Catechesi di lunedì 9 aprile 2018
Ciclo di catechesi “La Fede: dubbio o Abbandono? La Scelta di una vita”
Relatore: p. Giorgio Maria Faré
Ascolta la registrazione della catechesi:
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Brani commentati durante la catechesi:
Libro di Ester, capitolo 3
1 In seguito, il re Assuero promosse Amàn figlio di Hammedàta, l`Agaghita, alla più alta dignità e pose il suo seggio al di sopra di quelli di tutti i prìncipi che erano con lui. 2 Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, piegavano il ginocchio e si prostravano davanti ad Amàn, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non piegava il ginocchio né si prostrava. 3 I ministri del re che stavano alla porta del re dissero a Mardocheo: “Perché trasgredisci l’ordine del re?”. 4 Ma, sebbene glielo ripetessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono la cosa ad Amàn, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento, perché aveva detto loro che era un Giudeo. 5 Amàn vide che Mardocheo non s’inginocchiava né si prostrava davanti a lui e ne fu pieno d’ira; 6 ma disdegnò di metter le mani addosso soltanto a Mardocheo, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere il popolo di Mardocheo, tutti i Giudei che si trovavano in tutto il regno d’Assuero.
7 Il primo mese, cioè il mese di Nisan, il decimosecondo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè la sorte, alla presenza di Amàn, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul tredici del decimosecondo mese, chiamato Adàr. 8 Allora Amàn disse al re Assuero: “Vi è un popolo segregato e anche disseminato fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri. 9 Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io farò passare diecimila talenti d’argento in mano agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale”. 10 Allora il re si tolse l’anello di mano e lo diede ad Amàn, l’Agaghita, figlio di Hammedàta e nemico dei Giudei. 11 Il re disse ad Amàn: “il denaro sia per te: al popolo fa’ pure quello che ti sembra bene”. 12 Il tredici del primo mese furono chiamati i segretari del re e fu scritto, seguendo in tutto gli ordini di Amàn, ai satrapi del re e ai governatori di ogni provincia secondo il loro modo di scrivere e ad ogni popolo nella sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome del re Assuero e sigillato con il sigillo reale. 13 Questi documenti scritti furono spediti per mezzo di corrieri in tutte le province del re, perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del decimosecondo mese, cioè il mese di Adàr, e si saccheggiassero i loro beni.
Il decreto 13a Questa è la copia della lettera:”Il grande re Assuero ai governatori delle centoventisette province dall’India all’Etiopia e ai capidistretto loro subordinati scrive quanto segue: 13b Essendo io alla testa di molte nazioni e avendo l’impero di tutto il mondo, non esaltato dall’orgoglio del potere, ma governando sempre con moderazione e con dolcezza, ho deciso di rendere sempre indisturbata la vita dei sudditi, di assicurare un regno tranquillo e sicuro fino alle frontiere e di far rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini. 13c Avendo io chiesto ai miei consiglieri come tutto questo possa essere attuato, Amàn, distinto presso di noi per prudenza, segnalato per inalterata devozione e sicura fedeltà ed elevato alla seconda dignità del regno, 13d ci ha avvertiti che in mezzo a tutte le stirpi che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile, diverso nelle sue leggi da ogni altra nazione, che trascura sempre i decreti del re, così da impedire l’assetto dell’impero da noi irreprensibilmente diretto. 13e Considerando dunque che questa nazione è l’unica ad essere in continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per uno strano tenore di leggi, e che, malintenzionata contro i nostri interessi, compie le peggiori malvagità e riesce di ostacolo alla stabilità del regno, 13f abbiamo ordinato che le persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Amàn, incaricato dei nostri interessi e per noi un secondo padre, tutte, con le mogli e i figli, siano radicalmente sterminate per mezzo della spada dei loro avversari, senz’alcuna pietà né perdono, il quattordici del decimosecondo mese, cioè Adàr; 13g perché questi nostri oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli inferi in un sol giorno, ci assicurino per l’avvenire un governo completamente stabile e indisturbato”. 14 Una copia dell’editto, che doveva essere promulgato in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché si tenessero pronti per quel giorno. 15 I corrieri partirono in tutta fretta per ordine del re e il decreto fu promulgato subito nella cittadella di Susa. Mentre il re e Amàn stavano a gozzovigliare, la città di Susa era costernata.
