Le Quattro Tempora: Mercoledì

Quattro Tempora - mercoledì

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 22 settembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Le Quattro Tempora: Mercoledì

Eccoci giunti a mercoledì 22 settembre 2021. 

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di quest’oggi tratto dal capitolo IX di San Luca, versetti 1-6.

Quest’oggi il Signore ci invita ad affidarci completamente alla Divina Provvidenza e ad annunciare il Vangelo, due cose tanto semplici quanto rare.

Oggi vorrei parlarvi di un tema che probabilmente molti di voi non conosco e forse ahimè non hanno mai sentito nominare:

Le Quattro Tempora.

“Per Tempora si intendono i «quattro tempi» o le «quattro stagioni», corrispondenti alle quattro parti cosmiche che formano l’anno solare in rapporto ai due «solstizi» e ai due «equinozi».

La Chiesa in prossimità con questi eventi cosmici celebra le Tempora di primavera (equinozio), le Tempora d’estate (solstizio), le Tempora di autunno (equinozio) e le Tempora d’inverno (solstizio).

Le quattro Tempora hanno avuto un’incidenza considerevole nell’Anno liturgico romano e ne hanno sempre costituito un suo tratto particolare, a differenza della liturgia orientale che non le ha mai assunte. La loro celebrazione fu costante nei secoli, dalle origini fino alla recente riforma liturgica del Vaticano II, quando di fatto vennero tolte dal calendario liturgico universale e vennero affidate alla discrezione delle varie Conferenze Episcopali.

Nel calendario liturgico della Forma Straordinaria del Rito Romano..”

Quindi il Vetus Ordo.

“le Quattro Tempora sono quattro distinti periodi di tre giorni – mercoledì, venerdì e sabato”

Oggi è il primo.

“di una stessa settimana approssimativamente equidistanti nel ciclo dell’anno, destinati al digiuno e alla preghiera.

Le quattro tempora cadono fra la terza e la quarta domenica di Avvento, fra la prima e la seconda domenica di Quaresima, fra Pentecoste e la festa della Santissima Trinità e generalmente la settimana seguente l’Esaltazione della Santa Croce, (il 14 settembre).

La Chiesa Cattolica prescriveva il digiuno in tutti i giorni delle Quattro Tempora e l’astinenza in ogni venerdì, e i fedeli sono invitati a confessarsi. Questa regola è tutt’ora seguita dai fedeli Cattolici che lo desiderano, ed in particolare per coloro che osservano il calendario liturgico del 1962.”

Io ve le leggo perché almeno una volta nella vita le avete sentite nominare, sapete che ci sono, poi uno può dire che non gli interessano perché è tutta roba vecchia e stravecchia, superata, inutile, banale, sciocca, metteteci tutti gli aggettivi più terribili che volete, lo prendete e lo buttate. Però, almeno una volta nella vita desidero che chi vuole possa conoscere questo tesoro.

Vediamo l’origine delle Quattro Tempora

La storia delle quattro tempora.

1. Origine delle quattro tempora.

“Questa osservanza è una delle istituzioni generali dell’Anno Ecclesiastico, e si può annoverare nel numero delle usanze che la Chiesa ha derivate dalla Sinagoga; poiché il profeta Zaccaria parla di digiuno del quarto, del quinto, del settimo e del decimo mese.”

Pensate un po’ che antichità.

 “L’introduzione di tale pratica nella Chiesa cristiana sembra risalire ai tempi apostolici”

Pensate.

“Questa è almeno l’opinione di san Leone, di sant’Isidoro di Siviglia, di Rabano Mauro e di parecchi altri scrittori dell’antichità cristiana: tuttavia, è da notare che gli Orientali non osservano tale digiuno.

Le tempora sarebbero state create dal papa Silicio (384-399), per opporsi agli attacchi dell’eretico Gioviniano che nei suoi scritti e nella dottrina era contrario al digiuno”

È stato condannato nel 390 non 1390. Quindi nel 390 c’era già qualcuno, un eretico, Gioviniano, che era contrario al digiuno.

