La comunione spirituale, parte 4 ultima

La comunione spirituale

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione sul tema della comunione spirituale di sabato 13 agosto 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mt 19, 13-15)

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Testo della meditazione

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La comunione spirituale, parte 4 ultima

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a sabato 13 agosto 2022.

Abbiamo letto il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo di diciannovesimo di San Matteo versetti 13-15.

Vediamo alcuni appuntamenti che iniziano oggi.

Ricordiamo in particolar modo la bella pratica della Quaresima in onore di San Michele che inizia oggi e finirà il 28 di settembre. È veramente una pratica molto bella. Potete trovare su internet che cos’è: quando l’ha fatta san Francesco, che cosa ha comportato e via di seguito. 

Poi oggi ricorre anche la giornata mariana: il giorno 13 è particolarmente caro alla Vergine Maria, un esempio lo abbiamo avuto con le apparizioni a Fatima. 

E poi oggi ricorre anche l’ottavo sabato dei Quindici Sabati del Rosario. Siccome mancano due giorni alla Solennità dell’Assunzione della Vergine Maria, abbiamo più di un motivo per vivere questa giornata in modo particolarmente intenso.

Andiamo avanti con la nostra lettura e meditazione sulla Comunione Spirituale: stiamo leggendo una parte della Enciclopedia Eucaristica e oggi vedremo il paragrafo secondo, la prassi, in particolar modo i rituali. 

Queste idee passarono nella pratica: se un malato è impedito nel ricevere l’Ostia, glieLa si mostra e, come dice Nicola de Bluny, nel Tractatus sacerdotalis del quindicesimo secolo “Il sacerdote lo persuada a credere piamente: se infatti non è in peccato mortale, gli basta comunicarsi spiritualmente e non sacramentalmente”.

Vedete, siamo nel quindicesimo secolo, nel 1400. Se non c’è il peccato mortale, per il malato che non può ricevere l’Ostia è sufficiente la Comunione Spirituale. Magari è impedito perché non può deglutire, perché sta molto male…

Il Rituale di Strasburgo, del 1500, e quello di Schering, del 1521, permettono di far vedere l’Ostia al malato per sua devozione; quello di Magonza, del 1551, lo comanda: “Il sacerdote deve insegnare all’ammalato a desiderare dal profondo e a sperare con una grande confidenza il frutto della Passione, il che è un modo spirituale utilissimo di ricevere la Santa Eucaristia”.

In un rituale di Rodetz del 1514 il sacerdote, mostrando l’Ostia, prega Iddio affinché doni realmente la visione che si riceve sacramentalmente. Così, in un rituale di Reims della fine del quindicesimo secolo si chiede che “piaccia a nostro Signore che voi lo riceviate spiritualmente e abbiate nell’anima vostra l’effetto e la virtù del sacramento”. 

Massimiliano d’Asburgo, 1459-1519, caduto in un precipizio dove non era possibile portargli la Comunione, si fece recare l’Ostia per adorarla.

Vedete che abbiamo veramente tantissimi rimandi, assolutamente autorevoli, che ci dicono l’importanza, la consistenza della Comunione Spirituale. 

Gli ultimi sviluppi:

In tutti questi fatti la Comunione Spirituale è sempre dipendente dalla visione dell’Ostia e sostituisce la Comunione Sacramentale quando è impossibile. Un ultimo passo sarà fatto quando, invece di essere la preparazione alla Comunione Sacramentale o la sua sostituzione quando non la si possa fare, le verrà aggiunta e la si permetterà, anzi la si giudicherà utile a qualsiasi ora e in qualsiasi posto. È il progresso realizzato nel secolo Sedicesimo. Il Concilio di Trento e i teologi, come Suarez, ne sono testimoni e ne precisano le norme.

Vediamo. 

Capitolo secondo, Le caratteristiche della Comunione Spirituale. 

Il Concilio di Trento parla due volte della Comunione Spirituale; la sessione tredicesima, capitolo ottavo dice: “Per opporre la Comunione Sacramentale dei peccatori che è puramente materiale, altri si comunicano spiritualmente e sono quelli che — ecco la citazione — mangiando col desiderio questo pane che viene loro offerto ne ricevono frutto e utilità mediante una fede viva che opera nella carità”.

Quindi capite? Non c’è nessuna manducazione materiale, solo di desiderio e ne ricevono il frutto e l’utilità. Il Concilio di Trento scrive questo in opposizione alla Comunione Sacramentale fatta da coloro che non sono in grazia di Dio: la Comunione in questo caso è solo una assunzione materiale del sacramento, ma non c’è una vera comunione. 

Il Concilio di Trento parla una seconda volta della Comunione Spirituale per raccomandare la Comunione Sacramentale:

Sessione ventiduesima, capitolo sesto: il sacro Concilio desidererebbe certo che i fedeli si recassero a ogni Messa non solo con il desiderio spiritualmente dell’anima, ma con la ricezione sacramentale della Eucarestia. Il Codice di Diritto Canonico ha riprodotto lo stesso pensiero: coloro che assistono alla Messa si dispongano convenientemente a comunicarsi non solo con un moto spirituale, ma anche con la ricezione sacramentale della Santa Eucarestia (Canone 863).

