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Ciclo di catechesi – “L’imitazione di Cristo” – Lezione 4

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Lettura commentata del classico di spiritualità: “L’imitazione di Cristo” .

Lezione di lunedì 30 settembre 2019

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

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“L’IMITAZIONE DI CRISTO” Lezione 4

Ben ritrovati a tutti, continuiamo il nostro incontro di catechesi sul libro L’IMITAZIONE DI CRISTO.
Siamo arrivati al cap. 4
Capitolo IV
LA PONDERATEZZA NELL’AGIRE
“Non dobbiamo credere a tutto ciò che sentiamo dire; non dobbiamo affidarci a ogni nostro impulso. Al contrario, ogni cosa deve essere valutata alla stregua del volere di Dio, con attenzione e con grandezza d’animo. Purtroppo, degli altri spesso pensiamo e parliamo più facilmente male che bene: tale è la nostra miseria. Quelli che vogliono essere perfetti non credono scioccamente all’ultimo che parla, giacché conoscono la debolezza umana, portata alla malevolenza e troppo facile a blaterare. Grande saggezza, non essere precipitosi nell’agire e, d’altra parte, non restare ostinatamente alle nostre prime impressioni. Grande saggezza, perciò, non andare dietro a ogni discorso della gente e non spargere subito all’orecchio di altri quanto abbiamo udito e creduto.”
Questa prima parte di questo cap. 4° ci mette in guardia sull’importanza di essere ponderati, potremmo anche dire sull’importanza di essere prudenti.
Prudenti inerente a che cosa?
A ciò che ascoltiamo, alle chiacchiere, ai discorsi, al vociare delle altre persone. Pensate ad una giornata come quella di oggi, ad esempio, quanti discorsi forse inutili o dannosi abbiamo ascoltato, oppure peggio ancora vi abbiamo partecipato.
E’ grande prudenza non prestare fede a tutto ciò che sentiamo in prima battuta, non prestare mai fede al chiacchiericcio gratuito.
Quando qualcuno parla male di qualcun altro è sempre qualcosa di brutto, poi noi lo condiamo come uno scambio di pareri, però intanto parliamo male degli altri.
“Purtroppo, degli altri spesso pensiamo e parliamo più facilmente male che bene”
Questo perché siamo abituati a vedere sempre le cose negative, ed ecco perché poi, appena qualcuno ci dice qualcosa che abbia il sentore di un richiamo o di un rimprovero, subito cadiamo nella permalosità, nella sofferenza, nell’avvilimento o addirittura nella depressione, perché siamo abituati a sentire e dire il male, quindi ci immaginiamo che ogni rimprovero sia tutto il male possibile su di noi. Pensiamo che quel rimprovero ci possa togliere la stima, il valore, perché siamo quotidianamente e costantemente immersi dentro ad una guerra dove dobbiamo difenderci in continuazione da queste malelingue o mali pensieri. Abbiamo inoltre il timore di essere visti nella nostra debolezza, perché sappiamo che gli altri poi potrebbero usarla, non sempre ma spesso, contro di noi.
Mentre dovremmo comportarci da persone mature, sagge e preferire andare a dirlo direttamente alla persona. E’ più difficile ma più saggio andare a parlarne direttamente con l’altra persona.
Tante volte siamo tornati sul tema della mormorazione e della calunnia, dell’importanza della parola e di come noi parliamo.
Andare a dire direttamente all’altra persona il nostro pensiero vuol dire rendersi responsabili e coscienti di quello che noi pensiamo e diciamo e accettare un confronto.
Chi fa questo?
Chi non pensa, concretamente e realmente, di essere Dio.
Chi invece calunnia e mormora, pensa di essere Dio, non lo dice verbalmente ma lo crede interiormente e profondamente, perché pensa che il suo giudizio è totalmente giusto, onnisciente, è un giudizio che non può sbagliare, e quindi quello che dice è.
Il mormoratore, colui che parla male di qualcuno, colui che fa girare le malelingue, innanzitutto compie un peccato contro di Dio, perché si mette la posto di Dio, credendo che il suo giudizio è assolutamente giusto e onnicomprensivo.
“Quella persona è così perché lo dico io, perché la vedo io, perché la giudico io!”
Ma quella persona noi non sappiamo com’è, perché noi non vediamo il cuore, non vediamo l’intenzione della persona.
La persona saggia e umile, invece, valuta la situazione e non comprendendo qualcosa dell’altra persona, va a chiedere un confronto.
Chi va a fare un confronto è una persona coraggiosa, non è un vigliacco. Il vigliacco è un mormoratore, calunnia e pugnala alle spalle, fa le tresche dietro alle schiene delle persone, perché non ha il coraggio di dire le cose chiaramente alle persone, non ha il coraggio di sostenere le sue idee, di difenderle, o comunque di portarle davanti per un confronto.
