Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, V parte

Novissimi: il Purgatorio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di martedì 7 dicembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, V parte

Eccoci giunti a martedì 7 dicembre 2021. Oggi festeggiamo Sant’Ambrogio, Vescovo e Dottore della Chiesa. Oggi a Milano è grande festa per questo Santo Vescovo che fu grandioso sotto tutti i punti di vista e che meritò poi alla Chiesa un altro Vescovo che fu Sant’Agostino. Infatti, fu grazie alle omelie di Sant’Ambrogio, al modo di parlare di Sant’Ambrogio che Agostino decise di darsi a Gesù.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato quest’oggi è tratto dal capitolo XVIII di San Matteo, vv. 12-14. 

La volontà di Dio è che nessuno si perda. Il Signore vuole davvero che tutti siamo salvi e allo stesso tempo vuole rispettare la nostra libertà perché non esiste un amore che non sia libero, se non è libero non è più amore. 

Continuiamo la nostra lettura del libro “I Novissimi” del Beato don Giacomo Alberione, stiamo parlando del Purgatorio e siamo arrivati al secondo paragrafo che è la pena del senso.

Scrive don Alberione:

2. Pena del senso

“Oltre la privazione della vista di Dio, in Purgatorio si soffrono molte pene che vorremmo chiamare del senso. L’uomo, al di là, viene tormentato, castigato per quelle stesse cose per cui sulla terra ha mancato. Sentiranno pena al di là tutte le potenze dell’anima e tutti i sentimenti del corpo. Questo nell’inferno: ma ugualmente per il Purgatorio; con la differenza che le pene dell’inferno non avranno mai fine, mentre le pene del purgatorio devono terminare. Le pene dell’inferno servono solo per castigare, mentre le pene del Purgatorio servono a soddisfare ed a liberare.”

Vedete, sempre di pene si tratta, solo che in un caso c’è la speranza della visione beatifica di Dio, nell’altra no. In un caso serve a purificare, nell’altro serve a castigare.

“Sentirà pena l’anima nella sua intelligenza. In quel carcere l’anima comprenderà che poteva facilmente farsi molto più santa, acquistare molti più meriti, mentre era sulla terra. Penserà a tutte le grazie avute, a tutte le comodità che le si presentarono; che avrebbe potuto dare molto più gloria a Dio, fare molto più bene per sé, operare maggior bene per il prossimo. Soffrirà nella memoria. Ricorderà che sulla terra altri con meno occasioni di meriti, forse con meno grazie, con meno istruzione, con posizione più meschina si sono fatti Santi! Ricorderà con amarezza che parenti, cristiani buoni, giovanetti pii, sono arrivati ad una grande santità, ed essa è rimasta tanto indietro. Ricorderà che poteva facilmente, con un po’ di penitenza, evitare quelle fiamme; che poteva con un po’ di diligenza nell’acquisto delle indulgenze liberarsi da quelle pene: invece ha tramandato, ha aspettato! Dovrà abbassare la fronte e dire: giusto è Iddio, e giusta è la sua sentenza; ho meritato tutto per mia colpa, per mia gran colpa, per mia massima colpa. Soffrirà nella volontà, perché questa volontà, infiammata dal desiderio di vedere Iddio, si sentirà da Lui respinta. E questo perché fu fredda nella Comunione, fu indifferente nelle cose di pietà, fu tarda nelle opere di zelo. Dappertutto procedeva distratta, divagata, senza amore, senza cuore. Il Purgatorio ce lo facciamo noi, quel fuoco lo accendiamo noi stessi. L’anima dovrà dire: sono qui, ma perché l’ho voluto.”

La freddezza, la freddezza verso l’Eucarestia. La quasi sparizione della genuflessione davanti all’Eucarestia, davanti a Gesù nel Tabernacolo. L’indifferenza delle cose di pietà, quella freddezza, tiepidezza, noncuranza, quel distacco inopportuno, potremmo dire, verso le cose di pietà di devozione. Il non avere zelo apostolico, cioè avere interesse per altro. Noi non siamo cristiani, Sacerdoti, frati, suore per stare bene tra di noi, non è questo. 

Ma qual è lo scopo del fare rete di cui vi ho parlato anche ieri? Qual è la loro ragione?

Lo zelo apostolico, l’amore per le anime, il permettere a tanti altri di uscire dalla loro vita grigia, triste, alle volte disperata, sofferente, isolata. 

