“Comunione spirituale e comunione psichica” da “Vita comune” di D. Bonhoeffer. Parte 8

Comunione spirituale e comunione psichica

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: “Comunione spirituale e comunione psichica” tratta dal testo “Vita comune” di Dietrich Bonhoeffer.
Domenica 22 gennaio 2023

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

SECONDA LETTURA (1Cor 1,10-13.17)

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “Io invece di Cefa”, “E io di Cristo”.
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a domenica 22 gennaio 2023. Abbiamo letto la seconda lettura della Santa Messa di oggi, tratta dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi.

Credo che non ci sia lettura più indicata per il tema che stiamo trattando sul libro Vita Comune di Bonhoeffer. Vedete che le divisioni hanno una radice molto profonda così come il richiamo alla vera unità, all’unanimità, alla perfetta comunione di vedere e sentire.

Proseguiamo con la nostra lettura.

Ciò vale in modo particolare anche per le lamentele che spesso si sentono da parte di pastori o di fedeli zelanti nei confronti delle loro comunità. 

La lettura di oggi: c’è questo stile dei lamentosi.

Un pastore non deve lamentarsi della sua comunità, tanto meno davanti agli uomini, ma neppure davanti a Dio; essa non gli è affidata perché se ne faccia accusatore davanti a Dio e agli uomini.

Questo è un tema su cui, forse, non abbiamo abbastanza riflettuto: io perché sono pastore di una comunità? Perché il Signore mi ha posto come sacerdote all’interno di una comunità come parroco, come vice-parroco o, ancor più come vescovo? Perché? Qual è la ragione?

La ragione non è quella di lamentarci, di accusare la comunità, i membri della comunità davanti a Dio e agli altri; non dobbiamo essere accusatori perché questo è il compito di Lucifero, non nostro! Questo non è nostro compito: l’accusatore è Satana, non è Gesù, non è lo Spirito Santo. Davanti al giudizio del Padre chi è l’accusatore? La Scrittura dice che colui che accusa i nostri fratelli giorno e notte è Satana e, quando noi ci mettiamo in questa posizione accusatoria verso i fratelli e le sorelle, noi stiamo esattamente assumendo il compito di Satana.

Ricordate il libro di Giobbe? Chi va ad accusare Giobbe davanti a Dio? Satana! Quindi stiamo attenti a quando accusiamo le persone perché non stiamo facendo né quello che viene dallo Spirito Santo, né quello che viene da Gesù. Questo è il compito tipico di Satana.

Chi perde la fiducia nella comunità cristiana in cui si trova, e si lamenta di essa…

È difficile trovare qualcuno che non si lamenti della comunità in cui è collocato, che può essere anche la famiglia che è una piccola comunità: in famiglia c’è sempre un lamentarsi verso il padre, verso la madre, verso i figli, e i figli verso i fratelli, e i fratelli verso i genitori 

Chi perde la fiducia nella comunità cristiana in cui si trova, e si lamenta di essa, prima di tutto esamini se stesso — questo è il compito: prima di tutto esaminare se stessi —, e si chieda se Dio non voglia semplicemente distruggere il suo ideale; se è così, ringrazi Dio di averlo posto in questa situazione di disagio.

Non tutte le situazioni di disagio e di malessere sono un male: alle volte sono delle grazie e, invece di fare i lamentosi e le pentole di fagioli, gli scontenti per eccellenza, impariamo a guardarci un po’ allo specchio! E poi impariamo a non prendere a pugni lo specchio, perché ci sono alcuni che si vedono un po’ brutti e un po’ troppo “cicci” e che cosa fanno? Dicono che la colpa è dello specchio o della bilancia. No: la colpa non è né dello specchio, né della bilancia.
Tu sei quello che sei e lo specchio ti fa vedere chi sei e ti aiuta a distruggere quell’ideale, quell’immagine di te che non è reale dicendoti: “Tu non sei quello che pensi di essere: tu credi nei essere un Adone, ecco, no, non esattamente!” Tu credi di essere magro come un fuscello, ma la bilancia e lo specchio ti dicono: “No, non proprio! Manca ancora qualcosa!” “No, ma io ho 300 di trigliceridi e 390 di colesterolo, ma non capisco come mai! Non mangio niente, mangio il pollo scondito, il prosciuttino cotto, la lattughina con su un goccio di sale, non mangio niente! Non capisco perché questa bilancia è impazzita, bisogna cambiarla! Non mangio niente e non dimagrisco; non mangio niente e guarda lì come sono!”

