Il digiuno necessario per ricevere il vino nuovo

Vino nuovo

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia di venerdì 4 settembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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IL DIGIUNO NECESSARIO PER RICEVERE

IL VINO NUOVO

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

Il Vangelo di oggi, tratto dal capitolo V di San Luca, ci parla di questa grande intuizione di Gesù, che diventa un consiglio, che diventa un invito autorevole.

“È necessario” – dice Gesù – “avere un vestito nuovo”, “È necessario” – dice Gesù – “avere otri nuovi, non si possono appiccicare cose vecchie su quelle nuove!”

Gesù è veramente questo vestito nuovo, che non può essere messo su un vestito vecchio, lo rompe. Tutti lo sanno che un tessuto vecchio non tiene la cucitura del tessuto nuovo, se io lo metto come rattoppo.

Gesù non è un rattoppo! Gesù non è un vino che si può mettere in mezzo alla corruzione, alla sporcizia di un otre vecchio, già usato.

Guardate, questo passo del Vangelo è veramente importante, così come quando Gesù dice: «Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, poiché dice: “Il vecchio è gradevole!”»

Capite, è la nostra mentalità, questa è la nostra testa!

Se noi siamo abituati a bere roba vecchia, a fare i ragionamenti dei farisei che dicono: “Noi digiuniamo, noi facciamo, invece i tuoi discepoli non digiunano, mangiano e bevono!”, siamo legati ad una mentalità apparentemente religiosa ma assolutamente materialista, materialista nella vita religiosa, è incredibile!

Si può essere materialisti, si può essere dogmatici dentro una vita religiosa capita al contrario, vissuta al contrario.

È terribile questa cosa, è un rischio che corriamo tutti, eh!

Continuiamo a bere roba vecchia… cos’è questo vino vecchio?

Sono le idee, le mie idee vecchie, i miei gusti vecchi!

Ricordate San Giovanni della Croce quando dice: “State attenti a non mischiare questa parte materiale…”, naturale, umana, ma guardate, nel senso peggiore del termine. Umana è sbagliato, è sbagliato come termine quello che sto usando, non posso usare il termine umano, ma è per intenderci, questa parte proprio più bassa, non la potete mischiare!

La dovete purificare, la dovete togliere, non potete mischiarla con Dio! Va tolta!

Queste idee vanno tolte!

Questo modo di pensare va cambiato, altrimenti Gesù non entra!

Qui non c’entra la misericordia o non misericordia, qui c’entra l’oggettività, perché, se Gesù entra, invece che convertire, spacca. Questo è il rischio!

Poi ci troviamo con una vita in mano distrutta, ma non da Gesù, ma da me, che non sono stato in grado di presentare a Gesù l’otre nuovo e quindi la mia vita si rompe.

Cosa vuol dire che la mia vita si rompe? Vuol dire che non ho la forza, l’intelligenza, l’amore, di portare avanti la mia vita unita a Gesù.

Gesù diventa un motivo di scandalo terribile, Gesù diventa un’incomprensione, Gesù diventa un peso!

Allora che cosa facciamo? Di solito Lo devitalizziamo come un dente.

Io posso avere un dente in bocca, bellissimo ma morto, morto! Voi vedete un dente e dite: “Oh, che bei denti! Tutti belli bianchi!” Sì, ma questo è morto, non c’è più, perché è stato devitalizzato. È lì, ma non c’è più.

Noi vogliamo fare questo: noi ad un certo punto devitalizziamo Gesù, cioè ci illudiamo della Sua presenza, perché facciamo tante cose religiose, ma di fatto non hanno più il nervo, perché la mia bocca, la mia mascella, la mia mandibola, la mia gengiva non lo reggono più, non riescono più a reggerlo e badate, un dente si devitalizza non solo quando è cariato, ma anche quando è sano ed è troppo sensibile.

Quando quel dente è troppo sensibile diventa troppo doloroso, l’ultima spiaggia è la devitalizzazione e la si fa.

Se Gesù diventa questa ipersensibilità dentro di me, per cui io non Lo riesco più a gestire (… e devi essere attento a questo, devi cambiare il cuore su quello, devi essere fedele a quell’altro, devi darti in questo modo, devi vivere il sacrificio e segui il Vangelo, tutto quello che c’è scritto nel Vangelo…) ad un certo punto non ce la faccio più, allora cosa incomincio a dire?

“Ma vabbè, non cadiamo nel moralismo! Tanto Gesù ha già perdonato tutto e tutti!”

È una delle tante frasi che si sentono…

“Tanto Gesù ha perdonato tutto e tutti! Tanto il peccato non ha più valore! Tanto, qualunque cosa facciamo, il Signore ci ama! Tanto il Signore ci ha amato prima di tutto e quindi, qualunque cosa facciamo, il Signore stai tranquillo che ti ama lo stesso!”

Lo devitalizziamo! Che Gesù ci sia o che Gesù non ci sia, non cambia niente!