La persona umile che cerca la Verità, che è mossa dall’Amore per la Verità, si confronta sempre.
Le mormorazioni, state tranquilli, non è oggi, non è domani, arriveranno sempre all’orecchio di colui contro il quale abbiamo mormorato, è sempre così. Il male che noi diciamo arriva sempre all’orecchio di colui contro il quale lo abbiamo fatto, e poi ci facciamo una figura pessima.
“E’ grande saggezza, non essere precipitosi”
Questo sempre, in tutto, non solamente nel parlare, anche nell’agire. Soppesiamo bene le nostre idee, i nostri desideri, pensiamoci bene prima di compiere un passo, non sappiamo se quel passo è un passo giusto da fare, dunque prima è bene che ci verifichiamo con qualcuno.
“Non restare ostinatamente legati alle nostre prime impressioni.”
Tutti abbiamo delle prime impressioni. Abbiamo bisogno di lasciar sedimentare le nostre impressioni, perché noi non siamo Dio e non vediamo il cuore dell’uomo. E’ giusto che abbiamo le nostre impressioni ma aspettiamo, lasciamo passare un pò di tempo e poi vediamo.
“Non andare dietro a ogni discorso della gente”
Dobbiamo imparare a dire: “Non mi interessa” “Le chiacchiere non mi interessano”.
Se tu con me parli male degli altri, con gli altri parlerai male di me.
E’ sempre così.
“Devi preferire di farti guidare da uno migliore di te, piuttosto che andare dietro alle tue fantasticherie; prima di agire, devi consigliarti con persona saggia e di retta coscienza. Giacché è la vita virtuosa che rende l’uomo saggio della saggezza di Dio, e buon giudice in molti problemi. Quanto più uno sarà intimamente umile e soggetto a Dio, tanto più sarà saggio, e pacato in ogni cosa.”
Parole importantissime.
“Devi preferire di farti guidare da uno migliore di te”
Quanto è difficile fare questa cosa!
Quanto è difficile decidere di farsi guidare, soprattutto quando si è adulti, e non solo farsi guidare ma da uno migliore di me. Qui ci vuole tantissima umiltà.
Se scelgo di farmi guidare, devo scegliere una persona che vedo più avanti di me, che sia più esperta di me, più capace di me, e sappia darmi le indicazioni giuste per vivere la mia vita di fede e la mia vita umana, altrimenti non cresco spiritualmente.
E’ un dono di Dio trovare la persona giusta che mi sappia veramente aiutare e indicare la strada, perché se no il rischio è che io vado dietro alle mie fantasticherie, ai miei sogni, le mie idee, le mie sensazioni, i miei impulsi.
Sapete il nostro gusto ci inganna, ci inganna più il nostro gusto che tante bugie.
Le fantasie sono tante, io posso sognare di essere uno che vola, posso anche dirlo, ma di fatto non lo so fare.
“Prima di agire, devi consigliarti con persona saggia e di retta coscienza”
Prima di agire, cioè prima di compiere quei passi importanti della tua vita, devi entrare in una relazione, in un consiglio, non puoi decidere da solo. Più hai responsabilità, più sei in alto, più sei in là con gli anni e più devi chiedere consiglio, proprio per sconfiggere la superbia e l’orgoglio, per rinnegarti, per verificarti ancora di più, perché diventa ancora più difficile il discernimento, più le responsabilità aumentano e più devi essere preciso nel discernere, la vita di altre persone può dipendere da te.
“Con persona saggia e di retta coscienza”
Sapete che le qualità della coscienza sono che sia vera e che sia certa. Non è così facile avere una coscienza vera e certa, perché posso avere una coscienza certa ma falsa, e posso avere una coscienza vera ma incerta, e quindi è un pasticcio, perché alla fine non so cosa devo fare.
Bella questa espressione:
“Giacché è la vita virtuosa che rende l’uomo saggio della saggezza di Dio, e buon giudice in molti problemi.”
Che cosa dà saggezza?
Non l’età. Il Profeta Daniele ci insegna, nella Scrittura, quando si alza a giudicare il caso della casta Susanna, che non è assolutamente l’età che determina la saggezza.
“Ciò che rende l’uomo saggio è una vita virtuosa”
Quanto più sei virtuoso, abituato all’obbedienza a Dio, ai Comandamenti di Dio, alla Grazia di Dio, tanto più sarai saggio, perché ciò che ti abita è il timore di Dio.
Tanto più sarai inserito dentro a questa logica di una vita virtuosa, che è il contrario di una vita viziosa, tanto più sarai abituato a vivere secondo il Comandamento di Dio, quanto più sarai saggio.
Confrontarsi con una persona così, vuol dire che ogni mia pigrizia, ogni mio tentativo di furberia e di nascondimento, questa persona me lo svela, me lo rivela e non mi lascia scampo.
