Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: Sacrosanctum Concilium – Capitolo I, § 7: “Cristo presente nella liturgia”
Lunedì 7 ottobre 2024 – Beata Vergine Maria del Santo Rosario
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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VANGELO (Lc 10, 25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a lunedì 7 ottobre 2024.
Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal decimo capitolo del Vangelo di san Luca, versetti 25-37.
Oggi è la festa della Beata Vergine Maria del Santo Rosario, quindi vi invito a fare memoria, con tutta la devozione possibile, di questo titolo, con il quale la Vergine Maria viene invocata. Andate a vedere la storia di questa festa così importante; mi sembra un’occasione grande, da non sottovalutare. Ieri c’è stata la supplica alla Madonna di Pompei, alle ore 12:00, e oggi festeggiamo la Beata Vergine Maria del Santo Rosario.
Tra l’altro, vi dico che oggi è anche la festa del sito Veritatem Facientes in Caritate, www.veritatemincaritate.com ,che nasceva il 7 ottobre dell’anno 2015. Quindi, l’anno prossimo, a Dio piacendo, faremo i primi dieci anni dell’esistenza del sito. Vi chiedo quest’oggi una preghiera per tutti coloro che lo gestiscono così bene, mi sembra proprio doveroso. Senza neanche farlo apposta, proprio qualche giorno fa — non ricordo quando esattamente — vi ho ricordato l’importanza dell’andare sul sito, del visitare il sito veritatemincaritate.com, del far riferimento al sito. Sarebbe stato bello se fosse stato ieri, perché, senza volerlo, avrei fatto questo annuncio il giorno prima del compleanno di Veritatem in Caritate. Fosse stato ieri, sarebbe stata una bella Dio-incidenza che mi è venuto un qualcosa dentro (vi ricordate che vi ho detto che un qualcosa dentro mi ha detto: “Vai a vedere il sito) e sono andato a vedere il sito; e se fosse stato ieri, sarebbe stato bello, perché sarebbe stata proprio la vigilia della sua festa, che non avevo in mente; era invece il giorno ancora antecedente, ma è stato comunque bello lo stesso, perché si avvicinava il suo compleanno. Ecco, quindi abbiamo detto questa cosa importante del 7 di ottobre.
Allora, come promesso ieri, adesso vi do l’indirizzo e-mail al quale potete scrivere se avete intenzione di partecipare alla Santa Messa che si terrà domenica 13 ottobre, alle ore 9:00 del mattino. L’indirizzo e-mail è questo:
info@veritatemincaritate.com
Questa è esattamente l’e-mail che si usa sul sito Veritatem Facientes in Caritate. Abbiamo scelto di tenere questa, così è più comoda per tutti. Molti di voi già scrivono attraverso il sito, e questa è l’e-mail. La troverete poi anche scritta sul canale Telegram; sapete che le meditazioni vengono trascritte, quindi sul canale Telegram troverete trascritto anche questo indirizzo e-mail (che uno dice: “Io magari sbaglio…”, ecco, la trovate lì).
Quindi, se volete venire, scrivete qua il vostro desiderio; ricordatevi, come ho detto ieri, che dovete mettere nome, cognome, indirizzo postale, numero di telefono (cellulare o fisso, quello che volete) e quanti siete. Ricordatevi che di ognuna delle persone che partecipa — che portate con voi, della vostra famiglia o degli amici — dovete mettere nome, cognome, indirizzo, Cap, città, paese e telefono; anche se siete della stessa famiglia, non ha importanza, dovete ripetere per tutti gli stessi dati. Verranno registrati solo coloro che avranno fornito tutti questi dati che vi ho già spiegato ieri. Mandatela il prima possibile perché i posti sono limitati.
