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Il pastore e il mercenario

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Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: « Il pastore e il mercenario »
Lunedì 1 maggio 2023

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

VANGELO (Gv 10,11-18)

In quel tempo, Gesù disse: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio”.

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a lunedì 1 maggio 2023. Oggi festeggiamo San Giuseppe lavoratore.

Oggi inizia anche il mese di maggio, mese totalmente dedicato alla Vergine Maria. Vogliamo quindi viverlo con speciale devozione, con speciale consacrazione al suo Cuore Immacolato e recitando bene il salterio di Gesù di Maria. Oggi ricordo anche la bellissima preghiera da recitarsi, insegnata dalla Vergine Maria alla venerabile Benedetta Rencurel, La Madonna di Laus, che abbiamo già affrontato negli anni passati. C’è questa bellissima preghiera della Onorabile Ammenda che poi troverete sicuramente sul sito e che potrete recitare.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo decimo di San Giovanni, versetti 11-18. Come sempre concentriamoci su qualche versetto. Il primo:

Il buon pastore dà la propria vita per le pecore

 San Tommaso d’Aquino, nel suo commento al Vangelo di Giovanni ci dice:

esercitando autorità e amore

La vita che dà il buon pastore la dà attraverso l’autorità e l’amore. Quindi le due realtà, come sempre abbiamo visto, non vanno mai divise: autorità e amore. Che non è autoritarismo, è autorità, che vuol dire autorevolezza. Quindi autorità e amore, se vogliamo veramente dare la vita per gli altri, ci vogliono entrambe. Anche se non sempre e non a tutti fa piacere essere amati e serviti attraverso l’autorità e l’amore.

E scrive San Tommaso:

si esigono infatti queste due condizioni, che le pecore ne riconoscono l’autorità e che egli le ami, poiché la prima senza la seconda non è sufficiente

Non basta che Gesù mi ami! Non basta che il pastore mi ami! Ma la pecora, il fedele, il discepolo deve riconoscere l’autorità, deve dargli credito. Perché sennò altrimenti amare, senza che l’autorità venga riconosciuta, non è sufficiente.

E adesso vediamo la figura del mercenario.

Scrive Sant’Agostino nel suo commento al Vangelo di San Giovanni:

Chi è il mercenario che vede venire il lupo e fugge?

Sentiamo un po’chi è. Risponde:

Chi cerca i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo, e non ha il coraggio di riprendere liberamente chi ha peccato (cf. 1 Tim 5, 20)

Quindi, il mercenario è colui che cerca i propri interessi sotto svariate forme; chi, comunque ha a cuore e cerca il suo interesse in quello che fa.

E poi il mercenario è chi non ha il coraggio di riprendere liberamente chi ha peccato. Non ha il coraggio del rimprovero, della correzione del richiamare alla verità, ma vede e gira la testa dall’altra parte, poiché cerca i suoi interessi. Un po’ come si fa con i mafiosi. Tutti sanno, ma nessuno parla. Tutti sanno che è male, tutti vedono il male, ma poi cosa si fa? Per i propri interessi si gira la testa altrove e così quella realtà continua a prosperare. Perché se ognuno facesse quello che deve, non avrebbe molta speranza di vita. 

Il mercenario non ha coraggio perché cerca il suo interesse. 

Continua Sant’Agostino:

Ad esempio, uno ha peccato, ha peccato gravemente; merita di essere rimproverato, e magari scomunicato; ma scomunicato, diventerà un nemico, procurerà delle noie e, se potrà, farà del male.

Chiaro, no?

Scrive:

Ora, chi cerca i propri interessi e non quelli di Gesù Cristo, per non perdere ciò che gli sta a cuore, per non perdere i vantaggi dell’amicizia degli uomini e per non incorrere nella molestia della loro inimicizia, tace, non interviene. Ecco, il lupo ha afferrato la pecora alla gola, il diavolo ha spinto il fedele all’adulterio; tu taci, non alzi la voce. Mercenario che sei: hai visto venire il lupo e sei fuggito. Forse egli dirà: eccomi qui, non sono fuggito. No, sei fuggito, perché hai taciuto; e hai taciuto perché hai avuto paura.

Sentite cosa dice in una frase Sant’Agostino adesso.

La paura è la fuga dell’anima.

Il pauroso è un fuggitivo (questo lo dico io), Sant’Agostino scrive: “La paura è la fuga dell’anima”, punto. 