Forse la realtà non è come tu ce l’hai nella testa; forse non è proprio vero che non mangi niente! Non è proprio vero, quindi questo specchio (e l’esaminarsi dentro va fatto sempre davanti a Dio), attraverso il limite, la caduta, il peccato dell’altro ci aiuta a chiederci: “Tu sei qui a cercare quale comunità? Quella che viene dallo Spirito o, come vedremo, quella che viene dalla psiche? Quale comunità stai cercando? Quella che viene dallo Spirito? Allora sei posto nella prospettiva sbagliata: la lamentazione non funziona! Non è la via; smettiamo di lamentarci e di parlare male gli uni degli altri”.

“Ah, no, ma io lo faccio con lo scopo di edificarci!” 

Non c’è nessuna edificazione nel parlar male e nell’accusare: non si cresce in niente. È semplicemente un atto di pigrizia, di grettezza, di egoismo, di narcisismo.

Bonhoeffer dice di ringraziare il Signore per averci messo in questa condizione, in questo disagio; di ringraziare il Signore di averci messo in questa comunità, in questa famiglia perché questo ci aiuta a tenere le idee chiare su che cos’è una comunità cristiana.

Se invece le cose stanno diversamente, si guardi comunque dal farsi accusatore della comunità di Dio; accusi piuttosto se stesso per la propria incredulità, chieda a Dio di fargli conoscere la propria mancanza e il proprio peccato specifico, preghi di non rendersi colpevole nei confronti dei fratelli, nella conoscenza della propria colpa interceda per i fratelli, faccia ciò che gli è stato assegnato e ringrazi Dio.

All’interno della nostra comunità noi dovremmo fare quello che ci è stato dato da fare e ringraziare il Signore. E la mia verifica la devo fare su di me: faccio quello che mi è stato dato da fare? Lo faccio bene? Mi ci metto dentro anima e corpo, sì o no? Ringrazio Dio per questo, per questa comunità; ringrazio Dio per questi fratelli e sorelle, sì o no? Basta! 

Anche se non c’è un ideale da distruggere perché la persona si sta impegnando in una realtà cristiana vera, Bonhoeffer dice di non accusare nessuno e di verificare piuttosto la tua fede, quanto hai fede in Dio, chiedendo a Dio di farti conoscere il tuo essere mancante, di farti vedere bene la tua creaturalità, quanto hai bisogno di Dio, dei fratelli e delle sorelle che hai accanto; chiedi a Dio di farti vedere il tuo peccato o i tuoi peccati; prega di non compiere atti peccaminosi contro i fratelli; di non renderti colpevole verso i fratelli. Non ci siano colpe; chiedi al Signore la grazia di non offendere nessuno e di non mancare nei riguardi di nessuno. 

Ci sono atti che sono peccati e ci sono atti che non sono peccati, però sono comunque dei difetti naturali che ognuno di noi ha. Non tutto è peccato ma anche questi difetti pesano perché gli altri non portano solo i nostri peccati, ma anche i nostri difetti, anche se non sono peccati, quindi chiediamo al Signore di conoscere i nostri peccati, la nostra colpa: questo ci dovrebbe dare la capacità di intercedere per le colpe e per i difetti degli altri, di essere quindi più comprensivi, di capire che, come me, anche loro portano i miei.

Alla comunione cristiana vanno applicate le medesime considerazioni che alla santificazione dei cristiani. È un dono di Dio, su cui non possiamo avanzare pretese. 

La comunione non è un’opera della mia bravura, del mio impegno, delle mie idee, ma è un’opera di Dio, è un dono che viene da Dio e da nessun altro. Sicuramente non viene da me, ma non viene neanche dagli altri: viene da Dio.

Solo Dio sa come stiano le cose, sia per quanto riguarda la nostra comunione, che per la nostra santificazione. 

Chi conosce veramente lo stato della nostra santità, il nostro cammino di santificazione; chi conosce veramente lo stato della nostra comunione è solo il Signore.

Ciò che a noi sembra debole e meschino, può essere grande e splendido al cospetto di Dio. 

Soprattutto se riferito agli altri: magari noi vediamo negli altri della meschinità e, invece, è santità.

Come per il singolo cristiano non è il caso di controllare continuamente il polso della propria vita spirituale, così è per la comunione cristiana, che non ci è data da Dio in dono perché continuiamo a misurarne la temperatura. 

Non diventiamo degli ossessivi compulsivi su quanta comunione facciamo tra di noi: vivi in pace quello che in quel giorno ti è dato di vivere, senza stare lì ad impazzire: “Ho fatto comunità; non ho fatto comunità; ho fatto più comunità di te; hai fatto più comunità di me; quanta comunità facciamo insieme”. Qui non siamo nella logica del centimetro e della bilancia, siamo nella logica del dono ricevuto!

