Novena di Natale: dal rispetto alla pace

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di martedì 22 dicembre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Novena di Natale: dal rispetto alla pace

Eccoci giunti a martedì 21 dicembre 2020, abbiamo ascoltato questa Prima Lettura tratta dal Primo Libro di Samuele cap. I, vv 24-28, con la compagnia di questa santa mamma Anna e di questo fanciullo Samuele, così tanto fedeli al Signore, continuiamo la nostra Novena, siamo arrivati al 7° Giorno, guidati da don Dolindo Ruotolo.

Settimo Giorno: Gesù è Principe di pace e viene a portare la pace nei cuori e fra gli uomini

“I fini che ebbe il nostro amabilissimo Salvatore nell’incarnarsi e, quindi nel nascere, non potevano essere meglio delineati da quella moltitudine della milizia celeste che fece echeggiare dei suoi canti la sacra notte del Natale: Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Tali fini sono la glorificazione di Dio e la redenzione dell’uomo e con la redenzione, la pace. Dio diffonde sempre su di noi la sua bontà e la glorificazione di Dio porta con sé il bene del prossimo, il bene dell’uomo: pace in terra agli uomini di buona volontà. Guardate alla culla di Gesù, sentite il canto degli Angeh. Che altro viene Egli a fare nel mondo, se non a donarci la pace?”

Il Signore viene a donarci questa pace, questa bontà che nasce dal perdono dei peccati, dalla pace della coscienza.

“Per dare agli uomini quella pace che il mondo non può dare, quella pace vera, sentita, che nessuno può togliere, Egli comincia col distruggere i nemici della pace, cioè il peccato e le contraddizioni esterne, ossia le lotte che si hanno con gli altri.”

I nemici della pace chi sono?

Il peccato e le contraddizioni esterne.

“Il peccato è il più grande nemico della vera pace, poiché disturba l’equilibrio delle creature con Dio. Quale pace potranno mai avere i peccatori? Essi si slanceranno nel mondo, essi vorranno bere sino alla feccia il calice dei piaceri mondani, ma come dice Isaia, “non c’è pace per i malvagi”(15 48,22): essi non fanno che dar di leva al peso che li travolge nell’abisso. Il peccato: ecco la tignola che rode nel nostro cuore questo elemento che ne forma la vita, ecco il serpente schifoso che lo avvince.”

Andate a vedere su internet cos’è la tignola, è simile alla rogna, che rode il nostro cuore, il cuore che è il fondamento della nostra vita. Il peccato è questo serpente che lo avvolge, che lo stritola.

“Gesù: ecco il Bambino valoroso che lo strozza fin dalla sua culla, ecco l’Agnello che toglie i peccati dal mondo. Voi Vi meraviglierete che io parli già di distruzione di peccato, perché sapete che Gesù lo distrusse sulla Croce; eppure riflettete che la Croce dipende dalla culla di Betlemme. Col solo offrirsi al Padre, col solo assumere l’umana carne Egli consumò quel sacrificio che durò, in conclusione, tutta la vita.”

Di fatto il Calvario comincia a Betlemme.

“Dio senti il dolce profumo della giustizia e quindi della pace e, come aveva predetto, lo fece annunziare dagli angeli: Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace (Sal 72,7).

Non basta, però: un altro elemento della pace è l’unione con i propri fratelli, ossia la tranquillità esterna, l’esenzione dalle lotte. Come riesce a far questo, Gesù benedetto? Instillando nel cuore la carità fraterna.

È la prima parola che il Bambinello dice dalla sua culla: “Amatevi come Io vi ho amati (Gv 15, l 7), fino a ridurmi in questo stato per voi” . E questo invito, eloquentissimo perchè pratico, fu compreso, e fu compreso persino da un mondo egoista anziché caritatevole.”

Dobbiamo evitare in tutti i modi di essere di aggravio, di peso, di polemica, di lotta, di contraddizione, di ostacolo agli altri. Se non ne va di mezzo la Verità, Dio, la Giustizia, lasciamo correre, lasciamo perdere. Molte nostre inquietudini, molti nostri avvilimenti e turbamenti, dipendono dal fatto che cadiamo in queste contraddizioni esterne e quindi ci angustiamo per cose che neanche ci riguardano, ci angustiamo per questioni sciocche, banali.

“In questo mondo viene il Principe della pace e comincia a dare l’esempio dell’amore più disinteressato e più generoso: Dio, infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio Unigenito (Gv 3,16). Egli è là nella culla, tutto tremante dal freddo, ma per chi trema? Trema per me, trema per il ricco, trema per il povero, trema per lo schiavo. Quale soffio potente di carità, quale calore capace di fondere insieme gli elementi più contrari! Sì, l’amore di Dio è stato riversata nei nostri cuori (Rm 5,5), e con l’amore la pace. Nella persona più abietta della società, prima io non vedevo che una cosa quasi inanimata; ora che il Dio del Cielo e della terra si è reso come uno di loro, perché da ricco che era si è fatto povero per voi (2 Cor 8,9), io in essa imparo a rispettare Lui stesso. Dal rispetto viene fuori la concordia, dalla concordia, naturalmente, la pace: pare in terra agli uomini di bu0na volontà.”

Non so quanto noi stiamo imparando, o abbiamo imparato, guardando il Presepe ad avere rispetto. Senza il rispetto non ci sarà mai nulla, senza il rispetto non ci può essere pace, concordia. Il rispetto vuol dire tante cose, vuol dire rispetto della sensibilità, della diversità, della diversa formazione culturale, della diversa sensibilità religiosa. Il rispetto vuol dire: L’altro non è me, e va rispettato per quello che è. Le persone vanno rispettate. Dobbiamo imparare ad avere rispetto, ma non solo, dobbiamo anche imparare ad apprezzare la diversità degli altri. Gli altri sono diversi da me, io li devo rispettare, devo apprezzare la loro diversità, perché in qualche modo è una luce anche sul mio cammino.

Chiediamo al Signore di imparare dal suo essere Bambino nella culla di paglia, di Betlemme, al freddo, dentro al rifiuto dell’uomo, imparare ad avere rispetto, a rispettarci sempre.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo dice da su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Feria propria del 22 Dicembre

PRIMA LETTURA (1Sam 1,24-28)
Anna ringrazia per la nascita di Samuèle.

In quei giorni, Anna portò con sé Samuèle, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo.
Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore».
E si prostrarono là davanti al Signore.

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