Perché è difficile fare tutto questo?
Perché noi vorremmo nasconderci, approfittare delle nostre furberie per fare quello che vogliamo e evitare quello che dobbiamo fare, che spesso non è mai quello che vogliamo fare.
“Quanto più uno sarà intimamente umile e soggetto a Dio, tanto più sarà saggio, e pacato in ogni cosa.”
Quanto più sarò abitato dal Timore di Dio, quanto più sarò in Grazia di Dio, sarò unito a Dio, tanto più sarò capace di saper dire le cose giuste al momento giusto e sarò capace di avere quella pacatezza interiore che mi permette un giudizio equilibrato.
Capitolo V
LA LETTURA DEI LIBRI DI DEVOZIONE
“Nei libri di devozione si deve ricercare la verità, non la bellezza della forma. Essi vanno letti nello spirito con cui furono scritti; in essi va ricercata l’utilità spirituale, piuttosto che l’eleganza della parola. Perciò dobbiamo leggere anche opere semplici, ma devote, con lo stesso desiderio con cui leggiamo opere dotte e profonde. Non lasciarti colpire dal nome dello scrittore, di minore o maggiore risonanza; quel che ci deve indurre alla lettura deve essere il puro amore della verità. Non cercar di sapere chi ha detto una cosa, ma bada a ciò che è stato detto. Infatti gli uomini passano, «invece la verità del Signore resta per sempre» (Sal 116,2); e Dio ci parla in varie maniere, «senza tener conto delle persone» (1Pt 1,17). Spesso, quando leggiamo le Scritture, ci è di ostacolo la nostra smania di indagare, perché vogliamo approfondire e discutere là dove non ci sarebbe che da andare avanti in semplicità di spirito. Se vuoi trarre profitto, leggi con animo umile e semplice, con fede. E non aspirare mai alla fama di studioso. Ama interrogare e ascoltare in silenzio la parola dei santi. E non essere indifferente alle parole dei superiori: esse non vengono pronunciate senza ragione.
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“Nei libri di devozione si deve ricercare la verità, non la bellezza della forma. Essi vanno letti nello spirito con cui furono scritti; in essi va ricercata l’utilità spirituale, piuttosto che l’eleganza della parola.”
Che cosa mi deve muovere quando io leggo qualcosa?
Mi deve muovere la Verità. Dobbiamo essere cercatori della Verità, non cercatori della bellezza delle forme, non è che non è importante l’estetica della forma, ma ciò che deve superare tutto è la Verità. Devo cercare la Verità sempre e sopra tutto. E’ la Verità che mi deve muovere in ogni cosa, ed è la Verità che deve spingermi allo studio, alla meditazione, alla preghiera, a tutto, solo la Verità.
I testi che noi leggiamo andrebbero letti tutti con lo spirito con cui furono scritti. Noi dobbiamo creare un rapporto di empatia con chi scrive. Non deve essere una lettura fredda. Ogni libro va letto con lo stesso spirito di chi lo ha scritto, con la sua mens, con la sua intenzione.
Quando io leggo un libro, di devozione o di spiritualità, cerco la verità perchè ha un’utilità spirituale, affinché produca un utile spirituale, mi cambi la vita, altrimenti è inutile. Se non c’è un progresso, un cambiamento nello spirito, è inutile.
“Quel che ci deve indurre alla lettura deve essere il puro amore della verità”
Perché stai leggendo quel libro?
Perché so che questo scrittura mi porta la vita.
Il 13 di ottobre il Papa canonizzerà il Beato Cardinale Newman, diventerà santo.
Perché uno legge il Cardinale Newman?
Perché tu sai che lo puoi bere ad occhi chiusi, tutto, serenamente, sai che non ti avvelena. Quello che lui ha scritto sono vertici altissimi di teologia, cristologia e di ecclesiologia, ti portano alla Verità, così come S.Teresa di Gesù Bambino, S.Teresa di Gesù, S.Giovanni della Croce, S.Francesco di Sales, Il S.Curato D’Ars, S.Veronica Giuliani, s.Gemma Galgani, S.Ireneo, S.Agostino, S.Giustino, tu sai che leggendo questi testi vieni indotto, introdotto dentro al mondo della Verità, ed è l’Amore per la Verità, il puro Amore della Verità che ci deve portare a studiare e a leggere, non la vanagloria, non il vanto di aver letto tutto e studiato tutto.
Dopo aver letto tutto sei cresciuto? Ti è stata utile? Ti ha aiutato a crescere nella Verità o no?
E per quale motivo l’hai letta, l’hai studiata? Per puro amore della Verità o per i tuoi interessi? O per apparire dotto? O per altri scopi che non sono l’Amore per la Verità?
“Non cercar di sapere chi ha detto una cosa, ma bada a ciò che è stato detto. Infatti gli uomini passano, «invece la verità del Signore resta per sempre» (Sal 116,2); e Dio ci parla in varie maniere, «senza tener conto delle persone» (1Pt 1,17)”