In proporzione alla gratitudine per ciò che riceviamo quotidianamente, si avrà la crescita certa e costante della comunione, sul piano quantitativo e qualitativo, secondo la volontà di Dio.

Ritorna il tema: vuoi crescere come comunità; vuoi crescere nella santità personale? Bene: impara a dire “Grazie”. Impariamo a dire: “Grazie”.

La fraternità cristiana non è un ideale che noi dobbiamo realizzare, ma una realtà creata da Dio in Cristo, a cui ci è dato di poter partecipare. Quanto più chiara diventa la nostra consapevolezza che il fondamento, la forza e la promessa di tutta la nostra comunione consistono solo in Gesù Cristo, tanto più si rasserena il nostro modo di considerare la comunione, di pregare e di sperare per essa.

La fraternità, la comunione, la comunità sono una realtà creata da Dio in Cristo alla quale noi partecipiamo; c’è già, capite? La fraternità, la comunità ci sono già: le ha create Dio che le ha create in Cristo e noi non dobbiamo far altro che partecipare a questa comunità, non è che la dobbiamo inventare o pensare. C’è già e noi semplicemente dobbiamo partecipare.

 Dobbiamo imparare a fare comunità tra di noi a partire dall’essere comunità che Gesù ci ha insegnato, innanzitutto mostrandoci la comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo, la comunione Trinitaria (questo è il nostro ideale vero; questo è il nostro modello, il massimo a cui aspirare ed è da lì che si impara); poi mostrandoci la comunione tra sé e i discepoli; lo vediamo anche nella piccola famiglia di Nazareth.

Quindi, se in noi è chiaro il fondamento — cioè che la nostra comunione consiste solo in Gesù e che la comunità cristiana è una realtà cui partecipiamo perché non l’abbiamo fatta noi, ma l’ha creata Dio in Gesù Cristo — allora ci rassereniamo tutti, tutto diventa più vivibile e la situazione è molto meno tesa e molto più bella.

La prossima volta arriveremo a quello a cui ho accennato già da un po’, cioè alla distinzione tra la realtà pneumatica e la realtà della psiche, molto, molto importante. Non lo inizio ora perché è un tema che vorrei affrontare proprio dall’inizio e cominciare con questa questione, quindi lo vedremo dalla prossima volta. Vedremo quale sia il fondamento di ogni realtà pneumatica e quale sia il fondamento di ogni realtà psichica: vedrete che ne ricaveremo tutti grande vantaggio.

Inoltre vi annuncio (l’ho già anticipato su Facebook, sul sito veritatemincaritate, su Telegram, su Instagram) che a partire dall’ultimo venerdì di gennaio, il 27, ogni quarto venerdì del mese io terrò una catechesi dalle 21 alle 22,30 su Radio Mater.

Prevengo già le vostre domande del tipo: “Come faccio? Qual è la frequenza? Dove trovo la frequenza?”. Allora: dovete cercare in Internet quale sia la frequenza della vostra città ; non c’è una frequenza universale e ogni città ha la sua frequenza di collegamento e poi si può comunque seguire la catechesi tramite il sito internet della radio. Insomma, ci sono vari modi; mi sembra che ci siano anche delle app per il telefono che permettono di ascoltare le radio. Cercate! È anche un po’ bello cercare, interessarsi e non trovare sempre tutto pronto.

“Nella mia città non si riesce a seguire!”. Non importa: si può seguire su Internet e non c’è necessità di avere la radiolina per seguire. Poi c’è il sito Internet di Radio Mater: verificate.

Quindi, a partire da venerdì 27 gennaio, ogni quarto venerdì del mese faremo un ciclo di catechesi con tema “I dieci comandamenti”. 

Prenderò come riferimento il Catechismo della Chiesa Cattolica che potete così già procurarvi per seguire; farò un intervento circa di un’ora e dalle ventidue per i radioascoltatori ci sarà la possibilità di intervenire e fare domande. 

Vi chiedo una preghiera, un ricordo perché come attività è impegnativa: fare un intervento così ampio e lungo alla sera non è una passeggiata, però mi è sembrato bello corrispondere alla richiesta che mi è stata fatta e credo che possa essere utile per molti il modo di vivere il venerdì riflettendo sui Dieci Comandamenti. Diffondete questa notizia perché, magari, può essere utile per molti altri fare un ciclo di meditazioni sui Dieci Comandamenti.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

Post Correlati