Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: Gesù attraverso il cristiano pt.3 – La mistica della riparazione, di don Divo Barsotti pt.31
Venerdì 6 settembre 2024
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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PRIMA LETTURA (1 Cor 4, 1-5)
Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio. Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.
A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori; allora ciascuno riceverà da Dio la lode.
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a venerdì 6 settembre 2024.
Abbiamo ascoltato la prima lettura della Santa Messa di oggi, tratta dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, capitolo quarto, versetti 1-5.
Oggi è il primo venerdì del mese di settembre, quindi ricordo a tutti la bella e importante pratica dei Primi Nove venerdì del mese e la devozione al Sacratissimo Cuore di Gesù. Rimando tutti alla lettura della bellissima autobiografia di S. Margherita Maria Alacoque.
Questa lettura di san Paolo credo che dovrebbe essere un po’ una bussola per noi; «A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano». Sarebbe veramente importante liberarci dalla paura del giudizio umano, qualunque sia questo giudizio. Proprio liberarci da questa paura, perché è chiaro che noi siamo giudicati e saremo sempre giudicati dagli altri, ma non ci deve interessare. Sapete, noi siamo fatti così: oggi diciamo “ti amo, ti amo, ti amo” e domani diciamo “ti odio, ti odio, ti odio”; oggi diciamo “sei un santo, sei un santo, sei un santo”, e domani diciamo “sei un demonio”. Noi siamo fatti così. Oggi c’è: “Osanna al figlio di David” e, quattro giorni dopo, c’è il “Crocifiggilo”.
Quindi il giudizio di noi uomini non conta niente, non ha nessun valore, non ha nessuna consistenza. È mosso, spesse volte, da interessi personali, spesse volte è mosso dal fraintendimento, dall’incomprensione e purtroppo, non di rado, dalla stupidità. Il livello di stupidità oggi è veramente alto, anche perché, rispetto al passato, si legge molto poco, si studia molto meno, si dedica poco tempo alla riflessione, all’introspezione. Anche il livello culturale di base, nonostante tanti strumenti che abbiamo, è molto sceso; quindi, c’è tanta ignoranza. Poi non parliamo delle cose di Dio! Nelle cose di Dio tutti si sentono teologi, dottori e maestri; tutti che sanno tutto. È difficile oggi trovare qualcuno che chieda umilmente una luce, una spiegazione. No! Te la danno, pontificano! Si pontifica da dietro una tastiera, si fanno le omelie scritte, ma mettersi in atteggiamento di colui che vuol capire, che vuol conoscere, no, no… Quindi ha proprio ragione san Paolo: «importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano … Il mio giudice è il Signore!». Bella, questa cosa!
Proseguiamo con la nostra lettura del libro di don Divo Barsotti; stiamo affrontando questo capitolo un po’ lungo, dal titolo: “Continua attraverso il cristiano l’azione redentrice del Cristo”. Scrive:
Come rimarrebbe santo colui che volesse rifiutare questa unità? Come rimarrebbe santo colui che volesse chiudersi in sé, senza pietà per un mondo che si perde e si rovina? Ed è meraviglioso che Dio, unendoci a Cristo, ci faccia cooperatori di questa immensa opera di universale salvezza, prima ancora che per un nostro consapevole impegno di amore, per la nostra unione con Cristo, per cui come uomini siamo responsabili tutti di uno stesso peccato e, come cristiani che vivono nella grazia, siamo con Cristo cooperatori al compimento di un mistero di universale salvezza.
Quindi vedete: se vogliamo seguire Gesù, essere i discepoli di Gesù, dobbiamo puntare a questa unità. A questa unità che abbiamo letto ieri, quando don Divo scriveva: «Rifiutare il dolore sarebbe oggi, per l’uomo, rifiutare di cooperare nel modo più efficace alla salvezza del mondo, sarebbe rifiutare l’unione dell’umanità con Cristo, sarebbe rifiutare l’amore, che realizza nella espiazione l’unità dei santi e degli innocenti coi peccatori».
E come si fa a essere i cristiani se si rifiuta questa unità? Come rimarrebbe santo colui che volesse chiudersi in sé, colui che non ha pietà per il mondo, che si perde e va in rovina?