 “Ma anche per non imporre al popolo cristiano il digiuno continuo proprio degli asceti che san Girolamo difendeva e raccomandava tutto l’anno.

D’origine romana quindi, le quattro tempora si sono diffuse con la diffusione della liturgia romana (Napoli, VII secolo; Inghilterra, VII-VIII; Gallia, Vili; Spagna, XI; Milano, con carattere penitenziale e non liturgico, XII secolo).

Fin dai primi secoli, le Quattro Tempora sono state fissate, nella Chiesa Romana, alle epoche in cui si osservano ancora attualmente; e se si trovano parecchie testimonianze dei tempi antichi nelle quali si parla di Tre Tempora e non di Quattro, è perché le Tempora di primavera, cadendo sempre nel corso della prima Settimana di Quaresima, non aggiungono nulla alle osservanze della Quarantena già consacrata a un’astinenza e a un digiuno più rigorosi di quelli che si praticano in qualsiasi altro tempo dell’Anno.

Quando ancora l’Anno liturgico doveva nascere o almeno i tempi sacri non erano ancora ben determinati, si poteva riconoscere con più evidenza l’importanza delle Tempora che, ad immagine della settimana pasquale, richiamavano il popolo cristiano alla preghiera e alla penitenza nei quattro snodi dell’anno solare, all’inizio delle stagioni, unendo insieme la lode al Creatore, la riconoscenza per i frutti della terra e la necessaria purificazione per ottenere grazia e misericordia.

Uno sviluppo alquanto significativo avvenne quando le Tempora, legate inizialmente al ritmo cosmico dell’anno solare e al cambio stagionale, assunsero i contenuti propri dei tempi liturgici in cui cadevano, subendo l’influsso delle grandi feste cristiane preparate da tempi sacri sempre più elaborati e caratterizzati. È così che soprattutto le tempora d’inverno divennero una singolare e intensa celebrazione dell’Avvento con una spiccata colorazione mariana. L’antico tema stagionale cede il posto al mistero liturgico”

Quindi si passa dalla stagione alla liturgia.

 “al mistero liturgico dell’attesa del Signore e della sua stessa Incarnazione, come é attestato dalla Missa aurea del mercoledì delle Tempora di dicembre in cui si proclama il Vangelo dell’Annunciazione, completato da quello della Visitazione nel successivo venerdì. La liturgia dell’Avvento, che raggiunge la sua piena maturità con la Messa quotidiana soltanto nella recente riforma liturgica, fu raccolta per secoli nelle Tempora di dicembre che prevedevano pure i grandi testi di Isaia sul Messia venturo.

Un processo analogo avvenne per le Tempora di primavera che, cadendo in Quaresima, assunsero gradualmente i contenuti propri e le finalità specifiche di questo tempo, soprattutto in ordine ai catecumeni e ai penitenti pubblici che si preparavano ai sacramenti pasquali.

Anche le Tempora d’estate risentirono del clima pasquale al punto da deporre il loro naturale carattere penitenziale (cfr. sospensione del Flectamus genua) e richiamare il mistero della vicina Pentecoste.”

Per chi queste cose già le conosce, già ha orecchio, risuonano subito immediate, per chi non le conosce le cominciate a sentire. 

“Il processo di amalgama con i misteri dell’Anno liturgico fu completato quando alla relativa mobilità della data delle Tempora, prossima alle date cosmiche dei solstizi ed equinozi, nel secolo XI san Gregorio VII (1078) fissò la loro data in relazione appunto alle feste che già alludevano: la Tempora di primavera nella prima settimana di Quaresima; le Tempora d’estate nella settimana ottava di Pentecoste; le Tempora di autunno nella settimana seguente all’esaltazione della Croce (14 sett.); le Tempora d’inverno nella terza settimana di Avvento. Questo mutamento contenutistico ha in realtà condizionato la caratteristica tipica e originale delle Tempora, ossia il loro carattere cosmologico e il loro rapporto con le stagioni, che, di per sé, é autonomo dal ritmo e dai contenuti propri dell’Anno liturgico. Le Tempora di settembre sono le uniche (cioè queste)  che hanno conservato il carattere singolare e tipico di questo complesso liturgico, riconducendolo alla festa del raccolto conforme alla festa autunnale ebraica dei Tabernacoli (Dt 16, 13ss.).

