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Carità è soffrire per gli altri pt.1 – La mistica della riparazione, di don Divo Barsotti pt.15

Mistica della riparazione

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: Carità è soffrire per gli altri pt.1 – La mistica della riparazione, di don Divo Barsotti pt.15
Mercoledì 21 agosto 2024 – San Pio X, Papa

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mt 20, 1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a mercoledì 21 agosto 2024. Oggi festeggiamo san Pio X, papa.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal ventesimo capitolo del Vangelo di san Matteo, versetti 1-16.

Continuiamo la nostra lettura e meditazione del libro di don Divo Barsotti.

Siamo arrivati al capitolo dal titolo: 

CARITÀ È SOFFRIRE PER GLI ALTRI

Nella Sacra Scrittura abbiamo esempi grandissimi di carità. Il primo è Abramo, che, quando il Signore gli dice che ha risolto di distruggere Sodoma e Gomorra, gli chiede se, qualora si trovassero in quelle città cinquanta giusti, le distruggerebbe ugualmente; il Signore risponde che in grazia di quei cinquanta giusti risparmierebbe le due città; e Abramo allora gli chiede se ne basterebbero quarantacinque e poi quaranta, trentacinque, trenta… e il Signore gli risponde sempre di si: pochi giusti possono salvare intere città.

Ecco la carità: non possiamo sentirci separati da nessun peccatore: «O tutti salvi o neanche io salvo», dirà a Dio il grande Mosè. S. Domenico passava le notti ad implorare perdono per i peccatori, offrendosi al Signore in espiazione per loro, purché non li mandasse all’inferno. Se uno solo è peccatore, io mi sento al disotto di lui.

Che cosa sarebbe l’amore se rinnegasse l’unità invece di compierla? L’amore non è perfetto se realizza l’unità nella gioia e rinnega l’unità quando deve assumersi i pesi e le colpe dell’essere amato. Così, in noi continua il peccato di Adamo, se invece di esser disposti a portare intera la responsabilità del peccato, cerchiamo pretesti e scuse per scaricare sugli altri il peso della nostra stessa responsabilità personale. Adamo dette la colpa ad Eva, si divise da lei volendo giustificare sé stesso e così distrusse l’unità dell’uomo e la sua comunione con Dio. Così anche noi distruggiamo questa unità declinando la nostra colpa per il male del mondo. Possiamo pensare che il destino del mondo sarebbe stato diverso se Adamo avesse assunto la sua parte di responsabilità della colpa comune, invece di volersi giustificare. È certo comunque che Gesù ha compiuto la redenzione del mondo, ha ristabilito l’unità degli uomini e la loro comunione con Dio assumendo l’intera responsabilità del peccato umano. E noi cristiani entriamo in questo mondo redento se partecipiamo al suo medesimo amore, se non rinneghiamo la nostra unità coi fratelli ma, confessandoci colpevoli per il male del mondo, assumendo liberamente le colpe del prossimo, ci offriamo a Dio pronti a pagare per tutti.

Don Divo dice che nella Sacra Scrittura abbiamo esempi grandissimi di carità e il primo è quello di Abramo. Poi dice che pochi giusti possono salvare intere città. 

“Non possiamo sentirci separati da nessun peccatore: «O tutti salvi o neanche io salvo», dirà a Dio il grande Mosè”. 

E ancora:

“S. Domenico passava le notti ad implorare perdono per i peccatori, offrendosi al Signore in espiazione per loro, purché non li mandasse all’inferno”

Come ho già detto, devo dirvi che oggi non vedo così diffuso questo atteggiamento interiore. Soprattutto da parte coloro che si dicono cristiani. Questo atteggiamento, questa carità, io non la vedo molto. Questo atteggiamento di S. Domenico, che passava le notti ad implorare perdono per i peccatori, offrendosi al Signore in espiazione; dov’è? C’è, perché se siamo ancora tutti al mondo, c’è qualcuno che lo fa, grazie al cielo, ma purtroppo questa logica oggi non è per niente diffusa. 