Non so se noi, nella nostra preghiera, proviamo pietà per questo mondo che si perde, va in rovina, oppure se siamo molto capaci, ben capaci di criticare, giudicare, insultare. Che brutto, guardate, quando si sentono o si leggono riflessioni, parole, commenti, carichi di rancore, di astio, di polemiche. Come se uno si sentisse veramente Dio, che può giudicare gli altri: “Perché non fai questo? Perché non fai quello? Perché non dici questo? Perché non dici quello?”. Ma noi chi siamo per sapere che cosa c’è nel cuore di un uomo?
Quindi: “siamo responsabili tutti di uno stesso peccato e, come cristiani che vivono nella grazia, siamo con Cristo cooperatori al mistero di una universale salvezza”.
Prosegue Don Divo:
Fintanto che non ci sottraiamo a Cristo e non siamo separati da lui, è Cristo stesso che prende la nostra sofferenza e le dà un suo valore per il bene del mondo.
Bellissimo! Per grazia che c’è Gesù! Perché noi ci pungiamo un dito e non è che diciamo: “Signore te lo offro; Signore coopero con te, Signore desidero salvare un’anima. Signore lo offro per quella persona; lo offro per la pace nel mondo, per evitare una guerra; contro una malattia”.
Quante persone che mi scrivono di questi bambini ammalati di tumore! Anche pochissimi giorni fa ho ricevuto un’e-mail con una fotografia che veramente ti strappa il cuore; son due sorelline, due bambine bellissime, che mi hanno mandato per e-mail la foto, che chiedono una preghiera, perché la bambina di quattro anni, insieme alla sua famiglia, combatte contro una grave forma di tumore. Mamma mia…
Eh, certo, c’è tutto il discorso che stiamo facendo sulla mistica della riparazione, sulla sofferenza. Siccome noi dobbiamo lottare contro il male, poi uniamo la sofferenza a quella di Gesù.
Ecco, io, nel guardare tutto questo, dico: sto soffrendo, per esempio: picchio un dito contro una parete, una persona mi insulta, mi tratta male, mi risponde male; perché non sto zitto e non offro per questa bambina? Per questa bambina, e per tutte le centinaia e migliaia di bambini e di bambine che soffrono per la leucemia, per le malformazioni, per gli abbandoni, gli abusi, i tumori.
Non so se ci pensiamo mai! Tutti questi bambini rimasti orfani per le guerre che ci sono nel mondo; questi bambini che hanno visto i loro genitori esplosi, distrutti dalle bombe, sepolti vivi dalle macerie. Ma pensate cosa vuol dire? Io non sono un bambino, però mi immagino se dovessi pensare al mio papà e alla mia mamma e sapere che sono stati sepolti vivi sotto una casa; ma che buco ti si forma dentro? Sapere che sei un bambino o un ragazzo e non hai più nessuno, né la mamma, né il papà, né i fratelli, né le sorelle, né i nonni, né gli zii; morti tutti, esplosi tutti, uccisi tutti.
E noi stiamo qui a fare i lamentosi frignoni, stiamo qui a criticare, a guardare gli altri. Impariamo a sentire il male del mondo! Impariamo veramente a vivere questa unità! Ci sentiamo innocenti? E allora uniamoci da innocenti con i peccatori! Io non so come uno faccia a sentirsi innocente, veramente non lo so. E come uno possa sentirsi puro, come uno possa sentirsi santo, come uno possa sentirsi bravo, come uno possa sentirsi alla vetta di colui che ha capito come le cose stanno, come gira il mondo e come tutti dovrebbero fare. Ma come si fa ad avere un tale superbia? C’è qualcuno che riesce; beh, ben per lui, io non ci riesco. Eh, vabbè, allora? Voglio dire, ci sono i geni, ci sono i santi e ci sono anche i peccatori; eh, va bene, c’è posto anche per loro, evidentemente, Almeno finché siamo in vita, una speranza c’è, per noi peccatori.
E dico, come dice don Divo: ma mettiamoci ad offrire. Offrite! Mi rivolgo a quelli che sono santi, che sono puri, che sono illuminati, che parlano col cielo, a tutti questi mistici / mistiche e quant’altro, tutti questi uomini dell’apocalisse e delle profezie.