Quella di oggi, di adesso: mercoledì, venerdì e sabato sono un po’ particolari.

“Un altro fattore ha caratterizzato, fin dal secolo V, la settimana e la liturgia delle Tempora: il conferimento degli Ordini sacri. “

Pensate che bella questa cosa, sta parlando del Sacerdozio.

“Papa Gelasio (492-496) stabilì come data definitiva e autentica delle Ordinazioni il sabato delle Tempora, soprattutto quelle di dicembre[3]. La settimana delle Tempora consentiva una iniziazione agli Ordini sacri, simile all’Iniziazione cristiana: nel mercoledì vi era lo scrutinio e l’elezione dei candidati agli Ordini, nel venerdì si annunziavano al popolo i nomi degli eletti, nella veglia notturna del sabato si conferivano gli Ordini stessi.”

Che roba bellissima! Non so quanti di voi sapevano questa cosa. Una cosa stupenda con Papa Gelasio, proprio in questo tempo, nel tempo di dicembre, c’era questa sorta di Triduo e si conferivano gli Ordini con questo modo che vi ho letto, e nella veglia del sabato venivano consacrati i Sacerdoti, bellissimo.

“Inoltre «Il digiuno, che fin dall’evo apostolico precedeva le Ordinazioni..”

Attenzione, prima di ordinare bisognava digiunare, si digiunava, anche San Carlo faceva così.

“Trovava in quello delle Tempora una più facile osservanza sia da parte dei candidati, come di tutta la Comunità».”

Tutti digiunavano, facendo le Ordinazioni nelle Tempora digiunava il popolo, digiunavano i candidati al Sacerdozio e digiunava il Vescovo. 

2. Significato

La santificazione delle Stagioni.

“La santa Chiesa chiede un tributo di penitenza per consacrare le stagioni. Inverno, primavera, ed estate, iniziati con il digiuno e con l’astinenza, hanno veduto scendere la benedizione di Dio sui mesi dei quali si compongono e l’autunno raccoglie i frutti che la misericordia divina ha fatto gemere dal seno della terra maledetta, perché pacificata dalle riparazioni degli uomini peccatori (Gen 3,17).”

La penitenza per consacrare le stagioni. Quindi digiuno che è digiuno, e astinenza che è non mangiare carne, per attirare la benedizione di Dio sulla terra maledetta, Genesi 3,17, a motivo del peccato originale.

“Il seme prezioso affidato al terreno nei giorni di freddo ha rotto la zolla appena sono venuti i giorni belli e la Pasqua si è annunciata dando ai campi il grazioso ornamento che loro occorreva, per unirsi al trionfo del Signore. Poi subito, come dovette avvenire nelle nostre anime sotto il fuoco dello Spirito Santo, lo stelo crebbe sotto l’azione del sole caldissimo, la spiga, ingiallendo, promise il cento per uno al seminatore e la messe si è raccolta nella gioia, e i covoni accumulati nel granaio del padrone invitano l’uomo a levare il pensiero a Dio dal quale questo dono è venuto.”

Forse un tempo, oggi forse un po’ meno.

“Non si dica, come il ricco del Vangelo, dopo un raccolto abbondante: “Anima mia, eccoti molti beni di riserva, sufficienti per parecchi anni, riposati, mangia, bevi, usa buona tavola!” Dio disse, aggiunge il Vangelo: “Insensato! questa notte ti sarà richiesta la tua anima e quanto hai messo insieme di chi sarà?” (Lc 12,16-21).