Il nostro compito — dice don Divo — è quello di compiere l’unità, non di rinnegarla. «L’amore non è perfetto se realizza l’unità nella gioia, rinnega l’unità quando deve assumersi i pesi e le colpe dell’essere amato». L’unità non si realizza solo nella gioia, non si realizza solo nella concordia, nel pensare tutti allo stesso modo, ma si realizza assumendo i pesi, le colpe, anche degli altri, non puntando il dito sulle persone. E qui chiama in causa Adamo, Adamo fa esattamente questo. “Cosa hai fatto Adamo?” — “È stata Eva” — “Cosa hai fatto Eva?” — “È stato il serpente”. Se uno dei due avesse detto: “Signore, ho peccato, è colpa mia, io ho peccato”. Non: Tizio mi ha dato, Caio mi ha consigliato, Sempronio mi ha offerto, ma: “Io ho scelto, io ho peccato”. Ha ragione don Divo, a dire che le cose sarebbero andate diversamente; sicuramente!

Noi, invece di portare la responsabilità del nostro peccato, cerchiamo pretesti e scuse per scaricare sugli altri il peso della nostra stessa responsabilità personale; è così! Invece di dire: “questa è la mia responsabilità, questa è la mia scelta, questo è il mio peccato, questo sono io”, noi troviamo pretesti e scuse per scaricare sugli altri le nostre responsabilità. Questo soprattutto se le scelte degli altri sono più sante delle nostre, se ci mettono all’angolo, ci inchiodano, ci fanno vedere le nostre ipocrisie. Allora in questi casi noi cosa facciamo? Diamo addosso agli altri. Non per una questione di torto o ragione, ma perché quelle scelte, quel rigore interiore, quell’onestà, quel modo adamantino di comportarsi mettono in croce, svelano la nostra ipocrisia e la nostra ambiguità, la nostra falsità. E allora, dobbiamo distruggere la persona. Quindi, Adamo dà la colpa a Eva, si divide da lei, volendo giustificare sé stesso, così distrugge l’unità dell’uomo e la comunione con Dio, capite?

Gesù non si è comportato così, che sia chiaro. E guardate, al di là di tanti discorsi altisonanti, al di là di tanti discorsi belli mistici e di tanti discorsi spiritualistici, che non hanno niente di spirituale, i fatti concreti dicono proprio questo: dicono che manca questa unità, dicono che c’è questa divisione, dicono che c’è questo scaricare le responsabilità sugli altri, dicono che c’è questo modo di fare: “colpa tua e colpa vostra”. Ma questo può essere ammesso in una mentalità mondana, non tra discepoli di Gesù. 

È scandaloso e, ripeto, scandaloso vedere come tra cristiani ci si attacca l’uno con l’altro, ci si divide, perché uno vuole portare avanti le proprie ragioni in modo aggressivo, in modo polemico, in modo brutto. Quando invece basterebbe dire: questo è il mio pensiero, queste sono le mie motivazioni, basta. Ma se tu fai questo discorso, neanche ti ascoltano. Tu puoi anche dirle, queste cose, ma neanche vengono ascoltate.

Perché qui la cosa strana è che siamo circondati da migliaia e centinaia di migliaia di dottori in teologia. Persone che magari non hanno neanche letto il catechismo della Chiesa Cattolica (tutto, dall’inizio alla fine), diventano improvvisamente dottori di teologia. Diventano tutti improvvisamente psicologi, tutti sono psicanalisti, tutti sono teologi, tutti sono santi. Dietro a questa tastiera, che ti fa sentire un leone, quando in realtà sei un coniglio, ognuno si mette a sparare sentenze, giudizi, critiche, accuse, insulti. Perché uno la pensa in un modo e l’altro la pensa in un altro. 

Ma scusate: cosa c’entra tutto questo col Vangelo? Non c’entra niente, niente, niente. “No, ma sa padre, però su certe questioni le persone sono ferite”, e Gesù Cristo, quante ferite aveva sul suo corpo? I santi martiri quante ferite avevano sul loro corpo? Le ferite che io porto nel corpo e nell’anima mi autorizzano a diventare una persona che opera la divisione? Mi autorizzano a diventare una persona che insulta, polemizza, aggredisce, vive di ideologie? No, pena è non essere più cristiani, perché non seguiamo Gesù Cristo. 

