi andare a prendere alle 8 del mattino?». Vabbè, non apro il carosello dei canti senza senso, se no, guardate, vi faccio morire dal ridere, ma non voglio farvi morire dal ridere; però ci sono di quei canti, che quando li sento durante la Messa, mentre sto celebrando, mi viene l’orticaria. Va bene, chiudiamo qui il discorso.

C’era questo canto bellissimo e io dicevo: «Si applica proprio bene. Abbiamo appena assistito alla Santa Messa, abbiamo appena ricevuto Gesù e, come i discepoli di Emmaus, Gli diciamo: “Adesso resta qui con noi. Adesso che Ti abbiamo riconosciuto, stai qui con noi, vivi qui con noi. Abbiamo bisogno di Te, perché si fa sera”».

Sapete, la sera porta sempre con sé un non so che di anticipazione della morte: il sonno, la sospensione di tutte le attività, e tante altre cose.

Ecco, allora oggi ascoltate questo bel canto anche alla mia salute, pensando a quando ero ragazzo e ascoltavo questo bel canto in montagna, e lasciamoci confortare dalla certezza che il Signore veramente resta con noi, quando si fa sera e quando si fa giorno, sempre, se noi vogliamo stare con Lui.

 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

 

VANGELO (Lc 24, 13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

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