Avete capito bene, abbiamo capito bene cosa ha scritto Sant’Agostino? Lui dice: hai davanti una persona che ha peccato gravemente, magari una persona che addirittura merita di essere scomunicata per la gravità del suo peccato, ma, se tu lo scomunichi, ti diventerà nemico, se tu lo rimproveri, è molto possibile che diventerà tuo nemico. E se diventa nemico procura delle noie. E se procura delle noie è sicuro che presto tardi ti farà del male. Ora, se tu cerchi i tuoi interessi e non quelli di Gesù, per non perdere i vantaggi che ti vengono dall’amicizia degli uomini, non rimproveri. 

Perché tu sai benissimo che se vai a dire a Tizio e Caio: “Questo è sbagliato, questo è male, in questo stai sbagliando, questa cosa non va fatta” perderai i vantaggi di quell’amicizia. 

Ci sono amicizie che danno vantaggi. Sapete: la furbizia di saltare sul carro del vincitore! Quindi io so che, se sono amico di quella persona, di quelle persone, io da questa amicizia ricaverò vantaggi; ora, se io vado a rimproverare quella o quelle persone, è sicuro che quell’amicizia la perdo! Innanzitutto, perché non è un’amicizia, ma è semplicemente un tornaconto, un interesse, e poi secondariamente, perché non piace a nessuno essere rimproverato. 

E allora cosa faccio? Per non incorrere nella loro inimicizia con tutte le molestie che ne vengono, dici: “Eh no! Io non voglio perdere tutti i miei riconoscimenti”. Perché puoi essere perseguitato, puoi essere esiliato, puoi essere maltrattato, pensiamo a Sant’Atanasio che è stato esiliato cinque volte nella sua vita — figuriamoci un po’ — ma anche tanti altri. Perché vuoi evitare di incorrere in questi fastidi, in queste molestie che ti vengono dalla loro inimicizia, perché tra l’altro tu vedi come Tizio e Caio trattano i loro nemici — “nemici” perché gli dicono la verità —vedi che fine fai se chiami le cose col loro nome e gli dici in faccia ciò che non funziona — certo nella carità, ma va detto — tu vedi che cosa succede a chi l’ha fatto.

Pensiamo a San Tommaso Moro: “Che gran Cancelliere d’Inghilterra…!” Si, ma quando ha detto al re: “No, io non firmo, questo è adulterio, va contro la Chiesa; questo è adulterio e quindi io non sostengo questa tua idea”, il re gli ha tolto tutto, tutte le cariche ed è finito nella torre e poi è stato ammazzato. Di questo stiamo parlando, di questo stiamo parlando…

tace non interviene

Come ho detto: gira la testa dall’altra parte e dice: “Vabbè, a me cosa interessa, la mia pastasciutta alle 12:00 ce l’ho! Il sorriso ebete del Don Rodrigo di turno ce l’ho, “i bravi” del Manzoni non mi perseguitano, e quindi cosa devo fare? Affogarmi nel dormire e magari anche nel mangiare”.

Ecco, il lupo ha afferrato la pecora alla gola, il diavolo ha spinto il fedele all’adulterio

Sant’Agostino fa degli esempi!

E tu cosa fai? Tu stai zitto, per i motivi che abbiamo appena detto. Tu hai visto venire il lupo e cosa hai fatto? Sei fuggito. E uno dice: “Ma in che modo si fugge?” Si fugge tacendo. E si tace perché si ha paura di perdere tutto quello che ho detto prima. La paura è la fuga dell’anima. Tutte le volte che noi ospitiamo la paura, noi stiamo fuggendo; tutte le volte che noi cominciamo a fare i conti, stiamo fuggendo.

Guardate che questo passo di Sant’Agostino è un passo che dovremmo meditare tutti i giorni quando facciamo l’esame di coscienza, perché di queste omertà, di queste omertà mafiose, noi ne abbiamo tante nella nostra vita. 

Mi viene adesso in mente il caso di Monsignor Oscar Romero, Santo, e poi anche del sacerdote polacco Popiełuszko, stessa cosa. Loro non hanno taciuto e sono stati ammazzati. Uno in un modo e uno nell’altro, il sacerdote polacco, tra l’altro, in modo ancora peggiore, in un modo veramente orribile. Eh, ma loro non hanno taciuto! Hanno combattuto il male e hanno chiamato le cose col loro nome. Avevano paura? Si! Tutti abbiamo paura di soffrire, tutti abbiamo paura di morire, tutti abbiamo paura delle persecuzioni, delle cose brutte che possono venire dall’assumere una certa posizione in difesa della verità e della giustizia, perché è la stessa cosa!

