La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 62

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 62

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione sul testo “La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia” di S. Pietro Giuliano Eymard di martedì 2 agosto 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

VANGELO (Mt 14, 22-36)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “È un fantasma!” e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”.
Pietro allora gli rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”.
Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 62

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a martedì 2 agosto 2022.

Oggi festeggiamo la memoria di San Pietro Giuliano Eymard, quindi oggi dobbiamo proprio fare festa e ringraziare tanto il Signore per questo Santo che ci ha donato, che stiamo studiando e meditando.

Stringiamoci a lui, affidiamoci alla sua intercessione, perché veramente ci aiuti a sviluppare una vera vita eucaristica.

Abbiamo letto il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo XIV di San Matteo, versetti 22-36.

Continuiamo, quindi, la meditazione del nostro testo, dal titolo: “LA PERFEZIONE RELIGIOSA ALLA LUCE DELL’EUCARISTIA”, di San Pietro Giuliano Eymard, appunto.

Cosa stiamo trattando? Stiamo trattando il tema della vita seria, che è esattamente il contrario dello spirito leggero.

San Pietro Giuliano Eymard, scrive:

“Ma nella vita religiosa essa — la leggerezza — è un vizio radicale; e un uomo leggero sarà sempre un cattivo religioso”.

Questo, proprio, è così. Quindi, «Se per una persona laica, che ha i suoi impegni nel mondo, vivere con uno spirito leggero è già una cosa negativa, a maggior ragione», dice San Pietro Giuliano Eymard, «lo è, se all’interno di una vita religiosa».

“La grazia delle virtù è infusa, ma la loro pratica si acquista con il lavoro e l’applicazione costante: le virtù vanno coltivate, il che non farà mai un uomo leggero”.

Un uomo leggero non sa coltivare le virtù, e neppure gli interessa farlo.

“La virtù è un germoglio colto sul Calvario, affidatoci da Nostro Signore perchè lo coltiviamo con le lagrime e col sangue; ha la sua forza nella radice che affonda nel suolo dell’anima, se mettete a nudo questa radice, con la vostra leggerezza, l’arbusto muore”.

Quindi, la virtù viene proprio direttamente dalla Passione e Morte di Gesù, e noi la dobbiamo coltivare con grande fatica. Non si è virtuosi conducendo una vita comoda… si fa fatica, ci vogliono lacrime e sangue!

Proprio in questi giorni, una persona mi diceva: «Padre, ho scoperto di avere un vizio». Sapete, il vizio è esattamente il contrario della virtù: come la virtù è l’habitus al bene, il vizio è l’abito del male, è l’abitudine al male; quindi, non è semplicemente un peccato che uno ogni tanto commette, ma il vizio è come se fosse una zoppia, è proprio come se fosse un difetto costante (diventato costante e ordinario), nella via dell’amor di Dio.

Come io vedo una persona che zoppica, e dico: «Non riesce a camminare bene, perché ha un difetto (e si spera che sia temporaneo)», così il vizio è un difetto nel camminare verso Dio, dovuto a questa abitudine nel peccare; quindi, chi ha un vizio, non è più in grado di progredire nella vita spirituale.

Questa persona mi diceva: «Io ho questo vizio (quindi una cosa seria), che è quello della gola; queste meditazioni di San Pietro Giuliano Eymard mi hanno fatto capire che il mio problema è la gola». E mi diceva della fatica davvero enorme che fa ogni giorno a combattere questo vizio terribile della gola (sul quale San Giovanni Bosco scrive tantissimo: molti dei sogni di San Giovanni Bosco riguardano la gola, il vizio capitale della gola).

Mi diceva, appunto, quante lacrime e quanto sangue deve versare per combattere questo vizio della gola (e quindi, ogni giorno sempre di più, si avvicina la necessità che io faccia qualche meditazione su questo vizio).

La forza della virtù sta nella radice, che affonda nell’anima, e non bisogna essere leggeri per non mettere a nudo questa radice, ma va tenuta ben coperta, altrimenti muore.

“La virtù esige combattimenti, — vedete? — in cui bisogna essere istruiti, destri e vigilanti; abbiamo dinanzi un nemico sempre nuovo, che varia all’infinito i suoi attacchi; se contro di lui non avete che sentimento, pietà, non saprete scoprirlo a tempo, mandarne a vuoto gl’inganni; vi sorprenderà mille volte e sarete già feriti quando penserete a resistere”.

