Ciclo di catechesi – “La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi” – Lezione 12

Ciclo di catechesi - "La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi" - Lezione 12

Catechesi di lunedì 21 novembre 2016

Ciclo di catechesi “La Santissima Eucarestia nel Magistero della Chiesa e nei Santi”

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

Ascolta la registrazione della catechesi:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.

Scarica il testo della catechesi  

LA SANTISSIMA EUCARESTIA NEL MAGISTERO DELLA CHIESA E NEI SANTI – LEZIONE 12

Ben ritrovati, proseguiamo la lettura e il commento dell’Istruzione Redemptionis Sacramentum, su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucarestia, testo della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei Sacramenti, del 2004. Siamo arrivati all’art.33, ma la volta scorsa l’art.32 è stato fatto nella parte finale della nostra catechesi, quindi è meglio riprenderlo ancora, soprattutto per alcuni aspetti e poi proseguiamo.

Quindi rileggiamo l’art.32:

“[32.] «Il parroco faccia in modo che la Santissima Eucaristia sia il centro dell’assemblea parrocchiale dei fedeli, si adoperi perché i fedeli si nutrano mediante la celebrazione devota dei sacramenti e in special modo perché si accostino frequentemente al sacramento della Santissima Eucaristia e della penitenza;”

E’ molto importante questa “Celebrazione devota”, devota con tutto quello che sta dietro a questo nome, a questo termine. Se voi andate a prendere il testo di San Francesco di Sales, Filotea, e in quel testo voi vedete che cos’è la vera devozione. E’ un testo da leggere e da meditare, è un classico della vita cristiana, della spiritualità. San Francesco di Sales ci spiega cosa vuol dire essere persone devote e cosa vuol dire impostare una vera vita cristiana.

Innanzitutto ci deve essere questa “celebrazione devota”, che tradotto vuol dire partecipata, preparata, che abbia una corrispondenza con la vita, che nasca da un intimo rapporto d’amore, di dialogo e di ascolto col Signore, che non sia frettoloso, curata e gestita male.

“Si accostino frequentemente”

Ovviamente una volta alla settimana non è frequentemente. Frequentemente vuol dire fare il possibile per accostarsi alla Santissima Eucarestia ogni giorno, questo vuol dire andare frequentemente, ogni giorno mettere al centro la Santissima Eucarestia.

“Si impegni inoltre a fare in modo che i fedeli siano formati alla preghiera, da praticare anche nella famiglia, e partecipino consapevolmente e attivamente alla sacra Liturgia, di cui il parroco deve essere il moderatore nella sua parrocchia, sotto l’autorità del Vescovo diocesano, e sulla quale è tenuto a vigilare perché non si insinuino abusi».[74]”

E’ molto bello imparare a recitare insieme, magari a casa vostra, o anche da soli, quando siete in viaggio, o sull’autobus, per esempio la Liturgia delle Ore, perché è la preghiera ufficiale della Chiesa, tutti i Sacerdoti, il Papa, i Vescovi, i religiosi, le religiose, recitano la Liturgia delle Ore, che è la preghiera dei Salmi suddivisa in Ufficio delle Letture, Lodi, Ora Media, Vespro e Compieta, e lì dentro c’è una ricchezza incredibile, c’è anche tutta la parte dei Santi, poi la preghiera del Santo Rosario per esempio, importantissimo, che sia recitato ogni giorno, così ha chiesto la Madonna nelle apparizioni, e poi tante altre preghiere molto belle che corrispondono alla sensibilità di ciascuno, ed è bello che siano fatte in famiglia. Impariamo a far diventare le nostre famiglie dei cenacoli di preghiera e di vita umana, impariamo a mettere al centro Gesù e la Vergine, impariamo a far vedere ai nostri figli, che è a partire dal papà e dalla mamma che si impara a pregare. A un figlio non è sufficiente dare da mangiare la pastasciutta, non è sufficiente vestirlo con i pantaloni e la camicia, non è sufficiente mandarlo a scuola, fargli fare lo sport, ma è necessario che i ragazzi imparino fin da piccoli la preghiera in famiglia, perché così sviluppano anche una connaturalità con la preghiera, imparano fin da piccoli a rivolgersi costantemente a Dio, a sapere che Dio è sempre presente, e questa cosa se si impara da piccoli, poi lungo la vita diventa un aiuto grande, uno scudo grande, una protezione grande. Imparate a pregare in famiglia, è molto importante.