Se io vedo consumarsi davanti ai miei occhi un’ingiustizia e per il mio tornaconto lascio morire nel suo sangue quella persona, dovrò rendere conto a Dio! Non posso dopo andare alla messa, celebrare la messa, partecipare alla messa, come niente fosse. Non sarà stato l’unico, Popiełuszko, a vedere i problemi della Polonia nel suo tempo! E gli altri dove erano? E gli altri cosa facevano? Monsignor Oscar Romero era l’unico che vedeva tutto il problema dei latifondisti in Sal Salvador? No! L’unico vescovo? Ma assolutamente no! E gli altri? Cosa hanno fatto? Eh, cosa hanno fatto? Gli altri non sono morti sull’altare, celebrando la Santa Messa, con un proiettile nel cuore. Perché? Eh! Perché La paura è la fuga dell’anima, questa è la ragione. 

Quando siamo vigliacchi noi siamo mercenari, punto! Senza se e senza ma, fine del discorso. E stiamo attenti, un giorno davanti al tribunale di Dio, davanti al giudizio di Dio, che a questa frase: “Eccomi, Signore, eccomi, ma io non sono fuggito, ma vedi che bravo pastore che sono stato! Ma vedi come sono stato bravo, ho fatto tutte le mie cose. Signore, ma guarda che io sono stato al mio posto, io ho fatto il buon pastore” non ci venga risposto: “No, tu sei fuggito perché hai taciuto e hai taciuto perché hai avuto paura” . E poi cosa diremo? “No, ma sai ma io…” Eh no! “Ma io” che cosa?

Quando nella nostra vita siamo testimoni diretti di situazioni di male conclamato e soprattutto di un male che ha creato un’ingiustizia grave nella vita di qualcuno, magari creando situazioni di sofferenza gravissime, non possiamo girare la testa dall’altra parte, pena il sentirci dire queste parole. Noi non possiamo far finta di niente, noi non possiamo coprire col silenzio perché abbiamo un interesse a coltivare quell’amicizia iniqua, che non è un’amicizia ma è un’associazione a delinquere. Quella lì è un’associazione a delinquere, non è l’amicizia, perché l’amicizia si fonda sulla verità, l’associazione a delinquere si fonda sulla menzogna ed è un crimine.

Era importante soffermarmi un po’ su questo, perché capite che qui ne va della vita mia e ne va della vita dell’altro. Perché, certo, se scelgo di parlare, devo essere cosciente di quello che mi attende. Ma se non parlo e ho il dovere di farlo, ne va della vita degli altri, perché permetto al lupo, al diavolo di sbranare le pecore. Perché io, per paura del lupo lascio le pecore lì. 

C’è questo animale che ha un nome strano, adesso non me lo ricordo, ma l’avevo detto un po’di tempo fa nelle omelie [il quokka]. Mi ha molto colpito questo animale, che tra l’altro quando voi lo vedete in foto, ha un musetto simpatico, sembra che rida, sembra un animale molto dolce, molto carino. Lo farò mettere come immagine di questo post. Uno mi potrebbe chiedere: “Cosa c’entra questo animale con la meditazione evangelica?” C’entra, c’entra! Perché questo animale così carino ha una peculiarità. A vederlo si direbbe: “Ah che carino, tutto tenerino, guarda che bello che dolce, che simpatico”. Sì… le femmine di questo animale quando hanno il cucciolo e vengono rincorse dal predatore, sapete cosa fanno? Fanno una cosa incredibile, quando l’ho letto sono rimasto di stucco: quando vedono il predatore che le sta rincorrendo e loro perdono il terreno, loro si fermano, prendono il cucciolo e lo buttano nelle zanne del predatore! Io sono rimasto sconvolto quando ho letto questa cosa! Fanno così: prendono il loro cucciolo e glielo buttano nelle zanne, così il predatore prende il cucciolo e loro scappano e hanno salva la vita. Quando l’ho letto mi sono detto: “Evidentemente la paura non appartiene solo a noi…”. 