Quando riceverete l’e-mail di conferma (finché non ricevete l’e-mail di conferma non date per confermato che verrete perché dovete riceverla per poter venire), in quell’email di conferma vi verrà detto il luogo esatto, l’indirizzo esatto al quale recarvi; raccomando di non diffonderlo, perché sennò — come è già successo e vi ho spiegato — arrivano altre persone che non si sono iscritte, e non è giusto. Non è giusto perché il luogo può contenere un tot di persone e, quindi, chi vuole si iscrive. Se qualcuno mi dice: “Ma, io vorrei venire!” — Bene, ti iscrivi, questo è l’indirizzo e-mail, manda la tua e-mail e ti iscrivi. Ovviamente, essendo i posti limitati, chi si iscrive prima ha più probabilità di potersi iscrivere effettivamente. Raccomando come sempre di arrivare con un certo anticipo; se la Santa Messa inizia alle 9:00, vi chiederei di arrivare per le 8:30, 8:40, un orario del genere, così poi parcheggiate e potete arrivare alla chiesa. Chi può, si porti dietro magari uno sgabellino che, nel caso dovesse servire, lo potete sempre usare. Bene, basta, ho dato l’avviso, come vi avevo promesso dell’e-mail, adesso io non ne parlerò più, perché non serve, chi vuol venire viene, chi non vuol venire o non può venire, non viene. La località è nelle zone qua vicino a Milano.
E adesso andiamo a proseguire la nostra consueta lettura e meditazione della Sacrosanctum Concilium. Allora vediamo oggi:
Cristo è presente nella liturgia
Leggiamo cosa scrive il Concilio.
7. Per realizzare un’opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, «offertosi una volta sulla croce, offre ancora sé stesso tramite il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. — questo l’abbiamo già visto — È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso:
«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt 18,20).
Effettivamente per il compimento di quest’opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta — attenzione: “una gloria perfetta” — e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l’invoca come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all’eterno Padre. Giustamente perciò la liturgia è considerata — attenzione — come l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell’uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado.
Vedete che cose bellissime che ci dice il Concilio.
Oggi c’è questa bruttissima cosa che in tanti stanno facendo, anche quelli che sembravano più amanti della Chiesa. Oggi stanno facendo in tanti una cosa bruttissima, che è questa, ve la dico molto chiaramente: i problemi che ci sono oggi nella Chiesa (e sapete: in ogni tempo storico ci sono stati dei problemi all’interno della Chiesa) senza star qui ora a sottolineare quali (adesso non ha importanza) questi tali (personaggi anche illustri, personaggi famosi, personaggi colti) affermano essere l’esito, in senso negativo, del Concilio Ecumenico Vaticano II. Ecco, questa è la cosa più falsa e più sbagliata che si possa dire. Se mi permettete un consiglio — e lo posso dare come sacerdote e come teologo — il consiglio che vi do con tutta l’autorità che mi compete, è: state lontani chilometri da coloro che affermano queste cose, perché sono false, sono strumentali, sono ideologiche. Non c’è niente di vero in queste affermazioni e in questa affermazione soprattutto; ripeto, state lontani da coloro che dicono che i problemi che ci sono oggi nella Chiesa sono l’esito del Concilio Ecumenico Vaticano II; come se il Concilio Ecumenico Vaticano II fosse la causa di tutti i mali che oggi sono presenti nella Chiesa: falso, falso, falso.
E queste persone — che, peraltro, non so neanche se abbiano letto tutti i documenti del Concilio, perché stiamo attenti, sapete, ci sono in giro tanti fanfaroni, che si riempiono la bocca del Concilio, come abbiamo visto in questi giorni, ma poi non hanno letto pressoché niente del Concilio, o poco — questi tali portano avanti questa linea per cui tutti i mali vengono dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Che poi tu vai a vedere, scava, scava e chiedi: “Ma in che senso? Dove? Perché dici questo? Le prove di questa affermazione?” — Ecco, non le portano le prove, non fanno chissà quali analisi specifica di ogni documento, per cui tu trovi scritto: “Questo documento, in questa riga, in questa parte, affermando questo, dice qualcosa di assolutamente sbagliato, che diventa l’origine di quello che poi accade oggi!”. No! E sono affermazioni generiche, tendenzialmente generiche: “A causa del Concilio si è venuta a creare questa cosa”.