“Sebbene sia opportuno che nella preparazione efficace delle celebrazioni liturgiche, specialmente della santa Messa, egli sia coadiuvato da vari fedeli, non deve tuttavia in nessun modo cedere loro quelle prerogative in materia che sono proprie del loro ufficio.”

Il Sacerdote fa il Sacerdote, il laico fa il laico e non viceversa. Un laico non può fare la predica e via di seguito, ci sono atti propri del Ministro Ordinato e ci sono atti propri del laico. E’ molto importante che non avvengano deleghe improprie o rapimenti di compiti che non sono propri al laico.

“[33.] Infine, tutti «i Sacerdoti abbiano cura di coltivare adeguatamente la scienza e l’arte liturgica, affinché, per mezzo del loro ministero liturgico, le comunità cristiane ad essi affidate, elevino una lode sempre più perfetta a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo».[75]

Alle volte, soprattutto nei confronti dell’azione liturgica, pensate alla Messa, al servizio dei ministranti che servono all’altare, pensate a quelli che cantano alla Santa Messa, questa espressione scritta qui, è un’espressione che, come vedete in nota è tratta dal Concilio Ecumenico Vaticano II, il decreto sul ministero e la vita dei presbiteri, Presbyterorum ordinis, n. 5, non dimenticate mai questa espressione:

“le comunità cristiane ad essi affidate, elevino una lode sempre più perfetta a Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo”

Spesse volte si sente dire:

“Va be, se anche ha servito male, se anche hanno cantato male, se anche ha celebrato un pò male, la perfezione è del Cielo, non della terra, non è che io devo servire, celebrare, o cantare con l’angoscia, preoccupandomi di più di quello che sto facendo che non dell’incontro col Signore!”

Queste cose sono false, ma non perché lo dice Padre Giorgio Maria, ma perché lo dice il Concilio Ecumenico Vaticano II, che però bisogna averlo letto, averlo studiato, se no si parla di quello che non si conosce. Noi siamo chiamati ad elevare una lode sempre più perfetta, l’impegno quindi che devo mettere è sempre più perfetto. Quando uno dice che quella realtà è perfetta, vuol dire che non ha macchie, non ha imprecisioni, non ha cose che non vanno bene.

Se ti viene l’ansia è un problema tuo, vuol dire che nella tua vita non sei abituato assolutamente a ragionare in riferimento alla perfezione, ma sei abituato a ragionare in riferimento a un quorum molto basso, a un pressappochismo. E’ importante che a partire dal Sacerdote, per arrivare al ministrante, per arrivare a quello che canta, tutto deve essere curato nei minimi dettagli, ma non per un perfezionismo, ma perché la lode deve essere sempre più perfetta. Tutto ha un valore immenso, profondissimo e importantissimo, tutto, non c’è una cosa nella liturgia che non abbia valore e che non debba essere curato, e un errore fatto lì ha il suo peso, ha la sua gravità, perché siamo orientati alla perfezione, anzi al più perfetto. Anche i canti vanno preparati bene, addirittura andrebbero concordati col Sacerdote, perché può darsi che quel canto non vada bene. Ci si accorge quando si ha davanti qualcuno che serve, che canta, che celebra, che c’è col corpo, magari c’è anche una certa osservanza delle norme, ma è vuoto, manca lo spirito, si percepisce da come uno prega, da come uno si muove, se c’è tutto o no. Io ai ministranti, da sempre, ho cercato di far comprendere l’importanza della preghiera, prima di tutto deve esserci la preghiera.

“Chi non viene a pregare prima, non viene alla Messa dopo”

Se la Messa iniziava alle 11.00 ad esempio, noi ci trovavamo in cappella alle 8.00 a pregare, si stava davanti a Gesù Eucarestia fino alle 9.00, alle 9.00 iniziava il Santo Rosario, poi dicevamo l’Ora Media, la Benedizione Eucaristica e poi si scendeva per le 10.30 per preparare la Messa, perché quello che faccio deve essere abitato dallo spirito, devo aver preparato quello che io sto andando a fare. Finita la Santa Messa, insieme alla gente scendevo davanti ai piedi del presbiterio, con i ministranti, ci mettevamo in ginocchio e facevamo le preghiere di ringraziamento, insieme alla gente tutti i ginocchio. Tutti aspettavano che il Sacerdote tornasse per fare il ringraziamento insieme al Sacerdote. Vissuta così la Santa Messa della domenica occupa praticamente mezza giornata.

