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Gesù attraverso il cristiano pt.5 – La mistica della riparazione, di don Divo Barsotti pt.33

Mistica della riparazione

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: Gesù attraverso il cristiano pt.5 – La mistica della riparazione, di don Divo Barsotti pt.33
Domenica 8 settembre 2024 – Natività della Beata Vergine Maria

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mc 7, 31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a domenica 8 settembre 2024. Oggi festeggiamo la Natività della Beata Vergine Maria.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal settimo capitolo del Vangelo di san Marco, versetti 31-37.

Questa è una giornata veramente molto importante. Dal diario della beata Edvige Carboni, leggiamo che un giorno la beata sognò la Santa Vergine, la quale si avvicina a lei dicendo:

“Oggi 8 settembre, festa della mia nascita, figlia mia, confidate in me: tutte le grazie passano nelle mie mani. La giornata di oggi è la più odiata dal nemico infernale, perché con la mia nascita doveva avvenire la salvezza del genere umano. Giorno senza notte è il giorno della mia nascita, ma il mondo poco o niente capisce tali misteri. Tu, assieme a Paola, pregate oggi molto, molto: pregate per tutti quelli che non mi conoscono oppure mi conoscono, ma non mi amano, anzi mi oltraggiano con le più orrende bestemmie”.

Ecco, quindi questo è il giorno più odiato dal demonio, perché con la nascita della Vergine Maria, sarebbe poi venuta al mondo la salvezza del genere umano, cioè Gesù; è grazie alla nascita della Vergine Maria che poi avremo la nascita di Gesù. 

Bella questa espressione della Vergine: “Giorno senza notte” è il giorno della sua nascita, il giorno del suo compleanno; ed è altrettanto vero che il mondo poco o niente capisce tali misteri. Speriamo che almeno coloro che sono “di chiesa”, che dicono di credere, speriamo che almeno loro capiscano questi misteri di cui parla la Vergine. 

Oggi cosa ci ha chiesto? Ci ha chiesto di pregare molto, pregare per tutti quelli che non conoscono la Vergine, oppure che non la amano e che la oltraggiano. Quindi oggi abbiamo un compito importante da svolgere.

Un’altra cosa che volevo dirvi è un messaggio dato alla beata Anna Caterina Emmerick in un’apparizione, dove la Santa Vergine le disse:

Chi, oggi (8 settembre) a mezzogiorno, per onorare la mia nascita e per dimostrare il suo amore per me nel tempo della mia permanenza nel grembo materno potrà recitare le Nove Ave Maria e proseguire così per nove giorni, l’Angelo riceverà allora da queste preghiere quotidianamente nove fiori. Egli me li porterà ed io ne farò subito dono alla Santissima trinità esortandoLa ad esaudire la preghiera dell’orante.

Questa è una novena un po’ particolare perché, invece di iniziare prima, inizia dopo, inizia proprio da oggi. Quindi oggi a mezzogiorno ricordiamoci di recitare nove Ave Maria e, da oggi, proseguire per nove giorni, in memoria e per amore del tempo della Vergine Maria nel grembo materno, i nove mesi. Ecco, molto bella.

Consiglio anche la bellissima preghiera di papa Giovanni Paolo II in occasione della festa della Natività della Vergine Maria. 

Poi, se posso, chiedo a tutti una preghiera particolare. So già che diversi di voi mi faranno i loro auguri e di cuore vi ringrazio in anticipo, però, allo stesso tempo, quello che è più importante è la preghiera. Gli auguri sono importanti, certo, ma una preghiera ancora di più. Quindi io chiedo a tutti una preghiera, perché ventotto anni fa emettevo i miei primi voti religiosi, voti temporanei, nel bellissimo convento e santuario di Concesa, dove, molti anni dopo, sarei stato diversi anni come sacerdote. Ecco, io lì ho iniziato un po’ il mio cammino come postulante, insieme ad altri compagni, e l’anno dopo sono tornato lì a emettere i miei voti religiosi. Ventotto anni non sono tanti, ventotto anni non sono pochi, e quindi vi chiedo davvero di cuore un ricordo da affidare alla Vergine Maria. 

Ci tenevo a dire tutte queste cose, perché magari non tutti le sanno.