Vedremo un testo, una meditazione che fece Papa Benedetto XVI, l’ultima che lui fece, e la fece ai seminaristi di Roma — la vedremo alla fine della Sacrosanctum Concilium — dove lui parla proprio del Concilio Ecumenico Vaticano II. E dice: “State attenti a non confondere il Concilio Ecumenico Vaticano II con il Concilio fantasma”, proprio usa questo termine: il “Concilio fantasma”. Che cos’è il Concilio fantasma? Poi lo vedremo, ma vi dico brevemente: il Concilio fantasma è tutto ciò che è avvenuto dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, ed è ciò che è stato restituito dai media. I media hanno restituito un Concilio che non è mai esistito, non c’è, è il “Concilio fantasma”; quindi, la gente ha sentito parlare del Concilio, ma non di quello vero, ma di quello che i mezzi di comunicazione sociale hanno trasmesso, a slogan: “Il Concilio ha detto questo”, “Il Concilio ha affermato questo concetto”. Ma… i giornali! Da quando i giornali hanno un dottorato in teologia? Non ce l’hanno, il giornalista fa il giornalista, il teologo fa il teologo; quindi, loro riportavano ciò che interessava riportare. Quindi si è creato un Concilio fantasma, ma quello non è il Concilio Ecumenico Vaticano II.
E infatti, voi state vedendo che tutto quello che stiamo leggendo, oggi, chi è che lo applica? Dove è applicato? Chi è che vive secondo le parole che abbiamo visto fino adesso della Sacrosanctum Concilium? Praticamente nessuno. Allora uno dice: “Ma allora che Concilio stanno applicando?” — Il Concilio fantasma! Non il vero Concilio Ecumenico Vaticano II. Quindi, state molto attenti: quando voi sentite parlare male qualcuno del Concilio Ecumenico Vaticano II, scappate via a gambe levate. Perché queste posizioni, presto o tardi, direttamente o indirettamente, vi portano verso il sedevacantismo. State tranquilli che non è oggi, non è domani, ma cominciano da lì, per poi sgretolare, screditare la figura dei papi come: Benedetto XVI, Giovanni Paolo II, Paolo VI, Giovanni Paolo I (anche se lui, poverino, è durato proprio poco, un mese), Giovanni XIII. E quindi li vanno a sgretolare: “Questo non è andato bene, quest’altro è un modernista, quest’altro era un superficiale, banale, un po’ “ignorantotto”, quell’altro era un sincretista, non ha capito niente…”. Tutto così, tutto così.
Che io dico: “Ma tu chi sei per andare a puntare il dito contro il dolce Cristo in terra? Tu chi sei per andare a giudicare il Santo Padre? Tu chi sei?”. Ve lo dico sempre, l’ho sempre detto: se quello è il papa, è il papa… “Papa Benedetto XVI era il Papa?” — “Sì!” — “Obbedienza. Punto. Si obbedisce”. “Ah, ma c’è comunque lo spazio della discussione”. Sì, uno può dire, dico il mio piccolo pensiero, ma poi alzo le mani e dico: “Santità, io porto avanti quello che lei ci dice di portare avanti. Dico che magari, non so, posso avere un dubbio, posso avere una riserva, posso avere una fatica nella comprensione, per l’amor del cielo, capita a tutti, però lei è il papa, e quindi io, alla fine, alzo le mani e uso la scienza teologica per sostenere quello che lei ci indica, non per andare contro”. Ma chi sono io per andare contro il papa?
Giovanni Paolo II ha definito il Concilio Ecumenico Vaticano II come “il faro del suo pontificato”. E qualcuno si permette di andare a criticare questa cosa? No, per favore, cerchiamo di fare un bagno di umiltà. Ecco perché vi dico di stare attenti, state lontano chilometri da coloro che criticano in questo modo così acido e così screditante il Concilio, come se il Concilio fosse l’origine di tutti i mali. Se fosse così, allora Giovanni Paolo II ci ha ingannato, allora Benedetto XVI ci ha ingannato, che anche lui è sulla stessa scia di Giovanni Paolo II; allora anche Paolo VI ci ha ingannato, allora anche Giovanni XXIII ci ha ingannato, ci hanno ingannato tutti! Beh, ringraziamo il cielo che oggi abbiamo queste cime della teologia che ne sanno più dei Papi messi insieme. Ma guardate che superbia luciferiana, veramente è terribile, questa cosa; è terribile. E allora alla fine cosa dicono? Ci portano al sedevacantismo, quindi: dopo Pio XII basta, lui è l’ultimo papa, giusto, bravo, santo e valido, gli altri tutti da buttare. Ma questo è il sedevacantismo, questo è scisma. E noi non possiamo seguire questa cosa, assolutamente. Quindi, come diceva S. Giovanni Bosco: “Stiamo sempre uniti al Santo Padre”. Stiamo sempre uniti al papa, sempre, sempre.