Non è una questione di merito ma sapere in coscienza che sto facendo il massimo per Dio, non lo faccio per avere il premio, lo devo fare perché sento l’urgenza razionale, logica, di dover gioiosamente mettere tutto il mio massimo, di tempo, di energie, di spazio, perché la lode di Dio sia più perfetta possibile.

“Soprattutto, siano pervasi di quella meraviglia e di quello stupore che la celebrazione del mistero pasquale nell’Eucaristia procura nel cuore dei fedeli.[76]

Se io vivo così la Santa Messa, non solo in me ma anche negli altri, genero stupore e meraviglia, perché la bellezza incanta sempre. Una Santa Messa celebrata e servita bene è bella, una Messa cantata bene è bella, e ti aiuta tantissimo a incontrare Gesù nella preghiera, ti fa veramente percepire di essere sul Calvario, di vivere nuovamente il sacrificio della Croce.

  1. I Diaconi

“[34.] I Diaconi, «ai quali sono imposte le mani non per il sacerdozio, ma per il servizio»,[77] uomini di buona reputazione,[78] devono agire, con l’aiuto di Dio, in modo tale da essere riconosciuti come veri discepoli di colui,[79] «che non venne per farsi servire, ma per servire»[80] e fu in mezzo ai suoi discepoli «come colui che serve».[81] E fortificati dal dono dello Spirito Santo ricevuto mediante l’imposizione delle mani, servano il popolo di Dio in comunione con il Vescovo e il suo presbiterio.[82] Considerino perciò il Vescovo come padre e siano di aiuto a lui e al suo Presbiterio «nel ministero della parola, dell’altare e della carità».[83]

[35.] Non trascurino mai «di custodire il mistero della fede, come dice l’Apostolo, in una coscienza pura[84] per annunziare tale fede con le parole e le opere, secondo il Vangelo e la tradizione della Chiesa»,[85] servendo con tutto il cuore fedelmente e con umiltà la sacra Liturgia come fonte e culmine della vita della Chiesa, «affinché tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il Battesimo, si riuniscano insieme, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al Sacrificio e alla mensa del Signore».[86] Pertanto, tutti i Diaconi, per quanto li riguarda, si impegnino a far sì che la sacra Liturgia sia celebrata a norma dei libri liturgici debitamente approvati.”

Diaconi e chiunque, qualunque Sacerdote deve fare in modo che i libri liturgici e le norme in esse contenute, siano osservate fedelmente. Non dimentichiamo che la Sacra Liturgia è fonte e culmine della vita della Chiesa, cioè non c’è niente di più importante di questo, quindi la Santa Messa, la preghiera dell’Ufficio, tutto ciò che è liturgico, è il massimo, è il culmine del nostro essere Chiesa.

Capitolo II

LA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI LAICI ALLA CELEBRAZIONE DELL’EUCARISTIA

  1. Una partecipazione attiva e consapevole

“[36.] La celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo e della Chiesa, costituisce il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa sia universale sia particolare, e per i singoli fedeli,[87] che«sono interessati in diverso modo, secondo la diversità di ordini, di compiti, e di partecipazione attiva.[88]”

La celebrazione della Santa Messa è il centro di tutta la vita cristiana. C’è una priorità che è la Santa Messa, per questo è importante andare a Messa tutti i giorni, e per questo andando a Messa tutti i giorni noi abbiamo la possibilità di avere effettivamente una reale crescita interiore. E’ fondamentale.

“In questo modo il popolo cristiano, “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato”,[89] manifesta il proprio coerente e gerarchico ordine».[90] «Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo».[91]

“[37.] Tutti i fedeli, liberati dai propri peccati e incorporati nella Chiesa con il Battesimo, dal carattere loro impresso sono abilitati al culto della religione cristiana,[92]”

Perché carattere?

Perché segna in modo ontologico la persona, va a toccare l’essere.

  • Quali sono i sacramenti che imprimono il carattere?