Anche l’asina di Balaam era un’asina, però ha profetato. Il Cardinale Newman ha scritto un bellissimo sermone sul tema dell’obbedienza proprio partendo dall’esegesi del testo biblico sull’asina di Balaam e il profeta.
Perché?
Perché la Verità è vera, chiunque la dice.
Dobbiamo avere un’onestà intellettuale grande, profonda, da cercatori della Verità. La Verità che sia detta dal tuo amico o dal tuo nemico, non ha importanza.
Non è vera una cosa perché lo dice una determinata persona, è vera se è vera. Ciò che conta è se è vera. Una volta che ho appurato che è vera, una volta che c’è l’evidenza della Verità, mi metto il cuore in pace e capisco finalmente che la Verità è vera da qualunque parte arrivi, anche da un’asina.
“Spesso, quando leggiamo le Scritture, ci è di ostacolo la nostra smania di indagare, perché vogliamo approfondire e discutere là dove non ci sarebbe che da andare avanti in semplicità di spirito.”
Noi facciamo spesse volte i cavillosi, o polemici e ci perdiamo in discussioni inutili su cose che invece dovrebbero essere assodate, accolte, accettate, se no non si va avanti da nessuna parte.
“Se vuoi trarre profitto, leggi con animo umile e semplice, con fede. E non aspirare mai alla fama di studioso.”
Alle volte piace questa fama di apparire uno studioso, per poter apparire come persona più importante, più capace, superiore agli altri.
“con fede”
Pensando che possiamo fidarci di quello che ci viene detto. Possiamo credere a Gesù, a S.Teresa, a S.Agostino, non c’è bisogno che mi metto a sindacare ogni parola che hanno detto o scritto, con la presunzione di sapere già quello che volevano dire. Ci vuole un pò di umiltà quando leggiamo i testi.
“E non essere indifferente alle parole dei superiori: esse non vengono pronunciate senza ragione.”
Pensate ad un papà o ad una mamma, quando ci dice qualcosa, lo fa per il nostro bene. Sarebbe bello che noi imparassimo ad essere attenti a queste parole, a non essere indifferenti.
Capitolo VI
GLI SREGOLATI MOTI DELL’ANIMA
“Ogni qual volta si desidera una cosa contro il volere di Dio, subito si diventa interiormente inquieti. Il superbo e l’avaro non hanno mai requie; invece il povero e l’umile di cuore godono della pienezza della pace. Colui che non è perfettamente morto a se stesso cade facilmente in tentazione ed è vinto in cose da nulla e disprezzabili. Colui che è debole nello spirito ed è, in qualche modo, ancora volto alla carne e ai sensi, difficilmente si può distogliere del tutto dalle brame terrene; e, quando pur riesce a sottrarsi a queste brame, ne riceve tristezza. Che se poi qualcuno gli pone ostacolo, facilmente si sdegna; se, infine, raggiunge quel che bramava, immediatamente sente in coscienza il peso della colpa, perché ha assecondato la sua passione, la quale non giova alla pace che cercava. Giacché la vera pace del cuore la si trova resistendo alle passioni, non soggiacendo ad esse. Non già nel cuore di colui che è attaccato alla carne, non già nell’uomo volto alle cose esteriori sta la pace; ma nel cuore di colui che è pieno di fervore spirituale.”
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“Ogni qual volta si desidera una cosa contro il volere di Dio, subito si diventa interiormente inquieti.”
Il primo segnale per capire quando siamo fuori strada, di solito, è l’inquietudine, la perdita della pace, non siamo più sereni, crediamo di avere tutte le ragioni del mondo, però non siamo più sereni.
“Il superbo e l’avaro non hanno mai requie; invece il povero e l’umile di cuore godono della pienezza della pace.”
E’ così quando noi dentro nel cuore abbiamo la superbia, quando vogliamo difendere le nostre ragioni a tutti i costi, quando crediamo di sapere meglio e di più.
Pensiamo di avere tutte le ragioni del mondo, però, una volta spenta la luce, la nostra coscienza non tace, sentiamo dentro un rantolo, un sussurro che ci dice che nonostante tutte le ragioni non siamo a posto. Da qui poi nascono tutti gli estremi, la droga, l’alcool, il cibo all’eccesso, tutti gli eccessi, in un modo o nell’altro, nascono da qui, da questa inquietudine che non trova pace. Siccome non riusciamo a calmarci, ci dobbiamo stordire.
Sono forme di fuga.
Da che cosa fuggiamo?
Fuggiamo dalla nostra Verità, dalla ragione dell’inquietudine che non ci permette di essere e di stare in pace.
Non riusciamo neanche a stare in Chiesa seduti, ci sono persone che non sono capaci di restare in Chiesa sedute mezz’ora, ma alle volte neanche un quarto d’ora. Appena inizia il tempo del silenzio, magari durante l’Adorazione, non riescono.
