Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 3

Ciclo di catechesi - "L'imitazione di Cristo" - Lezione 3

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 16 settembre 2019

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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L’IMITAZIONE DI CRISTO – Lezione 3

Continuiamo la nostra catechesi sul testo “L’Imitazione di Cristo”.

Siamo arrivati al cap. 3°

 

Capitolo III

L’AMMAESTRAMENTO DELLA VERITÀ

  1. Felice colui che viene ammaestrato direttamente dalla verità, così come essa è, e non per mezzo di immagini o di parole umane; perché la nostra intelligenza e la nostra sensibilità spesso ci ingannano, e sono di corta veduta. A chi giova un’ampia e sottile discussione intorno a cose oscure e nascoste all’uomo; cose per le quali, anche se le avremo ignorate, non saremo tenuti responsabili, nel giudizio finale? Grande nostra stoltezza: trascurando ciò che ci è utile, anzi necessario, ci dedichiamo a cose che attirano la nostra curiosità e possono essere causa della nostra dannazione. «Abbiamo occhi e non vediamo» (Ger 5,21). Che c’importa del problema dei generi e delle specie? Colui che ascolta la parola eterna si libera dalle molteplici nostre discussioni. Da quella sola parola discendono tutte le cose e tutte le cose proclamano quella sola parola; essa è «il principio» che continua a parlare agli uomini (Gv 8,25). Nessuno capisce, nessuno giudica rettamente senza quella parola. Soltanto chi sente tutte le cose come una cosa sola, e le porta verso l’unità e le vede tutte nell’unità, può avere tranquillità interiore e abitare in Dio nella pace. O Dio, tu che sei la verità stessa, fa’ che io sia una cosa sola con te, in un amore senza fine. Spesso mi stanco di leggere molte cose, o di ascoltarle: quello che io voglio e desidero sta tutto in te. Tacciano tutti i maestri, tacciano tutte le creature, dinanzi a te: tu solo parlami.

Questo primo paragrafo del cap. 3° dell’Imitazione di Cristo ci richiama sull’importanza del fondamento, l’Imitazione di Cristo  ci richiama sempre a concentrarci su ciò che è l’origine, su ciò che è veramente essenziale, perché soprattutto nella vita, si rischia alle volte di confondere il fondamento con gli accessori, di confondere le cose essenziali con quelle relative che sono importanti anche loro, ma un conto è il contorno e un conto è il piatto in quanto tale.

Il testo ci dice una cosa fondamentale, noi dobbiamo fare riferimento innanzitutto alla Verità.

E dove la andiamo a incontrare la Verità? Chi è la Verità per noi cristiani?

E’ Gesù: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”

E’ fondamentale che la nostra prima conoscenza, il nostro primo incontro avvenga con la Scrittura, per questo all’inizio del nostro percorso vi ho detto di scegliere un Vangelo e di leggerlo dall’inizio alla fine, cominciando come inizio, dalla Passione, perché è l’inizio di tutto. Si capisce il Vangelo dell’infanzia se prima abbiamo vissuto, capito, assaporato e meditato la Passione di Gesù.

“ci dedichiamo a cose che attirano la nostra curiosità e possono essere causa della nostra dannazione.”

A cosa serve avere delle conoscenze se poi nel Giudizio finale non avranno peso, invece avrà peso la mia conoscenza sulla Scrittura, perché tanto più io frequento la Parola di Dio, il Vangelo e anche l’Antico Testamento, tutta la Scrittura, tanto più avrò un contatto diretto con la realtà, altrimenti rischiamo di conoscere ad esempio tutte le Novene possibili ed immaginabili, tutte le forme di Devozione, bellissime, ma avere una ignoranza quasi totale della Parola di Dio.

“Spesso mi stanco di leggere molte cose, o di ascoltarle”

Cerchiamo la Verità, cerchiamo Gesù.