Quanta gente sola c’è a questo mondo! Ma sola proprio dentro! Quanta gente che non ha mai visto la bellezza di Gesù, la bellezza dell’abitare questo mondo con la presenza di Gesù nell’anima, nella mente, nella volontà. Quanta gente cinica, stanca, stanca giovane, quanta volgarità, quanta superficialità, quanta stupidaggine, quante parole inutili, quante vite insipide, quante vite insensate, quante vite perse, quante vite buttate nella pigrizia e nell’ozio. E non tocca forse a noi andare da qualcuno? Dai nostri amici, dalle persone più care e testimoniare la nostra fede: “Vieni e vedi”. “Vieni con me”.

Sapete, alle volte basta decidere anche all’ultimo momento di andare a destra e non diritti con la macchina e può cambiare una vita, da quella scelta può venire fuori una vocazione. 

Alle volte basta dire: “Vado a quella Messa”. E quanto esci non se più tu. Alle volte basta mangiare qualche buon pasticcino romano e bere una buona tisana calda, per tornare a casa e scoprire che non sei più tu e scoprire che nel tuo cuore è stato seminato qualcosa e avere voglia di essere diversi, avere finalmente voglia di essere migliori e trovare sulla propria rubrica del telefono, suoi propri contatti un numero, due numeri, cinque numeri in più, e via di seguito. E sapere che magari tra un po’ li rivedrai e sapere che quella slitta sta scendendo quella grande discesa nevosa, fredda, pungente, in mezzo agli alberi e tu porti abbracciato a te la speranza, la speranza di un mondo diverso, la speranza di un’umanità diversa, la speranza di una vita diversa, la tieni stretta a te, perché sai che quella speranza è tutto per la tua vita, è tutto per la vita di questo mondo. E scendi, e corri, e scendi, e scendi, e lasci andare la slitta, e non la fermi più, e vai sempre più veloce, fino a quando, finalmente arrivi davanti ad una casa. Che cosa c’è di più essenziale di una casa illuminata, scaldata, abbellita, piena di musica, in mezzo ad una montagna innevata? Niente c’è di più bello e di più urgente, e tu, tutto infreddolito, tutto stanco, tutto intirizzito, tutto ferito, ciondolante, distrutto, affamato, assetato, ma con la speranza stretta sul tuo petto, tu vai presso a quella casa. 

A Natale guardate questo bel film, si chiama “The giver”. È proprio un film da giorno di Natale, bellissimo. Io vi ho adesso raccontato una parte di questo film. 

Quanta gente a questo mondo è morta, muore, e sta morendo, persa nei boschi ghiacciati di questo mondo, persa nel buio di questo freddo di questi boschi pieni di neve dove non c’è vita, dove sembra che tutto sia fermo. Quanta gente si sta lasciando morire. Allora chiamala! Fatti vivo! Diglielo: “Dai, andiamo a mangiare due pasticcini”. Potrebbe essere per loro ciò che magari non sarà per te, potrebbero vedere loro ciò che magari non vedrai tu. Ci fosse anche solo un po’ di pane secco, quello da dare ai cigni e alle anatre, alle oche, ma sapete, quando è condiviso diventa buono come i pasticcini.

Noi non possiamo procedere distratti e divagati senza amore e senza cuore, come dice il testo, non è possibile.

 “Soffriranno i sensi del corpo. E come, se il corpo in Purgatorio non ci va? È disposto così da Dio. Soffrirà negli occhi, per causa della vista, come se avesse il corpo. Soffrirà l’udito; soffrirà la lingua, soffrirà la gola, soffrirà il cuore, il tatto. Eh, sì, tutte le soddisfazioni illecite, per quanto siano state piccole, se volontarie, si dovranno in quel fuoco terribile pagare. Dio ci proibisce il male; se pecchiamo è necessario che si ripari: o penitenza di qua, o castigo di là; fino all’ultimo centesimo.

Che se noi non riusciamo a meditare direttamente questo, pensate a quello che dice S. Tommaso: Tutte le pene della terra, messe insieme, non equivalgono alla minima pena del purgatorio.”

Capito?

“Cosicché mettete assieme tutti i dolori dei Martiri: alcuni furono gettati in pasto alle belve feroci, altri sepolti vivi, altri decapitati, altri furono arsi sui roghi, qualcheduno era unto di olio e poi veniva bruciato nei pubblici giardini. Tutte queste sofferenze, arriveranno alla minima pena del purgatorio? Non vi arriveranno mai; tutto questo è naturale; ma al di là, la misericordia e la giustizia di Dio si uniranno insieme per moltiplicare le nostre pene. La giustizia chiede soddisfazione; la misericordia desidera che, soddisfacendo presto, si entri in Paradiso presto. Diamo sollievo a quelle anime, ma specialmente a quelle anime che si trovano là dentro per causa della stampa!”