Se vogliamo essere ricchi, ma ricchi veramente secondo Dio, meritando il suo aiuto nella nostra conservazione, come nella produzione dei frutti della terra, all’inizio di una nuova stagione usiamo gli stessi mezzi di penitenza già tre volte trovati così utili. Questo è d’altra parte un comando della Chiesa, che obbliga, sotto pena di peccato grave, chi non è dispensato legittimamente in questi tre giorni dall’astinenza e dal digiuno.”

Ovviamente oggi non è più così, non c’è più nessun peccato grave, uno può farli o non farli, non c’è più questa legge, però fino a poco tempo fa c’era ed è bello conoscerla, poi chi la vuole fare la fa, chi desidera vivere le Quattro Tempora in questa forma, le fa. Io le farò, chi vuole unirsi le faremo insieme, cominciando da oggi, che vuol dire: astinenza con niente carne, e il digiuno. 

Chi vuole può fare il digiuno a pane e acqua, oppure l’altra forma prevista che è quella di prendere qualcosina al mattino, qualcosina alla sera e poi a mezzogiorno fare un pasto che non sia mangiare un bue, ma un pasto modesto, discreto, fate il vostro primo, un po’ di secondo con il contorno. Però deve essere un digiuno, perché se no è inutile, quindi un pochino e un pochino e poi è previsto un pasto dove la logica è digiunare, ognuno sa cosa vuol dire, usiamo il criterio dell’intelligenza, ciascuno conosce il suo corpo e la sua anima, la logica è il digiuno, poi non stiamo a misurare i grammi “ho mangiato 25,7 grammi di pane, 5,4 grammi di olio”. Non è questa la logica, la logica è il digiuno, quindi devo sentire la fame perché se no che digiuno è? Però potendo pur prendere qualcosa.

Valore della penitenza della Chiesa.

“Abbiamo già detto della necessità che il cristiano, desideroso di progredire nella via della salvezza, ha di una iniziativa privata sul terreno della penitenza. Tuttavia anche in questo campo come in tutti gli altri l’attività privata non raggiunge mai il merito e l’efficacia dell’attività pubblica, perché la Chiesa veste della sua stessa dignità e della potenza di propiziazione annessa alla sua qualità di sposa gli atti di penitenza compiuti in suo nome nell’unità del corpo sociale. San Leone nei suoi discorsi al popolo di Roma, in occasione di questo digiuno del settimo mese, torna volentieri su questa caratteristica dell’ascetismo cristiano. Se è lecito, egli dice, a ciascuno di noi affliggere il corpo con penitenze volontarie e frenare, ora più dolcemente e ora più energicamente, le esigenze della carne che lotta contro lo spirito, è necessario tuttavia in giorni stabiliti un digiuno generale. Quando la Chiesa si unisce in un solo spirito, in una sola anima, per le opere di pietà, la devozione è più efficace e più santa.”

Si può fare insieme, se voi conoscete qualcuno potete dire: “Dai facciamo le Quattro Tempora. Oggi è mercoledì, cominciamo con oggi” e così siete già in due, in tre, in quattro e via di seguito.

“Tutto ciò che riveste carattere pubblico è preferibile a ciò che è privato e si deve comprendere che quando si impegna lo zelo di tutti è in gioco un interesse più grave. Il costume del cristiano non diminuisce dunque il suo impegno e, implorando il soccorso della protezione divina, si assicuri ciascuno l’armatura celeste contro le insidie dello spirito del male. Ma il soldato della Chiesa, pur sapendo comportarsi valorosamente nella lotta da solo, lotterà tuttavia più sicuramente e con esito più felice al posto assegnato nella milizia della salute. Affronti dunque e sostenga la lotta di tutti, a fianco dei suoi fratelli e sotto il comando del re invincibile (san Leone, Discorso iv, sul digiuno del VII mese).”