La preghiera ha bisogno di questo riposo del corpo. Il corpo deve stare fermo. In questa maniera io permetto alle mie facoltà, in questo S.Teresa è Maestra, a tutti i miei sensi di calmarsi e di concentrarsi. La preghiera ha bisogno di pace, di calma, di silenzio. Questo non è possibile se il mio cuore non è in pace.
Impariamo sempre prima a fare Verità dentro di noi, è fondamentale. Finché le cose non sono al loro posto, non ci può essere preghiera. S.Teresa lo dice: “Conosci te stesso”.
Non può esserci una vita spirituale se tu non ti conosci, e nella misura in cui mi conosco imparo che, se sulla strada che io devo percorrere ci sono dei grossi macigni, imparo che questi macigni vanno spostati se voglio percorrere quella strada, e allora li sposto. Spostiamo tutto ciò che è di peso, tiriamolo via. Sono le nostre paure, le cose irrisolte, i nostri fallimenti, i nostri peccati, le cose mai confessate. Dobbiamo uscire da questa situazione ed entrare in una situazione di profonda verità.
“Colui che non è perfettamente morto a se stesso cade facilmente in tentazione ed è vinto in cose da nulla e disprezzabili”
La prima forma di morte a noi stessi, mi sembra si possa ravvisare in questo esercizio di grande ordine interiore, facciamo Verità, è una grande morte perché ci costringe a guardarci lì, dove non vogliamo essere visti. E’ la morte della nostra superbia, del nostro orgoglio.
Quale morte più grave e pesante di questa.
Se io non sono dentro a questa logica di morte della mia superbia e del mio orgoglio, va da sé che su tutte le cose, anche le più piccole, ci cado dentro, perché non riesco a dirigermi, a impostarmi secondo una via, una strada, rimango come intralciato, indebolito, perché non sono riuscito a fare Verità dentro di me.
“Colui che è debole nello spirito ed è, in qualche modo, ancora volto alla carne e ai sensi, difficilmente si può distogliere del tutto dalle brame terrene; e, quando pur riesce a sottrarsi a queste brame, ne riceve tristezza”
Se io sono legato alle brame della terra e mi sottraggo da esse, poi succede che siccome non ho una vita spirituale intensa, non ho più niente. Nel momento in cui mi sottraggo alle cose del mondo, si apre per me un grande vuoto, perché le cose dello spirito non le ho e alle cose del mondo ci sto rinunciando, quindi di fatto non ho più niente. Dovremmo fare una scelta prima.
Cosa voglio fare? Voglio seguire il mondo o voglio seguire Cristo?
Se voglio seguire Cristo allora devo rinunciare alle cose del mondo, perché le cose di Dio, sicuramente, sapranno darmi tutta quella ricchezza che io credevo mi dessero le cose del mondo, ma che in realtà non mi danno. Se io non faccio questa operazione poi mi rattristo, poi mi spengo e mi sento come uno che è stato defraudato di tutti i suoi beni.
“Che se poi qualcuno gli pone ostacolo, facilmente si sdegna; se, infine, raggiunge quel che bramava, immediatamente sente in coscienza il peso della colpa, perché ha assecondato la sua passione, la quale non giova alla pace che cercava.”
Se qualcuno mi ostacola nelle mie brame, mi dà fastidio e mi innervosisco, perché le vorrei avere. Mi può ostacolare in tanti modi, con le parole, ma anche con la presenza. Se ho accanto a me una persona santa, saggia, una persona che ama il Signore, mi crea imbarazzo, perché non posso fare quello che voglio, semplicemente quel suo esserci mi fa vedere quello che io dovrei essere e non sono, e questa cosa mi da fastidio.
Se poi però raggiungo la passione che bramavo, mi sento in colpa, sto male, perché so che quella cosa non dovevo viverla.
Tutto ciò che è legato alla passione non porterà mai alla pace, e per passione intendo proprio la passione nella sua forma più concupiscente possibile, nel suo bramare le cose materiali, mondane, terrene, le cose che non aiutano in un cammino spirituale vero, che non aiutano in questo percorso di Verità.
“Giacché la vera pace del cuore la si trova resistendo alle passioni, non soggiacendo ad esse”
Bisogna fare la guerra e a quel punto allora trovo la pace.
“Non già nel cuore di colui che è attaccato alla carne, non già nell’uomo volto alle cose esteriori sta la pace; ma nel cuore di colui che è pieno di fervore spirituale.”
Quando noi siamo veramente in Dio, quando siamo veramente in Grazia di Dio, noi ci sentiamo profondamente in pace, è come se anche i desideri si placassero, si riposa bene, si mangia bene, si parla bene, è come se tutto acquisisse da solo una calma, una grande pace.
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DOMANDE

