Catechesi di lunedì 2 novembre 2015
Ciclo di catechesi “La coscienza credente: fondamenti e struttura”
PRIMA PARTE sul saggio “Elogio della coscienza” dell’allora card. Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI).
Relatore: p. Giorgio Maria Faré
Ascolta la registrazione della catechesi:
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Il testo che viene letto e commentato in questa prima parte del ciclo di catechesi è il saggio: “Elogio della coscienza” dell’allora card. Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI), pubblicato da “Il Sabato” il 16 marzo 1991.
Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
Approfondimenti
Sinderesi
da Wikipedia.
Il termine sinderesi, anche nella variante sinteresi, deriva dal greco συντήρησις (süntèrēsis, secondo la pronuncia bizantina per cui tau dopo ni si legge come delta)[1] da συντηρέω (süntēréo, composto da syn e tereo), verbo che significa “vedere”, “osservare”, “fissare lo sguardo”, quindi anche “esame di sé”. Indica il discernimento morale quale sentimento della coscienza che distingue il bene dal male.
Un’etimologia alternativa vuole il termine sinderesi come corruzione dal greco antico syneidêsis (συνείδησις)[2], dove συν sta per insieme, condiviso e είδησις appare un derivato di εἶδος = “forma”, “immagine”. In questo senso significherebbe “idea condivisa”.
Secondo San Girolamo[3], sarebbe quella parte dell’anima diversamente chiamata coscienza. La sinderesi, come lui dice «scintilla conscientiae» (luce della coscienza), cioè permette all’uomo di avere autocoscienza, esame di sé, conoscenza innata del bene e del male, e quindi capacità di distinguere spontaneamente il bene dal male, capacità di dirigersi verso ciò che lo conserva, al bene che lo favorisce, conseguendo l’autoconservazione.
Secondo Tommaso d’Aquino, la sinderesi esprime la tendenza innata dell’anima umana verso il bene e il suo rifiuto del male[4]. Dalla sinderesi dipende quindi la capacità dell’uomo di desiderare il bene e di provare rimorso per il male compiuto.
Tutta la Scolastica deriva il significato di sinderesi, proprio dal pensiero tomista, chiarendo che questa disposizione al bene avviene poiché quella parte non è stata macchiata dal peccato originale che di per sé infatti renderebbe impossibile ad ogni uomo di aspirare al bene. In questo senso la sinderesi è una tendenza attiva della coscienza al bene. L’uso compare anche in Bossuet[5].
Il termine non è più usato nella filosofia contemporanea dominante.[6] Lo si ritrova comunque impiegato, talora, in campo psichiatrico, in particolare negli studi sulla psicopatia[7].