Perché oggi, sapete, si sa tutto di tutte le profezie, di tutti gli ultimi messaggi che vengono dal cielo. Su Whatsapp e su Internet arrivano tutti messaggi: “La Madonna ha detto questo”; “L’angelo ha detto quell’altro”; “Il santo ha detto questo”; “L’ultimo messaggio che arriva dalla veggente di non so dove è.…”; ma che cosa dice il Catechismo della Chiesa cattolica: zero! Zero, non lo sappiamo. Che cos’è la transustanziazione, non lo sapremmo spiegare neanche a un criceto. Perché? Perché non lo sappiamo! Perché lì non stanno i nostri interessi. Però giudichiamo gli altri; però ci mettiamo a fare i commentatori dalla penna infuocata contro Tizio, Caio e Sempronio, perché non fanno, perché non dicono, perché non sono, perché qua, perché là. Hai la grazia di vedere lontano? Bene, umiliati ancora di più e stai vicino ai peccatori; offri per i peccatori; offri per questi bambini di quattro anni che hanno il tumore, per il loro papà e la loro mamma. Cosa vuol dire per un papà e per una mamma vedere una figlia di quattro anni divorata viva dal tumore? Cosa vuol dire per questa sorellina che crescerà e vedrà e saprà che a un certo punto non c’è più la sua sorellina perché muore? Magari il Signore concederà la grazia — noi lo speriamo e lo preghiamo e io lo chiedo nella Santa Messa ogni giorno, da quando ho visto questa cosa — ma se dovesse succedere?
Eh, ma la Vergine Maria l’ha detto: “Molti vanno all’inferno perché non c’è nessuno che si sacrifica per loro”. Nessuno che si sacrifica per loro, nessuno che offre la propria sofferenza, nessuno che dica volontariamente: “Io, Gesù, ti offro questo dolore, questo soffrire per…!”
No, noi: “Magnà, beve e dormire; a bira” — con mezza erre — e fine, questa è la nostra vita. Poi leggere le ultime news e “spettegulès” di non so che cosa, sapere il gossip di… eh… poi?
Non sono tutti così, grazie al cielo, perché ci sono veramente dei bravissimi cristiani che vivono proprio questa unione profonda e offrono. Offriamo le nostre sofferenze dalla più piccola alla più grande, offriamo, offriamo, offriamo.
Come tutto ciò ci fa sentire che tutta la vita del cristiano è veramente la continuazione del mistero dell’agonia di Gesù, — e quindi: perché ci lamentiamo? — del mistero della sua divina Passione, di una Passione redentrice, di una Morte che salva in una riparazione che glorifica Dio nell’umiltà e nell’annientamento della natura umana assunta dal Verbo! Perché gli altri non siano da noi separati, già per molti motivi, anche naturali, noi dovremmo sentirci responsabili verso di loro, solidali con loro nel portare la pena dei loro peccati — figuriamoci… —. Pensiamo infatti come è soltanto per misericordia di Dio se non siamo colpevoli come tanti nostri fratelli, che sono stati educati in una famiglia forse meno cristiana della nostra, contraria alla legge del Cristo, lontani dalla Chiesa, senza la possibilità di conoscerla veramente e di poter usare di quei mezzi di santificazione che il Signore ha dato a tutti. Pensiamo in quali occasioni molti di questi nostri fratelli si sono trovati; questo non per togliere loro ogni responsabilità, ma perché almeno possiamo avere quel compatimento che la miseria degli uomini dovrebbe sempre suscitare in noi:
“Compatimento” dice don Divo, non rancore, non la rabbia bavosa, non il giudicare, il criticare le persone. “Senza togliere niente alla loro responsabilità”, dice don Divo; ma tu li devi compatire, non sei tu che devi decidere la responsabilità degli altri.
compatimento, perché questa miseria in gran parte dipende dalla debolezza umana, dalla fragilità del nostro volere, dalla incapacità, molto spesso, di reagire in una forma così efficace alle suggestioni del male da renderci del tutto immuni da colpa.
Ma scusate, voi non lo provate mai? “Oggi decido che, per una settimana, non mangio i dolci”: fatelo! Oggi decido che, per un mese, trenta giorni, non bevo più il caffè. È male? No! Decido di fare questa penitenza, voglio vedere quanto io non sono fragile, quanto io non sono debole, quanto io sono capace di essere reattivo nei confronti delle suggestioni del male. Voglio vedere! Perché il caffè non è male, ma se io per trenta giorni non riesco a resistere al caffè, voglio vedere verso il male cosa sono capace di fare. Fallo! Al terzo giorno ti trovano arrampicato sui muri, come i vampiri; che chi ti guarda in faccia dice: “Come va?” — “Caffèèèèè!”. Sapete, quello diceva: “L’anello, il mio tesssoro”; e noi: “Caffèèè!”. Così! Però noi ci mettiamo a indicare gli altri, perché sono schiavi di quel peccato, perché non riescono a fare quello, perché non riescono a fare quell’altro, perché…
Il compatimento, la compassione, senza minimamente sapere e pensare queste persone cosa hanno vissuto, come hanno vissuto, come sono state formate, dove sono cresciute…
Io mi son sempre chiesto: se invece di essere cresciuto qui e avere avuto tutte queste grazie incredibili, doni incredibili, incredibili proprio, se fossi vissuto in un altro posto, con altri genitori, con altra formazione, con un’altra nonna, con altri amici, che cosa sarei oggi? Dove sarei oggi? Domanda essenziale: ci sarei ancora? O mi sarei andato ad affogare chissà dove?