● Ero al lavoro e sono stato accusato di un fatto, sono stato accusato di essere bugiardo, lì sono esploso.
Quando si sentono certe cose che sappiamo non essere vere è difficile mantenere la lucidità, però a me in questi casi viene sempre in mente S.Francesco di Fatima che lasciava stupite Giacinta e Lucia, le sue due sorelline, quando giocava con i suoi compagni, perché quando vinceva sempre, scatenava un pò le gelosie e invidie dei suoi compagni che lo accusavano di cose non vere. Le sorelle restavano stupite perché lui ad un certo punto si girava e diceva:
“Volete vinta la partita? L’avete vinta. Volete questo premio? E’ vostro.”
Poi lasciava lì tutto e se ne andava.
Le sorelle gli domandavano come mai facesse così se la ragione era la sua.
Lui rispondeva sempre:
“Perché non mi interessano queste cose, a me interessa solo il Cielo”
Quando poi lui stava per morire e mancava poco tempo alla sua morte, doveva andare a scuola ma di fatto non ci andava e quando non andava, andava in Chiesa da Gesù nascosto nel Tabernacolo.
E’ chiaro che sul momento quando veniamo contraddetti, quando veniamo accusati ingiustamente, ci bolle il sangue, ma il sangue ci bolle nella misura in cui dimentichiamo il Cielo, perché se ci ricordassimo il Cielo, lasceremmo perdere tutto.
Davanti a Dio io sono quello che sono. Gli uomini dicano bene o dicano male non cambia niente, perché noi rimaniamo quello che siamo davanti a Dio. Non ha senso esplodere, sono momenti nei quali, chiaramente, noi perdiamo il senso delle Celesti Cose, perdiamo il senso della Patria che ci attende, è come se il Cielo si oscurasse, come se qualcuno mettesse una mano sulla nostra fronte e non vedessimo più l’azzurro del cielo, vedessimo solo la terra.

