Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: “Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,16)
Mercoledì 28 giugno 2023
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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VANGELO (Mt 7, 15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a mercoledì 28 giugno 2023. Oggi ricordiamo Sant’Ireneo, vescovo e martire.
Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo settimo del Vangelo di san Matteo, versetti 15-20.
Poche parole di Gesù per darci un avviso e un criterio. L’avviso: ci saranno, e ci son sempre stati, dei falsi profeti, che appaiono come pecore ma sono lupi rapaci, lupi divoratori, sbranatori. E Gesù ci avvisa, ci dice: “State attenti, perché non tutto ciò che luccica è oro. Non tutto ciò che bela è pecora. Perché ci sono dei lupi che sanno anche belare, prima di sbranarti”. Non basta dire: “Mi sembra una pecora”. Non basta dire: “È vestito da pecora”. Non basta dire: “Ah, ma io sento il pelo morbido della pecora, sento belare come una pecora”. No! Perché è un’apparenza, è una veste, è un nascondersi, è un mimetizzarsi. Tutto l’esterno dice l’essere pecora, mentre l’interno è di tutt’altra specie: del lupo, rapace, divoratore, sbranatore.
E allora, giustamente, Gesù previene la nostra domanda lecita, che più o meno recita così: “E io come faccio a capirlo? Come faccio a distinguere le pecorelle dai lupi travestiti da pecora?”. E Gesù ci dà la soluzione attraverso questa bellissima similitudine con la natura, tanto evidente, tanto semplice, quanto difficile da applicare. E Gesù ci dice: “Voi avete mai raccolto uva dagli spini?” L’uva si raccoglie dalla vite. “Voi avete mai raccolto fichi dai rovi?” I fichi si raccolgono dall’albero di fichi, dal fico. E quindi Gesù dice:
ogni albero buono produce frutti buoni
Una vite produce l’uva; un fico produce i fichi; un mandorlo… Alcuni di voi avranno visto nella loro vita la pianta del mandorlo, che bella che è quando fa quei fiori stupendi! Oppure i fiori di pesco, bellissimo! Il ciliegio… È la mia pianta preferita! Quando il ciliegio è in fiore è un incanto da vedere, imparagonabile a un campo di ortiche.
Uno vede le ortiche e dice: “Bene, lì non ci vado e non ci entrerò mai” — “No, andiamo a fare una passeggiata, vediamo cosa succede!” — “So già cosa succede se entro in un campo di ortiche” — “Guarda, vieni!”. Il campo di ortiche ci dice, “Ma vieni qui tra noi, stenditi alla nostra ombra” — ci sono ortiche altissime — “riposa, metti le tue tenere guanciotte tra le nostre foglie, fatti un bel cuscino con le nostre foglioline così belle, con questa forma simpatica… vieni, vieni, appoggiati, non ti coprire troppo, prendi tanto fresco, togliti tutti quei vestiti inutili che hai addosso, rimani proprio con l’essenziale, stenditi tra di noi su di noi, con noi”. Sì, uno lo fa una volta e probabilmente non ci sarà la seconda, perché se non ti viene uno shock anafilattico e non muori è un miracolo.
Invece è bello stendersi e riposare all’ombra di un ciliegio. Mi ricordo un posto in collina, diciamo, mezza montagna dove andavo d’estate, a luglio, quando ero già frate studente: c’era questo albero di fichi bellissimo, grandissimo. Fuori dalla casa c’era proprio questo bellissimo albero di fichi con il tavolo sotto, dove noi studenti carmelitani ci mettevamo a giocare a carte, a cantare, a suonare, a parlare, oppure facevamo gli incontri; ma era bello, perché c’era questo sole che ti cuoceva, un caldo terribile, ma sotto quella pianta di fico c’era un fresco… Si stava proprio bene, ma proprio bene, faceva la differenza quella pianta di fichi. Quindi lì ci stai volentieri, tra i rovi no!