Testo della catechesi
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Questa sera affronteremo il libro di Ester nell’Antico Testamento, che vi invito a leggere poi con calma, perché è un testo molto bello, molto significativo, molto importante, poco conosciuto, purtroppo, ma non per questo non denso.
Siamo al capitolo 3 del libro di Ester e lo affronteremo in un modo un po’ diverso da quello che abbiamo fatto fino adesso, cioè, ci faremo guidare — da questa sera, per un pochino — dalla riflessione esegetica e teologica di un sacerdote morto in concetto di santità, figlio spirituale di Padre Pio, che conoscete già e che si chiama don Dolindo Ruotolo. Lui ha scritto diversi testi e c’è un commento, che lui fa a questo libro di Ester, che è veramente molto interessante. Quindi io leggerò il suo testo e chioserò quello che dice. Adesso leggo il testo della Scrittura e poi useremo il commento che fa lui.
Ester — Capitolo 3
1In seguito, il re Assuero promosse Amàn figlio di Hammedàta, l’Agaghita, alla più alta dignità e pose il suo seggio al di sopra di quelli di tutti i prìncipi che erano con lui. 2Tutti i ministri del re, che stavano alla porta del re, piegavano il ginocchio e si prostravano davanti ad Amàn, perché così aveva ordinato il re a suo riguardo. Ma Mardocheo non piegava il ginocchio né si prostrava. 3I ministri del re che stavano alla porta del re dissero a Mardocheo: «Perché trasgredisci l’ordine del re?». 4Ma, sebbene glielo ripetessero tutti i giorni, egli non dava loro ascolto. Allora quelli riferirono la cosa ad Amàn, per vedere se Mardocheo avrebbe insistito nel suo atteggiamento, perché aveva detto loro che era un Giudeo. 5Amàn vide che Mardocheo non s’inginocchiava né si prostrava davanti a lui e ne fu pieno d’ira; 6ma disdegnò di metter le mani addosso soltanto a Mardocheo, poiché gli avevano detto a quale popolo Mardocheo apparteneva. Egli si propose di distruggere il popolo di Mardocheo, tutti i Giudei che si trovavano in tutto il regno d’Assuero.
7Il primo mese, cioè il mese di Nisan, il decimosecondo anno del re Assuero, si gettò il pur, cioè la sorte, alla presenza di Amàn, per la scelta del giorno e del mese. La sorte cadde sul tredici del decimosecondo mese, chiamato Adàr. 8Allora Amàn disse al re Assuero: «Vi è un popolo segregato e anche disseminato fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri. 9Se così piace al re, si ordini che esso sia distrutto; io farò passare diecimila talenti d’argento in mano agli amministratori del re, perché siano versati nel tesoro reale». 10Allora il re si tolse l’anello di mano e lo diede ad Amàn, l’Agaghita, figlio di Hammedàta e nemico dei Giudei. 11Il re disse ad Amàn: «Il denaro sia per te: al popolo fà pure quello che ti sembra bene». 12Il tredici del primo mese furono chiamati i segretari del re e fu scritto, seguendo in tutto gli ordini di Amàn, ai satrapi del re e ai governatori di ogni provincia secondo il loro modo di scrivere e ad ogni popolo nella sua lingua. Lo scritto fu redatto in nome del re Assuero e sigillato con il sigillo reale. 13Questi documenti scritti furono spediti per mezzo di corrieri in tutte le province del re, perché si distruggessero, si uccidessero, si sterminassero tutti i Giudei, giovani e vecchi, bambini e donne, in un medesimo giorno, il tredici del decimosecondomese, cioè il mese di Adàr, e si saccheggiassero i loro beni.
14Una copia dell’editto, che doveva essere promulgato in ogni provincia, fu resa nota a tutti i popoli, perché si tenessero pronti per quel giorno. 15I corrieri partirono in tutta fretta per ordine del re e il decreto fu promulgato subito nella cittadella di Susa. Mentre il re e Amàn stavano a gozzovigliare, la città di Susa era costernata.