● Riguardo alla preghiera e al modo di pregare, se il corpo sta fermo e la mente invece galoppa involontariamente?
Questo è il passaggio successivo, innanzitutto impariamo a stare fermi col corpo, poi impareremo a stare fermi anche con la mente. S.Teresa fa un bellissimo cammino per la preghiera quando ci spiega i gradi dell’orazione. Dobbiamo accettare il fatto che all’inizio la testa va un pò da tutte le parti, ma intanto con il corpo siamo fermi, poi impareremo anche a stare fermi con la mente.
La mente perché vaga?
Perché non è abituata a concentrarsi.
Perché la mente non è abituata a concentrarsi?
Perché la mente, in quel momento, non è catturata dall’Amore. Provate a prendere un ragazzo e una ragazza innamorati, e provate a vedere se riescono a pensare ad altro che al proprio amore. Nulla li distrae, niente, neanche il mangiare. La testa, l’anima e il corpo, tutta la persona sono lì dov’è l’amato.
Perché con Dio non è così?
Perché dovremmo essere onesti e dire che probabilmente non siamo proprio così infuocati di amore.

● L’amore si deve chiedere al Signore: Signore aumenta il tuo amore perché io possa aumentare il mio.
L’Amore di Gesù per noi è già tantissimo, più di così è impossibile, mentre aumentare il mio amore, questo sì è più che doveroso chiederglielo, però il Signore non è un mago, non fa uscire dal cilindro un coniglio, questo amore può aumentare in me, nella misura in cui io lo frequento, nella misura in cui io mi dedico a Lui.
Ci deve essere una vera preghiera.
La vera preghiera in cosa consiste?
Consiste nel fatto che io inizio a frequentare Gesù in modo serio e vero, che non è biascicare una serie di formule, non è dormire in Chiesa.
Dobbiamo sempre far il paragone con una relazione umana, immagina di andare a cena da una persona, ti siedi al tavolo e questa ti presenta le aragoste con la pasta alla chitarrina e tu ti addormenti, oppure la tua ragazza viene a dirti che ti ama e tu ti addormenti.
Noi lo facciamo con Dio. Lui è lì a dirci il Suo Amore e io mi addormento.
Deve essere una relazione vera, dove Lui mi Ama e io lo amo, ma che ci sia veramente uno scambio di amore.
Perché Gesù sta nel Tabernacolo, sempre, notte e giorno?
Perché ti aspetta.
Tu amalo con tutto te stesso, poi vedrai se Lui non sa corrispondere a questo amore, eccome sa corrispondere e molto bene.