Stiamo attenti a non fare anche noi così, a non buttare l’innocente nelle fauci del nemico per salvare la nostra vita. L’anima no di sicuro, ma la vita terrena, per un po’, sì. Stiamo attenti a queste cose.

Sempre Sant’Agostino nel suo commento a San Giovanni scrive:

Ci sono molti che nella Chiesa cercano vantaggi materiali, e tuttavia predicano Cristo, e anche per loro mezzo la voce di Cristo si fa sentire. Le pecore seguono non il mercenario, ma la voce del pastore che si è fatta sentire attraverso il mercenario. Ascoltate come il Signore stesso segnalò i mercenari: Gli scribi e i farisei — egli disse — siedono sulla cattedra di Mosè; fate quello che dicono, non fate ciò che fanno (Mt 23, 2). Che altro ha voluto dire se non che si prestasse ascolto alla voce del Pastore udita attraverso i mercenari? Sedendo infatti sulla cattedra di Mosè, essi insegnano la legge di Dio; quindi per mezzo loro è Dio che insegna. Ma se essi pretendessero insegnarvi le loro cose, non ascoltateli e non imitateli. Certamente costoro cercano i loro interessi, non quelli di Cristo; tuttavia nessun mercenario ha mai osato dire al popolo di Cristo: Cerca i tuoi interessi, non quelli di Cristo. Il male che fa non lo predica sulla cattedra di Cristo; reca danno perché agisce male, non in quanto predica bene. Diminuisca pure la mia gloria umana — quella gloria per cui i mercenari m’invidiano tanto -, purché attraverso la bocca dei mercenari come attraverso quella dei figli, si diffonda la gloria divina di Cristo, e Cristo, o per secondi fini o con lealtà, venga annunciato.

Quindi lui dice: l’importante è che sia annunciato Gesù, che sia annunciato il Vangelo, però, lui dice anche di non imitarli. 

Quindi lui dice: “Non imitare il male che fa, imita quello che ti dice di bene”. Per cui dobbiamo imparare anche a fare questo discernimento. “Ma se essi pretendessero insegnarvi le loro cose — i loro stili, le loro idee e i loro gusti — non ascoltateli e non imitateli”; cioè ascoltiamo ciò che di vero può essere annunciato sul Vangelo, ma poi, per il resto, via!

San Gregorio Magno scrive:

Non è chiamato pastore, ma mercenario, chi guida il gregge del Signore non per intima convinzione, ma per avere ricompense umane.

Vedete che ritorna! Cambiano i santi, ma ritorna il tema.

egli è in verità un mercenario che ha assunto l’ufficio di pastore, ma non cerca il bene delle anime. Anela vantaggi terreni, gioisce per l’onore annesso alla carica, accumula guadagni, si rallegra per la venerazione attribuita a lui dagli uomini. Queste sono le ricompense tipiche del mercenario, di avere cioè per il fatto di esercitare il Ministero delle anime delle ricompense quaggiù, trovandosi così escluso in futuro dall’eredità del re del gregge.

Che vuol dire: in funzione del ministero sacerdotale mi prendo tutte le ricompense, tutti i vantaggi che ne vengono, soprattutto quelli personali, e delle anime non mi interessa niente. Questo è il mercenario.

Ci dice San Gregorio Magno:

E il lupo che ogni giorno, senza tregua, sbrana le anime, è lo spirito maligno che circuisce con insidie  gli ovili dei fedeli, tentando di fare strage di anime. Il lupo può essere inteso come quei falsi profeti che vengono in veste di pecore, ma nell’interno sono lupi rapaci (Matteo 7,15). Tale lupo rapisce le pecore quando attira i fedeli di Cristo alla propria falsa dottrina e le disperde quando riesce a ingannare i meno perseveranti.

Prossimamente, non so se già domani, ma nei prossimi giorni, farò un intervento proprio su questo tema, oggi non posso perché sono già 26 minuti passati e temo che questo intervento sarà un po’ lungo. Farò un intervento proprio su questa questione. Adesso non entro nel particolare mi permetto di dire solo questo: “Stiamo attenti a chi ascoltiamo!” Non basta dire attenti a cosa ascoltiamo, ma anche a chi ascoltiamo. Dobbiamo stare molto attenti, perché se ascoltiamo le persone sbagliate, che attirano, che propongono una falsa dottrina — cioè una dottrina che non è quella di Gesù, che non è quella della Chiesa — veniamo ingannati, veniamo confusi, veniamo dispersi. Stiamo attenti ai lupi che rapiscono e disperdono.