  1. Quanto più uno si sarà fatto interiormente saldo e semplice, tanto più agevolmente capirà molte cose, e difficili, perché dall’alto egli riceverà lume dell’intelletto. Uno spirito puro, saldo e semplice non si perde anche se si adopera in molteplici faccende, perché tutto egli fa a onore di Dio, sforzandosi di astenersi da ogni ricerca di sé. Che cosa ti lega e ti danneggia di più dei tuoi desideri non mortificati? L’uomo retto e devoto prepara prima, interiormente, le opere esterne che deve compiere. Così non saranno queste ad indurlo a desideri volti al male; ma sarà lui invece che piegherà le sue opere alla scelta fatta dalla retta ragione. Nessuno sostiene una lotta più dura di colui che cerca di vincere se stesso. Questo appunto dovrebbe essere il nostro impegno: vincere noi stessi, farci ogni giorno superiori a noi stessi e avanzare un poco nel bene.

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“Quanto più uno si sarà fatto interiormente saldo e semplice, tanto più agevolmente capirà molte cose, e difficili, perché dall’alto egli riceverà lume dell’intelletto.”

Anche quando noi ci approcciamo alla Parola di Dio e non riusciamo a capirla, quanto più noi siamo saldi e semplici, tanto più il Signore farà la sua parte e ci darà la possibilità di capire quello che in quel momento ci sembra di non capire.

“Uno spirito puro, saldo e semplice non si perde anche se si adopera in molteplici faccende, perché tutto egli fa a onore di Dio, sforzandosi di astenersi da ogni ricerca di sé.”

Spesse volte noi ci distraiamo quando facciamo le cose, le molte faccende possono diventare un ostacolo, una distrazione nella misura in cui il nostro spirito ancora non è puro, non è saldo, non è semplice, perché nel momento in cui lo diventerà, tutto quello che noi faremo, lo faremo per la Gloria di Dio, impareremo un fare che non è come il fare del mondo ma è il fare che ci chiede il Signore, il fare per Lui. Impariamo a finalizzare tutto per Lui, per la Gloria di Dio.

“Che cosa ti lega e ti danneggia di più dei tuoi desideri non mortificati? L’uomo retto e devoto prepara prima, interiormente, le opere esterne che deve compiere. Così non saranno queste ad indurlo a desideri volti al male; ma sarà lui invece che piegherà le sue opere alla scelta fatta dalla retta ragione.”

Il problema del desiderio è tutto ciò che noi desideriamo e che non abbiamo imparato a mortificare, a educare, a far stare al suo posto, cioè a mortificare quella punta di ingerenza, del voler essere al primo posto, del voler essere soddisfatto immediatamente, del non conoscere limiti e confini.

Il problema non è che ci siano i desideri ma che posto occupano nella nostra vita. Quale gradino della priorità nella mia vita occupano, quanto spazio occupano, quanto mi perdo nel pensarli e nell’organizzarmi in modo tale da poterli esaudire.

Ricordate le parole di S.Teresa di Gesù:

“L’uomo spirituale è colui che è marchiato a fuoco con il ferro della Croce e venduto in tutto il mondo come schiavo”

Questo è l’uomo devoto, spirituale, se io sono così, il primo segnale lo trovo dal fatto che prima di mettermi a fare le tante cose che devo fare, interiormente io le preparo.

Qual’è il modo migliore per preparare tutte le cose che devo fare nella giornata? Qual’è il modo migliore per preparare la giornata?

Prepararci attraverso la preghiera vocale che può essere la recita dell’Ufficio, la recita del Rosario o di qualche preghiera che mi sta a cuore, attraverso la meditazione di un testo e attraverso la S.Messa che di tutte è la più importante. Ragione per la quale dovremmo mettere la S.Messa all’inizio della giornata e non alla fine, perché possa diventare questa rampa di lancio direzionale che fa decollare tutto nell’orizzonte di Dio. La S.Messa è il luogo nel quale io preparo tutta la mia giornata affinché sia vissuta cristianamente.

“Così non saranno queste ad indurlo a desideri volti al male”

Se io ho preparato tutto perché tutto possa essere orientato a Dio, a incontrare Dio, per la Gloria di Dio, che desideri al male mi possono venire? Nessuno.

“ma sarà lui invece che piegherà le sue opere alla scelta fatta dalla retta ragione.”

La mia mente sarà costantemente richiamata a piegare quelle opere che devo fare, secondo quello che ho deciso la mattina in Chiesa, con l’aiuto di Dio.