Il Battesimo, Cresima, Ordine. Questi sono i 3 Sacramenti che imprimono il carattere, che segnano l’essere, niente e nessuno può toglierli dall’essere. Uno è prete per sempre. Un battezzato è battezzato per sempre. Un cresimato è cresimato per sempre.

“..affinché in virtù del loro regale sacerdozio,[93] perseverando nella preghiera e lodando Dio,[94] si manifestino come vittima viva, santa, gradita a Dio e provata in tutte le loro azioni,[95] diano dovunque testimonianza di Cristo e a chi la richieda rendano ragione della loro speranza di vita eterna.[96]”

Sta parlando di voi, dovete manifestarvi. Non c’è un luogo escluso da questa testimonianza. Se mi vergogno di Gesù non sto rendendo speranza della vita eterna.

“Pertanto, anche la partecipazione dei fedeli laici alla celebrazione dell’Eucaristia e degli altri riti della Chiesa non può essere ridotta ad una mera presenza, per di più passiva, ma va ritenuta un vero esercizio della fede e della dignità battesimale.”

Quando vado alla Messa non vado a teatro, sono due cose diverse. Quando vado a celebrare, a servire, a cantare, a partecipare alla Santa Messa non posso andarci come uno che va ad assistere ad uno spettacolo, devo sentirmi profondamente coinvolto in questa cosa e dare anche una grande disponibilità. Lì si celebra qualcosa di grandioso, di immenso, di infinito, anche la mia presenza deve essere una presenza viva, si deve anche vedere che sono vivo, anche dagli atteggiamenti del corpo, da come io mi comporto, mi atteggio, dalla concentrazione che dimostro.

“[38.] L’ininterrotta dottrina della Chiesa sulla natura non soltanto conviviale, ma anche e soprattutto sacrificale dell’Eucaristia”

anche e soprattutto sacrificale

Innanzitutto è soprattutto sacrificio. Sembra che alle volte fare la Comunione sia come fare la spunta della spesa.

Ci sono le condizioni? In quella Santa Messa lì, tu ti sei preparato? Hai intenzione di incontrare il Signore?

 “Va giustamente considerata tra i principali criteri per una piena partecipazione di tutti i fedeli a un così grande sacramento.[97] «Spogliato del suo valore sacrificale, il mistero viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un qualsiasi incontro conviviale e fraterno».[98]

Se io alla Messa tolgo il valore del Sacrificio, e lascio solo quella della Cena, cosa cambia da un incontro tra amici cristiani?

Non è altro che un incontro conviviale e fraterno. L’aspetto sacrificale della Santa Messa deve esserci e non lo posso togliere, prima di tutto nella mia coscienza, nel mio cuore. Lì si consuma nuovamente il sacrificio di Cristo in Croce. Ecco perché è importante mettersi in ginocchio, davanti al Cristo in Croce che muore, tu non stai in piedi o seduto.

La dimensione sacrificale è molto scaduta oggi.

Chiediamocelo:

Io quando vado a Messa, porto nel mio cuore il valore sacrificale di quella celebrazione? C’è dentro di me, oppure la spoglio?

Anche il canto e la musica devono aiutare a sviluppare questa percezione sacrificale, non devono distrarre, niente deve distrarre da Cristo in quel momento.

*********

DOMANDE:

  1. In cosa consiste l’aspetto conviviale nella Santa Messa?

Consiste nel fatto che ci troviamo insieme, stiamo bene, facciamo festa nella Santa Messa. La Santa Messa come momento di gioia, di festa attorno a Gesù. L’aspetto del sacrificio dov’è? Lì Gesù sta morendo. Stiamo rappresentando nella modalità incruenta del Sacramento, l’evento salvifico della morte in Croce di Cristo, quindi non può ridursi a tanti bei canti, sono cose belle ma non possono coprire, o spogliare, la dimensione sacrificale della Messa, così come il mio comportamento, nel modo di servire la Messa si deve vedere che tu stai servendo Cristo in Croce, nel modo di celebrare, si deve vedere che stai rappresentando Cristo che muore in Croce.

 

  1. Quando ha parlato del discorso della vedova che si può risposare, non è una contraddizione se c’è la promessa di amore eterno?