Eh, cari, è tanto facile metterci a pontificare dai nostri “yacht”; noi viviamo su uno yacht, assolutamente, noi viviamo su uno yacht spirituale: abbiamo tutto, cos’e che ci manca? E stiamo lì a guardare quelli che vivono sulle zattere e a dire: “Ma come mai sei così bagnato?!”. Sapete, quelli col naso in su, con la erre un po’ moscia perché, se non hai la erre moscia sei un barbone; ecco, col naso in su: “Eh, ma come sei tutto bagnato! Ma come mai sei tutto sporco? Ma come mai non ti sei fatto la doccia, il bagno nell’idromassaggio?”. Uno dice: “Scusa, ma non vedi che sono su una zattera? Tu hai uno yacht da 350 km, voglio dire, hai dentro otto piscine e vieni a chiedere a me, che son qui che annego, perché sono qui che mi bagno?” — “Eh, ma dai, ma non devi, non si fa così, eh, devi reagire, nella vita”. Questo è sommerso dalle onde, che beve e annega, e io, dall’alto dei venti metri del mio yacht lo guardo e dico: “Oh, ma dai, ma perché fai tutti questi versi per un po’ d’acqua? Ma qual è il problema? Su dai, devi anche un po’ reagire!”. Noi facciamo così!
Scrive don Divo:
D’altra parte, del peccato degli altri non siamo molto spesso noi stessi direttamente responsabili?
Qui mi fermo un attimo.
Vi racconto la vicenda di una persona con la sua famiglia, un papà normalissimo, come tutti i papà, ultimo giorno di lavoro, era stato un periodo molto pesante, dice: “Domani partiamo per le vacanze e va bene, oggi tiro”. Quindi questo la sera mangia poco, perché era tutto nervoso, teso, il viaggio, le cose da fare; il mattino si sveglia, non mangia niente, ha dormito poco, va a lavorare, torna, vabbè, fa l’imprudenza (ma un’imprudenza può capitare a tutti) di dire: “Eh, vabbè, da domani vado in vacanza, poi, si sa, si mangia qualcosa sempre in più in vacanza, mi faccio una bella corsetta”; peccato che era l’una del pomeriggio e c’erano quaranta gradi, vabbè. Fa questa corsetta, non succede niente, ritorna ancora al lavoro, intanto non mangia niente (ma noi ogni tanto facciamo queste stupidaggini, uno dice: “Eh, ma dai, che imprudenza!”, ma anche io faccio queste stupidaggini; tutti facciamo stupidaggini nella nostra vita; è perché non ci si pensa, non perché siamo cattivi, ma perché siamo presi dentro dalle cose).
Cosa fa? A un certo punto, finisce il lavoro, a digiuno dalla sera prima, praticamente avrà bevuto quasi niente, morto dalla sete e finalmente riposato — perché ha detto: “Bene, ho finito tutto, ho chiuso il lavoro, ho chiuso tutto, così domani partiamo sereni” — questo cosa fa? Va, si ferma a un bar e prende un aperitivo. Per bere qualcosa, per mangiare qualcosa; si dice: “Fa un caldo terrificante, ho sete, ho voglia di qualcosa di fresco, mi è venuta anche fame, ho voglia di prendere qualcosa”. Prende un aperitivo ma senza mangiare niente, beve solo, beve un pochino, ma guardate, niente di che, non è che si ubriaca, prende semplicemente un aperitivo, come tanti di noi fanno, che escono dal lavoro e fanno l’apericena; e va bene, mangiano qualcosa, uno può anche bere semplicemente uno spritz, un Martini, una cosa così… Beve questo aperitivo fresco e si mette in macchina.
