Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 6

Ciclo di catechesi - "L'imitazione di Cristo" - Lezione 6

Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 14 ottobre 2019

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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“L’IMITAZIONE DI CRISTO” Lezione 6

Continuiamo il nostro cammino di catechesi sul testo dell’Imitazione di Cristo siamo arrivati al cap. 8:
EVITARE L’ECCESSIVA FAMILIARITÀ
«Non aprire il tuo cuore al primo che capita» (Sir 8,22); i tuoi problemi, trattali invece con chi ha saggezza e timore di Dio. Cerca di stare raramente con persone sprovvedute e sconosciute; non metterti con i ricchi per adularli; non farti vedere volentieri con i grandi. Stai, invece, accanto alle persone umili e semplici, devote e di buoni costumi; e con esse tratta di cose che giovino alla tua santificazione. Non avere familiarità con alcuna donna, ma raccomanda a Dio tutte le donne degne. Cerca di essere tutto unito soltanto a Dio e ai suoi angeli, evitando ogni curiosità riguardo agli uomini. Mentre si deve avere amore per tutti, la familiarità non è affatto necessaria. Capita talvolta che una persona che non conosciamo brilli per fama eccellente; e che poi, quando essa ci sta dinanzi, ci dia noia solo al vederla. D’altra parte, talvolta speriamo di piacere a qualcuno, stando con lui, e invece cominciamo allora a non piacergli, perché egli vede in noi alcunché di riprovevole
Il tema, come dice il titolo, è la familiarità. Dobbiamo capire cosa vuol dire avere familiarità con le persone.
“Mentre si deve avere amore per tutti”
Questo ci è richiesto dal Vangelo, da Gesù, dai 10 Comandamenti
“Mentre si deve avere amore per tutti, la familiarità non è affatto necessaria”
Cosa vuol dire questa familiarità?
Per capire la familiarità bisogna capire la parola stessa a cosa rimanda, rimanda a famiglia, pensiamo ovviamente ad una famiglia sana, ad una famiglia normale. Se ci troviamo di fronte ad una famiglia sana e normale, la familiarità fa riferimento a quei rapporti sani, belli, profondi, intimi, molto confidenziali, i più prossimi che noi conosciamo e che caratterizzano il nucleo familiare.
Il testo ci dice che tu non puoi avere questo stile di rapporto con tutti, perché anche quando vai d’accordo con le altre persone, lo stile familiare è un’altra cosa. Noi spesse volte rinneghiamo lo stile familiare nell’ambiente familiare e andiamo a riversarlo fuori, per cui quella confidenza, quella relazione, quel rapporto che noi dovremmo avere tra marito e moglie, tra papà e figlio, lo andiamo a creare con il collega, con l’amico spirituale, con il compagno di classe e questo non è né sapiente, né prudente, perché è il mio papà che mi ha messo al mondo, con la mia mamma.
Chi è che può volermi più bene di loro? Chi è che dovrebbe volermi più bene di loro?
Nessuno. Io imparo cosa vuol dire essere figlio ed essere padre nella misura in cui io posso vivere, sperimentare e realizzare profondamente quella relazione, la quale non si esaurisce in se stessa ma mi abilita a mia volta a poter essere padre, dopo che ho imparato ad essere figlio. Se noi questa familiarità, questa relazione profonda non la viviamo dentro il nostro contesto familiare, poi diventa molto complessa la situazione, perché è difficile poter dare ciò che io non ho assimilato. E’ difficile dare la cura se io non sono stato curato, perché non ho imparato i rudimenti di come si fa. Se io non ho mai sperimentato cosa vuol dire veramente essere amato, con tutte le caratteristiche tipiche dell’amore, la gratuità, l’oblatività, il sacrificio, la cura, il dare la propria vita, un domani come faccio a dire ad una persona: Ti Amo. Lo potrò dire con la bocca ma non con la vita e col cuore, perché non so il significato di quelle parole, so che sento una pulsione, qualcosa che si muove dentro, ma questo non è l’amore, è un sentimento.
