Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: Riparare assumendo – La mistica della riparazione, di don Divo Barsotti pt.3
Venerdì 9 agosto 2024
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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PRIMA LETTURA (Os 2,16.17.21-22)
Così dice il Signore:
«Ecco, la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.
Là mi risponderà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nell’amore e nella benevolenza,
ti farò mia sposa nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore».
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a venerdì 9 agosto 2024. Quest’oggi festeggiamo santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), vergine e martire, patrona d’Europa.
Abbiamo ascoltato la prima lettura della Santa Messa di oggi, tratta dal capitolo secondo del libro del profeta Osea, versetti 16 e seguenti.
Continuiamo la lettura del libro di don Divo Barsotti, La mistica della riparazione. Oggi affrontiamo un nuovo capitolo:
IL MISTERO DELLA REDENZIONE
È il mistero Cristiano che si esprime in questa legge. Nella prima creazione Dio creò, moltiplicando le cose; dall’unità il processo divino passa alla molteplicità, ad una molteplicità sempre più varia, sempre più ricca di forme. Nella seconda creazione, al contrario, da questa molteplicità, da questa frammentarietà di una situazione divisa anche dal peccato, frantumata anche dal male, la parola divina chiama verso l’unità. Tutta quanta la creazione divina diviene un solo Cristo; Cristo, l’Unico, la salva in sé stesso, assumendola in sé, portando egli stesso il peso di tutti i peccati, divenendo solidale con tutto l’universo dinanzi al Padre. Questo processo, dalla molteplicità all’unità, continua e diviene pienamente reale attraverso la Chiesa. Certo, nella medesima misura in cui siamo in Cristo, in cui ci trasformiamo in lui, dobbiamo operare anche per questa unità, per questa unificazione.
Non siamo salvi se non è salvo con noi l’universo, diceva Péguy. È vero, perché la nostra salvezza non è che una partecipazione al mistero di una redenzione universale. Ora, questo della redenzione cristiana è il mistero per cui, nell’unità di Cristo, tutto quanto è salvato. Non posso partecipare a questo mistero di redenzione che nella misura in cui io stesso divengo solidale veramente col mondo, nella misura in cui riunisco in me tutta quanta la creazione, assumendo tutto il peso delle sue angosce, del suo dolore, del suo male, della sua miseria, del suo peccato, e rispondendo di tutto dinanzi a Dio. I pochi salvano i molti.
Ci domandiamo sempre perché Nostro Signore agisca in un modo così curioso. Perché è veramente curioso il modo di agire di Dio. Dopo duemila anni siamo come all’inizio; pochi santi, un discreto numero di anime buone, una grande moltitudine di cristiani di nome e una moltitudine sterminata di anime che non conoscono il Cristo. È fallito il Cristianesimo? Continua il mistero di Uno che salva tutti, dei pochi che salvano i molti.
Cristo è sempre presente, nella Chiesa, nella storia del mondo, ed è presente nel Sacrificio per cui assume la creazione, e si addossa la miseria e i peccati del mondo: «Agnus Dei, qui tollis peccata mundi, miserere nobis». Nella Messa, Gesù non è presente soltanto per la sua nascita da Maria, per i miracoli che ha compiuto in favore dei lebbrosi e dei ciechi: è presente nel mistero di una morte per effetto della quale egli assume tutto il peccato umano e lo cancella in sé. «Agnus Dei, qui tollis peccata mundi»: tutti egli li prende sopra di sé. Veramente la Messa è la salvezza dell’universo; in ogni istante Gesù rimane vivo, l’Unico che salva tutti. E poiché noi dobbiamo essere in lui, non possiamo vivere altro che questo stesso mistero. Ecco l’impegno per noi: non di separarci dagli altri, non di sentirci diversi, non di rigettare il peso della miseria e del peccato umano, ma caricarcene totalmente per risponderne a Dio.
Voi mi dite: «Non è orgoglio, in fondo, tutto questo? Non dobbiamo piuttosto badare ad espiare il nostro peccato piuttosto che quello degli altri? Come osiamo investirci di questa responsabilità e voler rispondere del peccato umano quando noi stessi siamo così peccatori?». È vero, di fatto non possiamo rispondere a questo dovere che nella misura in cui siamo santi. Appunto nella stessa misura in cui siamo chiamati alla perfezione, siamo anche chiamati ad assumerci questo peccato.
Al limite estremo, quando fossimo santi come Gesù, anche noi dovremmo caricarci di tutto il peccato umano, come lui. Possiamo riparare poco, e ripariamo poco effettivamente, proprio perché non siamo nel Cristo, perché estremamente imperfetta è la nostra unione con lui. Quanto più saremo nel Cristo, tanto più potremo dunque rappresentare l’umanità peccatrice, essere solidali con questa umanità per salvarla innanzi al Volto di Dio. Così, quando abbiamo espiato i nostri peccati, si inizia per noi il vero martirio. Santi della santità di Gesù, diveniamo vittime immolate che si offrono al Padre per ottenere misericordia. Quando per questa via saremo santi della santità di Gesù, in questa santità si realizzerà l’unità nostra con Cristo e con tutti i fratelli, perché non ci separeremo più da loro, ma vorremo che la loro condanna sia la nostra, parteciperemo al loro castigo, sopporteremo il peso dell’universale peccato. Nessuna dottrina teologica rivela più di questa la nostra unità con gli uomini, manifesta maggiormente l’infinita carità di Dio e dice meglio la dignità del cristiano, chiamato a collaborare con Dio per sollevare il mondo e farlo partecipe della santità e della gloria di Dio.