Ritorna quello che abbiamo meditato di don Tomaselli, don Alberione lo riprende. E allora perché non dobbiamo avere zelo apostolico, perché non dobbiamo far meritare a qualche persona a noi cara, a qualche giovane che conosciamo, a qualche mamma, a qualche papà, a chi volete voi, far conoscere la possibilità di innamorarsi anche loro di Gesù, di fare un’esperienza di Gesù, di lasciarsi colpire dalla semplicità?

 “Ah, non c’è solo da fare un falò di libri cattivi; oramai vi sarebbe da fare anche un falò di penne e un falò di macchine e di biblioteche e di quadri e di immagini.”

Se don Alberione fosse vivo adesso, chissà cosa scriverebbe, aggiungerebbe anche i computer, forse, e i cellulari. Quanti libri dannosi che leggiamo e che regaliamo, quante cose brutte che guardiamo e quanti discorsi impuri, banalizzanti, volgari. Una delle cose più brutte che sappiamo fare molto bene è quella di prendere in giro quelli che sono migliori di noi e di banalizzarli, prendere in giro chi ha più fede di noi, chi è più santo di noi, chi cerca di condurre una vita migliorie della nostra. E allora cominciamo: “Ma io non sono così santo, non posso mangiare accanto a te, ma io non ho queste levature… Ma cos’è successo? Ma come mai?” Chissà perché. Per distruggere, per intaccare, per corrompere quella bellezza, cosa si usa? Il discorso impuro, quello riesce sempre. Poi vengono fuori delle crasse risate, dove tutti devono fare la parte di quelli che ridono perché se non ridono non sono à la page, e poi va sempre a finire che si prendono in giro Dio e i Santi. Bel modo di parlare.

“Di ogni parola inutile dovrete rendere conto a Dio” dice il Vangelo. Non di ogni parola cattiva, ma di ogni parola inutile.

“Il vostro parlare sia sì, sì, no, no, il di più viene dal maligno”. Immaginiamoci. 

 “Sulla terra gli uomini pensano poco a farlo, ma il Signore ci pensa bene al di là. Dio voglia che non si faccia un falò eterno, ma che sia soltanto un fuoco temporaneo, che abbia da purgare da tanti mali cagionati alle anime da una stampa che ha tradito la sua missione e si è elevata contro Dio; è l’ingegno umano che ha moltiplicato gli strumenti per combattere Iddio, come i giganti che han voluto dar la scalata al cielo.”

Eh sì, e poi c’è stata Babele. 

Domani vedremo il fuoco. 

Vi auguro davvero di cuore di vivere oggi una bella e santa giornata di preparazione all’Immacolata Concezione. Domani andiamo alla Santa Messa a rendere gloria a Dio, alla Vergine Maria. 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

 

Carissimi, mi stavo dimenticando una cosa importante.
Per il giorno dell’Immacolata, mercoledì 8 dicembre, abbiamo dovuto cambiare il punto di incontro come avete visto sull’annuncio che ho dato di Facebook perché i “miei cocoriti” si sono ammalati. Nel senso che la villa Pamphili, in tutta la zona che è quella dove sono io è chiusa per un’infezione aviaria che c’è stata e quindi non si può entrare perché stanno curando tutti i volatili.
Quindi noi ci ritroveremo il giorno 8 dicembre alle ore 15.00 a Largo di Porta San Pancrazio 16, qui a Roma. Questo è il punto di incontro, fate girare la voce.
Dopo faremo una passeggiata del Gianicolo e andremo dove c’è il belvedere, la statua di Garibaldi.
Vi sarei grato se arrivaste un po’ prima, in modo tale da non dover aspettare troppo. Attenzione per il parcheggio, organizzatevi, perché è una zona dove ce n’è pochissimo. Vi consiglio di guardare prima il punto di ritrovo, così che siate a posto.
Per chi dovesse arrivare con i mezzi, se non ci fosse una fermata lì vicino, utilizzate pure la fermata come per venire al punto d’incontro precedente, a quella porta di ingresso vicino a San Pancrazio perché tanto poi potete farlo a piedi. Non è lontano da dove dovevamo vederci precedentemente.
Per chi viene in auto, utilizzi come indirizzo Largo di Porta San Pancrazio 16.
Ritrovo per le 15.00. Raccomando di arrivare in anticipo.
Per quanto riguarda il tempo, pare che avremo proprio una finestra di tempo in cui non piove, dovrebbe iniziare a piovere verso le 19.00, ma se anche scendesse qualche goccia, non fa nulla, portiamo gli ombrelli.

Mi raccomando fate girare la voce affinché tutti sappiano di questa correzione.

Buona giornata a tutti

VANGELO (Mt 18, 12-14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

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