L’Imitazione di Cristo ci dice:
“Non stare con le persone sprovvedute e sconosciute”
Il verbo stare è veramente un verbo molto importante, perché io dove decido di stare, io lì decido chi mi plasma, chi e cosa mi forma. E’ dove io stò che mi dà l’impronta, come se desse l’armonia del battito del mio cuore. Per questo, lo stare con persone sprovvedute e sconosciute, frequentare compagnie brutte, persone che non vanno bene, di fatto mi forma, lì imparo a pensare o smetto di imparare a pensare, lì formo la mia sensibilità, la delicatezza della mia coscienza, il rigore del mio pensiero, il modo di amare. E’ stando lì che io imparo i confini dei miei desideri.
Dopo è difficile andare a recuperare pezzi di una vita e rimettere le cose al proprio posto.
“Stai, invece, accanto alle persone umili e semplici, devote e di buoni costumi; e con esse tratta di cose che giovino alla tua santificazione”
E se non ne trovo?
“Oh beata solitudo o sola beatitudo.”
Arriverà il suo tempo, è un dono di Dio, non è frutto della tua ricerca.
“Non avere familiarità con alcuna donna, ma raccomanda a Dio tutte le donne degne. Cerca di essere tutto unito soltanto a Dio e ai suoi angeli, evitando ogni curiosità riguardo agli uomini. Mentre si deve avere amore per tutti, la familiarità non è affatto necessaria.”
Cosa sta dietro a questo ragionamento?
Il ragionamento di fondo è:
fai attenzione che non si nasconda dietro a questo tuo desiderio di amicizia, altro.
Cosa?
La passione. Tu la chiami voglia di amicizia, in realtà si chiama possesso, egoismo, siccome non voglio stare solo, ho paura di restare solo, ti uso, ho bisogno di te.
Ricordiamocelo, quando io ho bisogno di qualcuno, esco dalla realtà dell’amore. L’amore è pura gratuità. Ti scelgo non perché ho bisogno di qualcosa ma perché libero da tutto, posso dirti, liberamente che ti amo, perché sono pronto liberamente a perderti, in nome della Verità per esempio, che con l’amore fa un connubio perfetto, o in nome della giustizia, della fedeltà a Cristo.
Questo lo posso fare se sono libero, se non sono schiavo della passione che mi acceca e mi spinge in tutti i modi a prenderti, a possederti, a tirarti dentro la mia ragnatela e diventare parte del mio bottino e dei miei sequestri. Questo non ha niente a che vedere con l’amore.
Stai attento che dietro a quella amicizia, presunta tale, non ci sia la tua passione, non ci sia il tuo bisogno frustrato.
Dobbiamo stare attenti, non solo quando siamo noi il soggetto che opera ma anche quando noi siamo l’oggetto del desiderio, cioè di colui che ci cerca.
Se tu ti accorgi di me domani, è perché oggi tu non mi hai voluto vedere o non sei stato capace di vedermi, per questo è molto importante ad esempio il fidanzamento, quello cristiano, quello vero, celebrato in Chiesa con un rito liturgico molto bello, davanti al sacerdote, dove ci si sceglie e si inizia questo periodo che si chiama “fidanzamento”. In quel tempo lì io sono chiamato a conoscerti e a farmi conoscere, cioè a vedere se siamo entrambi chiamati a condividere per sempre la nostra vita nel Sacramento del Matrimonio. Per questo prima di diventare preti ci sono 6 anni di seminario, per avere la possibilità di uscire dal desiderio, dall’immaginazione, dal sentimento e verificare se è la strada giusta per me, perché la passione fa brutti scherzi, qualunque genere di passione fa brutti scherzi.

