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Le colonne della santità – L’abbandono dei Tabernacoli accompagnati, S. Manuel González pt.2

L’abbandono dei Tabernacoli accompagnati - San Manuel Gonzales Garcia

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: Le colonne della santità – L’abbandono dei Tabernacoli accompagnati, S. Manuel González pt.2
Giovedì 21 marzo 2024

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Gv 8, 51-59)

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».
Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».
Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Testo della meditazione

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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a giovedì 21 marzo 2024.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dall’ottavo capitolo del Vangelo di san Giovanni, versetti 51-59.

Continuiamo la nostra lettura del libro di san Manuel González, L’abbandono dei Tabernacoli accompagnati. Siamo arrivati a pagina dodici del libro.

L’11 maggio 1886, Manuel fece, con la più grande preparazione possibile, la prima comunione nella chiesa delle scuole di San Luigi e, il 5 dicembre dello stesso anno ricevette il sacramento della cresima nel palazzo dell’episcopio, dalle mani dell’arcivescovo il cardinale Ceferino Gonzàlez y Diaz Tunón (1831-1894). Dopo la prima comunione, Manuel non perse mai occasione per accostarsi al SS. Sacramento. Si appartava per rimanere in silenzio a meditare sul grande mistero. Era anche molto devoto della Vergine Maria che considerava sua Madre e protettrice. Questo interesse per la religione non sfuggì ai suoi familiari. Notavano in lui una predisposizione per le cose di Dio non comune per un bambino di così pochi anni.

Ecco, mi sembra bello notare questa volontà amorosa, dopo la prima comunione, di non perdere mai l’occasione per accostarsi all’Eucarestia, pensate! Pensate noi: quante Sante Messe perse! E non penso solamente alla domenica — perché, purtroppo, qualcuno nella sua vita dovrà anche riconoscere di aver perso delle messe alla domenica; non penso a questi, perché spero che siano poche le persone che nella loro vita hanno perso delle messe domenicali — ma penso alle messe feriali: quante messe feriali perse, quante occasioni di poterci accostare al Santissimo Sacramento perse! San Manuel, invece, dopo la prima comunione, non perse mai queste occasioni: «Si appartava per rimanere in silenzio a meditare sul grande mistero», esattamente quello che abbiamo letto anche in Santa Teresa; vi ricordate: tenere gli occhi chiusi, stare in silenzio, ascoltare l’ospite divino che è dentro di noi. Quindi, san Manuel si appartava, stava con Gesù. Se io devo stare con qualcuno, è chiaro che mi apparto, che vuol dire: mi “separo da”. Se devo uscire con una persona a cena, è chiaro che mi separo da quelli della mia famiglia, perché esco di casa per andare a cena; mi separo da quelli del lavoro per andare a casa dopo il lavoro; cioè: mi apparto, creo una condizione di separazione, di intimità, di dedizione tra me e l’altra o le altre persone. Così con Gesù.

E poi, san Manuel era molto devoto della Vergine Maria. Guardate, è praticamente impossibile trovare un santo che non sia devoto della Vergine Maria e dell’Eucarestia. Poi c’è qualcuno che è molto devoto, molto legato all’Eucarestia, e quindi tutta la sua vita si è concentrata sull’Eucarestia; oppure c’è qualcuno che è molto devoto della Vergine Maria — pensiamo a San Bernardo, a Sant’Alfonso, per fare dei nomi — poi ci sono quelli che sono devoti fortemente a tutte e due — pensiamo a San Giovanni Bosco, ma non solo — però queste due realtà — San Giovanni Bosco direbbe: “queste due colonne” — l’Eucarestia e la Vergine Maria, sono presenti fortemente nella vita di tutti i santi, sempre, anche in questo caso, vedete: parla dell’Eucarestia e subito della Vergine Maria.

Facciamo un piccolo saltino a pagina tredici e leggiamo:

Dopo tanta preghiera e riflessione, ben presto nacque in lui il desiderio di diventare sacerdote. Ne parlò con il parroco e trovò conferma al suo desiderio. Il sacerdote gli preparò la lettera di presentazione e di buona condotta per essere ammesso all’esame d’ingresso nel seminario. Il suo ardente zelo lo spinse ad iscriversi all’esame senza nemmeno avvertire la famiglia della sua scelta. Manuel non si scoraggiò del lavoro che l’attendeva e iniziò i corsi nell’anno accademico 1889-1890 dando prova di grande serietà e di profondo impegno negli studi. Si era guadagnato anche la stima e il rispetto dei superiori per la sua obbedienza. Inoltre era molto attento alla virtù della castità. Si era perfino cinto il fianco con il cordone di san Tommaso — una devozione diffusa a quel tempo — per esprimere il suo desiderio di vivere casto, virtù che lo caratterizzò fino agli ultimi istanti della sua esistenza.