Ecco, vedete questa è una similitudine che appare ovvia: a nessuno viene in mente di rotolarsi in un campo di ortiche. Bene, questo per quanto riguarda la fenomenologia della natura, è molto evidente. Se noi usiamo poi questa similitudine, questo paragone, per portarci alla vita di tutti i giorni, le cose un po’ cambiano. Un po’ cambiano, perché è vero che un albero buono produce frutti buoni, un albero cattivo produce frutti cattivi; un ciliegio selvatico non darà mai delle buone ciliegie, sono mezze bacate, brutte, piccole, non funzionano. Quindi Gesù dice:
dai loro frutti dunque li riconoscerete
L’aveva già detto prima, due volte lo ripete in pochi versetti: “dai loro frutti li riconoscerete”. Quindi Gesù ci dice: “Guarda, tu tieniti sempre in mente il fico, il ciliegio di padre Giorgio (ridendo) — Gesù non ha citato il ciliegio perché forse lì non c’erano i ciliegi, comunque il ciliegio o il pesco, o l’uva, o quello che vuoi — e non ti dimenticare che le persone si comportano esattamente come i fichi, i ciliegi, le pesche, i rovi, le ortiche”. Possono mascherarsi. Facciamo finta che tutto questo bellissimo manto bianco del ciliegio fiorito poi sfiorisce e cade sopra un campo di ortiche. Si, le ortiche possono essere anche coperte dal manto bianco dei petali del ciliegio, ma sempre ortiche restano. Non saranno mai un ciliegio. Noi dobbiamo avere quell’accortezza di saper valutare, di saper pesare i frutti di coloro che ci stanno accanto. Non spetta a noi giudicare le intenzioni degli altri — questo è verissimo — ed esprimere sentenze o quant’altro, ma spetta assolutamente a noi, ed è più che doveroso, valutare i frutti. E quando non siamo molto convinti… lasciamo perdere!
Anche qui, mi ricordo… voi direte: “Ma padre Giorgio è cresciuto nell’Eden!”. No, non sono cresciuto nell’Eden è che mi sono rimaste in mente queste esperienze molto belle che ho fatto da ragazzo. Quando ero bambino, i miei nonni avevano una vite americana, e io passavo sotto a questa vite sulla quale c’erano dei grappoloni belli grossi; non dico come la terra di Canaan, non è che ci volessero le aste per portarli in giro, ma comunque erano belli grossi. Poi sapete, c’è un tipo di vite americana che fa questi chicchi neri, neri, neri, buonissimi, ma proprio neri, neri come il petrolio. E poi, quando voi li guardate, soprattutto alla rugiada del mattino, perché io già allora uscivo al mattino presto e mi piaceva vedere questo spettacolo: c’erano un po’ di ragnatele attorno ai grappoli e quindi c’era anche un po’ di quella rugiada del mattino. Era bellissimo vedere questo spettacolo delle ragnatele piene di rugiada, che poi andavano ad appoggiarsi sugli acini maturissimi, belli gonfi, neri e vellutati. Perché poi con la rugiada del mattino si vedeva proprio bene questa sorta di colore vellutato dell’acino. Io non ho più trovato questo tipo di uva americana fatta così, ne ho vista tanta di uva americana, ma come quella non l’ho più trovata, così grossa e così vellutata, il colore esterno… Non l’ho più trovata, buonissima!
E quindi io mi ricordo che passavo e vedevo questi grappoli d’uva con questo colore che ti faceva venire una voglia incredibile di mangiarla. Ecco, io non avevo dubbi! Non avevo il dubbio! Passavo lì sotto e dicevo: “Ma che belli che sono, ma che buoni!”, anche senza averli toccati veniva proprio da dire: “saranno buonissimi”. Poi al mattino è un po’ fresco, quindi uno dice: “Stacco un grappolo e me lo mangio così, mangio tutto, anche il raspo”, perché era proprio bellissimo da vedere! Non ti vengono dubbi, non hai dubbi, quando vedi una cosa così bella che è anche buona, non ti vengono.
Sapete, poi, c’erano quelli che magari avevano una pianta di pere: tristissima! Questa pianta di pere, con questi “perini” piccolini piccolini, brutti, ma brutti, ma brutti, che se ti dicevano: “Vuoi una pera?” — “No grazie, sono a posto così”. Quei fruttini, duri come il legno di castagno, proprio duri, ma duri, ma duri.