Quando noi saremo in Dio ci sarà tutto lì. In Dio ritrovi tutto. Noi abbiamo una visione carnale dell’amore. Io sono fatto per Dio, è Dio l’unica realtà che può veramente riempire e colmare tutto quello che porto dentro al mio essere. E quando sarò morto rivedrò la persona, però la nostra pienezza consisterà nella visione beatifica di Dio, è questo che porta a pienezza la mia persona.

  1. Chi parla dello sbattezzo?

Lo sbattezzo non ha alcun valore perché non puoi togliere il carattere, è solamente un atto di apostasia. C’è la scomunica per lo sbattezzo, devi fare un percorso per rientrare poi.

 

  1. Volevo che mi facessi capire, vediamo la Comunione come un sollievo, come una medicina, però facciamo fatica a capire che Cristo quando lo riceviamo vuole continuare in noi la sua Passione, e forse perdiamo l’aspetto sacrificale di Cristo.

Quando noi partecipiamo alla Santa Messa e riceviamo la Santissima Eucarestia, diventiamo un tutt’uno con Gesù. Per quel tempo in cui Gesù è Sacramentalmente Presente in noi, nelle specie del Pane, noi creiamo una comunione profondissima se corrispondiamo col Signore. E’ vero che Cristo è anche medicina, ma innanzitutto è vero che Cristo si fa carne della mia carne, ossa delle mie ossa, Cristo entra nel mio sangue, viene metabolizzato, “io vengo divinizzato” diceva Sant’Agostino, ed è chiaro che il Signore fa di tutto, spinge, per chiamarmi a partecipare alla sua sofferenza. L’Ultima Cena di Gesù che è il momento culminante della Santa Messa, quando il Sacerdote consacra, è proprio la memoria di questo evento tremendo che è stata la Passione.

“Nella notte in cui veniva tradito, Egli prese il pane”

Ogni volta dentro all’atto supremo di donazione di Cristo, si fa memoria dell’atto supremo del rinnegamento di Cristo, che è il tradimento.

Cristo cosa mi chiede?

Mi chiede di partecipare a questo dramma immenso che è il peccato che si oppone all’amore di Dio. Offrirsi vittima al Signore, non so quanto in noi sia sviluppata questa cosa. Il Signore ci aspetta per fare comunione con noi, ecco perché dopo dobbiamo fare un ringraziamento congruo. Vuole proprio entrare a fare parte di noi profondamente.

 

  1. Diverse preghiere proposte dalla Chiesa all’interno del ringraziamento, dell’offertorio, e anche alcune apparizioni parlano dell’aspetto riparatorio, di offrire in sacrificio, non solo da parte del Sacerdote ma da parte dell’assemblea, come cristiani siamo chiamati a offrire la Santa Eucarestia in riparazione dei peccati nostri e di tutti, potrebbe essere uno stimolo. Avendolo ricevuto si acquista quella capacità.

Come li riparo?

Amando.

Come amo Dio?

Il Concilio dice: “amo Dio come Lui si ama”. Il suo modo di amarsi è il modo corretto di amarlo. L’Amore che si sviluppa, che si genera, che brucia nella Trinità è quello il modo corretto di amare Dio, noi dovremmo avere quel modello lì. Invece noi vogliamo amare Dio secondo i nostri canoni. L’esame di coscienza lo faccio secondo il modello di Gesù in Croce. C’è una continua chiamata ad espropriarsi. Gesù ti spinge dal tuo egocentrismo al suo Cristocentrismo. Tutto questo richiede tempo, vuol dire che devo preparare bene questa Messa, devo arrivarci per tempo, e imparare a stare anche in silenzio davanti al Signore, in ascolto del Signore, allenarmi a casa a questa preghiera silenziosa, mossa magari da un libro all’inizio, poi devo lasciare lo Spirito un pò muoversi.

 

  1. Tento di essere in buona fede in questo esserci, la difficoltà di mantenere lo sguardo interiore è una mancanza del difetto del peccato, o esiste una Grazia del Signore nel seguirci in questa cosa?