Questa persona, questo soldato che sta combattendo contro il vizio della gola, mi diceva: «Io faccio dei propositi, mi impegno e riesco anche, poi arriva l’imprevisto, arriva Tizio, arriva Caio, arriva Sempronio, mi scombinano i piani e, oltre alla fatica di combattere contro la gola e contro me stesso per sconfiggere questo vizio, si aggiunge anche il problema di aver davanti una persona che dice: “Ah, ti ho portato una fetta di torta”, “Ah, ti ho portato questo…, dai, vieni con me che andiamo a festeggiare”. Padre, mi sembra una guerra continua».

Esatto… esatto!

La virtù, questa abitudine al bene, e questa purificazione, che vuol dire questa liberazione dal vizio, richiedono un combattimento continuo.

Perché? Perché il nemico che abbiamo davanti, che è il demonio, presenta sempre qualcosa di nuovo, varia i suoi attacchi.

San Pietro Giuliano Eymard, infatti, dice: «Certo che, se voi lo affrontate col sentimento e con la pietà (lui ci spiegherà bene queste cose, abbiate pazienza che poi arriverà a spiegare tutto), se voi lo affrontate così, non vincerete più».

Non si può affrontare con il “buonismo senza limitismo”, non si può affrontare con l’intenerimento, questo gravissimo nemico, ma ci vuole intelligenza (San Pietro Giuliano Eymard tra un po’ lo dirà).

E sarete già feriti quando penserete a resistere”.

Vedete? È come questa persona mi racconta, cioè, è già ferita ancora prima di combattere, perché c’è sempre questa novità, che alla fine la sfianca, no?

Ecco, San Pietro Giuliano Eymard qui dice:

“Ci vuole intelligenza per vivere di vita interiore, una grande intelligenza dei bisogni della propria anima”.

Capite? Devi proprio saper leggere i bisogni della tua anima, devi saperli rispettare e devi saperli difendere, ma prima li devi riconoscere.

Ecco perché ci vuole intelligenza a vivere la vita interiore, bisogna sapersi proprio destreggiare.

“Per le virtù della vita comune e per obbedire, non occorre molto spirito; ma per vivere della vita di preghiera, della nostra vita di adorazione, bisogna che la mente si applichi quanto il cuore”.

Cosa vuol dire? Adesso lo spiega:

“Bisogna che sappiate studiare voi stessi e Nostro Signore”.

Santa Teresa d’Avila lo ripete tantissime volte: “Per condurre una vera vita spirituale bisogna conoscere se stessi”.

 Quindi, dobbiamo imparare a studiare noi stessi, dobbiamo imparare a entrare nell’intimo di noi stessi, a guardarci per quello che siamo e come siamo, e dobbiamo imparare a studiare Gesù, la vita di Gesù, le esperienze che hanno fatto, di Gesù, i Mistici e i Santi, quello che hanno scritto i Padri, e via di seguito.

Cioè, se si vuole condurre una vera vita di preghiera, non basta il libro delle devozioni e delle preghiere… è necessario che ci sia questo studio.

“Dovete tener continuamente lo sguardo sul vostro modello, — che è Gesù — per misurarlo, poi riportare queste misure su di voi e su tutti i vostri doveri: si tratta di una osservazione costante, di uno studio intelligente e questo esige che siamo seri”.

Avete mai fatto fare un lavoretto a qualcuno, di cucito, per esempio? Ai miei tempi, quando ero giovane, si usava molto questa cosa. Cosa facevano le nostre nonne? Quando avevi bisogno di un astuccio, di una borsettina, non si andavano a comprare sempre, no? Le nostre nonne avevano in casa tante stoffe bellissime, coloratissime,  ci facevano scegliere una stoffa e loro ci cucivano l’astuccio.

Quindi tu dicevi, ad esempio: «Voglio un astuccio per la scuola, mi serve per raccogliere i pennarelli», quindi doveva essere grande.

Allora la nonna ti diceva: «Va bene, ma di che dimensioni lo vuoi?»

Tu, perciò, dovevi dire: «Lo vorrei di forma rettangolare, lo vorrei lungo 25 centimetri, alto 15».

E lei ti chiedeva: «Poi, con che chiusura lo vuoi? Vuoi la cerniera lampo? Vuoi il Velcro? Che cosa vuoi?»

Allora tu dicevi tutto quello che volevi, poi lei prendeva le misure che tu le avevi dato, le trasferiva sulla stoffa, e cominciava a tagliarla… alla fine, tu ti trovavi il tuo bell’astuccio.