Adesso vediamo come don Dolindo commenta questo testo. Scrive:
Aman era uno di quei faccendieri che sanno farsi strada in tutti i modi presso i grandi. La storia non ci dice in quali circostanze egli fosse diventato il favorito di Assuero, ma dal contesto si rileva che dovette esserlo per intrigo. Salito alla prima dignità dell’impero, si faceva adorare da tutti con onori divini; quando passava, i servi del re e i portinai piegavano il ginocchio innanzi a lui, non per farlo in atto di ossequio, comune presso gli orientali e praticato dagli stessi ebrei, ma per vera adorazione, giacché il re o il ministro erano considerati come divinità incarnate.
Quindi siamo di fronte, di fatto, a un atto di adorazione, non di rispetto, di cultura, ma questi qui si ritenevano e volevano essere ritenuti dei. Quindi, prostrarsi davanti a un uomo con questa intenzione, vuol dire rendere un atto di culto e questo può essere solo reso a Dio. In caso diverso, si cade nel peccato più grave che ci sia, che è il peccato di idolatria.
Mardocheo, che stava alla porta del palazzo, non adorava Amàn e protestava che egli, come giudeo, non poteva prestare un culto divino a una creatura.
Comincia ad evidenziarsi il fatto che la mia fede in Dio crea un problema, che è direttamente correlato con una diversità. La mia fede in Dio crea una differenza, mi rende diverso dagli altri: gli altri si piegano in ginocchio, io non posso, non voglio! Spero che, al termine di quest’ora, possiamo uscire di qui avendo ben chiaro quanto (forse…) siamo distanti da questo grande uomo, che si chiama Mardocheo. Lui non è che non si mette in ginocchio perché non può farlo; non è un servo di Dio, è amico di Dio. Non è un “servo”, proprio nel senso peggiore del termine, ma è uno che volentieri asseconda le sue leggi, le osserva con tutto il cuore.
Quante volte noi non facciamo le cose perché non possiamo farle ma le vorremmo fare! Questo non è Mardocheo: lui non poteva farlo e volontariamente non lo fa.
Gli altri portinai cercarono di convincerlo a desistere dal suo atteggiamento.
Ascoltando questo, chissà quanti rimandi possiamo avere nella nostra testa! Quante persone nella nostra vita ci dicono: “Ma smettila di fare il diverso! Smettila di fare il fondamentalista! Smettila di fare l’esagerato! Smettila di fare quello che deve sempre distanziarsi, differenziarsi dagli altri! Smettila di fare la primadonna, fai come fanno tutti!”
Ma, non essendo riusciti a smuoverlo, lo denunciano ad Aman.
Interessante, no? Siccome non riescono a convincerlo a fare come fanno loro, passano alla delazione. Perché, allora come oggi, la legge dell’uniformità è una legge regale: tu devi essere come tutti. Il paradosso è che siamo nel relativismo assoluto, ma tutti devono essere uguali. Noi diciamo che ognuno è libero di fare quello che vuole, in realtà siamo tutti uguali: tutti siamo “ugualmente liberi” di fare quello che ci viene detto di fare. Questa è la più grande forma di schiavitù, è proprio la schiavitù che si chiama manipolazione della mente.
Lo denunciano per vedere se egli avesse osato perseverare nel suo proposito. Evidentemente Mardocheo si gloriava di non sottomettersi all’empio ministro, ostentava la sua fortezza d’animo…
Mardocheo è un po’ come Mattatia, sono quegli uomini che la roccia del mare a confronto è molle, il granito è niente, sono quegli uomini che oggi è difficile da trovare in giro. Sono quegli uomini tutti d’un pezzo, che tu li guardi negli occhi e gli vedi dentro agli occhi la fierezza del fuoco, gli vedi dentro il volo delle aquile; sono quegli uomini che, piuttosto che andare contro la loro coscienza, piuttosto che rinnegare ciò che è vero, muoiono. Oggi a trovarne uno così c’è da pesare tanto oro quanto pesa lui.
… e per questo gli altri portinai dovettero quasi sfidarlo e diremmo scommettere che egli non avrebbe potuto resistere ad Aman.
Gli altri portinai dicono: va bene, lui non cede a noi, allora lo denunciamo e vediamo se adesso, davanti ad Aman, non succede qualcosa.