Bello questo discorso sul digiuno di San Leone. 

“Un altro anno e negli stessi giorni, il santo Papa e Dottore insisteva più energicamente ancora e più a lungo su queste considerazioni, che non si potrebbero richiamare abbastanza, di fronte alle tendenze individualiste della pietà moderna.”

Cioè, non facciamolo da soli, facciamolo insieme.

“Non non possiamo raccogliere che qualcuno dei suoi pensieri, rinviando il lettore alla raccolta dei suoi discorsi.

Sentite cosa dice:

 “L’osservanza regolata dall’alto, supera sempre le pratiche di iniziativa privata, non importa quali esse siano, la legge fatta per tutti rende l’azione più sacra che non possa fare un regolamento particolare.”

Quindi – lui diceva – il farlo insieme vale più di tutto, quanto poi viene dall’alto, quando viene dalla Chiesa vale ancora di più.

 “L’esercizio di mortificazione che ciascuno si impone di sua volontà riguarda infatti l’utilità di una parte, di un membro, mentre il digiuno fatto dalla Chiesa tutta non esclude alcuno dalla generale purificazione, e il popolo di Dio diventa onnipotente, quando i cuori si riuniscono nell’unità della santa obbedienza e quando, nel campo dell’armata cristiana, le disposizioni sono dappertutto eguali e la difesa è la stessa in tutti i luoghi. Ecco dunque, amatissimi, che oggi il digiuno solenne del settimo mese ci invita a schierarci sotto la potenza di questa invincibile unità. Leviamo a Dio i nostri cuori, togliamo qualche cosa dalla vita presente per accrescere i nostri beni eterni. Il perdono completo dei peccati si ottiene con facilità quando la Chiesa si riunisce tutta in una sola preghiera e in una sola confessione. Se il Signore promette di accogliere ogni domanda fatta nel pio accordo di due o tre (Mt 18,19-20) come dire di no a tutto un popolo innumerevole, che segue uno stesso rito e prega in spirituale accordo? È cosa grande davanti al Signore e prezioso lo spettacolo del popolo di Gesù Cristo, che si dedica allo stesso impegno e, senza distinzione di sesso e di condizione, in tutte le sue classi agisce come un cuore solo. È unico pensiero di tutti fuggire il male e fare il bene (Sal 33,15), Dio è glorificato nelle opere dei suoi servi, l’elemosina abbonda e ciascuno cerca solo l’interesse altrui e non il proprio. Per grazia di Dio che fa tutto in tutti (1Cor 12,6), frutto e merito sono comuni, perché comune è l’amore nonostante la sproporzione di quanto si possiede, e quelli che meno possono dare si eguagliano ai più ricchi, per la gioia che sentono della generosità altrui. Nessun disordine in un popolo simile, nessuna dissomiglianza là dove tutti i membri dell’intero corpo tendono tutti a dare prova di una stessa intensità di amore. Allora la bellezza delle parti si riflette sul tutto e fa la sua bellezza. Abbracciamo dunque, o carissimi, questa saldezza di unità sacra e iniziamo il solenne digiuno con la ferma risoluzione di una volontà concorde” (san Leone, Discorso III sul Digiuno del VII mese).”

Ci fermiamo qui per oggi, andremo avanti venerdì e sabato, così vi dirò anche tutto il resto, vedremo la preghiera degli ordinandi, la formazione il senso dei formulari, le celebrazioni.

Venerdì andremo un po’ avanti ancora e vedremo cosa dice. Non c’è obbligo, nessun peccato se uno non lo fa, è un tesoro della Chiesa antichissimo, per chi vuole lo facciamo insieme, lo possiamo fare con l’intenzione di chiedere al Signore tanta pietà, tanta misericordia per il tempo che stiamo vivendo, tanto aiuto perché ponga presto fine a tutta questa assurda situazione, e intervenga, Lui sa, dove, come e quando.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

VANGELO (Lc 9, 1-6)

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi.
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro».
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

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