● Ho una domanda sulla catechesi dell’altra volta, non ho capito bene quando dice: “Soltanto chi sente tutte le cose come una cosa sola e le porta verso l’Unità, e le vede tutte nell’Unità, può avere tranquillità interiore e abitare in Dio e nella pace.”
Questa è un’espressione sicuramente molto bella, molto vera. Noi ci chiamiamo “individui”, che vuol dire “indivisi”, la schizofrenia che è una malattia psichiatrica è esattamente il contrario, è la frammentazione dell’individuo. Un individuo, se è sano, dovrebbe sentire in un unico modo e condursi verso un unico fine, perché è indiviso e perché è un individuo. Nella misura in cui io sono frammentato, non sono capace di condurre tutto all’Unità.
Condurre tutto all’Unità cosa vuol dire?
Vuol dire che tutti gli affetti, i desideri, le azioni, gli atti di culto, il lavoro, lo studio, le cose che faccio, le letture, sono tutte tenute insieme come un unico mazzo di fiori, dai fiori più diversi e più variopinti possibili. E invece sembra che noi abbiamo tanti fiori presi un pò qua e un pò la e molto dispersi.
L’uomo è un essere che è fondamentalmente chiuso, la pelle, che è un organo, che ci mette in relazione con il mondo, è chiusa, noi sentiamo con il tatto, ma toccando la pelle noi non tocchiamo il nostro sangue, o i nostri muscoli, la pella separa da tutto ciò che sta sotto. Se io apro la pelle, compio una ferita, posso morire per infezione, quindi può avvenire un’apertura ma è ben controllata.
All’interno di una relazione noi ci presentiamo come individui, ma tutto deve essere condotto ad un fine, tutto deve convogliare verso l’Unità.
Quale?
Quella della creatura con il Creatore, e allora tutto va perfettamente bene.
Quando io rompo questa Unità, compio una ferita nell’organo della pelle, ed espongo ciò che non devo esporre, compio il peccato, si crea un’infezione, un’apertura che non deve esserci.

Guarda il video della catechesi su Youtube

Testo commentato durante il ciclo di catechesi:

“L’imitazione di Cristo”

Traduzione a cura di Ugo Nicolini

Edizioni San Paolo

[vc_cta h2=”Informazioni” add_button=”bottom” btn_title=”Come raggiungere il Carmelo di Monza” btn_style=”flat” btn_color=”blue” btn_align=”center” btn_link=”url:http%3A%2F%2Fwww.veritatemincaritate.com%2Fcontatti%2Fcome-raggiungere-il-carmelo-di-monza%2F||target:%20_blank|”]Le catechesi di p. Giorgio Maria Faré si tengono ogni lunedì alle 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza, con ingresso dal parcheggio di Via Boito 2.
La catechesi è preceduta da un momento di preghiera a partire dalle ore 20.00.

È anche possibile seguire la catechesi in diretta streaming sul profilo Facebook di p. Giorgio Maria Faré, ogni lunedì a partire dalle ore 21.[/vc_cta]

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