A una rotonda quest’uomo si “spegne”, sviene e va a sbattere contro un’aiuola, grazie al cielo. Macchina sfasciata, super mega incidente — perché, nello svenire, col piede è venuto in avanti e quindi tutto il corpo ha pigiato sull’acceleratore, quindi ha fatto un’accelerata pazzesca alla rotonda, la macchina ha cercato di tenerlo un po’ dritto, però poi è andato a sbattere — quindi spacca tutto, lui grazie al cielo non si spacca. Arriva l’ambulanza, arrivano i Carabinieri, arriva il mondo, chiamano la moglie, la moglie arriva; immaginatevi questa povera donna che tutto si immaginava tranne che di trovarsi il marito disteso in un prato sanguinante. Arrivano i soccorsi e poi gli fanno anche il test dell’alcool e per mille combinazioni — vuoi perché era a digiuno, vuoi perché forse pare che ci fosse anche un po’ di inizio di diabete — insomma lo zucchero ha fatto sparare questo alcol a mille, e quindi è venuto fuori che aveva un tasso alcolico molto elevato, come se fosse alcolizzato, come se si fosse ubriacato. Quindi immaginatevi: ritiro della patente, penale…
I soccorritori, quando sono arrivati, nel portarlo via — peraltro senza rispettare nessun protocollo, vabbè, lasciamo perdere — guardano la moglie, distrutta dal terrore che questo qui potesse morire, e le dicono: “Eh, signora, suo marito ha alzato il gomito, era bello pieno!”. Questa donna, grazie al cielo, ha avuto la prontezza di riflessi — perché io probabilmente non avrei detto niente, perché neanche mi sarei accorto — di dire: “Scusi, ma lei come si permette? Cosa ne sa? Bello pieno di che?”. Quest’uomo aveva preso un aperitivo, non era assolutamente un alcolizzato e non era abituato a guidare ubriaco, era un tranquillo papà di famiglia, quindi una persona assolutamente normalissima. Semplicemente ha fatto la stupidaggine di non mangiare per un giorno e di non bere quasi niente se non quell’aperitivo. Va bene, ha fatto questa stupidaggine, certo. Non ha ucciso nessuno, non ha fatto del male a nessuno, ha corso questo rischio, è vero, ma lontano da lui il pensiero che potesse succedere qualcosa. Ma, io credo, come a tanti di noi succede, no? Di dire: “Non ho fatto niente di che: mi sono fermato a bere, ma neanche una birra, una cosa fresca, va bene, non era un analcolico, era un po’ alcolico, ma vai a capire che questa cosa qui mi fa scatenare tutto questo!”.
E quindi poi, anche al pronto soccorso l’hanno trattato come un alcolizzato, l’hanno trattato come un ubriacone, come uno che si è messo al volante ubriaco. Mi diceva la moglie che poi lo hanno lasciato lì mezzo nudo, lo hanno dimesso mezzo nudo, buttato lì come un cane. E lei diceva: “Ma scusi, padre, ma ammesso e non concesso che fosse stato anche quel genere di persona lì, ma fosse stato anche un assassino, ma noi abbiamo il dovere di trattare le persone con dignità!”, soprattutto poi un medico, soprattutto poi uno che fa un pronto intervento. Per il tuo giuramento di Ippocrate, tu devi trattare tutti allo stesso modo. Nessuno di noi è un giudice, quindi, voglio dire, lui avrà il suo processo, avrà le sue cose, ma in quel momento tu devi avere il massimo rispetto di quella persona, la massima cura di quella persona, perché è un essere umano. Avesse fatto anche una strage, nessuno ti dispensa dal trattarlo come un essere umano. Ha fatto una stupidaggine, ma come ne facciamo tante noi, e a noi tante volte va bene. Quante persone io vedo in macchina che usano il cellulare! Che, mentre guidano schiacciano, scrivono i messaggi, rispondono, quanti ne vedo! Andate a vedere quanti incidenti succedono per l’uso del cellulare. E poi ci mettiamo a giudicare gli altri!
È questo che dice don Divo: impariamo a sentirci partecipi del male, del peccato, del mondo. Impariamo ad offrire la sofferenza per i nostri fratelli e le nostre sorelle che fanno, alle volte, delle stupidaggini, come le facciamo noi, e alle volte fanno proprio del male. Ma noi non siamo autorizzati a sentirci migliori.
E domani vedremo meglio, perché don Divo fa un affondo veramente forte.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.