Si deve notare che Mardocheo aveva comandato ad Ester, — che era la moglie di Assuero, la regina — di non rivelare di quale nazione ella fosse. E lo stesso prudente riserbo doveva usarlo anche lui, ma quando si trattò dell’onore di Dio, non esitò a proclamarsi apertamente giudeo.
Mardocheo aveva detto a Ester (in quanto suo “educatore”): “Tu non dire niente, non svelare niente. Il re ti ha scelto come sua sposa, va bene, però tu non dire niente, non si sa mai”. Mardocheo ha fatto la stessa cosa, ma, in questa occasione, viene fuori che è giudeo.
Ci sono dei momenti nella vita dove bisogna dire che siamo cristiani; non bisogna andare in giro con chissà quale bandiera, ma ci sono dei momenti dove dobbiamo dire la nostra mia fede, non possiamo stare zitti! E la dobbiamo chiamare con il suo nome! Dobbiamo dire il perché non facciamo quella scelta! Alla domanda: “Perché non pieghi il ginocchio davanti ad Aman?”, non dobbiamo inventare delle scuse, tipo “ho male, ho fatto l’operazione, mi è venuta una cisti, non riesco a mettere giù la gamba”, ma dire: “Non piego il ginocchio perché io non posso adorare nessun altro che non sia Dio, in quanto io sono giudeo”, punto! Bisogna dirlo, costi quel che costi.
Aman fino ad allora non aveva neppure badato al modo come Mardocheo si comportava al suo passaggio; abituato a quelle prostrazioni superstiziose, camminava gonfio di orgoglio e non degnava di uno sguardo quelli che lo adoravano. Saputo però che Mardocheo non si inginocchiava, volle vedere di persona se veramente era così e, una volta constatato, fu preso da grandissima ira, non tanto per la mancanza di ossequio, — questo è molto interessante — ma quanto per il principio religioso che lo ispirava.
Questo è il problema! Il problema era l’adesione a Dio di Mardocheo, non il fatto che non mettesse in ginocchio.
La stessa cosa succede a noi; infatti, il problema non è che tu non mangi il venerdì, ma è perché non mangi il venerdì! Il problema non è che tu fai il digiuno, perché se dici che stai e dieta e stai facendo la dieta dei quattrocento litri di acqua, va bene a tutti che tu per sei mesi non mangi più e bevi solamente e diventi anoressico! Questo va benissimo! Se tu dici che non mangi la carne da vent’anni perché sei vegano, inventano i supermercati solo per te! Al ristorante fanno il menù solo per te, anzi creano proprio i ristoranti solo per te. Si inventano anche il latte che non nasce da un animale, per darti il latte da bere! Ma, se tu ti permetti di dire che, il Venerdì Santo, una volta all’anno, non mangi la carne perché sei cristiano cattolico, viene fuori l’inferno, si scatena il mondo.
Il problema è il principio religioso che sta dietro alla non genuflessione di Mardocheo! Per questo gli amici di Gesù vengono perseguitati: per Gesù, non per quello che fanno! La persecuzione che ricevono gli amici di Gesù non è diretta a loro, è diretta a Gesù. È il demonio che la ispira contro Gesù che, in quel momento, è rappresentato da quella persona che gli è amica.
E infatti Gesù, quando appare a S. Paolo, gli dice: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Ma Gesù era già morto! Infatti, dice la Scrittura: “Saulo stava andando per mettere in catene i cristiani”, e Gesù dice: “Perché perseguiti me?”. Quindi noi non ci dobbiamo spaventare, non dobbiamo avere paura. Ma perché devi aver paura di dire che lo fai per Gesù? Ma perché devi aver paura di dire la tua fede? E perché devi aver paura di quello che ti fanno? Ma che facciano quello che han voglia, ma va bene, ma vai avanti per la tua strada, e dì chiaramente perché non lo fai o perché lo fai! Cedendo a queste logiche, voi perdete Dio e l’uomo, non dimenticatelo mai. Non avrete nessun consenso da nessuno, perché questa è la logica del demonio, è la logica del mondo! Prima vi seduce, vi usa, e poi vi sbatte in un angolo, a morire da soli; non c’è via di scampo da questa storia!