La stessa cosa dobbiamo farla con la vita spirituale: dobbiamo costantemente fissare lo sguardo su Gesù, dobbiamo misurarLo, poi, prendere queste misure e riportarle nella nostra vita, prendere queste misure e applicarle sui nostri doveri. Per fare questo ci vuole un’osservazione costante, ci vuole uno studio intelligente.

Quindi, come già vi ho detto tante volte, imparate a prendere in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica e a studiarlo!

Imparate a prendere in mano testi di meditazione, che siano dei classici della vita spirituale: “L’imitazione di Cristo”, le “Confessioni” di Sant’Agostino, “Filotea” di San Francesco di Sales, la “Pratica di amar Gesù Cristo” di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, e avanti di seguito.

Lì si comincia, si comincia a studiarli, a meditarli, a prendere le misure, e, per fare questa osservazione costante, questo studio costante, intelligente, bisogna che siamo seri.

Quindi, se in questi giorni saremo al mare o in montagna, portiamo con noi un bel libro di meditazione; leggiamolo, anche in spiaggia (perché no?) o su un monte. Trasformiamo il luogo in cui siamo in un luogo di meditazione e di preghiera!

Conosco un giovane che è capace di fare le corone del rosario, proprio le costruisce lui (prende i grani, e poi costruisce proprio tutta la corona, fa tutto a mano), sono molto belle.

Allora, lui mi diceva che, un giorno, al mare, mentre era lì a prendere un po’ il sole e ad aspettare di fare il bagno, ha detto fra sé: «Dai, adesso tiro fuori la mia borsettina». (Lui ha una borsettina dove tiene tutti i suoi attrezzi, i grani, il filo, le crociere, i Crocifissi, per costruire un rosario da zero).

Allora mi ha detto: «Io mi sono messo lì (incredibile!) sulla mia sdraio, ho incominciato a tirare fuori tutto e, invece di stare lì a guardare in giro e a fare niente, ho incominciato a costruire il mio rosario. Poco dopo, sono cominciati ad arrivare i bambini a guardarmi un po’; prima da lontano (sapete i bambini, incuriositi, guardano prima da lontano, perché sono un po’ timidi), poi si sono avvicinati e hanno incominciato a sedersi lì vicino, a guardarmi fare i rosari e a farmi le domande. Sono arrivati bambini un po’ di tutti i tipi, di tutti i generi».

Ad un certo punto, infatti, si è trovato attorno anche dei bambini, per esempio, musulmani, che si sono accostati, si sono seduti anche loro in mezzo agli altri bambini e si sono conosciuti lì. Erano tutti accanto a questo ragazzo, che sulla sdraio costruiva i rosari, e tutti erano lì a cercare di capire che cosa fossero.

Poi i bambini gli dicevano: «Anche a me piacerebbe averne uno!», non  si rendevano conto di quanto tempo fosse necessario per fare un rosario.

Allora lui ha detto: «Va bene, dai, vi farò una decina; il rosario è lungo, ma una decina si può fare più velocemente»; quindi, tutti erano lì a guardare la decina che lui costruiva loro (ci vuole tempo lo stesso, però un po’ meno).

I bambini musulmani, perciò, hanno incominciato a dire: «Anche noi vogliamo la decina del rosario!»

Lui era tutto stupito e mi ha detto: «Il bagno non sono più riuscito a farlo, perché c’era lì tutta questa marea di gente», perché poi sono arrivati i genitori, ovviamente.

Quando hanno visto tutti questi bambini, raccolti attorno a questo ragazzo adulto, che lo stringevano da tutte le parti per cercare di vederlo mentre costruiva il rosario (poi sotto il sole… capite?), allora sono arrivati anche i genitori incuriositi, e quindi sono arrivati anche i genitori musulmani, per vedere questo ragazzo cosa stesse facendo.

Tra l’altro, voi sapete che nella religione musulmana c’è una particolare attenzione verso la Vergine Maria, e quindi si è creata tutta una conoscenza, c’è stato un discorso, insomma, è stata una cosa molto, molto bella.

Ecco, io credo che questa osservazione costante, questo studio costante, poi ci portano a fare anche delle cose che, senza volerlo, diventano una testimonianza.

Questo stesso ragazzo, poi, dopo un po’ di tempo, è stato ricoverato in ospedale, in neurologia, e io non sapevo che in neurologia ci fossero tanti bambini ricoverati, non immaginavo. Sono andato a trovarlo, e lui cosa stava facendo?