Continuiamo la nostra lettura del testo di don Divo.

Se i cristiani sono responsabili del peccato del mondo, è proprio perché la loro fede cristiana non traspare così da imporsi ai lontani, non rivela Dio così da potersi comunicare al mondo. 

Questa fede languida, che non si impone; non nel senso di costrizione, non si impone nel senso dell’evidenza, perché l’evidenza si impone. La pioggia si impone, è evidente; la grandine s’impone, è l’evidenza che la impone. Uno può dire: “No, ma io decido di ignorarla”; sì, sì, benissimo… Sono su una spiaggia, in riva al mare, e vedo che si ritira tutta l’acqua e mi dicono: “Guardi, scappi perché sta arrivando uno tsunami” — “No, io decido di non accettare l’evidenza della realtà”. Benissimo, ci mancherebbe! “Io sono libero, non voglio accettare questa evidenza”; va bene, tra circa venti minuti, più o meno, non ci sarai più, perché lo tsunami ti spazzerà via. C’è un’evidenza che nasce dalla realtà; la realtà è auto-evidente e si impone. Se vado a correre con 40 gradi, è probabile che mi venga una sincope, non è sicuro, ma è probabile, si impone.

Allora don Divo dice: la tua fede non traspare, non si vede, non è auto evidente. E siccome non si vede, siccome non è evidente, non si impone, semplice! «Non rivela Dio così da potersi comunicare al mondo», non la si vede! Abbiamo vergogna di fare un Segno di Croce prima di mangiare al ristorante; abbiamo vergogna di portare la Medaglia Miracolosa al collo, ma non portarla perché siamo invasati, come qualcuno potrebbe pensare, ma perché è quello che ha chiesto la Vergine Maria a Rue du Bac a S. Caterina Labouré. Ha fatto coniare questa bellissima medaglia, che poi è stata chiamata “Miracolosa”, non perché la Vergine Maria l’abbia chiamata Medaglia Miracolosa, la Vergine Maria l’ha chiamata la medaglia, poi è stata chiamata Medaglia Miracolosa perché ha fatto tantissimi miracoli. La Vergine Maria ha chiesto proprio che fosse portata al collo come segno di difesa, come segno di appartenenza; ha dato tutte le spiegazioni. E noi abbiamo vergogna di portarla. “Dopo la gente ci vedono; dopo la gente ci guardano, dopo la gente ci parlano”, sapete, questi modi un po’ dialettali di parlare. “Dopo, la gente cosa ci dice?” E allora nascondi la medaglia, nascondi il crocifisso.

Poi va di moda anche dire: “No, ma io non devo imporre agli altri la mia fede e quindi la nascondo. Devo essere un po’ anonimo”. “Tu come ti chiami?” — “Nessuno” — “Come nessuno?! — “Eh, io non posso dirti il mio nome, perché se ti dico il mio nome lo impongo” — “Eh, ma io ti devo chiamare in qualche modo!” — “No, no, se tu mi devi chiamare, tu chiamami NN. Perché, se io mi chiamo Giorgio, faccio un torto a Luigi. E siccome non posso chiamarmi Giorgio, Luigi, Andrea, Marco, Simone, Alberto, Luca, Enrico, non posso chiamarmi con tutti i nomi del mondo — anche perché sennò il mio codice fiscale sarebbe interminabile e infinito — e quindi non posso sceglierne uno a scapito degli altri, farei una discriminazione! Discrimino gli altri nomi! Quindi mi chiamo NN”. Che poi NN è già tanto, perché uno dice: perché due N e non tre? Perché due, non una? Quindi, capite, già qui sembra una discriminazione delle N. Quindi chiamami Mmmh, fai un singulto e io capisco che mi stai chiamando, perché sennò io mi impongo. Perché sennò tutti associano Giorgio al mio volto e quando dicono Giorgio vedono il mio volto. E il mio volto, magari, è un volto autorevole, un volto onesto, un volto non so che cosa e quindi mi impongo sugli altri che magari non lo sono, mi impongo sugli altri che vivono una vita corrotta. E allora: tu sai chi — ricordate quel film? — non si dice quel nome! Ecco, lo chiamavano: tu sai chi.

