I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema, 5ª e ultima parte

I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione del ciclo dal titolo “I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema” di venerdì 19 agosto 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mt 22, 34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema, 5ª e ultima parte

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a venerdì 19 agosto 2022

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo ventiduesimo del Vangelo di san Matteo, versetti 34-40.

Proseguiamo con la meditazione che stiamo facendo e quest’oggi affronteremo l’argomento del frammento in un nuovo testo: il sottotitolo che potremmo dare alla meditazione di oggi e dei giorni successivi, che fa sempre parte del nostro breve ciclo di meditazioni e ne costituisce una sezione, è “Pane spezzato o frammento nella Didaché? Parola al Vangelo e al dizionario”. Ecco, questo potrebbe essere il sottotitolo.

Allora, da adesso ci concentreremo su un passo della cosiddetta Didaché, che vuol dire ‘Insegnamento, dottrina’, ed è chiamata anche ‘Dottrina dei dodici Apostoli’. 

Se non l’avete mai fatto, vi consiglio di leggerla almeno una volta. È considerato dagli studiosi come un piccolo manuale di legislazione ecclesiastica in uso presso una comunità cristiana, verosimilmente del primo secolo della Siria o della Palestina. Da alcuni Padri della Chiesa venne persino considerata come parte del Nuovo Testamento, anche se la maggioranza la considerò un testo apocrifo, per cui non fu accettata nel Canone del Nuovo Testamento, eccetto che dalla Chiesa Ortodossa Etiope. 

La Chiesa Cattolica oggi la inserisce nella Letteratura sub-apostolica. Gli studiosi moderni erano a conoscenza della Didaché grazie a citazioni contenute in altri scritti, ad esempio in Eusebio di Cesarea, in sant’Atanasio, in Rufino, ma il testo era considerato perduto. Il testo fu poi scoperto nel 1873 da Teofilo Breignos, metropolita greco ortodosso di Nicomedia presso la biblioteca del Monastero di Santo Sepolcro in Antiochia nello stesso codice dal quale egli aveva pubblicato nel 1875 l’intero testo della lettera di Clemente. Dagli esperti contemporanei la Didachè è considerata di valore inestimabile per poter studiare la fede e le usanze dei cristiani del primo secolo. 

In un estratto di un testo di Albrecht Dihle si legge: 

“Nel corso della seconda metà del primo secolo abbiamo la Didachè, il più antico, unico, completo ancora esistente insieme di regole per una comunità cristiana seguito da altri testi di quel genere dei secoli terzo e quarto”.

Per l’approfondimento che ora vi propongo, mi rifaccio alla traduzione italiana più tradizionale e famosa tratta da “I Padri Apostolici” di Guglielmo Corti, Città Nuova editrice 1967. Identica traduzione dal greco, anche se in inglese, è presentata da una edizione classica di Patrologia Antica di Michael Holmes del 1992. 

Il passo che tratteremo è presente nella seconda parte del testo della Didachè, quella liturgica che si sviluppa nei capitoli 7-10 e comprende varie istruzioni liturgiche riguardanti il Battesimo, il digiuno, il Padre Nostro (capitoli 7-8) e la preghiera eucaristica di azione di grazie (capitoli 9-10). Quello su cui ci concentriamo è il capitolo 9, versetto terzo che, in sostanza, è la seconda invocazione di ringraziamento, quella sul pane consacrato che è parte di una vera e propria preghiera eucaristica antica, una delle più antiche conosciute. 

Quella che per noi è importante, quella su cui noi oggi ci concentriamo è una singola parola. La traduzione di questa preghiera che vi ho citato, tratta dal manuale di patrologia ‘I Padri Apostolici’ di G. Corti che vi ho citato, al capitolo 9,3 è la seguente. Io la leggo tutta e voi capirete dove vogliamo concentrarci.

Riguardo poi alla Eucarestia, farete ringraziamento in questo modo. Innanzi tutto sopra il calice: ‘Ti ringraziamo, Padre nostro, per la santa vite di David, tuo servo, che ci hai fatto svelare da Gesù Cristo tuo servo. A Te sia gloria nei secoli. Amen’ 

Attenti adesso, al versetto 3 

Poi sopra il pane spezzato 

che in greco è scritto così perí de tou klásmatos, e noi ormai questo vocabolo lo abbiamo bene in mente

‘Ti ringraziamo, o Padre nostro, per la vita e per la conoscenza che ci hai fatto svelare da Gesù Cristo, tuo servo, a Te sia gloria nei secoli. Amen” ”. 

Al passo 9,3 troviamo il sostantivo a noi molto caro, to klasma, klasmatos: la parola è molto presente nei Vangeli, tutti gli Evangelisti la usano, precisamente nei racconti della moltiplicazione dei pani e dei pesci ( Mt 14,20, Mt 15,37, Mc 6,43, Mc 8,8, Mc 8,19-20, Lc 9,17, Gv 6,12-13). La parola to klasma, klasmatos è utilizzata nove volte dagli Evangelisti in questi racconti sulla moltiplicazione dei pani; otto volte su nove la CEI, nella traduzione più recente traduce letteralmente questo sostantivo con la parola ‘pezzo’ o ‘frammento’ senza altra specificazione: non scrive ‘pane spezzato’, ma ‘pezzo’. 

Ricordate la raccomandazione di Gesù di raccogliere i pezzi avanzati, i frammenti? In un unico caso, in Mc 6,43, il sostantivo viene tradotto come ‘pezzi di pane’, ma pur sempre ‘pezzi di pane’, non ‘pane spezzato’. 

Nei testi evangelici lo si trova sempre al plurale, quindi ‘pezzi’, ‘frammenti’ e non ‘pane spezzato’ che è singola: lo si trova sempre al plurale, sempre al plurale, ad esempio in Mt 14,20: “Tutti mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati, dodici ceste di pezzi avanzati”; in Gv 6,12: “Raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto”. 

To klasma, klasmatos, dunque, è una parola molto usata nei Vangeli sempre in riferimento ai pani miracolosamente moltiplicati da Gesù e quindi per otto volte viene tradotta con ‘pezzo, frammento’ e in Gv 6,12 abbiamo l’aggiunta ‘affinché nulla vada perduto’. 

Nella Didachè, invece, lo stesso sostantivo, to klasma, klasmatos, è utilizzato per indicare il pane già consacrato, l’Eucarestia, non più i pani moltiplicati (9,3); nella traduzione che vi ho citato non è tradotto in modo letterale, infatti viene tradotto con ‘pane spezzato’, ma non è corretto, perché la traduzione corretta è ‘frammento’, ‘pezzo’. Quindi il testo dovrebbe essere tradotto non ‘… e sopra il pane spezzato ti ringraziamo, Padre nostro’ — perí de tou klásmatos —, ma dovrebbe essere tradotto ‘e sopra il frammento ti ringraziamo, Padre nostro’. Capite, quindi come la questione del frammento è stata importante sin dall’inizio? Nessuno parla mai di pane spezzato, ma sempre di frammento, di pezzo. Ecco Gv 6,12 ‘perché nulla vada perduto’: abbiamo già visto l’importanza degli aoristi. 

Con oggi abbiamo terminato questo breve ciclo di meditazioni su questi due termini, klasma e klema. Adesso avete tante informazioni, spero autorevoli e affidabili, per sottolineare l’importanza del frammento eucaristico e del perché nulla di ciò che riguarda l’Eucarestia può mai essere trattato con leggerezza o essere perso, ma tutto va santamente raccolto, perché nulla di ciò che riguarda il Cuore Eucaristico di Gesù può essere perso per sempre.

 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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