“Nessuno sostiene una lotta più dura di colui che cerca di vincere se stesso.”

Dovremmo scrivercelo a lettere d’oro sopra il nostro letto e leggerlo prima di andare a letto. E’ una Verità importantissima.

“Questo appunto dovrebbe essere il nostro impegno: vincere noi stessi, farci ogni giorno superiori a noi stessi e avanzare un poco nel bene.”

S.Giovanni della Croce scrive:

“Nella vita spirituale o si sale o si scende, fermi non si può stare.”

Se non stai salendo, se non stai migliorando, stai peggiorando.

“vincere noi stessi, farci ogni giorno superiori a noi stessi”

Cosa vuol dire?

Vuol dire che tutto quello che si muove nel cuore e nella mente deve essere un pò variato. E’ importante imparare a prendere una sana distanza da noi stessi, sia in lunghezza che in larghezza. Se non mi vinco divento schiavo di me stesso.

Ma come faccio a capire se sono superbo?

Primo segno della superbia è la permalosità. Il superbo è permaloso di necessità, non tollera nulla, nessuna osservazione, nessuna critica, gli da fastidio anche essere guardato, non puoi contraddirlo in nessun modo e in nessuna maniera perché subito la prende come un fatto personale.

Se non imparo a vincere me stesso, la prima cosa che noi facciamo è ad esempio, quando ci affidano un compito, che sia uno studente o un lavoratore, o un prete o una suora, chiunque, appena mi affidano, ad esempio, una matita, e quindi ho la responsabilità di questa matita, avviene che improvvisamente questa matita si copre con la mia pelle, io divento la mia matita e se qualcuno la tocca, tocca me. Avviene una identificazione con quello che faccio, con quello di cui sono responsabile. Un giudizio sulla matita diventa un giudizio su di me. Al superbo non puoi dire che quella matita è brutta, perché è come se lo dicessi a lui.

Una prova più concreta:

Se faccio da mangiare, appena servo da mangiare la prima domanda che faccio è chiedere se è buono. Se la sera dopo lo fa la moglie o il marito, comincio a mangiare senza chiedere se è buono perché non mi interessa, perché io non sono quel piatto, non l’ho fatto io.

Quanto noi siamo dentro ordinariamente in queste dinamiche e in queste dialettiche!

Questo modo di comportarsi ci fa capire quanto noi non siamo spirituali e quanto il nostro io si diluisce in tutto quello che facciamo, lo ritroviamo ovunque e noi dobbiamo combatterlo, dobbiamo vederlo e rinnegarlo, perché non va bene.

Dobbiamo imparare che appena qualcuno fa qualcosa per noi, noi dobbiamo essere i primi a dire se è buono e se ci piace anche perché noi quando facciamo qualcosa per qualcuno vogliamo che qualcuno ci ringrazi subito, e invece dobbiamo essere noi i primi a ricordarci di ringraziare gli altri.

Il nostro io è molto invasivo ed è di solito la ragione di tutti i nostri mali, la ragione per la quale coltiviamo le antipatie, interrompiamo le amicizie, usiamo le persone. Finiamo per usare e abusare delle persone e della realtà che Dio ci ha messo attorno.

Questa è la dura lotta che dobbiamo affrontare ogni giorno, la più dura in assoluto: “Vincere noi stessi”, solo così noi potremo avanzare nel bene, finché il nostro io rimane lì dentro, noi non avanzeremo, non possiamo avanzare finché è così ingombrante, è come una corda che ci tiene legati.