Capitolo IX
OBBEDIENZA E SOTTOMISSIONE
1. Stare sottomessi, vivere soggetti a un superiore e non disporre di sé è cosa grande e valida. È molto più sicura la condizione di sudditanza, che quella di comando. Ci sono molti che stanno sottomessi per forza, più che per amore: da ciò traggono sofferenza, e facilmente se ne lamentano; essi non giungono a libertà di spirito, se la loro sottomissione non viene dal profondo del cuore e non ha radice in Dio. Corri pure di qua e di là; non troverai pace che nell’umile sottomissione sotto la guida di un superiore. Andar sognando luoghi diversi, e passare dall’uno all’altro, è stato per molti un inganno.
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“Stare sottomessi, vivere soggetti a un superiore e non disporre di sé è cosa grande e valida. È molto più sicura la condizione di sudditanza, che quella di comando. Ci sono molti che stanno sottomessi per forza, più che per amore: da ciò traggono sofferenza, e facilmente se ne lamentano; essi non giungono a libertà di spirito, se la loro sottomissione non viene dal profondo del cuore e non ha radice in Dio”
Noi vogliamo comandare non stare sottomessi, vogliamo dominare non stare sotto a qualcuno. Per capire la bellezza della sottomissione bisogna aver sperimentato la bellezza dell’essere figlio, altrimenti è impossibile. Credo che solo chi ha veramente sperimentato quanto sia bello essere figlio, avere un padre, quanto sia bello, rassicurante stare dentro a quella relazione, può capire quanto c’è da guadagnare in questa logica della sottomissione e dell’umiltà. Solo questa esperienza profonda dell’essere figlio che non ti fa mai desiderare, assolutamente, né la morte del Padre, né l’essere sganciato da tuo Padre, né la voglia di andare via da tuo Padre, ma ti fa comprendere la bellezza di maturare, di crescere, di svilupparti, di essere te stesso dentro, avvolto da quella relazione, protetto da te stesso, da tutto ciò che di te non è ancora in ordine, non è ancora maturo. Solo chi ha vissuto questo capisce che l’essere sottomesso non ti porta via niente, perché l’essere figlio non porta via niente a nessuno, quando si è figli di un vero Padre, ovviamente, quando il Padre fa il Padre.
“È molto più sicura la condizione di sudditanza”
Questo perché?
Perché sono reso sicuro da me, dai miei pasticci, dalle mie incoerenze, allora evito di fare del male agli altri perché obbedisco.
“Ci sono molti che stanno sottomessi per forza, più che per amore”
Cioè sono costretti, ma l’essere sottomessi per forza è un inferno, perché non capirai mai la ragione dell’essere sottomesso, non riesci a fartene una ragione, viene vissuta come una frustrazione, come un’ingiustizia, come un collare che ti soffoca.
Dover obbedire perché devo non perché amo farla, è terribile, non serve a niente, perché quella cosa lì non attecchirà mai nel cuore della vita di quella persona, non diventerà mai parte della sua esistenza, è un fallimento, sia per chi chiede, sia per chi lo fa.
“facilmente se ne lamentano”
Perché se ne lamentano?
Perché qui entrano le mormorazioni, è da qua che si comincia, i figli cominciano a parlare male dei genitori, cominciano a non obbedire ai genitori, a non voler più bene, a non stimarli più, a metterli da parte. Cominciano a farlo con i genitori e poi lo fanno con Dio, come il popolo di Israele.
Come fai a mormorare, a lamentarti se tu sai che sei radicalmente amato?
Dentro ad un rapporto d’amore, non esiste la lamentazione, non esiste la mormorazione, perché anche qualora accada qualcosa che ti contraddice, subito la interiorizzi e la collochi nell’amore.
“Ha fatto così perché mi vuole bene, perché vuole evitarmi qualcosa”
Ma se noi non stiamo dentro a questa esperienza, diventa veramente difficile dopo.
Se quella relazione è fondata sull’amore ci pensa l’essere amato a ricordarti tutto.
“essi non giungono a libertà di spirito”
Vivendo da servi e facendo le cose per forza è meglio non farle, perché “Dio ama chi dona con gioia”, e noi non sperimenteremo mai la bellezza di essere liberi.
Nella nostra vita, nella nostra giornata, noi ci sentiamo qualche volta liberi?
Se la risposta è sì, con chi, dove, quando noi ci sentiamo veramente liberi?
Noi abbiamo bisogno di essere liberi davanti agli occhi di qualcuno, perché abbiamo bisogno che questi occhi ci riconoscano, condividano, apprezzino la nostra libertà.
Se no siamo liberi per cosa?
“Se la loro sottomissione non viene dal profondo del cuore e non ha radice in Dio.”
Deve venire dal cuore, si capisce quando non viene dal cuore perché si fa qualcosa con la voglia di fare altro, appena si può non lo si fa più e appena l’altro non vede si fa altro, a questo punto meglio non farlo proprio. E’ meglio che uno torni indietro e cominci a ragionare sul senso di quella relazione, sul senso della sua vita e del suo esistere, se non riusciamo a comprendere la bellezza dell’essere figli di questo Padre, e del godere della Sua Presenza, e preferiamo la nostra passione condita col dubbio e il sospetto verso il Padre, come Adamo ed Eva.
Perché Giuda tradisce?
Semplice, perché non ha capito niente dell’essere amato.
“Corri pure di qua e di là; non troverai pace che nell’umile sottomissione sotto la guida di un superiore. Andar sognando luoghi diversi, e passare dall’uno all’altro, è stato per molti un inganno.”
Non so se voi siete amanti del miele, se uno ama il miele ha i suoi gusti, c’è quello a cui piace il miele di rododendro, di eucalipto, di arancia, il miele di limone, di corbezzolo, ognuno ha il suo gusto preferito. Voi non sentirete mai nessuno dirvi: “Io amo il millefiori”.
Se tu chiedi ad una persona. “Qual’è il miele che preferisci?”
Nessuno ti risponderà la cosa più ovvia: il millefiori.
Perché non piace a nessuno?
Provate ad assaggiarlo, sa di tutto e di niente. Non sa di nessun fiore.
Quando tu le vuoi provare tutte per cercare quella perfetta/o, non hai trovato nessuno, perché non esiste.
Non a caso il sacerdote viene chiamato anche “Padre Spirituale”, molto ci sarebbe da dire su questa espressione, ed è inutile girarne mille, perché alla fine è come il millefiori, non porti a casa niente.
Prendi un gusto nella tua vita.
Come ape scegli un fiore e fai il tuo miele da quel fiore, riempi il tuo alveare, la tua anima, il tuo cuore, la tua mens, il tuo essere persona, riempilo di quel gusto, di un gusto, fai in modo che tutto l’alveare profumi di quel miele, che abbia quel sapore, persino l’ape ha addosso quel sapore.
Invece di sognare luoghi diversi decidiamo un luogo, scegliamo non sogniamo un luogo, un fiore e a quel fiore siamo fedeli, impariamo ad essere fedeli a quel fiore.
E’ molto bello il motto dei Marines: “Sempre fedeli!”
Non vanno a combattere mai da soli, almeno sempre in due, uno che guarda le spalle dell’altro.
Qual’è la forza degli spartani? Diceva il Re.
Il compagno che ha accanto. Tu abbi cura di lui e lui avrà cura di te. Questa è la tua forza.
“E’ stato per molti un inganno.”
Facendo il millefiori, girando di qua e di là, non riesci a costruire qualcosa di solido.