Quindi, a coronamento di tutta questa grandissima devozione eucaristica e mariana: il sacerdozio, il desiderio di diventare sacerdote. San Manuel è talmente pieno di zelo, pieno di ardore per questa ragione, che si iscrive all’esame senza neanche dirlo a casa. Era caratterizzato anche da questa grande obbedienza e dalla castità, e portava il cordone di San Tommaso. Qui scrivono che era una devozione diffusa a quel tempo, sicuramente, ma anche adesso — perché, se vi ricordate, io ve ne ho parlato, del cingolo di San Tommaso — e questa è una devozione molto bella, c’è tutta la storia. Si porta proprio questo cingolo alla vita e si viene iscritti a questa Confraternita del Cingolo di San Tommaso, insomma è molto, molto bella ed è ancora possibile, quindi, non è una cosa che è sparita.

Negli studi Manuel si distinse per essere molto brillante e i professori lo stimavano per l’attenzione e l’impegno profuso. A quel tempo i sacerdoti seguivano il piano di studi in vigore dal 1852, rielaborato dopo la firma del concordato tra il Regno di Spagna e la Santa Sede (1851).2 

2 (…) nel quale vennero previsti cinque anni di teologia e tre di diritto canonico.

Tale piano era diviso in quattro anni di latino e umanistica, tre anni di filosofia, sette anni di teologia e tre anni di diritto canonico. — In totale sono diciassette anni; capite che non è proprio poco… — La teologia insegnata era di tipo post-tridentino con ampi tratti apologetici. La morale era caratterizzata da rigore e da formalità giuridica, considerando ogni cosa nella casistica, fino ai minimi particolari. Nell’aprile 1893 venne organizzato un pellegrinaggio a Roma, in occasione del giubileo episcopale di Leone XIII. Manuel, appena quindicenne, vi partecipò con grande entusiasmo, perché nutriva una grande devozione e un filiale rispetto per il Successore di Pietro — altra caratteristica importantissima: “un filiale rispetto per il successore di Pietro” — Fin da piccolo aveva pregato e offerto sacrifici per il Pontefice, nel quale vedeva la solida roccia su cui poggiava la Chiesa.

Se vi ricordate, anche i pastorelli di Fatima, soprattutto Giacinta, avevano questa particolare attenzione a pregare e offrire sacrifici per il Santo Padre.

Nel 1894, giunto all’età di 17 anni, venne chiamato alla leva militare. Riuscì però a trovare le 1.500 pesetas necessarie per venirne esonerato.

Se pagavi, evitavi di fare il militare, nel senso che probabilmente loro dicevano: il servizio militare è un servizio alla patria, tu lo puoi svolgere sia dando un anno della tua vita e venendo qui a farlo, però anche dando una somma in compenso della tua assenza, è sempre un servizio alla patria. Perché san Manuel non volle fare la leva militare?

Fu spinto a questa scelta per timore di perdere la vocazione sacerdotale, che considerava la cosa più preziosa che Dio gli avesse donato.

Aveva paura che quell’anno così fuori dall’ordinario, così caratterizzato da qualcosa che lui non sentiva proprio (ossia andare lì a fare il militare in un ambiente che proprio non era, ecco, un seminario) potesse in qualche modo avere un effetto negativo sulla sua vocazione sacerdotale, quindi, mette insieme queste 1500 pesetas ed evita.

In quell’epoca gli si presentò per la prima volta un’emicrania — a diciassette anni circa — che l’avrebbe accompagnato fino al termine dei suoi giorni, facendolo molto soffrire — chi soffre di emicrania sa benissimo quanto il mal di testa sia invalidante — Nonostante le difficoltà che dovette superare, anche vista la sua indigenza economica, dal 25 al 29 settembre 1900 conseguì a pieni voti sia il baccellierato, sia la licenza in teologia. Il 5 luglio 1901 — un po’ meno di un anno dopo — ottenne anche il dottorato. La sua carriera accademica non si fermò qui: nel 1903 conseguì il baccellierato e la licenza in diritto canonico con il massimo dei voti.