E così abbiamo imparato a sparire, a diventare come invisibili. La nostra fede è invisibile, e quindi avere a che fare con noi o avere a che fare con un albero, in relazione alla fede, non fa molta differenza. Cioè, forse l’albero dice di più Dio che non noi, perché: “Tu sei credente?” — “Sì, no, boh, non lo so, però, forse, magari, vediamo, parliamone”.

Questa fede non traspare, questa fede non rivela niente, nessuno, non emerge. “Tu cosa pensi dell’aborto? Tu cosa pensi dell’eutanasia?” — “Ma, boh, non lo so, chissà, vediamo”. Perché non vogliamo in nessun modo prendere posizione. Ma non facendo gli invasati, semplicemente essendo noi stessi: hai la fede? Vivila! Credi in Dio? Vivilo! Vivi la tua fede nei tuoi piccoli atti quotidiani, come stiamo vedendo in questi tempi. Però, se non lo fai, e quindi questo non traspare, questo non rivela Dio, poi non ti lamentare del fatto che il mondo vive nel peccato, del fatto che il mondo offende Dio, perché siamo noi i primi, noi cosiddetti “cristiani praticanti”, a non testimoniarlo, a vivere questo anonimato della fede. Senza nome, senza padre, senza prole, senza forma, senza colore; così, anonimo.

Scrive don Divo:

Non è anche vero per noi che la nostra povera vita cristiana ha impedito a tante anime di rispondere a Dio?

Terribile questa cosa. Terribile… La nostra vita cristiana ha impedito a tante anime di rispondere a Dio; a causa della nostra tiepidezza, a causa della nostra codardia, a causa della nostra ignoranza — cioè, noi non sappiamo cosa rispondere a certe questioni — a causa del nostro peccato, perché il peccato chiude la bocca. Il peccato, oltre a bloccare le azioni, ti paralizza. Non puoi fare una testimonianza cristiana se vivi nel peccato mortale, nel peccato grave. Se non hai una vita di grazia, come fai a testimoniare Gesù? Ma non ti viene proprio voglia né di andare alla Messa, né di pregare, né di stare col Signore, né di testimoniarlo. E questo impedisce ad altre anime di rispondere a Dio. Perché, se uno già ha poca fede e si trova circondato da gente che vive come se Dio non esistesse… E vive come se, circa l’esistenza di Dio, la sua vita dice: non è che cambia molto…

Facciamoci questa domanda: se Dio non ci fosse, cosa cambierebbe nella mia vita? Se Dio non ci fosse, quali cose non farei più e quali cose mi metterei a fare? Spero che uno dica: tantissime! Perché, se uno dice: mah, tutto sommato va bene già così. Ecco, non ci siamo! E don Divo dice:

Siamo ancora così piccini, così egoisti, così legati a noi stessi, così suscettibili…

Suscettibili che vuol dire superbi; i suscettibili sono superbi. 

“Legati a noi stessi”, e io aggiungo: legati alle nostre idee. Noi abbiamo le nostre idee e andiamo avanti per le nostre idee. Cristiani praticanti che poi vanno alla Messa e stanno fuori a fumare prima di entrare, magari all’omelia escono a fumare, a chiacchierare, per poi rientrare dopo. Che, quando vanno a confessarsi, stanno lì a chiacchierare con l’amico, con l’amica, che guardano il cellulare, guardano Facebook, guardano non so che cosa, prima di entrare in confessionale, perché devono passare il tempo; che si stufano e sbuffano perché quello che è dentro sta dentro troppo. Queste sono persone legate a sé stesse, persone egoiste, persone suscettibili, mediocri — dice don Divo:

…così mediocri nella nostra vita, che anche coloro che ci conoscono invece di essere portati proprio dalla nostra vita a una maggiore intimità col Signore, forse hanno proprio da essa colto occasione per allontanarsi da lui o almeno per non ascoltarne la voce o per non volerlo seguire pienamente!

Cioè, a causa della nostra cattiva, brutta o assente testimonianza, ci sono persone che si sono allontanate dall’intimità col Signore, che non vogliono ascoltare la sua voce, che non vogliono seguirlo pienamente; per colpa nostra! Perché vedendo noi, come ci comportiamo e come siamo, uno non è spinto a dire: anch’io voglio essere così; ma, a dire: non voglio essere così. Se essere cristiano vuol dire quella cosa lì, me ne vado!

