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Sacrosanctum Concilium – Capitolo I, § 12: “la preghiera personale”

Concilio Vaticano II - Sacrosanctum Concilium

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: Sacrosanctum Concilium – Capitolo I, § 12: “la preghiera personale”
Sabato 12 ottobre 2024

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Lc 11, 27-28)

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a sabato 12 ottobre 2024. 

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dall’undicesimo capitolo del Vangelo di san Luca, versetti 27-28.

Continuiamo la nostra meditazione e lettura del testo del Concilio Vaticano II, la Sacrosanctum Concilium.

Ci tengo a ricordare una cosa oggi, poi magari ve la ridirò domani, cioè che domani ricorre la memoria dell’ultima apparizione della Vergine Maria a Fatima — 13 ottobre 1917 — quando ci fu il famoso “Miracolo del sole”; domani poi è il 13 del mese, quindi sapete quanto disse la Madonna a Fontanelle di Montichiari. Il 13 è una giornata mariana e, infatti, vedete che la Madonna, a Fatima, appare sempre il 13, a parte il mese di agosto, dove però è stata colpa degli uomini, che hanno portato via i pastorelli; però, per quanto riguarda l’iniziativa del cielo, a Fatima è sempre stato il 13. Quindi il 13 è un giorno totalmente mariano, poi il 13 d’ottobre ancora di più, per questa ragione di Fatima. Ecco, quindi ricordo che alle 12:00 c’è la supplica, per cui ricordatevi, se potete; poi essendo domenica, tendenzialmente dovremmo poterlo fare tutti.

Siamo arrivati al numero 12 della Sacrosanctum Concilium. Leggiamo cosa dice il testo:

12. La vita spirituale tuttavia non si esaurisce nella partecipazione alla sola liturgia. Il cristiano, infatti, benché chiamato alla preghiera in comune, è sempre tenuto a entrare nella propria stanza per pregare il Padre in segreto; anzi, secondo l’insegnamento dell’Apostolo, è tenuto a pregare incessantemente. L’Apostolo ci insegna anche a portare continuamente nel nostro corpo i patimenti di Gesù morente, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Per questo nel sacrificio della messa preghiamo il Signore che, «accettando l’offerta del sacrificio spirituale», faccia «di noi stessi un’offerta eterna».

Il numero 12 parla di vita spirituale, e dice che la vita spirituale di ciascuno di noi non si esaurisce nella partecipazione alla sola liturgia. Perché, se da una parte ciascuno di noi è chiamato anche alla preghiera in comune, non dimentichiamoci che siamo tenuti a entrare nella nostra stanza per pregare il Padre nel segreto — qui, il Concilio, sta citando proprio Gesù nel Vangelo, che dice esattamente questo — anzi, secondo l’apostolo, siamo tenuti a pregare incessantemente. Quindi, da una parte l’importanza della preghiera comune, dall’altra l’importanza della preghiera incessante. Quindi, vuol dire sempre; vivere sempre in uno stato di preghiera. E, a motivo di questo, ancor di più, ci deve essere questo momento del pregare nella propria stanza il Padre nel segreto.

Uno dice: “Eh sì, vabbè padre, ma io non ho una stanza mia, nella mia casa, perché ho una casa piccolina”, oppure “Ho una casa grande, ma siamo in tanti e io non ho una mia stanza”; va bene, allora fai come S. Francesco. San Francesco, quando era nel bosco e voleva raccogliersi in una preghiera profonda — perché lui viveva sempre in preghiera — cosa faceva? Si sedeva e si metteva tutto un po’ raggomitolato e si copriva col mantello, e lui lì sotto pregava. Quindi, non hai una tua stanza, però, sicuramente, puoi avere un modo per raccoglierti un pochino. 

E, ricordiamoci, che quando una persona sta pregando, non va disturbata; che sia un sacerdote, che sia chicchessia, quando vediamo una persona raccolta in preghiera, si sta in silenzio e non si va a disturbare, non si va a parlare, non si va a chiamare, non si fa niente.