E, come vi ho appena detto, i più vicini sono Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Loro, che ormai sono morti, sono i più vicini, perché, voglio dire, sono quelli che erano ancora vivi quando noi eravamo giovani. Io non ho fatto in tempo a conoscere né Paolo VI, né Giovanni XXIII, né Giovanni Paolo I, né Giovanni XXIII, non ho fatto in tempo a incontrarli. Quindi, se io penso agli ultimi papi che ho conosciuto, cui sono stato sotto — ecco, diciamo così — e che ci hanno lasciato una testimonianza molto importante inerente al Concilio, con delle riflessioni veramente interessanti, ecco, non posso non pensare a loro.
E siccome questi tizi vengono a dire che tutto quello che c’è di problema nella Chiesa viene dal Concilio, io rispondo che abbiamo delle figure così meravigliose, come Giovanni Paolo II e come Benedetto XVI, che hanno detto esattamente il contrario. Io preferisco stare con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, mi sento molto al sicuro insieme a questi due meravigliosi pontefici; non che gli altri prima non lo siano stati, ma sono gli ultimi due che conosco di più, ecco, diciamo così, e che forse tanti di noi conoscono di più. Quindi, stiamo bene attaccati, e vedete questo bellissimo testo della Sacrosanctum Concilium quanto ci sta dicendo di bello e di vero — e siamo solo all’inizio — proprio sul tema della liturgia (poi il Concilio ha trattato tantissimi temi). Questo ci tenevo a dirlo.
Che poi, peraltro, andate sempre anche a vedere la formazione di questi tali sedicenti teologi, che spesse volte non lo sono; non lo sono! Andate a vedere il curriculum vitae! Cioè uno dice: “Questo, che cos’è che ha studiato?”. A parte padre Google, che sembra essere un po’ il suo ispiratore, ma al di là di padre Google, questo tizio cos’è che ha studiato? Cioè, in che cosa lui è laureato, in che cosa lui è specializzato, e dove? Perché capite, poi ci abbiamo il catechista o la catechista di turno che si sveglia e si improvvisa teologa o teologo: calma! Calma!
La mia nonna direbbe: “Pian bagai che l’acqua la scota!”, “piano ragazzi che l’acqua brucia”. Cioè: piano, andiamo piano. Non è che io, siccome faccio il catechista o la catechista, domani mattina mi improvviso e, mentre scolo la pastasciutta, mi metto lì a parlare di teologia. Si suda per arrivare a certi titoli, eh! Quindi un po’ di umiltà, stiamo un po’ umili, andiamo a leggere il curriculum vitae. Se sono laureato in scienze politiche o in geologia, in astronomia, non sono laureato in teologia, c’è poco da fare! E qui ci mettiamo tutti a fare i teologi. No! Non è che domani mattina mi posso presentare all’ospedale Niguarda e dire: “Bene, io sono qui per fare l’intervento di cardiochirurgia del primo paziente che è lì presente” — questi mi guardano: “Come? Lei chi è?” — “Ah, no, io sono padre Giorgio Maria, sono un sacerdote, ho studiato teologia” — “E quindi?” — “Eh, sono venuto qui, perché stanotte ho guardato su padre Google come si fa un intervento di cardiochirurgia, e adesso sono venuto qui ad operare”. Ditemi: chi di voi si metterebbe sotto le mie mani per farsi operare al cuore? Ditemi, con tutto il bene che mi volete, che tanti di voi mi vogliono, se domani mattina voi siete pronti per essere operati al cuore o al cervello da me. Voi mi direste: “Padre, lei è impazzito. Ma cosa sta facendo?” — E io direi: “No, ma ho guardato su Google, ho studiato tanti libri, mi sono impegnato tanto, ho fatto una settimana intensa, (o anche un anno) di studio sui libri di cardiochirurgia, sono pronto per operarti” — dice: “Ma scusi, ma lei è laureato?” — “No, da solo”. Quello: “Ma come da solo? Ma non può operare neanche una formica, né uno scarabeo. Ma cosa sta dicendo?”.