 

 

 

DOMANDE:
Stasera ha parlato della figura paterna: oggi come oggi la figura paterna c’è e non c’è, la madre può sopperire a questa mancanza aiutando i figli a comprendere cos’è l’amore?
Il papà non lo può sostituire nessuno, e la mamma neanche, sono due figure insostituibili. Sulla mancanza della figura paterna, psicologi e psichiatri hanno scritto e scriveranno fiumi di inchiostro e di parole su questa cosa. Leggevo in un articolo che per un bambino il divorzio, la separazione dei suoi genitori è peggio che la loro morte. La mamma o il papà può insegnare cosa vuol dire essere amati, non può sopperire, non può prendere il posto dell’altra persona ma per quello che lui è, può insegnare cosa vuol dire amare, può fargli fare una esperienza bellissima dell’essere amato. Quella mancanza, quell’assenza ci sarà sempre, però almeno gli avrà insegnato la cosa più importante di tutti, l’essere amati e cos’è l’amore.

Quali sono i criteri da tener presente per poter scegliere un buon Padre Spirituale?
S.Teresa ci dice che sia dotto e santo, però se devo scegliere è meglio che sia dotto e magari un pò meno santo, diceva lei.
Qualche giorno fa pensavo proprio a questa cosa:
Quando un sacerdote è un bravo sacerdote?
Quando porta a Gesù.
Quando quel sacerdote mi porta a Gesù, mi aiuta a innamorarmi di Gesù, mi insegna a conoscere Gesù, a stare con Gesù, a crescere con Gesù, quello è un buon prete. E’ il suo compito, perché da Padre mi dona la cosa “più importante” che è l’amicizia con Gesù. E’ un Padre che mi genera alla fede. Che sia una persona veramente innamorata di Gesù e che porti a Gesù e non a sé o ad altro.