Quando si parla, bisogna stare attenti a non nominare alcune parole chiave, perché sennò è come prendere la benzina e buttarla sul fuoco. Perché ci sono i soliti, che poi cominciano e partono in quarta a difendere le proprie ideologie, che siano di sopra e di sotto, e di destra e di sinistra, e gialle, bianche, verdi o nere; l’ideologia è sempre sbagliata, sempre! Perché è sintomo di un cervello ottuso e di un cuore chiuso. Questa mancanza di capacità di ascolto, di capacità di introspezione, di capacità di riflessione, è una mancanza gravissima. Uno può dire 500 Rosari al giorno, può fare 1000 novene, può illudersi di avere una vita di fede, un cammino spirituale, perché andato di qui, perché è andato di là, perché appartiene a questa realtà; non conta niente. Quando il cervello è ottuso e il cuore è chiuso, non c’è lì dentro nessun cammino di fede, questa è la cosa preoccupante. Noi dovremmo essere le persone più aperte di mente e le persone più disponibili, più intelligenti possibili, da permettere a chiunque di potersi aprire senza la paura o il timore di essere aggrediti da questo stile, che di cristiano non ha niente. E poi siamo maestri a fare i capitoli delle colpe, noi siamo sempre alla ricerca del colpevole; “se questo è accaduto è colpa tua; se questo è accaduto è per responsabilità tua; quando sono accadute certe cose, è perché tu e perché voi…”

Perché invece non fare come dice don Divo: fermarsi un secondo e mettersi alla tavola dei peccatori, che mangiano il pane dell’incredulità? Questo non si può fare? No, noi facciamo come Adamo ed Eva: “La colpa è sua”, così mi divido dal fratello e, stolto come sono, non mi rendo conto che io rompo la comunione con Dio. Quando mi divido dall’altro, io spacco, interrompo, la comunione con Dio, semplice. Purtroppo, bisogna dire, bisogna proprio dirlo, che c’è tanto devotismo che sa più di superstizione e di magia che di spiritualità e c’è pochissima e scarsissima preparazione circa i fondamenti della nostra fede. C’è una grandissima pochezza di capacità e di meditazione, di voglia di silenzio. E invece c’è una grande voglia di protagonismo, come se io fossi la persona più originale, più intelligente, più meravigliosa e più santa del mondo.

Ma poi ci perdiamo noi, sapete? Ci perdiamo noi! Perché voi pensate che Dio concederà le sue grazie a un cuore del genere? No, no, no. Non concede nessuna grazia, il Signore, quando abbiamo il cuore così, questo è sicuro, perché non c’è amore, non c’è carità. Non entro nel dettaglio, proprio perché so, per esperienza, che ci sono tante persone vittime dell’ideologia e ottuse, col cuore chiuso. E quindi, subito partirebbe la polemica, una cosa che da sempre detesto, perché è proprio sintomo di stupidità, d’ignoranza. È bruttissima, la polemica è il sintomo più chiaro di stupidità e di ignoranza. Con un polemico non bisogna mai discutere, perché non c’è possibilità di chiarezza. Un polemico cerca solo di affermare la propria opinione. Ma cosa ce ne facciamo della nostra opinione? Noi siamo cercatori della verità, non dell’opinione. E poi, avete mai visto Gesù Cristo imporre le sue idee? No, non risulta. Gesù propone, ma non impone: “si vis”, se vuoi, non “tu devi”. E invece noi no, noi viviamo secondo il nostro piccolo cervello che quella cosa è giusta, basta, quello diventa un dogma per tutti. Guardate che è incredibile!