  1. In questa vita ogni nostra opera, per quanto buona, è commista a qualche imperfezione; ogni nostro ragionamento, per quanto profondo, presenta qualche oscurità. Perciò la constatazione della tua bassezza costituisce una strada che conduce a Dio più sicuramente che una dotta ricerca filosofica. Non già che sia una colpa lo studio, e meno ancora la semplice conoscenza delle cose — la quale è, in se stessa, un ben ed è voluta da Dio –; ma è sempre cosa migliore una buona conoscenza di sé e una vita virtuosa. Infatti molti vanno spesso fuori della buona strada e non danno frutto alcuno, o scarso frutto, di bene, proprio perché si preoccupano più della loro scienza che della santità della loro vita. Che se la gente mettesse tanta attenzione nell’estirpare i vizi e nel coltivare le virtù, quanta ne mette nel sollevare sottili questioni filosofiche non ci sarebbero tanti mali e tanti scandali tra la gente; e nei conventi non ci sarebbe tanta dissipazione. Per certo, quando sarà giunto il giorno del giudizio, non ci verrà chiesto che cosa abbiamo studiato, ma piuttosto che cosa abbiamo fatto; né ci verrà chiesto se abbiamo saputo parlare bene, ma piuttosto se abbiamo saputo vivere devotamente. Dimmi: dove si trovano ora tutti quei capiscuola e quei maestri, a te ben noti mentre erano in vita, che brillavano per i loro studi? Le brillanti loro posizioni sono ora tenute da altri; e non è detto che questi neppure si ricordino di loro. Quando erano vivi sembravano essere un gran che; ma ora di essi non si fa parola. Oh, quanto rapidamente passa la gloria di questo mondo! E voglia il cielo che la loro vita sia stata all’altezza del loro sapere; in questo caso non avrebbero studiato e insegnato invano. Quanti uomini si preoccupano ben poco di servire Iddio, e si perdono a causa di un vano sapere ricercato nel mondo. Essi scelgono per sé la via della grandezza, piuttosto di quella dell’umiltà; perciò si disperde la loro mente (Rm 1,21). Grande è, in verità, colui che ha grande amore; colui che si ritiene piccolo e non tiene in alcun conto anche gli onori più alti. Prudente è, in verità, colui che considera sterco ogni cosa terrena, al fine di guadagnarsi Cristo (Fil 3,8). Dotto, nel giusto senso della parola, è, in verità, colui che fa la volontà di Dio, buttando in un canto la propria volontà.

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 “In questa vita ogni nostra opera, per quanto buona, è commista a qualche imperfezione; ogni nostro ragionamento, per quanto profondo, presenta qualche oscurità. Perciò la constatazione della tua bassezza costituisce una strada che conduce a Dio più sicuramente che una dotta ricerca filosofica”

Sapere che io sono questa povera persona, mi aiuta a dire che anche il ragionamento contiene delle zone buie. Impariamo a confrontarci, ad esporre le nostre idee. Le mie idee hanno bisogno di essere confrontate e verificate. Non è un caso che P.Pio è morto avendo il Padre Spirituale, lui che parlava con Gesù, con la Madonna, con i santi, con gli Angeli, aveva le stigmate e il dono della bilocazione, P.Pio aveva il Padre Spirituale.

“Non già che sia una colpa lo studio, e meno ancora la semplice conoscenza delle cose — la quale è, in se stessa, un ben ed è voluta da Dio –; ma è sempre cosa migliore una buona conoscenza di sé e una vita virtuosa.”

S.Teresa di Gesù costantemente dice: “Conosci te stesso”.

Come fai ad avvicinarti a Dio se non sai neanche chi sei!

Il diario spirituale è importante perché mi dà la possibilità di andare a rileggermi, per vedere il cammino fatto nell’arco di 10 anni, di 3 anni, di 1 anno, a rileggere i percorsi, vedere come Dio mi ha condotto anche attraverso le riflessioni, gli eventi capitati, come e quanto sono maturato. Se io non ho una memoria storica come faccio a far maturare questa conoscenza di me, è molto difficile. Se le mie confessioni sono uguali a quelle che facevo 3 anni fa, è un problema, ma non per i peccati, ma perché significa che il mio cammino spirituale non sta progredendo, i vizi che mi tengono legati sono sempre gli stessi. Vuol dire che io mi sto illudendo di avere una vita spirituale, che di fatto non c’è.

Infatti molti vanno spesso fuori della buona strada e non danno frutto alcuno, o scarso frutto, di bene, proprio perché si preoccupano più della loro scienza che della santità della loro vita.

Quando ci parlano di qualcuno, noi dobbiamo sempre valutare la competenza di chi ci parla.

Se voi leggete S.Teresina voi vedrete quanto era rigorosa, quanto era precisissima con Dio, con se stessa e con le consorelle. Non lasciava passare nulla. Lei si preoccupava profondamente della santità della sua vita, semplicemente come corrispondenza ad un atto d’amore.