Era sul suo letto a fare i rosari.

Io sono arrivato e mi sono trovato questo ragazzo sul suo letto a fare i rosari, con i bambini del reparto di neurologia tutti lì intorno, che erano diventati amici tra di loro, che andavano lì per vedere i rosari che lui faceva e per farsi fare la decina.

E io dicevo: «Mamma mia, anche qui? Prima al mare, adesso in neurologia».

Mi diceva: «Eh, Padre Giorgio, io cosa devo fare? Io mi metto qui a fare i rosari, poi la gente si avvicina e si comincia a parlare, a conoscersi… poi, mentre io faccio i grani, quando li infilo, dico sempre un’Ave Maria»; quindi, quello diventava tutto un momento di preghiera, con tutti questi bambini, no?

Vedete che ci vuole tanto poco per essere testimoni?

“I libri non bastano: è necessario il lavoro personale; bisogna studiare, scrutare con la propria intelligenza e con la grazia Nostro Signore, i suoi misteri, le sue intenzioni nella sua vita eucaristica e nelle sue vie riguardo alle anime”.

Vedete, io ve lo dico sempre che non possiamo vivere solamente di devozioni; sono importanti, per l’amor del Cielo, ma non bastano solo quelle!

È necessario anche che ci sia uno studio, proprio uno studio, che può essere sulla Sacra Scrittura o sul Catechismo, però dobbiamo studiare la nostra fede, non possiamo vivere solamente di sentimento, di ricordi; ci vuole questo lavoro personale, ci vuole questo studio, ci vuole questo scrutare, no?

“Un uomo che non sa riflettere non resterà mai nella nostra vocazione, eccettochè si condanni a dire miriadi di rosari”.

Non si può vivere una vita religiosa seria se siamo persone superficiali, se non siamo persone riflessive.

“Per passare ogni giorno le vostre tre ore all’inginocchiatoio, bisogna che siate molto istruiti e intelligenti, dotti ed eloquenti; non parlo della intelligenza naturale, ma di quella che viene dalla grazia, di quella che Nostro Signore comunica a chi è serio e seriamente si applica a vivere di vita interiore”.

Vedete? Cioè, «Per stare davanti al tabernacolo», San Pietro Giuliano Eymard dice, «bisogna essere “molto istruiti e intelligenti, dotti ed eloquenti”».

Quando ho letto questo testo, mi è venuto in mente il Beato Duns Scoto, il “Dottor Sottile”, così chiamato, che studiava la Teologia e la Filosofia, in chiesa, davanti al tabernacolo.

Eh… solo Dio sa quanto bisogno abbiamo di studiare teologia e filosofia davanti al tabernacolo…

E quindi, a questo punto, riceviamo l’intelligenza che viene dalla grazia, che è il dono dell’Intelletto, e che Gesù comunica a chi è serio e a chi si applica seriamente alla vita interiore.

“[…] Se prendete le persone del mondo anche più pie e gli stessi sacerdoti, e li mettete a questo inginocchiatoio durante le tre nostre ore, non sanno come impiegarvi il tempo[…].

Tutti quelli che ci lasciano, si lamentavano dell’orazione; non sapevano che cosa farvi, si annoiavano. Dunque badate a voi!”

Perciò, vedete che, quando noi davanti al tabernacolo ci annoiamo, quando noi davanti a Gesù Eucarestia non sappiamo come passare il tempo, quando ci guardiamo per aria e un minuto sembra un anno, questo è un problema.

Se la preghiera è un peso, vuol dire che dobbiamo proprio crescere in questo studio, in questa conoscenza, in questo applicarci, in questo ricevere il dono dell’Intelletto… non possiamo annoiarci!

Ve l’ho già detto altre volte, no?

Che bello quando noi siamo davanti a Gesù Eucarestia e dopo un’ora suona l’orologio, o qualcuno ci viene a chiamare e ci dice: «È passata un’ora», e noi diciamo: «Oh possibile?! Com’è possibile?»

Il tempo davanti a Gesù non basta mai, il tempo davanti a Gesù corre sempre velocissimo!

Eh, certo…

Quindi, ecco, ricordiamoci bene eh: i libri sono importanti, i libri servono, ma bisogna che ci sia un lavoro personale, perché non bastano; bisogna studiare, bisogna scrutare con la nostra intelligenza e la grazia del Signore i misteri di Dio.

Quindi, applichiamoci in questo giorno proprio a iniziare questo nuovo lavoro.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!