Per esempio: per una vita non sono mai andato a Messa, mai; per una vita non ho mai detto una preghiera in casa, in famiglia, con i miei figli, mai. Non ho neanche mai insegnato a fare un segno di croce a mio figlio. A sessant’anni, cinquant’anni, quando mio figlio ha venticinque, trent’anni, quello che è, improvvisamente vengo colpito da un fulmine di grazia, diciamo così, mi converto. Faccio il pellegrinaggio classico al posto classico, torno a casa. Voi immaginatevi un figlio, o il marito, o la moglie, a casa. Tizio va, ha il colpo di fulmine, torna e magari da bestemmiatore, mezzo ubriacone, che non è mai andato a Messa, in casa non c’è neanche un crocifisso, che parlava male dei preti, della Chiesa, di Dio, che è una persona volgare… questo torna e i famigliari si trovano in casa uno che: digiuna pane e acqua due volte alla settimana, mercoledì e venerdì, — sempre, tutte le settimane — dice tre Rosari al giorno, fa la meditazione ogni giorno, non vuole più guardare la televisione in camera sua perché deve pregare, va a Messa tutti i giorni. Questi lo guardano e, secondo voi, cosa pensano? “Mio padre è impazzito”. Certo, cosa devi pensare? “Mio marito è andato fuori di testa”. Ma se fino a ieri questo era cosà, adesso mi torna così? E bastasse questo, no! Se fosse che lo fa solo sulla sua vita, è lecito, uno cambia idea, vabbè. E invece no! Adesso lo devono fare tutti; adesso dobbiamo recitare il Rosario in famiglia; adesso dobbiamo andare a Messa insieme; adesso anche voi dovete fare il digiuno. Che uno dice: “Ma scusa, papà, ma io ho trent’anni, non mi hai mai insegnato neanche il Padre nostro, non mi hai mai portato una volta in Chiesa con te, ma cosa vuoi, adesso?” — “No, perché tu non devi bestemmiare” — “E perché non devo bestemmiare?” — “No, perché tu devi andare alla Messa” — “E perché devo andare alla Messa? — “No, tu non devi convivere” — “Perché non devo convivere? Ma se per 25 anni non è mai stato un problema, e sei stato tu, addirittura, quasi a insegnarmi queste cose, adesso perché ti si è aperta la luce di non so dove, allora adesso io devo?” 

Ma io vi chiedo: vi rendete conto della follia che c’è dietro a questi comportamenti? Poi, da “non c’è un crocifisso in casa”, alla casa che sembra la sezione medaglie e immagini delle edizioni Paoline; che uno dice: “Scusa un momento, ma io quasi quasi a Natale non vado neanche più a comprare i regali religiosi alle edizioni Paoline, stacco un quadro da qua. Tanto, quando stacco un quadro, dietro ce ne sono altri cinque, perché siccome non c’è più posto, ne mette uno sopra l’altro. Quindi tu ne togli uno, dietro c’è quell’altro, togli quell’altro, ce n’è un altro ancora, ce ne sono quattro o cinque, così! Uno dice: “Ah, sai, non si sa, magari uno cade, si rompe, c’è già pronto quell’altro. Che uno guarda e dice: “Mah, sarò un uomo senza fede, però a me, questo non sa tanto di fede, quella bella, pura e genuina dei nostri vecchi, mi sa di un’altra cosa! Mi ricorda un altro luogo, con i muri tutti bianchi e con le finestre tutte chiuse, ma non mi sa di fede!”.

Eh, noi facciamo così, quindi da quel momento tutti devono avere la mia fede, perché sennò il pensiero è che vanno all’inferno, perché sennò non si salvano… e io devo testimoniare la mia fede! Uno dice: “Ma calmati! Per 25 anni non l’hai testimoniata e guarda, il mondo gira ancora, siamo ancora tutti vivi! — “Eh no, ma adesso che…” — “Adesso cosa? Ma comincia a fare i tuoi altri 25 anni, dove cominci un pochino a capire che cosa è successo nella tua vita, dove fai magari un po’ di penitenza, dove ti metti dentro un po’ di contenuti, in questa fede, e soprattutto tanto equilibrio, tanto equilibrio, tanto rispetto degli altri, e non sentirti migliore delle persone perché loro non hanno la fede che tu hai, che poi…”. 

Poi vedremo la nostra fede che fede è, perché questo ce lo dirà il buon Dio! Poi, sapete, “Qualcuno” disse che i peccatori e le prostitute ci avrebbero preceduto nel Regno dei cieli… Non lo so, ce l’avete anche voi, nel Vangelo, questa espressione? Io ce l’ho, questa frase di Gesù. Eh, c’è da riflettere. E il Vangelo di oggi mi sembra che sia in questa linea.