Questo che cosa ci dice? Ci dice che noi dobbiamo fare il possibile certamente per poter ricevere la Comunione Sacramentale; qui nessuno sta dicendo che una sostituisce l’altra, assolutamente. Si sta solo dicendo che, qualora sia possibile, (possibile non solamente dagli eventi, ma anche dalla nostra coscienza perché ci possono essere ragioni legate alla nostra coscienza che non ci permettono di accostarci sacramentalmente alla Santa Comunione), quando è possibile, dobbiamo sicuramente scegliere la Comunione Sacramentale; quando non è possibile, si può sempre scegliere la Comunione Spirituale.

Papa Pio XII nella Enciclica Mediator Dei raccomanda la Comunione Spirituale: “La Chiesa desidera che i cristiani, specialmente quando non possono facilmente ricevere di fatto il Cibo Eucaristico, lo ricevano con il desiderio, in modo che con viva fede, con animo riverentemente umile e confidente nella volontà del Redentore Divino, con l’amore più ardente si uniscano a Lui”.

Vedete? È quello che abbiamo appena detto: né più né meno. E adesso vediamo “Le condizioni della sua efficacia”. 

La fede: è necessario avere la fede nei misteri di Nostro Signore, e in maniera speciale nella sua presenza reale nella Santa Eucarestia. Non basta lo stato abituale di fede: occorre un atto positivo, almeno implicito del desiderio di comunicarsi spiritualmente.

Non basta avere fede; ci vuole proprio questo mio desiderio di volermi comunicare spiritualmente, se no, non c’è nessuna Comunione Spirituale.

Perché si possa dire che c’è veramente e propriamente un uso spirituale del Sacramento — scrive Suarez — bisogna che il desiderio abbia di mira formalmente l’Eucarestia …

Tu devi desiderare l’Eucarestia.

… ed esige che questo desiderio, sotto pena di essere nullo, sia esteriormente formalizzato con una formula, con uno slancio del cuore, un movimento delle labbra, uno sguardo diretto verso l’Ostia.

Quindi, capite? Perché ci sia questo desiderio — dice — bisogna che ci sia anche un qualcosa di esteriore: recitare una preghiera, uno slancio del cuore; ci deve essere un qualcosa in più che dica che c’è questo desiderio.

Veramente poi distingue desiderio implicito, che potevano concepire i giusti della antica legge — essi avevano per mezzo di figure come quella l’Agnello Pasquale una certa idea della Eucarestia e si univano a Cristo con la fede, la carità, la volontà di compiere i suoi comandi e anche mediante un cibo spirituale. Tutti hanno mangiato il medesimo cibo spirituale e bevuta la medesima bevanda spirituale poiché bevevano da una roccia spirituale che li accompagnava e questa roccia era il Cristo (Corinti 10,3). Nei cristiani, invece, il desiderio deve essere esplicito.

Che è quello che abbiamo appena detto…

La carità: questo atto di fede deve essere informato dalla carità e quindi compiuto da un’ anima in grazia

Lo abbiamo già detto: siccome uno deve essere in grazia di Dio per poter fare la Comunione Sacramentale, ugualmente deve essere in grazia per poter fare la Comunione Spirituale. Ed è evidente…

Se l’anima cerca una unione più stretta con Nostro Signore, bisogna che non sia in peccato mortale…

È ovvio, cioè: se uno è morto, con chi può fare la Comunione?
Si può fare la Comunione con un morto, con un cadavere? Non è possibile!
Io posso sposare un cadavere? No! Non si può…
Posso dire: “Sono diventato amico di un cadavere”? No, non è possibile.
Quindi, chi è in stato di peccato mortale è morto, spiritualmente è morto ed è necessario che si accosti prima al Sacramento dei morti, che è la Confessione che gli dà la Grazia santificante, e poi si potrà accostare al Sacramento dei vivi che è l’Eucarestia. Se confondiamo questi piani, allora non si capisce più nulla.

Uno, quindi, che desideri ricevere la Santa Eucarestia, anche spiritualmente, ma così da unire l’uso del sacramento a un’anima sempre mortalmente colpevole, non solo non si comunicherà spiritualmente, ma peccherà gravemente. Se invece desidera di trovarsi in uno stato migliore, il suo atto non sarà cattivo, ma non riceverà il frutto di una Comunione Spirituale. Basta però l’atto di contrizione perfetta perché rimetta la sua anima in stato di grazia. La Chiesa, che in tal caso per la Comunione Sacramentale esige regolarmente la confessione e l’assoluzione, non dice nulla per la Comunione Spirituale.

La contrizione perfetta sapete che cos’è, no? È il dolore perfetto dei propri peccati che nasce non dalla paura dell’Inferno, ma dall’Amore per Dio. Ecco, non è proprio così facile fare un atto di contrizione perfetta, quindi mi sembra che la soluzione sia quella di accostarsi alla Confessione il più presto possibile, indipendentemente da un discorso di Comunione Sacramentale o Spirituale, ma proprio perché, se sono cosciente di aver commesso peccati gravi, è bene che mi vada a confessare il prima possibile. 