Capite che l’aveva presa proprio sul serio e si era proprio messo a studiare tanto per la sua formazione. Io personalmente sono del parere che, quando si fa una cosa, bisogna farla bene e fino in fondo, quindi, chi ha il compito di studiare, studi, e deve dare il massimo, come chi ha il compito di fare il dottore, di coltivare la terra, di fare il meccanico, di fare l’architetto, l’ingegnere. Il nostro dovere va fatto bene, va fatto fino in fondo, richiede sacrificio, certo, richiede molta fatica, verissimo, per chi studia poi, comporta anche molta tensione, però… 

Di pari passo ai risultati accademici proseguiva la formazione al sacerdozio. Era un alunno modello: partecipava alla prima messa mattutina, sostava ore in adorazione del Santissimo Sacramento e recitava quotidianamente il Rosario.

Vedete i santi come diventano santi? Vedete le persone che diventano sante? Prima messa mattutina, ore in adorazione del Santissimo Sacramento e recitava quotidianamente il Rosario; così si diventa santi.

Cercava di imitare l’esempio dei grandi santi di cui leggeva le biografie e considerava i consigli dei direttori spirituali come la via da seguire per raggiungere la santità.

Non: “Ascolto tutti, poi io faccio sintesi”, no! Ma mi fido di colui che ho scelto — il mio confessore, il mio padre spirituale, quello che è — per accompagnarmi nel cammino della vita spirituale.

Poi, al fondo della pagina sedici, ci sono un po’ di date inerenti appunto al diaconato, gli ordini minori, fino ad arrivare al giorno in cui viene ordinato sacerdote, e prosegue:

Il 29 seguente — cioè, il 29 settembre — celebrò la sua prima messa nella chiesa del collegio dei salesiani. Da quel giorno, per rispetto al sacerdozio, smise definitivamente di fumare.

Credo che sia per tutti un grande monito; è come dire che ci sono cose che sono incompatibili con ciò che abbiamo accettato di essere, e san Manuel comprende che questa è una di quelle. Poteva andare avanti a farlo? Sì. Qualcuno glielo proibiva? No. Ma, interiormente, lui ha percepito che le due cose non stavano bene insieme, quindi ha detto: fine. È arrivato fino a quel momento, ma poi ha detto: adesso basta, non ha più senso, né per me, né per gli altri.

Dopo l’ordinazione, nel febbraio 1902, l’arcivescovo gli affidò il suo primo incarico: una missione a Palomares del Rio, un paesino a sud di Siviglia. Il viaggio per raggiungere il luogo fu accidentato (…) La situazione che don Manuel trovò al suo arrivo fu desolante: la chiesa era quasi abbandonata, la gente non la frequentava più e l’ignoranza nei riguardi delle cose di Dio e l’indifferenza regnavano sovrane. Il popolo era lontano dalla pratica religiosa e, soprattutto, trascurava il Santissimo Sacramento. Nessuno visitava la chiesa, nessuno si avvicinava all’Eucaristia. Il Tabernacolo rimaneva deserto. Questa sgradita e prima realtà sacerdotale provocò in don Manuel il fermo proposito, che fu la missione di tutta la sua vita, di diventare L’APOSTOLO DEI TABERNACOLI ABBANDONATI — o, come dice la nota, “accompagnati in maniera non adeguata” -.

Ecco perché il titolo di questo libro; quindi: i Tabernacoli abbandonati o i Tabernacoli accompagnati in maniera non adeguata. Avete ben in mente che vi ho detto che san Manuel vi spiegherà l’abbandono dei Tabernacoli accompagnati: “accompagnati male”.

Quindi lui fa questa esperienza che, voglio dire, pensate a un giovane sacerdote — poi lo dirà, lo leggeremo — che parte e dice: “Ecco, allora, andrò là, farò questo, farò quello, farò quell’altro, troverò le persone quando arrivo, ci sarà la fanfara, la banda e tutti che mi aspetteranno, i fiori, i bambini, le persone, la chiesa in tripudio e poi gli organi che suonano e la corale che canta, e sarà una cosa bellissima”; lui arriva, e non c’è nessuno, nessuno! Ma non solo ad accoglierlo: nessuno in chiesa. Come se fosse andato a finire nel deserto, nessuno. In quel luogo regnava l’assenza più totale, l’indifferenza assoluta verso le cose di Dio, il vuoto. Guardate che per un sacerdote questa è una prova grandissima, è veramente molto sconfortante. Ma questa esperienza provocherà, scatenerà un proposito, un fermo proposito: diventare l’apostolo dei Tabernacoli abbandonati o male accompagnati. Domani vedremo il resto.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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