Questo libro di don Divo, io credo che dovremmo leggerlo e rileggerlo e rileggerlo, da oggi fino alla nostra morte, ogni giorno, almeno una pagina. Perché ora che questo libro riuscirà a scardinare il nostro modo di pensare, così sbagliato, così anticristiano, ci vorrà una vita; ci vorrà una vita perché ci riesca, una vita intera, da qui alla morte. Perché io, invece, tutto quello che ho sentito ultimamente, e tutto quello che ho visto ultimamente, è esattamente dalla parte opposta a quello che dice don Divo, ma don Divo lo fonda sulla Scrittura. Tutto quello che invece gli altri dicono rispetto a don Divo, è fondato su cosa? Questo pensiero alternativo è fondato su che cosa? Perché nella Scrittura io non vedo questi esempi. Uno dice: “Eh, ma io devo testimoniare la fede”, sì, giusto, ma comincia prima con le opere, che non con la lingua. Comincia a testimoniarla con la tua vita, affinché la tua vita non diventi una sconfessione delle tue parole. Comincia a esserlo, fai questa bella cosa, stai zitto. Figurati, che noi stiamo zitti! Non siamo capaci di fare, non dico un’ora, dieci minuti di silenzio in un giorno.

Fai silenzio, smetti di sentirti il guerriero, il crociato vivente. Fai silenzio, impara a fare silenzio, impara a dire: io testimonierò Gesù con la mia vita, non con i discorsoni, anche perché magari non sono neanche preparato, e non è neanche compito mio farlo. Se non ho la preparazione, non posso venire a spiegarvi la cardiochirurgia, io che non ho mai studiato cardiochirurgia e non sono neanche medico. Quindi: “Ofelè fa el to mestè” si dice in milanese, “ognuno faccia il suo”. Quindi, io che magari non ho mai letto il catechismo della Chiesa Cattolica una volta, allora comincio a leggermelo io, e a essere tanto umile, e a mettermi al tavolo dei peccatori. Comincio a guardare, ad informarmi, comincio a cercare le fonti, e poi lo vivo nella mia carne, nella mia persona, e poi supplico il Signore, mi offro al Signore in espiazione per i peccati miei e degli altri, perché non sono migliore degli altri, neanche di coloro che io reputo peggiori di me, perché purtroppo siamo bravi a fare questo; “quella persona è peggio di me”. E qui ci sta l’umiltà? Chi ti ha detto che quella persona è peggiore di te? “Eh, perché io lo so”. No, tu non sai niente, noi non sappiamo niente, nulla, solo Dio conosce il cuore di un uomo, quindi noi dovremmo semplicemente essere inabissati nella miseria dell’uomo, come dice don Divo, e metterci lì a pregare, supplicare ed espiare. 

«Gesù ha compiuto la redenzione del mondo… ha ristabilito l’unità degli uomini, la loro comunione con Dio, assumendo l’intera responsabilità del peccato umano — questa è la cosa importante — confessandoci colpevoli per il male del mondo, assumendo liberamente le colpe del prossimo». Questa è una cosa importantissima, che noi dovremmo sempre tenere ben chiara davanti alla nostra mente: assumerci le colpe degli altri. Noi, invece, gli altri li prendiamo e li inchiodiamo al muro con le loro colpe. 

“Ci offriamo a Dio, pronti a pagare per tutti”, ma dov’è questa cosa, nella nostra vita? Dov’è questa cosa del “ci offriamo a Dio, pronti a pagare per tutti”? Dov’è “assumere liberamente le colpe del prossimo”? Dov’è “confessarci colpevoli per il male del mondo”, dov’è? Siamo piuttosto sempre lì, pronti, con l’indice puntato, a giudicare, a criticare e a dire: sì, quella persona ha fatto questa cosa buona, però in realtà questa persona non è proprio così buona, oppure l’ha fatta per mettersi in mostra. Ma delle cose incredibili! Che uno dice: vabbè, allora basta, è finito, siamo tutti marci. Non è possibile vedere un atto di bontà in qualcuno? No! Terribile, terribile. Quindi, io vi ripeto, sono assolutamente d’accordo con don Divo; assolutamente d’accordo. Sono il primo che deve lasciarsi scassinare la testa e il cuore da queste parole, uscire da questo format del dito puntato, e imparare a sedersi con tutti alla tavola dei peccatori, perché siamo tutti peccatori; e a chiedere perdono a Dio. Questo credo che sia il nostro compito primario.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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