Questa cosa ci risulta chiara quando parliamo di cardiochirurgia e di neurochirurgia!
Domani mi presento in tribunale per fare l’avvocato del signor Tizio. Il giudice mi guarda e mi dice: “Lei chi è?” — “Io sono padre Giorgio Maria” — “E quindi? È avvocato?” — “No” — “E allora vada a casa sua” — “No, ma io ho studiato su Google legge, stanotte, diritto…” — “Vada, vada perché sennò la metto in galera”.
Non si può fare! Capite, non ci si può improvvisare; qui invece sembra che siano tutti teologi. Io apposta vado a cercarmi il curriculum vitae delle persone e vado a vedere e dico: “Ma questo qui che studi ha fatto?” — E vengono fuori le cose più incredibili, di Tizio che va a prendere la laurea in — lasciamo perdere in cosa — nella facoltà “di” che sta a Timbuctù. Con tutto il rispetto per Timbuctù, però, siamo seri, su ragazzi, forza, cerchiamo di essere un po’ seri. E poi, peraltro, la laurea in formicologia che, voglio dire, anche la formicologia è importante, povere formiche, però la laurea in formicologia non mi autorizza a mettermi a disquisire e a parlare di teologia, e a puntare le dita e i piedi contro i papi. Non mi autorizza, perché non ho le competenze. Ma non perché solamente gli specialisti possono parlare delle cose degli specialisti, non sostengo questo, non dico questo, ma dico almeno: se ne vuoi parlare, però con mille cautele, con tanta umiltà, dicendo: “Guardate, io non sono…, non è il mio campo…, mi sembra…, credo…, ho letto qualcosa e mi sembra di capire che…”; non: ipse dixit! Il dogma nuovo che viene fuori perché l’ho inventato io stanotte e mi metto a scrivere un librazzo grosso non so quanto su ‘sta roba qui. No, no, no, non si fanno queste cose, non è giusto.
Andate sempre a guardare il curriculum vitae di chi vi parla, sempre. Perché uno deve vedere se la persona che mi sta parlando lo può fare. Altrimenti uno dice: “No, guarda, è il tuo pensiero, sei una persona intelligente, ma la tua laurea è in tutt’altro campo, la tua specializzazione è in tutt’altro campo, dedicati al tuo campo. Vuoi dedicarti anche a questo? Bene, prendi pedibus calcantibus e ti iscrivi all’università di teologia e ti fai il tuo curriculum studi, ti fai i tuoi cinque anni di baccalaureato, ti fai i tuoi due-tre anni di licenza, poi ti fai i tuoi tre anni e più di dottorato — perché dipende da quanto ci riesci — e, quando sei arrivato in fondo, allora ti metti a parlare di teologia, prima di allora… mmh! Ecco, prima di allora, almeno sii umile e non metterti a puntare il dito contro i papi, almeno quello, perché sennò…
Ecco, ci tenevo a dirvelo perché vedo veramente tante persone sofferenti e confuse che mi scrivono e mi dicono: “Ma padre, legga questo articolo…”. Alle volte non si sa neanche chi lo scrive, perchè mettono le sigle, o le appartenenze, i gruppi, non c’è nome e cognome. Oppure c’è nome e cognome del signor fanfarone, che non ha la sua specializzazione in questa cosa. C’è poco da fare; non ha la specializzazione in questa cosa, quindi dovrebbe essere un pochino più umile e dire: “Insomma, riconosco che…”, e non atteggiarsi a super-mega-professore cattedratico, che si mette dall’alto della sua sapienza a dettare legge, quando magari non ha neanche il titolo di studio per poterlo fare.