Ma se io di questo amore non ho fatto esperienza di cosa parlerò?

Se la preoccupazione della santità non è una mia preoccupazione, i santi non hanno niente da dirmi. I santi avevano una sola preoccupazione, la santità, come corrispondenza ad un atto d’amore. Il rigore, la precisione, la costanza di questi santi viene dal fatto che Dio mi ama in un modo così bello, così preciso, così rigoroso, così sensibile che io non posso fare diversamente. Tutta la parabola di S.Teresa sull’umanità di Cristo si fonda qui.

Per poter affrontare questi temi, devo viverli, devo farne esperienza.

La santità della vita deve essere la nostra prima preoccupazione, come corrispondenza d’amore.

Ama Colui che ti ama, guarda Colui che ti guarda.

“Che se la gente mettesse tanta attenzione nell’estirpare i vizi e nel coltivare le virtù quanta ne mette nel sollevare sottili questioni filosofiche non ci sarebbero tanti mali e tanti scandali tra la gente; e nei conventi non ci sarebbe tanta dissipazione”

Non è per moralismo che dice queste cose.

Se la nostra preoccupazione di ogni giorno fosse quella di lottare contro un nostro vizio, per amore di Dio, per avere più vicinanza con Gesù, per gustare di più la morte in Croce di Gesù e la sua Resurrezione, non avremmo problemi, non certamente gravi.

Gli scandali, a qualunque categorie appartengano e di qualunque genere siano, vengono proprio dal fatto che la nostra attenzione non è così grande nell’estirpare i vizi e coltivare le virtù, nei conventi e nelle famiglie ci sarebbe molta meno dissipazione.

“Per certo, quando sarà giunto il giorno del giudizio, non ci verrà chiesto che cosa abbiamo studiato, ma piuttosto che cosa abbiamo fatto; né ci verrà chiesto se abbiamo saputo parlare bene, ma piuttosto se abbiamo saputo vivere devotamente.”

La qualità della tua vita qual è stata? Hai testimoniato la tua appartenenza a Me? Il tuo Amore per Me?

“Dimmi: dove si trovano ora tutti quei capiscuola e quei maestri, a te ben noti mentre erano in vita, che brillavano per i loro studi? Le brillanti loro posizioni sono ora tenute da altri; e non è detto che questi neppure si ricordino di loro. Quando erano vivi sembravano essere un gran che; ma ora di essi non si fa parola. Oh, quanto rapidamente passa la gloria di questo mondo! E voglia il cielo che la loro vita sia stata all’altezza del loro sapere; in questo caso non avrebbero studiato e insegnato invano. Quanti uomini si preoccupano ben poco di servire Iddio, e si perdono a causa di un vano sapere ricercato nel mondo.”

Stiamo servendo il Signore con la nostra vita santa? Con una vita di orazione vera, costante?

“Essi scelgono per sé la via della grandezza, piuttosto di quella dell’umiltà; perciò si disperde la loro mente (Rm 1,21). Grande è, in verità, colui che ha grande amore; colui che si ritiene piccolo e non tiene in alcun conto anche gli onori più alti. Prudente è, in verità, colui che considera sterco ogni cosa terrena, al fine di guadagnarsi Cristo (Fil 3,8). Dotto, nel giusto senso della parola, è, in verità, colui che fa la volontà di Dio, buttando in un canto la propria volontà.”

La sera quando andiamo a riposare dovremmo chiederci:

Io oggi chi ho servito? Dio e quindi i fratelli o me stesso? Dio o il mondo? Dio o i miei gusti? Dio o me stesso?

Oggi ho fatto la volontà di chi? La volontà mia o la Volontà di Dio?

Per Gesù uno è santo nella misura in cui fa la Volontà di Dio, non nella misura in cui fa delle grandi cose. Noi la Volontà di Dio dobbiamo cercarla sempre, dobbiamo sempre cercare cosa vuole il Signore da me e di solito è sempre quello che noi non vogliamo, è spesso all’opposto.

 

DOMANDE:

Due domande della catechesi precedente:

Non devi ritenere nessuno più fragile di te, vuol dire che il più fragile sono io? Se prima dice che ci dobbiamo disprezzare non si contraddice?