Il tempo conveniente. Il momento più opportuno è naturalmente quello della Comunione del sacerdote e dei fedeli, ma la Comunione Spirituale si può fare in ogni tempo e luogo: il malato che sente suonare la campana della elevazione e che sa che è l’ora della Comunione, un contadino nei campi, un operaio nella fabbrica si possono unire con il desiderio ai fedeli che sono così fortunati da potersi comunicare sacramentalmente. Durante il lavoro, tra una occupazione e l’altra, qualunque esse siano, durante il riposo della notte l’anima può sempre fare la Comunione Spirituale.

Vediamo adesso “Gli effetti della Comunione Spirituale”. 

Bisogna certamente ammettere con san Tommaso che la Comunione Sacramentale ottiene più pienamente gli effetti del Sacramento che non il semplice desiderio, ma sono gli identici effetti: la Comunione Spirituale come quella Sacramentale sostiene, fortifica, ripara e infonde gioia. A parità di disposizione, la Comunione Sacramentale dà frutti maggiori, ma una Comunione Spirituale fatta con fervore ne otterrà assai più che non una Comunione Sacramentale tiepida.

Ciò che conta è il desiderio, è il fervore interiore.

L’effetto della Comunione Spirituale è ottenuto più ex opere operantis: le disposizioni del soggetto vi hanno una parte importantissima, qualcuno dice perfino che l’effetto dipende completamente da esse.

Quindi l’effetto della Comunione Spirituale è molto legato alla disposizione con la quale io desidero vivere questa Comunione Spirituale, cioè dal desiderio e dall’amore.

Gli Angeli possono fare la Comunione Spirituale? San Tommaso si pone la questione e risponde: “Si può fare la Comunione Spirituale in due modi: mettendosi in comunione con Cristo quale persona naturale come in Cielo — in questa forma gli Angeli mangiano spiritualmente Cristo al quale sono uniti mediante una carità perfetta di cui godono e mediante una visione faccia a faccia, questo è il pane che noi aspettiamo nella patria, e non con la fede come è per la nostra unione quaggiù; oppure la si può fare credendo in Cristo con il desiderio di ricevere questo sacramento e questo non è solo un mangiare spiritualmente Cristo, ma un anche assumere spiritualmente questo sacramento che non compete agli Angeli. Non avendo corpo, gli Angeli non possono entrare in comunione, neppure spirituale, con il Corpo di Cristo, per cui gli atti che non si riferiscono direttamente alla Santa Eucarestia non meritano propriamente il nome di comunione Spirituale.

Mi sembra un punto abbastanza chiaro, no?

Vediamo “Le formule di Preghiera” 

Una delle migliori formule di preghiera che aiutano a fare la Comunione Spirituale sembra essere quella dell’Adoro te devote.

Ecco, io vi consiglio di andarvela a stampare e di portarla sempre con voi perché così, ovunque siate, potete fare sempre la Comunione Spirituale recitando questa bellissima preghiera dell’Adoro te devote che è anche un canto gregoriano che vi consiglio di ascoltare, se non lo avete mai ascoltato.

Contiene l’Atto di Fede – auditu solo tuto creditur – ; di desiderio – fac me tibi sémper mágis crédere – e indica l’effetto principale; – praesta meae menti de te vivere … me immundum munda tuo sanguine … visu sim beatus tuae gloriae. Ricorda il desiderio di vedere l’Ostia che ha tanto aiutato lo sviluppo di questa devozione e ancora la favorisce. Te contemplans plagas sicut Thomas, non intueor … Iesu, quem velatum nunc aspicio.

E così via.

Si acquistano cento giorni di indulgenza recitando questa preghiera dopo la Comunione.

Va bene, qui siamo ancora legati alla questione delle indulgenze parziali con i “giorni”, che adesso non c’è più, ma è bene sapere che c’è stata questa possibilità.

La formula Anima Christi santifica me, propagata da sant’Ignazio, può servire benissimo: poi la bellissima preghiera oratoriana, insegnata dal Padre Jean-Jacques Olier che l’ha perfezionata e l’ha resa assai buona: “O Gesù vivente in Maria, vieni e vivi nei tuoi servitori, nello spirito della tua santità, nella pienezza della tua forza, nella perfezione delle tue vie nella verità delle tue virtù, nella comunione dei tuoi misteri, nella santità del tuo Spirito. Domina con il tuo Spirito su tutte le potenze contrarie per la gloria del Padre.”

Poi la preghiera di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, molto utile per la Comunione Spirituale, molto apprezzata da papa Leone XIII, che si può recitare in qualunque momento della giornata e che adesso io vi leggo: 

Gesù mio, io credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’ anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a te; non permettere che mi abbia mai a separare da te. O Gesù, mio Sommo Bene e mio dolce Amore, ferisci, infiamma il mio cuore, affinché bruci sempre del tuo Amore

Ecco: e con questo abbiamo concluso questo breve ciclo di meditazioni sulla Comunione Spirituale. Mi sembra che abbiamo detto un po’ tutto l’essenziale e così adesso abbiamo anche delle belle preghiere da poter recitare.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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