La stessa cosa quando si andava a raccogliere le castagne. Pensate a cosa sono i marroni di Cuneo. Quando cascano questi ricci bellissimi è una poesia solo a vederli. Poi apri questi ricci e ci sono delle castagne che sono grandi come un pollice, ma grosse, ma belle. Vai da un’altra parte, apri, vedi queste castagnette tutte striminzite, asciugate, sembrano delle acciughe color marrone, ma brutte, che uno dice: “Ma cosa me le porto a casa a fare, ma le lascio qui! Ma no!”. Capite?
Anche l’occhio ti dice: “Quello sì, quello no”. E la stessa cosa deve essere con i frutti che vediamo nelle persone che abbiamo accanto. Ci son persone che tu le guardi e dici: “Ma questo è come i marroni di Cuneo! Ma questo è come il grappolo dell’uva americana. Ma questo è come il ciliegio, come i duroni di Vignola, ma buonissimo. Questo è come vedere un melograno spaccato, pronto per essere sgranato”. Cioè, si vede, si sente, si percepisce che lì c’è roba buona. E lo si vede, si vede il frutto, uno dice: “No, ma questo frutto è veramente buono! Ho provato ad assaggiarne un po’, mi fa bene! Mi fa bene!”. Questi fichi buonissimi, i fioroni, questi fichi, i primi fichi, belli, grossi, maturi, dolcissimi, buonissimi, poi quelli scuri, quelli neri ancora di più — almeno a me piacciono ancora di più — quindi uno li guarda, va lì e li mangia. Dice: “Questa pianta è buona, la devo proprio coltivare bene, le metterò tutti i prodotti necessari, le metterò il concime, l’annaffierò, perché mi dà dei frutti buoni, e una pianta buona è una pianta preziosa, importante”.
Così le persone. Ci sono a questo mondo persone — papà, mamme, figli, sacerdoti, suore, religiosi, frati, monaci, monache, dottori, architetti, diaconi, tutti i generi e tipi — ci sono veramente persone buone che danno frutti buoni. E li vediamo e li assaggiamo e li percepiamo, che ci fanno bene, la loro compagnia ci fa bene, la loro presenza ci fa bene, le loro parole ci fanno crescere, i loro ragionamenti — quello che dicono — ci liberano! Si fanno tanti chilometri per andare a fare le preghiere di guarigione e non so quant’altro… ma stiamo vicino alle persone buone! Io credo che questa sia la prima preghiera di guarigione! Se uno ha bisogno di un esorcismo, se uno ha bisogno di essere liberato dal male, ma cominciamo a stare accanto alle persone buone! Poi, certo, ci saranno i casi particolari, che comunque sono rari, che necessitano proprio della forma dell’esorcismo maggiore, per cui ci vuole l’esorcista, va bene, ok, ci sono questi casi sui quali siamo tutti d’accordo; però ci sono anche tante altre forme di male che ci portiamo addosso, situazioni di sofferenza psicologica, di tentazioni spirituali, di fatiche spirituali. E uno dice: “Ma non so cosa fare, devo andare a chiedere a quel sacerdote la benedizione”. Sì, va bene, però io penso: “Ma non è che abbiamo bisogno anche di apprezzare di più la presenza buona di Dio attraverso queste persone buone, questi alberi buoni che ricevono la loro linfa, la loro forza, la loro bellezza esattamente da Dio?”.
Io vi dico la mia esperienza. Stare accanto a persone così, a questi alberi — Gesù li chiama “alberi buoni”, questi sono veramente alberi buoni — stare accanto a questi alberi buoni, a me fa bene, a me fa proprio bene. Sento proprio che mi aiuta tantissimo a livello spirituale, a livello psicologico, a livello umano, fa bene, sono persone proprio belle. Che quando poi si conclude l’incontro, lo stare insieme, l’essere andati a fare una passeggiata, tu vai a casa col cuore che ti scoppia. Ad esempio, il 16 di aprile, questa data che almeno io non potrò più dimenticare, ma come anche l’8 di dicembre di qualche anno fa a Roma, o altre date che abbiamo fatto, io vi guardavo e dicevo: “Ma guarda quanta bella gente. Quante belle persone. Guarda quante belle famiglie, quanti bei ragazzi, quante belle ragazze, quante mamme, quanti papà belli che ci sono”. Abbiamo avuto anche la grazia di avere presenti dei diaconi, dei sacerdoti: come si prodigavano per le confessioni, per lo stare in mezzo alle persone, per ascoltare! Dicevo: “Ma che porzione di umanità bella!”. Ancora adesso, che sono passati due mesi e mezzo, io ogni tanto sono lì che ci ripenso, che mi guardo le foto e dico: “Ma pensa un po’ che grazia. Ma pensa un po’ questa cosa quanto respiro, quanto ossigeno ti da, quanto ti aiuta a ridimensionare i tuoi pseudo problemi, quanto ti fa vedere che c’è ancora tanta speranza, tanta bellezza a questo mondo, il sorriso delle persone, le parole che ti dicono”. Questi sono alberi buoni! E l’albero buono, come i frutti buoni, fa bene, fanno bene!