E poi, appunto, questo pregare incessantemente. Mi viene in mente quello che abbiamo detto nelle sentenze di qualche giorno fa, quando abbiamo citato suor Consolata Betrone, la quale ripeteva questa preghiera del cuore continuamente — come dice la Congregazione per il Clero, che sottolinea questo aspetto, per i sacerdoti, per le mamme spirituali. Questa è la preghiera di suor Consolata Betrone:

Gesù, Maria, Vi amo, salvate anime!

Questa è la preghiera incessante che dovrebbe accompagnare ogni nostra azione: Gesù, Maria, Vi amo, salvate anime! Gesù, Maria, Vi amo, salvate anime! Gesù, Maria, Vi amo, salvate anime! Che il respiro sia proprio segnato da questa ripetizione: Gesù, Maria, Vi amo, salvate anime! Bellissima, bellissima, bellissima.

Quindi, invece di guardare la televisione, guardare i social, parlare al cellulare, ore e ore, mandare messaggi inutili, ascoltare la radio, ascoltare la musica… pregare, pregare! Mi ha sempre colpito quello che diceva Padre Pio, quando gli domandavano: “Ma padre, ma lei prega sempre il Rosario?” e lui rispondeva: “Sì, perché, se non sparo io, spara lui” (che è il diavolo).

Poi: «L’Apostolo ci insegna anche a portare continuamente nel nostro corpo i patimenti di Gesù morente, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale»; quali sono i patimenti di Gesù morente? Beh, guardate, prendete il Vangelo, lo aprite e li trovate, semplice. 

Adesso mi è venuta questa idea, però non so se vi interessa: stavo pensando di fare la pubblicazione di un libretto che ho fatto tanti, tanti, tanti, anni fa, nel quale ho raccolto la Passione di Gesù scritta dai quattro evangelisti: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Ho messo dentro dei quadri molto belli, ho fatto un librettino piccolino, non dico tascabile, ma praticamente sì, che si può portare sempre con sé e che è un mini Vangelo, sono i Vangeli della Passione, tutti raccolti insieme. Poi io me lo sono stampato per me, ecco. Non lo so, fatemi sapere se vi dovesse interessare, così lo metto in stampa; perché è chiaro che, se interessa solo a due-tre persone, sono un po’ poche, ecco. Vabbè, nel caso mi fate sapere, vediamo. O magari niente, lasciamo perdere.

Andate a vedere nei Vangeli quali sono i patimenti di Gesù morente, cosa Gesù ha vissuto nella Passione, che non sono solamente i patimenti fisici, sono anche i patimenti spirituali. Ci sono i dolori fisici e ci sono i dolori mentali di Gesù. Li conoscete i dolori mentali di Gesù? Mi sa di no! Perché non avete mai letto il testo di S. Camilla da Varano. È un testo molto, molto bello, bellissimo, e tratta i dolori mentali di Gesù. Se non l’avete mai letto, compratelo, questo è un libro già in commercio. E così vedete anche quali sono stati i dolori interiori di Gesù, non solo quelli fisici. In tutto questo dolore, troveremo posto anche al nostro dolore.

 Mi è venuta in mente un’espressione che mi ha detto una persona: “Sai, padre Giorgio, c’è un dolore che Gesù non ha mai vissuto, dovresti dirlo. È il dolore del bambino che viene abortito, perché Gesù non ha mai vissuto che cosa vuol dire essere rifiutato dalla propria mamma nel proprio grembo che, da luogo di vita, diventa luogo di morte, la sua morte”. Ho un po’ pensato a questa cosa e, in realtà, non è vera. Mi viene da dire che questo è stato proprio uno dei dolori più grandi che ha vissuto Gesù; perché è vero che la Vergine Maria non ha fatto questo nei confronti di Gesù, ma Gesù nel Vangelo dice che gli sono fratello, sorella e madre tutti coloro che credono nella parola di Dio, tutti coloro che fanno, che operano, la parola di Dio. Quindi, nella sua Passione, Gesù l’ha vissuto all’ennesima potenza, e lo continua a vivere ancora oggi, da parte nostra. Tutte le volte che noi abortiamo, dentro di noi, la presenza, la grazia di Gesù, attraverso il peccato mortale. Questo è il peccato mortale: è proprio questo, uccidere la grazia di Gesù in noi, la grazia che nasce in noi, che sta nascendo in noi, che si vuole sviluppare in noi.