La vita è una sola: seguire Gesù e dire la propria fede, costi quel che costi. La storia di Mardocheo rivelerà come, a uomini coraggiosi, Dio sa rispondere in modo coraggioso e, quando un uomo è coraggioso, Dio fa i miracoli, quando un uomo è un vigliacco, un pauroso, basta, ti saluto… vai per la tua strada. È facile andare in chiesa quando tutto va bene, è facile dire “Gesù, Gesù, Gesù” quando non ci sono problemi, è facilissimo, ma questo lo fanno gli ipocriti, non gli amici, non i discepoli.
Questo mondo, degli ipocriti non se ne fa più niente, ha bisogno di testimoni; di testimoni che veramente credono in Gesù, ma non perché sono fondamentalisti, ma perché sono coerenti, che vuol dire veri, come Mardocheo.
Gli urtava che i giudei, sparsi in tutte le città dell’impero, avessero per legge di non adorarlo e perciò decise di sterminarli tutti. La sua ira nasceva da un principio assai più perverso: sterminando i giudei, voleva annientare quella religione che in ogni parte dell’impero gli avrebbe fatto negare gli onori divini.
Quindi Aman dice: siccome voi non mi date gli onori divini (non me li potete dare), io vi ammazzo tutti. E guardate che oggi succede la stessa cosa, perché c’è un modo di ammazzare che è fisico — e succede anche questo — e un modo di ammazzare che è morale. Allora noi, siccome non vogliamo essere ammazzati (perché diciamo di credere nel Vangelo e in Gesù, che dice: “Chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la troverà”, ma, in realtà, non ci crediamo veramente) quindi, quando succede che siamo chiamati a perderla, la vita, noi diventiamo i maghi del compromesso; noi sappiamo trovare i compromessi più incredibili del mondo, diventiamo un po’ come gli equilibristi, riusciamo a fare delle cose pazzesche, a essere in due posti contemporaneamente, perché così sfamiamo le belve e possiamo andare in chiesa a pregare. Ma perché dobbiamo fare queste cose? Per vedere salvo (come se tu fossi un carcerato) e riconosciuto il tuo diritto di andare ad adorare Dio.
Non gli era difficile raggiungere il suo scopo — ad Aman — poiché l’ascendente che aveva sul re, lo rendeva capace di ottenere qualunque decreto. Egli, perciò, gettò prima le sorti per sapere in quale mese dovessero essere trucidati gli ebrei e per preparare un piano concreto contro il popolo di Dio, e la sorte gli segnò il dodicesimo mese. Israele non meritava un miracolo da parte di Dio, ma solo una paterna benevolenza, che dava la possibilità alle cause seconde di operare per liberarlo.
E adesso attenti alle cause seconde di cui parla don Dolindo, che è veramente geniale.
Dio non violentò la libertà di Aman, lo lasciò fare, ma utilizzò la sua medesima superstizione per fargli dilazionare l’esecuzione del triste progetto. In quel tempo le preghiere di Ester e di Mardocheo avrebbero potuto controbilanciare la perversità del popolo — perché questo popolo era perverso, e si era tirato addosso tutto questo; poi vedremo perché — ed avrebbero potuto ottenere, con perfetta giustizia, il mutamento delle disposizioni del re.
Ci è voluto il digiuno, le veglie e le preghiere di Mardocheo e di Ester, per ottenere la salvezza di tutti, perché loro non la meritavano.
Il Signore beneficava il popolo suo servendosi delle cause seconde perché Israele, nel suo stato di rilassamento, si trovava più a contatto con la terra che con il cielo. Poteva raccogliere più la misericordia degli uomini, che quella diretta e strepitosa di Dio. Quando l’anima — attenti adesso, che fa un affondo da paura — non vive in modo soprannaturale, si mette involontariamente in una sfera inferiore; rimane come impigliata nelle cause naturali e nelle libere volontà umane e il Signore non la soccorre che utilizzando le cause naturali e l’umana volontà.
Traduciamo: se tu non sei abituato a vivere secondo Dio, in amicizia con Dio, in intimità con Dio, in relazione con Dio, in dipendenza a Dio, non ti viene neanche in mente che Dio, per via soprannaturale, possa intervenire nella tua vita! Perché tu ti sei abituato semplicemente a vivere confidando nelle cose e nelle persone, nelle tue capacità e nelle capacità degli altri, e nelle possibilità legate alla natura. In questa maniera, se Dio interviene, interverrà sempre attraverso le cause seconde, non interverrà mai attraverso le cause prime, cioè la via soprannaturale. Per questo noi non vediamo i miracoli, perché noi non siamo abituati a vivere in modo soprannaturale, non abbiamo con Dio una vera, reale, profonda intimità.