Oggi c’è un po’ questa abitudine — perché il “mercato”, è molto florido — di far girare gli interventi di Tizio, Caio e Sempronio, così, alla cieca. Sì fan girare cose che sarebbe meglio seppellire sotto terra. Siamo talmente instupiditi da questo stile comunicativo che non ci fermiamo a chiederci: “Che bene posso fare a mandare un intervento del genere? Fa bene o crea confusione? Fa bene o crea angoscia, inquietudine, disorientamento, dispersione?”. Noi sentiamo e facciamo girare, spediamo a chiunque. Questo è un atto di grandissima imprudenza oltre che di stupidità. Bisogna far girare il bene, il vero, il bello, il buono. Dobbiamo far girare ciò che ci conferma nella fede, non ciò che confonde. 

E poi, permettetemi, io mi sveglio al mattino e faccio le mie quattro cosine, un po’ come tanti altri. Ci sono persone che si svegliano al mattino e sono improvvisamente teologhe, e sono improvvisamente esegeti e sono improvvisamente “specialisti dei sacramenti”. Ecco, guardate, tranne coloro che hanno la scienza infusa e, di notte, lo Spirito Santo gli consegna il dottorato in teologia, in esegesi o in non so che cosa, tranne queste persone, tutte le altre, per avere un titolo di studio devono studiare. Non mi è mai capitato di svegliarmi la mattina e prendere il premio Nobel in matematica. A me non è successo, poi a qualcun altro… Non mi è mai capitato di svegliarmi una mattina improvvisamente, entrare in ospedale e praticare un intervento di neurochirurgia. 

Vi domando: “Se voi aveste un problema che richiede un’operazione al cervello, verreste da me?” No! Perché non è la mia competenza, io non sono un neurochirurgo. Uno mi direbbe: “Guardi, padre, le voglio tanto bene, ma il cranio non me lo faccio aprire da lei, perché lei non sa neanche da che parte si comincia, non sono mica un melone!” E io direi: “Ma fai bene! Certo! Perché non saprei neanche cosa devo fare”. Oggi, invece, ci sono persone che si svegliano teologi o teologhe e, senza alcuna competenza riconosciuta, si mettono a pontificare. 

Stiamo attenti, perché poi si rimane confusi, si rimane disorientati: “Adesso allora cosa succede? Adesso non si capisce niente, adesso è tutto confusione!”. No, guardate, non c’è nessuna confusione, smettiamola con questa cosa del: “Adesso c’è tanta confusione”, non c’è nessuna confusione perché le cose sono sempre le stesse. Le cose vere, le possiamo approfondire, le possiamo ampliare, tutto quello che volete, ma quelle sono. E non è che se erano vere cento anni fa, oggi sono diventate false, non è possibile. Quindi non c’è confusione ma c’è chi fa confusione! È diverso! C’è chi, per la sua incompetenza o malizia, opera confusione. Ma questo è un altro discorso. La confusione sui principi, la confusione sulle verità fondamentali della nostra fede, non c’è. Non c’è perché sono quelle. Non è che la nonna di novant’anni deve dire: “Oh mamma, la mia fede non esiste più perché è stata sgretolata!”. Ma assolutamente no, nessuno ha sgretolato niente. Però certo che è un po’imprudente, diciamo così, andare ad ascoltare in modo indistinto, questo è molto imprudente e questo non va bene.

 Gesù lo dice: State bene attenti a quello che ascoltate. Perché prestare ascolto dove non si ha la certezza di una competenza e dove si confondono le carte in tavola?

Ci sono invece veramente tante persone competenti. Ci sono veramente tanti sacerdoti che hanno tutte le carte in regola e che predicano con estremo rigore, con estrema competenza, nel rispetto di tutto quello che vi ho detto e che dicono delle cose bellissime e che ascoltarli è un piacere perché veramente ti aiuta, ti forma e ti plasma. Lo diceva bene San Francesco di Sales: “Il sacerdote faccia il sacerdote, il predicatore faccia il predicatore, il vescovo faccia il vescovo, la mamma faccia la mamma, il laico faccia il laico”. San Francesco di Sales, nell’Introduzione alla vita devota, è molto rigoroso. Lui diceva: “Se il vescovo fa il monaco non va bene; se il monaco fa il vescovo non va bene; se la mamma fa la suora non va bene e se la suora si comporta come una laica non va bene”. Non è giusto. Ognuno deve comportarsi secondo lo stile di vita che il Signore gli ha chiesto. E io aggiungo — indegnamente —  a San Francesco di Sales: soprattutto se non ho i titoli di studio necessari per potermi mettere a dire cose che richiedono questi titoli di studio.