Quando si cerca nella conoscenza di sé come disprezzarsi non sconfina con la disistima?

Proprio perché sono il più fragile di tutti, devo ritenere gli altri superiori a me, le due cose stanno perfettamente insieme, ma non perché lo devo fare, ma perché è vero. Se noi imparassimo ad avere una retta coscienza di quello che siamo, allora riterremmo veramente gli altri in una posizione diversa. Quello che giudichiamo negli altri spesse volte è perché ce lo portiamo dentro noi. Il male che vediamo negli altri è perché viene fuori da noi e non perché loro ce l’hanno.

Il disprezzarsi non ha niente a che vedere con la disistima, assolutamente. Il Signore non ci chiede di cadere nella depressione. Il disprezzarsi non è ritenersi incapaci di intendere e di volere, no, ma è il vedere i doni di Dio come di Dio e non come i miei e saper mettere me al proprio posto, come colui che è chiamato ad amministrare questi doni ma che senza l’aiuto del Signore è un disastro. Noi cadiamo sempre negli eccessi, o superbia o depressione, hanno la stessa radice, l’io al centro, il guardarsi nel modo peggiore possibile, mancano entrambe di oggettività e di realtà.

Qual’è un modo per imparare a disprezzarmi?

L’autoironia. Impariamo a prenderci in giro, a scherzare su di noi.

Non vediamo il male dove non c’è, anche perché i ragionamenti ipotetici domani diventano mormorazioni e dopodomani calunnie.

Noi pensiamo che siccome abbiamo delle cose in testa, allora sono reali, ma c’è una distanza molto ampia fra loro.

Se la Volontà di Dio è l’opposto di ciò che noi pensiamo, allora vuol dire che il criterio per capire la Volontà di Dio è fare l’opposto di ciò che noi pensiamo?

No. Spesse volte è così, non ho detto che è così sempre. Spesse volte succede, quando poi ci confrontiamo con una persona di fiducia capiamo se quella cosa è Volontà di Dio o no. La Volontà di Dio spesse volte si incontra con le nostre difficoltà e fatiche, per questo è importante avere un confronto costante su quello che noi pensiamo essere per credere se lo è veramente.

Domanda sulla catechesi scorsa:

Metafora dello scoglio: la bellezza sta sotto e lo scoglio sa che quello che conta è sotto, come si concilia questo con il disprezzarsi?

Disprezzarsi non vuol dire rinnegare, non vedere, disprezzare i doni di Dio. Non vuol dire: Io non so niente, non capisco niente…

Il disprezzarsi vuol dire, riconoscere i doni di Dio, riconoscere tutta la bellezza che mi porto dentro, metterla al servizio di Dio ed evitare al mio io di sporcarla. Quello che devo disprezzare è tutta quella parte di ostacolo, di vizio, di immaturità, di egoismo che mi porto dentro e che impedisce a tutta la bellezza che Dio ha seminato e semina in me, di fiorire.

Devo prendere l’uomo e farlo fiorire, per farlo fiorire è necessario che io tolga i parassiti che stanno fuori, come gli afidi sulle rose, se non li tolgo le rose rischiano di non maturare o se fioriscono poi sono brutte, perchè tutte punte dagli affidi. Devo togliere gli afidi,  non buttare via il bocciolo.

Il disprezzare è tutto ciò che impedisce a me un vero e sincero incontro con Dio e una vera maturazione.

Formare un grande esercito scatena la paura, perché la paura, paura di che cosa?

Se voi volete formare un grande esercito dovete scatenare la paura. Le persone si stringono, si riuniscono quando c’è la paura di qualcosa. Ho preso questo motto e l’ho portato sulla vita spirituale, e ho detto di stare attenti perché se noi abbiamo paure forti queste paure scatenano degli eserciti dentro, e sono gli eserciti dei nostri fantasmi, dei nostri pensieri ossessivi, delle nostre visioni distorte della realtà. Più ho paura di qualcosa, più rimango schiavo di una serie di pensieri e sentimenti.

Ragioniamo sul motivo della paura.

Sia lodato Gesù Cristo

Guarda il video della catechesi su Youtube

Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

Informazioni

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.