Così come, purtroppo è vero, ci sono anche alberi cattivi, che danno frutti cattivi, esistono! Non possiamo entrare nella ideologia della glassa a tutto tondo, che si spalma ovunque, ci sono persone che per le loro scelte di vita — in cui liberamente hanno fatto delle scelte per compromesso, per tornaconto, per opportunismo, per vigliaccheria, eccetera, eccetera, eccetera — sono cattive. Dobbiamo riconoscere questa libertà. Nessuno è costretto ad essere buono. Magari erano partiti come alberi buoni, sicuramente sono partiti come alberi buoni, ma poi si sono corrotti. E sono diventati cattivi. Stare accanto a queste persone, ti intossica come la nube di Chernobyl. E lo sentiamo. Sono persone che ti devitalizzano, ti deprimono, sono persone che portano oscurità, buio.
Non so se avete visto quel film, ha anche degli attori importanti, che si intitola “Il dubbio”. Io l’ho visto una volta, guardate, poi non sono più riuscito a vederlo, mi ha sconvolto! Talmente è fatto bene, talmente purtroppo è così vero, che mi ha proprio sconvolto, non sono più riuscito a vederlo. È un film densissimo, fatto molto bene, molto bello. Ci sarebbe da fare un ciclo di catechesi su questo film, su tutti i dettagli del film, su quello che accade, sul percorso dei vari personaggi…
Ci sono persone che vivono seminando dubbi sugli altri, che ogni cosa che vedono la versano in male. È come uno che mangia e vomita in continuazione. Sono come i lumaconi, che lasciano la bava ovunque passano. Qualunque cosa vedono è male, e se non è male, è equivoca. Sono divorati internamente dall’ira, dall’invidia, dalla gelosia, dall’essere dei frustrati, dei falliti, ma non perché uno dice: “Non ho i talenti”, no, li hanno anche! Ma sono usati male e nascono da un cuore corrotto, corrotto da tutte quelle cose che ho detto prima: dal compromesso, dalla vigliaccheria, dal tradimento, da tutte quelle robe brutte. Tutto questo fallimento di vita che hanno tra le mani, tutta questa frustrazione di vita che hanno tra le mani, poi la buttano addosso agli altri. E sporcano qualunque cosa: qualunque cosa non va bene, gli unici bravi e intelligenti sono loro, gli unici capaci sono loro, tutti gli altri… massa damnationis! E seminano dubbi ovunque, seminano perplessità ovunque, vedono il male ovunque. Mai capaci di dire “Bravo!”.
Come vi ho detto, ho fatto la difesa dottorale a conclusione del mio percorso di studi. Mi ha colpito un mio confratello sacerdote, anche lui sta facendo il dottorato, però è al primo anno, è un padre straniero, non italiano, molto bravo. Un giorno, mancavano poche settimane alla mia difesa, mi si è avvicinato mentre stavo prendendo l’acqua dal distributore in collegio e ha detto: “Padre Giorgio, devo dirti una cosa: io provo per te una grandissima invidia”.
Io proprio l’ho guardato in silenzio, l’ho ascoltato, gli ho sorriso, l’ho ascoltato perché era veramente sincero. M’ha detto: “Io provo una grandissima invidia — è l’unico su trenta e più persone che c’erano, che mi abbia fatto questo discorso — io vorrei essere al tuo posto e non lo sono, perché sono al primo anno”. Eh, certo, ormai io ero al terzo. Diceva: “Io provo una grandissima invidia, però sono cosciente di questo e voglio trasformarla in una santa invidia. Cioè voglio che questa invidia che provo mi aiuti a fare ancora meglio quello che devo fare, a stringere i tempi, a finire nei tempi più brevi possibili. Tu hai fatto in tre anni, anch’io voglio farlo in tre anni”.