Don Divo dice che la nostra salvezza è una partecipazione al mistero della redenzione operata da Cristo. E quindi noi siamo chiamati ad essere solidali col mondo, ad assumere tutto il peso delle sue angosce, del suo dolore, del suo male, della sua miseria e del suo peccato, rispondendo di tutto questo davanti a Dio; non solo del mio, ma anche di quello degli altri.
Di nuovo ritorna la formula: “I pochi salvano i molti”. E lui dice: “se voi notate, la storia è progredita, però, di fatto, notiamo che ci sono pochi santi, che ci sono poche anime buone — un discreto numero — c’è una grande moltitudine di cristiani che sono tali solo di nome, che sono apparenti cristiani, ma che, di fatto, non si lasciano veramente permeare la vita da Gesù. Cioè, ci sono molti cristiani che lo sono solo di nome, per cui le loro scelte non sono legate al Vangelo, non è che prima di decidere si lasciano illuminare dai Sacri Cuori di Gesù e di Maria, no! Ma neanche li interpellano, non si pongono proprio il problema! Vivono la loro strada, vivono le loro scelte in relazione a quello che loro pensano essere bene o male. Gesù, il Vangelo, la Sacra Scrittura — perché non dobbiamo mai dimenticare anche l’Antico Testamento — i dieci comandamenti, tutto ciò che la Chiesa ha insegnato in duemila anni di storia, non ha nessun valore, semplicemente non interessa; è così! Di fatto, è così! Purtroppo, è così. E quindi si è cristiani solo di nome, e quindi non mi faccio nessun problema a dirmi cristiano e poi a vivere una vita addirittura alle volte che va contro la parola di Dio. Non mi faccio nessun problema.
Poi c’è una moltitudine sterminata di anime che non conoscono Gesù, e qui non dobbiamo semplicemente pensare alle tribù di non so quale zona sperduta del pianeta, no, no, io penso a Milano, a Bergamo, a Napoli, a Cagliari, a Pistoia, a Firenze, per dire, delle grandi città, alcune città d’Italia; penso a New York, penso a Sydney, dove non siamo in una tribù sperduta, siamo in città assolutamente all’avanguardia; eppure, Gesù non è conosciuto. Sì, lo conoscono nominalmente, magari, sanno che è esistito Gesù, ma non conoscono nulla di Gesù, nulla del Vangelo, nulla dell’annuncio cristiano, e vivono esattamente come se Gesù non ci fosse mai stato.
Poi ci sono delle anime, e credo che siano anche queste tante, che si fanno un loro Gesù, se lo costruiscono, il loro Gesù, ad uso e consumo, secondo i loro capricci e secondo le loro voglie. E quindi, come vi ho detto tante volte, sono terribilmente ignoranti dal punto di vista della loro fede. Il tempo che hanno, per esempio, lo sprecano sui social, alla televisione, alla radio, ai giochini, alle chiacchiere, al cellulare, sui video di YouTube; non lo usano per approfondire la propria fede.
Potrebbero dire: “Non ho molto tempo, però una pagina del Vangelo me la posso leggere. Oggi rinuncio a Facebook e mi leggo il Vangelo, tanto c’è anche sul cellulare. Non ho molto tempo, però oggi lo dedico a sentirmi una bella meditazione, al posto del sentirmi una canzone”.
E invece no, vanno avanti per le loro strade, con una devozione che è più devozionismo che devozione, avendo un’assoluta ignoranza delle questioni ultime, delle questioni serie, delle questioni importanti della propria fede, dicendo che: “Sì, va bene, comunque…”. Non vogliono grossi problemi nella vita, conoscono Gesù, però conoscono di più il mondo; hanno sentito parlare di Gesù, però apprezzano di più il mondo.
«È fallito il cristianesimo?» No! È sempre il mistero di pochi che salvano i molti. E quindi lui dice che il nostro compito nel diventare santi, nel fare il cammino di perfezione, è proprio quello di capire che dobbiamo assumerci il peccato degli altri, il fallimento degli altri, l’errore degli altri, la resistenza degli altri, l’ignoranza degli altri. Da una parte non dobbiamo averla noi: la prima forma di riparazione è fare esattamente noi il contrario, per cui mi impegnerò io a conoscere bene la mia fede, a studiarla, ad approfondirla, a leggere bene la Scrittura, a leggere bene il Vangelo, a leggere bene i documenti della Chiesa, ad approfondire.
Allo stesso tempo, dobbiamo condividere questo peccato altrui, sentirlo nostro. Santa Teresa di Gesù Bambino diceva: “sedersi alla tavola dei peccatori e mangiare il pane duro dell’incredulità”. Mi ha sempre colpito questa espressione di Santa Teresa.