Per sapere se il mio Gesù è stato devitalizzato dalla mia vita, la domanda è molto semplice, è la cartina tornasole: se Gesù non ci fosse più, se io non seguissi più Gesù concretamente, oltre alle pratiche religiose, Messe, rosari, confessioni, mettiamo da parte quelle, oltre a quelle, nella mia vita quotidiana concreta di tutti i giorni, cosa cambierebbe? Che cosa sarebbe diverso da quello che è oggi? Ci sono delle cose che sarebbero veramente diverse?

Se la risposta è sì, vuol dire che Gesù è vivo dentro di me e che devo il più possibile continuare a pulire il mio otre e non avere fretta di versare dentro il vino nuovo.

Non devo avere fretta, come dire, di quasi fare indigestione di vita spirituale, no, devo andare con calma, non devo avere fretta di possedere Dio, perché non si può.

Devo avere fretta di pulire l’otre! Il vino è lì, è pronto, ma sono io che potrei non essere pronto. Allora, continuare a pulire questo otre!

“Arriverà il giorno in cui sarò pronto?” Sì, certo che arriva!

“Quando sarà?” Quando io dalla mia vita avrò tolto tutti gli impedimenti più gravi all’incontro con Gesù.

“Ma poi faccio i peccati…” Sì, ma quei peccati sono i peccati veniali, sono le imperfezioni, sono le debolezze della natura, come dice Santa Teresa, quelli non impediscono di versare nell’otre, ma se io non pulisco l’otre, io vado avanti ad essere quello che sono e il vino vecchio mi piacerà sempre.

Capita di parlare con le persone, magari con noi stessi tristemente e vedere che le nostre idee non cambiamo mai….

“Sì, ma….” “Sì, però.… “Sì, ma io….”

Sono le tre frasi che l’otre vecchio, che beve il vino vecchio, continua sempre a ripetere quando si dice qualcosa.

“Sì, ma…” “Sì, però…” “Sì, ma io…”

“Arriverà il giorno del digiuno!” – dice Gesù, ma anche qui vedete come sono sciocchi i farisei, loro pensano al grano, loro pensano a mangiare, alla pancia, la religione della pancia, pensano che essere di Dio vuol dire andare sulla bilancia, vuol dire misurare i chicchi di grano che mangio.

Il digiuno di cui parla Gesù non è lo stesso di cui parlano loro, eh!

Non è il digiuno delle spighe di grano, non è il digiuno delle focacce e del latte acido che bevevano, non è questo!

Qual è il digiuno di cui parla Gesù? È Lui!

Lui rappresenterà il digiuno più tremendo per loro, perché ad un certo punto non lo vedranno più.

Sì, avranno i cinquanta giorni dopo la morte, dove lo continueranno a vedere, tutto quello che volete, apparirà poi, va bene, però poi ad un certo punto basta.

“Verrà” – Lui dice – “il consolatore!” Certo lo Spirito Santo è venuto, per l’amor del cielo, ma ogni tanto proviamo anche a pensare per questi undici uomini che cosa è voluto dire vivere così intensamente vicino a Gesù e poi ad un certo punto non poterLo più vedere, né parlare, né sentire, col conforto dello Spirito Santo, è vero, ma umanamente avevano dentro questo pensiero, sicuramente.

Pensate a San Giovanni… infatti il suo Vangelo è un Vangelo particolarissimo, diversissimo da tutti gli altri.

Quanti ricordi, quanti pensieri…

E questo non è un digiuno?

Questo è il digiuno dei digiuni! È il digiuno per eccellenza, ma è quel digiuno che permetterà loro di essere sempre di più un abito nuovo, sempre di più un otre nuovo, di essere sempre meno materiali, sempre più spirituali, ma nel senso bello del termine, non spirituali con la testa per aria, ma spirituali nel senso di “essere marchiati a fuoco col ferro della croce e venduti in tutto il mondo”, dice Santa Teresa di Gesù quando dice cos’è l’uomo spirituale.

Chiediamo quindi al Signore questa grazia, nel giorno del Sacratissimo Cuore Suo, di essere sempre più innamorati di questo Cuore e che ci renda sempre più capaci di riceverLo.

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

Venerdì della XXII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

PRIMA LETTURA (1Cor 4,1-5)
Il Signore manifesterà le intenzioni dei cuori.

Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.
A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 36)
Rit. La salvezza dei giusti viene dal Signore.

Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore.

Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno.

Sta’ lontano dal male e fa’ il bene
e avrai sempre una casa.
Perché il Signore ama il diritto
e non abbandona i suoi fedeli.

La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati.

Canto al Vangelo (Gv 8,12)
Alleluia, alleluia.
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me avrà la luce della vita.
Alleluia.

VANGELO (Lc 5,33-39)
Quando lo sposo sarà loro tolto, allora in quei giorni digiuneranno.

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

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