Come sta la sottomissione con la libertà, il decidere con la tua testa e con la paura di scegliere e chiedere sempre consiglio?
La vera sottomissione, quella che viene da un rapporto paterno, cioè la sana dipendenza, non è mai una forma di rinuncia alla mia persona. Non è la consegna di me all’oblio, non è che l’altro vive la mia vita, non è questo, ma è in quella dipendenza, nel fatto che io riconosco che lui vede più in là di me, in modo più articolato di me, e vuole il mio bene, vede in questo il luogo in cui io posso maturare la mia scelta. Dentro a questo confronto, io posso parlare della mia scelta, posso valutarla, verificarla, vederla, pensarla insieme senza paure, senza paura di non essere più amato, stimato semplicemente perché è diversa, va confidata, detta, confrontata.
Questa sottomissione non porterà mai insicurezza, o il fare quello che vogliono gli altri o incapacità di scelta, tutt’altro, insegnerà a scegliere, ma ci vuole tempo. All’inizio dovrò fare degli atti di fede ma questo non vuol dire che rinuncio alla mia libertà, ma che la educo.
Il principio della sapienza non è l’esperienza ma è il timor di Dio, dice il Libro del Siracide, cioè questo rapporto bello col Signore, ma non solo col Signore ma anche all’interno dei nostri rapporti primari.
La sottomissione è anche un’esigenza dell’anima, porto la mia testimonianza, il mio primo figlio quando era adolescente riguardo ad una cosa gli dissi di no e cercavo di spiegargli il motivo ma non ero capace, lui ha capito che non riuscivo e ha detto: “Papà mi basta che tu mi dica non farlo o fallo, per me va bene”. Mi sono sentito inadeguato.
La frase detta da suo figlio è esattamente quello che sto cercando di spiegarvi: “Mi basta”.
Perché mi basta?
Perché mi basti tu. Non ho bisogno di altro. Quando non mi basta più quello che mi dici è perché non mi basti più tu, come ad Adamo ed Eva, non gli bastava più Dio.
Un vero padre non è un uomo perfetto, non esiste il padre perfetto, esiste nei cieli ma sulla terra non esiste il padre perfetto, ma un figlio, un vero figlio, non lo cerca neanche. Un vero figlio cerca suo padre. E un vero figlio non cambierebbe suo padre per nulla al mondo, perché il suo papà è il suo papà.
L’inadeguatezza forse fa scandalo al nostro amor proprio, non al vero figlio, fa parte del ruolo. Quando noi iniziamo a cercare nel nostro padre la perfezione è perché abbiamo smesso di essere figli. Quando noi rinfacciamo a nostro padre la sua imperfezione, non siamo più figli, siamo orfani, è come se lo stessimo uccidendo, è come se volessimo altro, ma altro non c’è. Non c’è cosa più brutta che un figlio possa fare, che rinfacciare a suo padre la sua inadeguatezza, il suo limite.
Quando io comincio a rinfacciare alla mia mamma o al mio papà la sua malattia, la sua inadeguatezza, il suo limite, il suo peccato, io non sto facendo del male semplicemente a lei, o a lui, io sto distruggendo la mia identità.
Per questo il Comandamento dice: “Onora” e non “Ama”, e onora è il verbo usato nella Scrittura solo per Dio.
Purtroppo ci sono padri e madri che hanno tradito la loro missione, e questo è un altro capitolo dolorosissimo dove poi collocare l’atteggiamento, il modo di vivere dei figli è tutt’altro che semplice.
Gli errori gravi che vengono dal tradimento della mia missione, questi errori purtroppo fanno dei buchi veramente seri che purtroppo non sempre sono recuperabili. Per questo abbiamo tutti bisogno, quando abbiamo un compito educativo, di chiedere a Dio, alla Madonna, la Grazia di corrispondere al meglio, perché tra le mani ho la vita di un’altra persona.
Se un neurochirurgo sbaglia, la persona muore, se un meccanico sbaglia fonde il motore, c’è differenza.
Ci sono delle situazione dove il senso di responsabilità deve essere alto, perché l’altra persona ha messo la sua vita nelle tue mani, non puoi comportarti come se fosse “altro”, perché tu di quella vita poi devi rispondere e non solamente davanti a Dio, penso innanzitutto davanti a noi stessi, perché prima o poi arriva il momento nella vita in cui tutti i nodi vengono al pettine, arriva quel momento di grande lucidità dove uno dice:
“Cosa ho fatto!”
E lì sei tu con la tua coscienza, quindi è meglio prima avere un atteggiamento di grande attenzione e comportarsi in un certo modo.

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Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

Informazioni

Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.