Come mi ha colpito, in questi giorni, un video, che mi hanno fatto vedere, di una manifestazione religiosa, dove ci son state altre persone, che religiose ovviamente non erano, che hanno attaccato, che hanno insultato, che hanno minacciato, che hanno per certi versi messo anche un po’ le mani addosso, c’è voluta la polizia. Ma questo non stupisce! Non stupisce che il mondo gridi, urli, sia violento, si ribelli a chi difende Dio, i suoi comandamenti e i suoi diritti. Non voglio entrare nello specifico della questione, perché non mi interessa, mi interessa il concetto. Quello che mi ha colpito, è stata la reazione dell’altra parte, cioè della parte cristiana, perché anche se non c’è stata la stessa violenza (grazie al cielo!) però ci sono stati degli insulti. Dare a delle persone degli ignoranti non è proprio una cosa carina, è vero che uno può dire “ignoranti” perché “voi ignorate”, però il potere semantico della parola “ignorante” è forte! E anche dalla nostra parte (dalla parte cristiana) questi urlavano e alzavano la voce. A che cosa serve? A che cosa è servito? Forse che chi stava di là si è convertito, ha capito l’errore? Di là bestemmiavano, di là…
Perché non proviamo ad assumere questo peccato? A presentarci e a presentarlo davanti a Dio e dire: “Signore, questo è ciò che accade”.
Non so, io me la immagino così…
Ho in mente un’altra scena molto bella, che ho visto in altri video girati all’estero, che mi sono piaciuti molto e che mi hanno colpito molto, dove c’erano questi cristiani che si stringevano uno con l’altro attorno ad una cattedrale, con il Rosario in mano e lo recitavano mentre delle persone davanti li insultavano, gli gridavano addosso e gli sputavano addosso. Questi fermi, avanti col Rosario. Ecco, questo mi sembra un atteggiamento più evangelico, più vero, più giusto. Non serve gridare, non serve insultare, non serve aggredire, non aumenta nulla alla potenza della verità; anzi, per certi versi, un po’ la offusca, la mette in discredito.
Uno potrebbe dire: si, però pensate a san Giovanni Battista “voce di uno che grida nel deserto”, sì, nel deserto! Sì, va bene, se vuoi gridare nel deserto, grida, ma nel deserto, però! “Voce di uno che grida nel deserto”, ma era nel deserto, non era in un agglomerato cittadino, capite? È vero che abbiamo esempi di santi che hanno tuonato per difendere la verità, mi viene in mente, ad esempio, sant’Antonio da Padova, che predicava in un modo eccezionale, ma anche altri santi, come san Bernardino da Siena; però è diverso: non c’era l’insulto, non c’era l’aggressione. C’era il gridare, ma proprio per farsi sentire. Adesso non ce n’è più bisogno, perché adesso abbiamo i microfoni, abbiamo megafoni e ci si sente tutti; che senso avrebbe che adesso mi mettessi a urlare? Non c’è bisogno perché, se volete ascoltare più forte la mia voce, aumentate il volume e, se mi metto a gridare, lo dovete abbassare, sennò vi rompo i timpani. E se io grido, quello che dico ha più effetto? No.
Quindi, questa cosa che ho visto mi ha fatto dire: no, non è questa la via. Assumiamo quel peccato, assumiamo quella resistenza in questa logica della riparazione, assumiamo quella ribellione. Chissà quelle povere persone cosa si portano nel cuore; chissà perché arrivano a fare così tanto baccano per niente; chissà tutto questo livore, tutta questa rabbia da dove nasce. E io mi devo mettere a gridare contro di loro? Ma sono esseri umani, sono figli di Dio. Ogni tanto mi vien da dire: potrei essere io con loro; se non avessi avuto certe grazie, se non avessi avuto certi esempi, anch’io potrei essere lì e forse peggio. Il fatto che sono di qua, non è che mi rende migliore di loro; diverso, ma non migliore.
E allora affrontiamo questo male nel mondo senza gridare, senza fare gli scandalizzati, senza aggredire, senza insultare, senza essere violenti, ma condividendo e riparando, vivendo della santità di Gesù e iniziando, come dice don Divo, proprio il vero martirio: “diventare vittime immolate che si offrono”. Gesù non ha mai avuto voglia di gridare; certo, si è fatto sentire in alcuni momenti, vero, ma ci ha insegnato una via un po’ diversa. Ecco, impariamola anche noi.
Ecco perché vi dico, evitate le polemiche, evitate di aggredirvi l’uno con l’altro, evitate quelle ironie pungenti. Siate sempre molto pacati, molto moderati; dite la verità, certo, la verità va detta, per l’amor del cielo! Affermate la verità, ma sempre con grande rispetto. E se poi uno non la vuole ascoltare, basta, tranquilli; uno dice: va bene, ne prendo atto, e il discorso finisce lì. Non imponiamo mai, proponiamo, ma non imponiamo. Poi, chi vuole ascoltare, ascolta, e chi non vuole ascoltare, non ascolta.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.