Questo modo di mormorare in chiesa, di parlar male, di guardarsi in cagnesco; gente che va alla stessa Messa fa la Comunione e poi uno parla male dell’altro, si trattano male, si guardano male, si rispondono male. È chiaro che uno guarda, vede e dice: io anche no; posso anche farne a meno. E quello che non vedono è l’intimità. Perché noi possiamo fare tante cose, ma si capisce se c’è o non c’è intimità con Gesù. Si capisce, guardando quella persona, se quella persona ha un’intimità col Signore oppure se è un professionista del sacro, un mestierante del sacro. Si capisce se quella persona ha amicizia col Signore, lo si capisce lontano un miglio. Si capisce se c’è spiritualità nel suo modo di parlare, soprattutto nel modo di ragionare; perché, vedete, nel parlare uno può anche fare il furbo, perché magari ha studiato tanto e va a prendere un po’ i discorsi dei santi. Ma nel ragionare: da lì non si scappa! Si capisce, quando si ha a che fare con una persona che ragiona secondo il Vangelo, secondo l’amicizia col Signore. Da qui, guardate, non si fugge, non si può imbrogliare.

Quale responsabilità la nostra, e quale colpa abbiamo anche di tutto questo!

Per cui, prosegue don Divo:

…dobbiamo sentirci maggiormente impegnati alla riparazione del peccato umano, all’espiazione del peccato di tutti.

E il tema sempre centrale è “l’unione con Gesù”.

C’è un testo del 1981 di don Divo: “Gli esercizi di Arliano”, vorrei leggervi una parte, perché, anche se sono passati un po’ di anni dal 1981, mi sembra molto attuale, sentite un po’ cosa dice:

Non ci turbiamo. Voi vi lasciate sgomentare dalle Brigate Rosse, dalla massoneria dal comunismo, basta uno di noi a vincere tutto questo, siamo anche troppi noi. Non abbiamo letto i giorni passati che Davide con cinque sassi colti dal torrente sfugge al gigante Golia? Oh, tu da solo sei più che sufficiente a salvare tutto il mondo.

Guardate che son parole forti, eh!

Non è Cristo che vive in te? Noi dobbiamo essere sicuri di questo, non lasciamoci sgomentare.

E noi invece ci lasciamo tanto sgomentare…

È una delle tentazioni più gravi che ci viene dal maligno, quella di lasciarci impietriti di fronte alla gravità delle situazioni.

E sembra che tutti cerchino di impietrire le persone, soprattutto con certi discorsi apocalittici. In realtà — dice don Divo — questa è una delle tentazioni più gravi: lasciarsi impietrire di fronte alla gravità. Quante situazioni gravi — e non entro nel dettaglio perché non serve, siete tutti intelligenti — ci sono oggi in questo mondo! Situazioni che riguardano tutti, intendo; sono tantissime! Scopo del diavolo, dice don Divo, è quello di impietrirti. Cosa vuol dire impietrirti? Vuol dire renderti di pietra, vuol dire trasformarti in una statua, vuol dire bloccarti, vuol dire gelarti, vuol dire terrorizzarti, vuol dire disorientarti, spaventarti, angosciarti, vuol dire sgomentarti.

Se noi siamo figli di Dio è gioco da bambini vincere il comunismo, la massoneria e tutto il male del mondo.

Capito? Gioco da bambini.

Però, si vince come ha vinto Gesù…

Ecco la differenza!

…non sul piano apparente.

Attenti, attenti a cosa dice adesso don Divo

Noi diamo troppa importanza a quello che è visibile: quello che è visibile cade, quello che è invisibile rimane.

Noi diamo troppa importanza all’apparenza, troppa importanza a quello che si vede, troppa importanza a ciò che è visibile. Quello che è visibile crolla, è ciò che è invisibile quello che rimane. Guardate, questa tentazione è veramente forte per tutti noi: lasciarci impietrire e dare importanza di più al visibile che all’invisibile. Poi, in questo mondo digitale, dove ciò che conta sono i numeri, è un disastro. Come se la verità fosse quantificabile coi numeri. 