Quindi non inventiamoci teologi quando non lo siamo perché sennò, capite, vengono fuori problemi e poi dopo… E noi stiamo attenti, tutti noi stiamo attenti.

Fin da quando ero ragazzo ho questa abitudine, quando qualcuno mi dice: “Ah guarda, c’è questo libro bellissimo, te lo consiglio da leggere”, la prima cosa che faccio è chiedermi: chi è l’autore? Lo conosco? Non lo conosco? Vado ad informarmi. Prima di leggere mi informo chi è l’autore, dopo che mi sono informato decido se leggerlo oppure no, perché non perdo tempo, che potrei usare per la preghiera o per studiare altro. Non perdo tempo a leggere un venditore di chiacchiere o di menzogne. Leggo ciò che mi fa crescere nell’amore di Dio e nella Sofia. Ma non il primo quaquaraquà che si inventa non so che cosa. Ci sono libri che mi sono stati regalati, che dalla porta d’ingresso alle mie mani sono direttamente finiti nel cestino non passando neanche per il via, a volo d’uccello, perché? Ma perché sapevo benissimo chi era l’autore e ho detto: “No non leggerò mai questa roba”. Perché non voglio perdere tempo, non mi interessa. E poi certe letture non fanno mai niente di bene, anzi… Quindi, per evitare la confusione, il mio consiglio spassionato è: “Ascoltate chi sapete che vi insegna cose oneste — ecco, mi verrebbe da dire così, oneste — con grande rigore”.

Mi ricordo che un po’ di tempo fa mi hanno fatto leggere — perché poi io ricevo da voi tutte queste mail che mi portano articoli, commenti e quant’altro — un bellissimo intervento di un sacerdote che conosco molto bene, di un confratello nel sacerdozio che so benissimo essere un sacerdote molto rigoroso e con tutti i titoli necessari per poter fare quello che fa. Mi hanno fatto leggere l’intervento e dei commenti cattivissimi, ferocissimi contro di lui. Ma di un’ignoranza, ma di un’ignoranza, ma di un’ideologia veramente da cardiopalmo. E la persona che mi ha inoltrato il testo mi chiedeva: “Questo sacerdote, secondo lei, ha detto bene o ha detto male?” No, ma dico, tu chi sei per giudicarlo? Fammi capire che competenze hai? Cominciamo da qui, no? Cominciamo da qui. Perché adesso qui tutti si svegliano che… no! Tu che competenze hai? Non hai neanche fatto il catechismo. Non sai neanche cosa c’è scritto nel Catechismo della Chiesa cattolica e ti metti qui a disquisire se quel sacerdote teologo ha detto giusto o ha detto male. Ma per piacere! Ma dai, ma andiamo a mangiare la minestrina con su il formaggio! Cerchiamo di essere un po’ umili, un po’ semplici, un po’ onesti, anche un tantino coerenti con noi stessi. Questo ha fatto un ragionamento bellissimo, molto rigoroso, sembrava un sillogismo, veramente una cosa fatta veramente bene. E poi super competente, poi citando tutte le fonti, veramente una cosa fatta bene. Uno non può mettersi a dire: “No, ma io penso che…! Ma cosa c’entra? In un discorso scientifico non può reggere: “Io penso che”, ma che argomentazione scientifica è questa qua? “Io penso che”! Non siamo mica al mercato delle pulci.

Quindi vi dico, scegliete quella figura, quelle due figure che vi sembrano essere autorevoli, basta! Tutto il resto, lasciate perdere. La giornata è di 24 ore, non si può ascoltare tutto e tutti. Seguite quelle figure autorevoli, che vi sembrano autorevoli, che avete sperimentato essere autorevoli, seguite quelle e andate avanti tranquilli in pace. Perché ciò che conta alla fine è la vita eterna, non è altro. Quindi seguiamo la strada giusta ed evitiamo i falsi profeti e i lupi rapaci.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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