Il Signore la Grazia la concede sempre, il punto è dove io mi colloco rispetto a questa Grazia. Il percorso è fatto di scelte sempre più concrete e radicali. Se quando arrivi alla Messa hai già detto nove miliardi di parole in quella mattina, dopo è chiaro che sarà un pò improbabile che non ci sia spazio per l’unica parola che conta. Il Signore chiede costantemente a noi questa verginità del cuore, questa assolutezza, che soprattutto i bambini sanno esprimere molto bene, quando dicono:

“Questo fiore che ho raccolto, il più bello che ho trovato, lo porto a casa a Gesù”

“Non mangio la cioccolata perché voglio offrirla a Gesù”

Perché questa assolutezza? Dov’è che rimbomba? Qual’è la cassa armonica che fa suonare questa armonica?

E’ la verginità. Il Signore cerca questo. Nella misura in cui io accresco, custodisco questo tema dell’assolutezza, la priorità, la radicalità, l’esclusività che viene data a Dio, è un valore che concretamente costruisce questo luogo dell’incontro. Il Signore dà la Grazia, ma è in proporzione dell’impegno che io ci sto mettendo. E’ il discorso di Caino e Abele, Abele offre la primizia di tutto. Nella misura in cui io lo coltivo, avviene un incontro per forza, perché il Signor rimane attratto da questa modalità, del fatto che io nella mia vita continuo a sforzarmi per fare in modo che tutto ciò che è immacolato, tutto ciò che è unico venga totalmente dato a Dio. Il Signore è attratto da questa modalità, perché è la modalità dei vergini.

 

  1. Qual’è l’esempio corretto di assunzione di responsabilità?

Non serve dire tante parole, perché tanto chi non vuole ascoltare e non vuole vedere, non ascolta e non vede, chi invece vuole ascoltare e vedere, all’istante comprende. Stare in ginocchio vale più di mille parole e di mille prediche. L’esempio è fondamentale.

 

  1. E’ difficile fare il genitore e crescere i figli, quando poi vanno nella società e tutto viene sgretolato, quando vengono isolati. Neanche a scuola sviluppano questa devozione per il Signore.

Questa cosa va risolta con il principio di realtà, e cioè a sua figlia quando tutti i compagni la lasciano sola, direi:

“Questo vuol dire credere in Gesù, stai sperimentando cosa vuol dire essere un difensore della fede.”

Mio compito di educatore è farti capire la bellezza di questo essere solo oggi, perché in questo essere solo di oggi, ci sarà una grande compagnia domani. E il mio compito è quello di mostrarti in che senso questa solitudine non è una solitudine, in che senso questa solitudine porta con sé una promessa e perché è una promessa. E’ un momento di grazia per lei, perché quello che sta vivendo adesso sarà esattamente quello che lei vivrà da adulta andando avanti su questa strada. Dentro a questo percorso lei sta imparando che l’unica realtà capace di dare socialità, che vuol dire che non sviluppa in lei una forma di psicosi, che non diventa asociale, è Gesù. Avere una relazione con Gesù, seria, fondata su questo livello di sacrificio, di sofferenza, è una relazione che smuove Gesù ad un movimento di grande comunicazione. Imparerà che niente della sua vita deve essere svenduto per il consenso e la compagnia degli altri. Oggi stai piangendo perché qualcuno non ti chiama con loro, domani sarà altro. O scelgo Gesù con tutto ciò che ne consegue o scelgo gli uomini con tutto ciò che ne consegue. Adesso tua figlia piange a motivo di Gesù, pensi se tua figlia dovesse piangere a motivo di un disgraziato che le fa quello che non dovrebbe fare, quanto sono diverse quelle lacrime e quella sofferenza.

Il demonio apparendo a San Giovanni Bosco da ragazzo, a Giovanni gli disse:

“Ma Giovanni, non vedi che tu sei solo e non ti cerca nessuno!”

Questa fu la prima cosa che disse il demonio. E Giovanni rispose:

“Tu sei un bugiardo, non è vero che io sono solo, perché io ho Gesù, la Madonna, i Santi e gli Angeli”

Questa cosa qua è di tutti noi se noi veramente la portiamo avanti e ci crediamo. Questo prezzo che stai pagando così alto, è perché qualcosa di altissimo tu stai portando dentro di te. Se i miei genitori per primi portano con fierezza questa confessione della fede, allora veramente diventa una cosa possibile per i figli.

“Sono coloro che hanno lavato le loro vesti rendendole candide nel sangue dell’Agnello”

Sia Gloria la Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Vi benedica Dio Onnipotente Padre, Figlio e Spirito Santo.

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