Noi dobbiamo portare, nel nostro corpo, i patimenti di Gesù morente. Poi, ognuno, quando li legge, troverà quelli che lo colpiscono di più; a me colpisce sempre tantissimo quando Gesù viene insultato, quel momento nel quale Gesù, appunto, viene insultato, viene deriso, viene preso in giro, poi prendono una canna, gliela sbattono sul capo, lo prendono a bastonate in testa. È proprio un gesto che, oltre a essere dolorosissimo, è incredibilmente umiliante. Poi lo prendono a schiaffi, a pugni, poi gli sputano in faccia. Io non so se avete mai vissuto questa esperienza, come vi ho raccontato tempo fa, io l’ho vissuta; è stata la frazione di un secondo, ma è una cosa che ti lascia tramortito, tanto è umiliante, tanto è pesante, questa cosa. E Gesù l’ha vissuta. Poi l’hanno spogliato nudo, l’hanno spogliato dei suoi vestiti, della sua tunica, fatta dalla sua mamma. Poi gli hanno messo il manto scarlatto, poi l’hanno rivestito. Ma guardate, una cosa… 

Meglio non pensarci, perché poi sono cose che stringono il cuore in gola, quindi meglio non pensarci mentre si fa un’omelia, perché non è opportuno, non è bene. Però sono tutte cose che ci possono capitare: persone che oggi dicono: “Osanna al figlio di David” poi, siccome non sei come loro vogliono che tu sia, e non fai quello che loro vogliono che tu faccia, e non rispondi a quello che loro hanno in testa di te — per Gesù è stato esattamente tutto questo — allora, tre giorni dopo, ti sbattono in croce, tre giorni dopo, cantano: “Crocifiggilo!”. Perché? Che male ha fatto Gesù? “Eh, ma noi pensavamo che tu fossi, noi pensavamo che tu facessi, però tu non hai fatto, però tu non hai detto, però tu qui, però tu là”, e tutti se ne vanno. Se ne vanno talmente velocemente, che quel giovane là rimane nudo, perdendo il proprio vestito attaccato a un albero, pensate che fretta che aveva!

Quindi:

Per questo nel sacrificio della messa…

Notate: “nel sacrificio della messa”, cosa che noi oggi non diciamo praticamente più. Noi diciamo: “la messa”, “nella messa”. Ma ci sono tante messe! Ci sono anche le messe sataniche; ci sono anche le messe dei protestanti; ci sono le mense dei pentecostali, ci sono tante messe. Quale messa? “Nel sacrificio della messa”, oppure, come dice il Concilio, nel “Divin sacrificio della messa”. Se voi dite: “nel Sacrificio della messa”, dite bene una cosa sola: la messa cattolica, questo è sicuro, perché è l’unica che pensa, che prevede il sacrificio. Quindi, nel sacrificio della messa, cosa dobbiamo fare?

«di noi stessi un’offerta eterna».

Un sacrificio tutto spirituale — dice il Concilio — un’offerta eterna.

E qui viene fuori tutto quello che abbiamo già detto mille volte e spiegato sull’importanza del sacrificio, sull’importanza di offrire sé stessi, la mistica della riparazione, che non ripeto più, e che noi, durante la messa, dovremmo fare.

Bene, allora io di cuore vi auguro una santa giornata. E oggi poi è sabato, giorno mariano anche questo. Se posso, vi chiedo una grande preghiera per me per domani, ve la chiedo oggi. È un giorno a me molto caro e, quindi, mi permetto di chiedervi una grande preghiera per me, che vuol dire un’Ave Maria, non vi chiedo un Rosario, vi chiedo un’Ave Maria. Ecco, per me sarebbe veramente un grande dono. 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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