I mezzi soprannaturali sarebbero per lei sproporzionati e praticamente inattivi.
Se anche Dio li usasse, a parte che noi non capiremmo, poi ci spaventeremmo e poi non sapremmo neanche il da farsi, come si gestiscono. Non siamo abituati! Non abbiamo confidenza con queste cose! Non abbiamo confidenza con Dio!
Perché l’anima si trova come fuori dal tiro della potenza dei cieli.
Quindi, se noi ci mettiamo a vivere secondo le cause naturali, il cielo non ci può neanche raggiungere, non riesce neanche, perché noi siamo fuori dalla provvidenza. E se anche dovesse farlo, neanche lo riconosceremmo, noi neanche vedremmo che il cielo è intervenuto. Perché non pensiamo neanche che la provvidenza possa fare qualcosa, neanche la interpelliamo, neanche glielo chiediamo, perché tutto dipende da noi.
Quanti miracoli vedremmo noi nella vita se vivessimo in modo soprannaturale, cioè nell’atmosfera stessa del miracolo. — Se vivessimo nell’atmosfera di colui che attende il miracolo — Ma noi ci perdiamo tra gli umani ragionamenti.
Se noi entrassimo in questa logica soprannaturale, vedremmo i miracoli! Gli uomini ci possono buttare anche nella fossa dei leoni, ma poi il Signore, quella bocca gliela chiude, è capace di farlo! Ma tu devi rischiare di perdere la vita, di essere mangiato da quei leoni; allora poi il Signore interviene. Ma se tu non vieni buttato nella fossa, tu i leoni non li vedrai mai con la bocca chiusa! Se tu non vieni buttato dentro la fornace ardente, non vedrai mai l’angelo che cammina accanto a te e ti ripara dal fuoco. Se tu non vai nel deserto, non vedrai mai la manna e le quaglie.
Ma noi ci perdiamo tra gli umani ragionamenti, ci perdiamo tra i nostri pensieri, fidiamo negli uomini e nelle forze naturali e logicamente, in queste circostanze, l’aiuto divino si limita solo a disporre con amore le cause seconde.
Capito? Dio non può fare niente! Sì, fa qualcosina, ma le cause seconde, non le prime, perché tu preferisci metterti nei tuoi pensieri: “Io ho pensato, io ho ragionato, a me è sembrato, io ho creduto; per me era meglio così; per me era meglio cosà …. e alla fine ho deciso così!” E va bene, auguri, va per la tua strada! Tu hai deciso che non c’è spazio, nel modo più assoluto, per la realtà soprannaturale, non c’è spazio per la fede, e allora va bene, se non c’è spazio per la fede, vivi tutto secondo la tua logica, però poi non ti lamentare. Poi andiamo da Dio e diciamo: “Perché Dio non mi aiuta?”. Ma come fa? Ma come fa, che tu non hai creato le condizioni per essere aiutato? Come fa ad aiutarti?
Vivendo naturalmente ci rendiamo incapaci di aiuti straordinari, la giustizia divina non può concederceli, perché la vita vissuta naturalmente non li merita — se tu vivi secondo natura, non meriti la vita di grazia — la Sua misericordia non può darceli, perché col nostro atteggiamento li rifiutiamo. E allora il Signore rimane nell’ambito delle cause seconde e le dispone a nostro vantaggio.
È già un atto di grazia, però non è il miracolo, però non è una cosa grandiosa, che invece vivranno, come vedremo, Ester e Mardocheo. Il mondo soprannaturale si rivelerà in loro e vivranno ciò che è accaduto con le mura di Gerico, succederà così! Anzi, ancora di più, succederà una cosa pazzesca; ma questo sarà possibile perché tutti e due sono entrati nella vita soprannaturale.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.
Informazioni
Padre Giorgio Maria Faré ha tenuto queste catechesi tutti i lunedì alle ore 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza.