Io gli ho detto: “Guarda, io ti ringrazio di queste parole che mi hai detto, perché la sincerità è sempre bella, sempre bella. Beh, mi sembra che sia già diventata una santa invidia. Nel momento in cui tu l’hai detta, l’hai già trasformata in santa invidia, le hai tolto il potere di morte che ha l’invidia, l’hai condivisa, ne hai parlato, me l’hai detto, l’hai detto proprio a me poi, che sono il soggetto interessato; quindi, le hai già tolto questo potere”. E lui mi ha fatto un sorrisone! E gli ho detto: “Ma sicuramente ce la farai. Sono certo che ce la farai anche tu a farlo in tre anni, come vuoi farlo e come è bene farlo, e vedrai che andrà tutto bene”. Infatti, da lì a poco ha dato un esame di lingua che doveva dare ed è andato benissimo. E ancora negli ultimi giorni, anche nelle ultime ore, mi diceva: “Guarda, padre Giorgio, che io sarò in prima fila — ed è stato così, era quasi in prima fila— guarda che io verrò, guarda che tu mi devi segnare, voglio essere presente, guarda che devo seguire tutto, guarda che… ”. E alla fine lui mi ha detto questa frase, sentite che bella, me l’ero dimenticata, mi è venuto in mente adesso: “Padre Giorgio, la tua vittoria sarà la mia vittoria!”. Beh, io stavo per scoppiare a piangere, ovviamente, mi ha proprio trafitto il cuore questa frase. Perché sentirsi dire, pochi giorni prima della difesa, con tutta la tensione che si ha addosso, la paura e quant’altro, sentirsi dire: “La tua vittoria sarà la mia vittoria”… Beh, gli ho detto: “Guarda, non ho parole, veramente vado lì carico come un leone e la tua presenza sarà fondamentale, perché mi sarà di grandissimo aiuto”. E lui c’era, alla fine era là presente. Vedete queste persone quanto bene seminano! Quanta speranza infondono! Niente a che vedere con coloro di cui vi ho parlato prima, di cui non voglio più riparlare, perché voglio concludere questa meditazione proprio con queste persone belle.
Ho voluto parlare prima delle persone buone, gli alberi buoni, poi di quelli cattivi un pochino e adesso voglio concludere ancora con gli alberi buoni. Perché il nostro parlare, così come il nostro pensare, deve sempre concentrarsi sulla bellezza e sulla bontà e sulla verità. E anche quando facciamo esperienze brutte — perché le facciamo — rispostiamo l’attenzione su quelle belle, su questi alberi buoni. Ma quando riconosciamo che un albero non è buono, che è cattivo come dice Gesù, stiamo lontani, perché questi sono lupi vestiti da pecore e non è oggi, non è domani, un lupo è sempre un lupo e quindi ti sbrana. Porterà via pezzi di te, ti farà del male. E allora stiamo lontani! “No, ma io però lo converto”. No, guardate, noi non convertiamo nessuno, chi converte è Gesù Cristo. Noi siamo strumenti, ma tanto quanto vuole Lui.
Noi dobbiamo proprio coltivare questa bellezza dentro di noi, attorno a noi. E questa bontà. Ed essere per gli altri alberi buoni, belli, edificanti, che proprio ti fan venire voglia di vivere, di dire: “Grazie, Signore. Che bello avere accanto persone così, che dono che mi hai fatto!”. E dove vediamo che le cose non vanno bene, stiamo lontani. Stiamo lontani come stiamo lontani da un lupo. E da un lupo staremmo lontani, molto lontani, nessuno si avvicinerebbe a un lupo, perché sappiamo come va a finire. Quindi così anche noi, stiamo lontani il più possibile.
Bene, io vi auguro una Santa giornata, vi auguro di avere nella vostra vita, nel vostro “orto concluso” — parafrasando il Cantico dei Cantici — tanti ciliegi, tanti peschi, tante viti, tanti mandorli, tanti melograni con quei fiori rossi bellissimi, e tenetelo pulito da tutto il resto: ortiche, rovi, tutte quelle robe lì, via!
Che la vostra vita sia veramente un Eden.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.