Ma quanti hanno difeso Gesù nella sua passione? Nessuno! Quindi: è fallita? Domando: ha fallito? Non so. Ma quando dico “difeso” intendo difeso come Gesù voleva essere difeso non con la spada, perché a san Pietro dice di metterla via, è per questo che san Pietro se ne va. San Pietro non se ne va perché era un vigliacco, o perché era un pauroso, assolutamente no! San Pietro se ne va perché Gesù gli propone un’altra via, che non è quella della violenza, quella della spada. 

Perché Giuda lo tradisce? Chiedetevelo! “Ah, perché Giuda era attaccato ai soldi, perché Giuda…”, no! No, guardate, il tradimento di Giuda nasce da una reiterata e profonda delusione, amarezza: “Gesù non è colui che ci verrà e ci viene a salvare dai Romani, così come noi ce lo aspettavamo”. Gesù non arriva a cavallo, sul suo destriero bianco, come re vittorioso, con in mano la spada, a farci partire in guerra. No, Gesù vince con la Croce; questo è inaccettabile per Giuda, per questo lo tradisce, questa è la ragione; tutta la questione di visibilità e di apparenza. 

Ma la vera liberazione è invisibile agli occhi umani. E noi misuriamo il successo di qualunque cosa coi numeri, con il contometro. 

“Quanti sono?” È sempre così, guardate, sempre così. Perché la logica del supermarket ce l’abbiamo dentro tutti, perché tutti andiamo a fare la spesa e quindi la logica del supermarket ce l’abbiamo dentro tutti, anche nella fede. E scrive:

Ed ecco, allora, una legge che è propria di tutte le economie religiose del mondo: Dio salva il mondo, salva tutti gli uomini attraverso Uno, che è Gesù. Ancora oggi è vero che Dio continua a salvare il mondo attraverso i pochi. È questo uno dei principi fondamentali della mistica islamica, della mistica ebraica, della mistica cristiana. Vi sono — questo probabilmente non lo sapete — secondo l’Islam, trentasei colonne che reggono il mondo e sono trentasei santi nascosti agli occhi degli uomini. Miei cari fratelli, Dio ci ha chiamati a seguirlo, ci ha reso consapevoli della nostra grandezza, siamo sui figli, ci ha resi consapevoli della nostra missione. Il mondo lo abbiamo nelle nostre mani, non è nelle mani dei comunisti, non è nelle mani della massoneria, figuriamoci se Dio lo lascia in mano a loro! Ha troppo sofferto per questo mondo per lasciarselo prendere dal comunismo e della massoneria. Sembra che tutto crolli, ma in realtà, al di là delle apparenze, vive un amore infinito che è anche infinitamente efficace: Dio.

Bellissime riflessioni, verissime parole. Questo mondo è in mano a Dio, tutto è in mano a Dio: il mondo, gli uomini, il creato, la Chiesa! La Chiesa è in mano a Dio, la Chiesa è di Dio, non è nostra! È la sposa di Cristo. Tutto è in mano a Dio! Quindi non è in mano dei nemici di Dio, Dio non la lascia in mano a loro, anche se può sembrare in apparenza che… Ed è in mano nostra nella misura in cui noi siamo uniti a Lui. 

Il Signore ha sofferto troppo per noi per lasciarci in mano al male. 

Sembra che tutto vada a catafascio, sembra che tutto crolli, «ma in realtà, al di là delle apparenze, vive un amore infinito che è anche infinitamente efficace: Dio». Non è solamente amore infinito, è amore efficace. “E allora, quand’è che interviene Dio?”; lo sa Dio. “E allora, come interviene Dio?”; lo sa Dio. Il come, il quando, lasciamolo a Dio. Lasciamo a Dio fare Dio. “E noi, cosa dobbiamo fare?” Ah, noi dobbiamo fare una cosa sola: vivere uniti a Dio. E lì, dove siamo, testimoniare Dio. Basta! Don Divo dice che ne basta uno, “siamo già fin troppi”. Ne basta uno che vive veramente così e il mondo cambia perché, quella testimonianza diventa virale, potentissima.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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