Il titolo di studio è fondamentale, perché sennò cosa studiamo a fare? Andiamo tutti a coltivare i campi e poi ciascuno si sveglia e si improvvisa neurochirurgo; poi però ti vengo a operare io! Se vale questa legge, benissimo, la prima volta che tu hai bisogno di un cardiologo o di un neurologo, vengo io, faccio tutto io, studio prima — ti assicuro, studio su padre Google — mi prendo anche qualche libro, se tu vuoi, un po’ più del caso, e poi vengo e ti faccio io l’operazione; ma tu te la fai fare da me, però! Perché bisogna essere coerenti e logici. Se vale per la teologia, se vale per Dio, allora vale anche per l’uomo. Allora non serve più andare dallo specialista super-mega-cardiochirurgo per farsi operare al cuore. No, andiamo da un infermiere, perché tanto è uguale.
Ma queste cose noi non le facciamo, eh cari miei, siamo furbi! E l’anima forse vale meno del corpo? No, non vale meno del corpo. Allora impariamo ad informarci; come si fa? Batti il nome della persona che ti sta parlando, che tu stai leggendo, signor Tal dei Tali, professor, dottor — non so che roba — Tal dei Tali, batti su padre Google e vai a vederti il curriculum vitae, e vai a vederti questo qua che studi ha fatto, e vai a vedere se c’è teologia; vedrete che sorprese che avrete: leggi, leggi, “ho fatto questo”, “ho studiato quello”, “ho fatto quell’altro”, e dov’è teologia? Non c’è. E allora di cosa sta parlando questo qui? Come si permette di criticare Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e di dire che sono tutti da buttare… Andate a controllare! Le fonti, le fonti, le fonti, non i fanfaroni, le fonti. E così vedrete che avrete una vita più serena e meno angosciante, e così potete cominciare anche a preparare il materiale per fare le castagne sul fuoco.
È importante quello che ho detto, mi sono dilungato un po’, ma credetemi, è importante, perché forse vi aiuterà a buttare via tanta stupidaggine che sentite sui social.
Quindi Gesù:
È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro (…) sia soprattutto sotto le specie eucaristiche.
Eh, certo, Gesù è presente.
È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza
Ve le avevo già dette, queste cose.
È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura.
È diversa la sacra Scrittura letta in casa mia e la sacra Scrittura proclamata nella celebrazione eucaristica.
È presente infine quando la Chiesa prega …
Molto bella questa cosa:
con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati
Bellissimo, bellissimo. Noi, dentro questo momento liturgico, diamo una gloria perfetta a Dio e gli uomini vengono santificati. Stupendo.
la liturgia è considerata come l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell’uomo è significata per mezzo di segni sensibili.
Servono dei segni; serve l’acqua per il battesimo, il crisma per il battesimo, per la cresima, e poi serve l’olio per l’unzione degli infermi, l’olio santo, il pane e il vino per la Santa Messa, eccetera.
Perciò ogni celebrazione liturgica (…) è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado.
Vedete perché è importante andare alla Messa? Vedete perché è importante confessarsi spesso? Per questa ragione, questa è la ragione. E non c’è niente di più importante di questo. È più importante andare alla Messa o dire il Rosario? Andare alla Messa, certo, infinitamente più volte andare alla Messa che dire il Rosario. Se pure il Rosario è importantissimo, non sarà mai come la Santa Messa.
È così anche per la liturgia dell’Ufficio — cioè Lodi, Ora media, Vespro, Compieta, che vi sto caldamente consigliando di recitare tutti i giorni — è più importante dire il Rosario o dire le Lodi? Dire le Lodi. Perché quella è liturgia della Chiesa, il Rosario no; è una devozione, importantissima e bellissima, tutto quello che volete, ma non è come dire le Lodi. Quindi, se ho poco tempo e devo scegliere se dire le Lodi o dire il Rosario, dico le Lodi. Funziona così, perché quella è la liturgia della Chiesa e qui c’è scritto:
è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado.
Mi fermo.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.












