L’Ora Santa e i primi sei giovedì del mese

L'Ora Santa e i primi sei giovedì del mese

I primi 6 giovedì del mese

Richieste e promesse di Gesù fatte alla Beata Alexandrina Maria da Costa, messaggera dell’Eucaristia.

Promessa fatta il 25 febbraio 1949:

Figlia mia, fa’ che io sia amato, consolato e riparato nella mia Eucaristia.

Fa sapere in mio nome che:

A quanti faranno bene la Santa Comunione, con sincera umiltà, fervore e amore per i primi 6 giovedì consecutivi e passeranno un’ora di Adorazione davanti al mio Tabernacolo in intima unione con me, prometto il Cielo.

Dì che onorino attraverso l’Eucaristia le mie Sante Piaghe, onorando per prima quella della mia Sacra Spalla, così poco ricordata.

Chi al ricordo delle mie Piaghe unirà quello dei dolori della mia Madre benedetta e per loro ci chiederà grazie spirituali o corporali, ha la mia promessa che saranno accordate, a meno che non siano di danno per la loro anima. Nel momento della loro morte condurrò con me la mia Santissima Madre per difenderli.

I – Origine dell’Ora Santa

La pratica dell’Ora Santa, risale direttamente alle rivelazioni di Paray-le-Monial e attinge, di 
conseguenza, la sua origine dal Cuore stesso di nostro Signore. Santa Margherita Maria pregava davanti al Santissimo Sacramento esposto. Nostro Signore si presentò a lei in una splendida luce: le indicò il suo Cuore e si lamentò amaramente dell’ingratitudine di cui era oggetto da parte dei peccatori.

«Ma almeno — aggiunse — dammi la consolazione di supplire alle loro ingratitudini, per quanto potrai esserne capace». 

Ed Egli stesso indicò alla sua serva fedele i mezzi da utilizzare: la Comunione frequente, la Comunione del primo venerdì del mese e l’Ora Santa.

«Tutte le notti dal giovedì al venerdì — le disse — ti farò partecipare alla stessa tristezza mortale che volli provare nell’Orto degli Ulivi: questa tristezza ti condurrà senza che tu lo possa comprendere, ad una specie d’agonia più dura a sopportarsi della morte. E per unirti a me, nell’umile preghiera che presenterai allora al Padre mio, in mezzo a tutte le angosce, ti alzerai tra le ventitré e mezzanotte, per prostrarti per un’ora con me, con la faccia a terra, sia per calmare la collera divina chiedendo misericordia per i peccatori, sia per addolcire in certo modo l’abbandono dei miei apostoli, che mi obbligò a rimproverarli di non aver potuto vegliare un’ora con me; durante quest’ora tu farai quello che io t’insegnerò». 

In altro luogo la Santa soggiunge: «Egli mi disse in quel tempo che tutte le notti, dal giovedì al venerdì, avrei dovuto alzarmi nell’ora indicatami per dire cinque Pater e cinque Ave Maria, prostrata a terra, con cinque atti di adorazione, che Egli mi aveva insegnato, per rendergli omaggio nell’estrema angoscia che Gesù aveva sofferto nella notte della sua Passione».

II — Storia

a) S. Margherita Maria Alacoque e l’Ora Santa

Ella fu sempre fedele a questa pratica: «Non so — scrive una delle sue Superiore, Madre Greyflé — se Vostra Carità ha saputo che ella aveva l’abitudine, fin da prima che fosse presso di voi, di fare un’ora d’adorazione, nella notte dal giovedì al venerdì, che cominciava dalla fine del mattutino, fino alle undici; restando prostrata con la faccia a terra, con le braccia in croce, io le feci cambiare posizione solamente nel tempo in cui le sue infermità erano più gravi e (le consigliai) piuttosto (di) stare in ginocchio con le mani giunte o le braccia incrociate sul petto».

Nessuna fatica, nessuna sofferenza poterono impedirle questa devozione. L’obbedienza alle Superiore era la sola cosa capace di farle smettere questa pratica, perché nostro Signore le aveva detto: «Non fare nulla senza l’approvazione di quelli che ti guidano, affinché avendone l’autorità dall’obbedienza, Satana non possa ingannarti, poiché il demonio non ha alcuna forza su coloro che obbediscono». 

Tuttavia quando le sue Superiore le proibivano questa devozione, nostro Signore manifestava il suo 
dispiacere. «Volli perfino impedirgliela totalmente, — scrive Madre Greyflé — ella ubbidì all’ordine che le diedi, ma spesso, durante questo periodo d’interruzione, veniva da me, timidamente, per espormi che le pareva non fosse gradita a nostro Signore questa decisione troppo radicale e che temeva che Egli avrebbe poi manifestato il suo disappunto in modo tale che io ne avrei sofferto. Tuttavia non desistetti, ma vedendo suor Quarré morire quasi improvvisamente per un flusso di sangue di cui nessuna (in precedenza) era stata malata nel monastero e alcune altre circostanze che accompagnarono la perdita di un così buon soggetto, chiesi subito a Suor Margherita di riprendere l’ora di adorazione e fui perseguitata dal pensiero che quella fosse stata la punizione di cui ella mi aveva minacciato da parte di nostro Signore».

Margherita continuò dunque a praticare l’Ora Santa. «Questa cara sorella — dicono le contemporanee  — e ha sempre continuato a vegliare l’ora della preghiera della notte, dal giovedì al venerdì fino all’elezione della nostra venerata Madre», cioè la madre Lévy de Chàteaumorand, che gliela proibì di nuovo, ma Suor Margherita non visse più di quattro mesi dall’elezione della nuova Superiora.

b) Dopo la Santa

Senz’alcun dubbio il suo esempio assiduo e l’ardore del suo zelo condussero molte anime a questa bella veglia con il Sacro Cuore. Tra i numerosi istituti religiosi che si dedicano al culto di questo Cuore divino, tale pratica fu tenuta in grande onore e lo fu specialmente nella Congregazione dei Sacri Cuori. Nel 1829 P. Debrosse S.l. fondò, a Paray-le-Monial, la Confraternita dell’Ora Santa, che Pio VI li approvò. Questo stesso Pontefice accordò il 22 dicembre 1829 ai membri di questa Confraternita un’indulgenza plenaria ogni volta che avessero praticato l’Ora Santa.

Nel 1831 papa Gregorio XVI estese questa indulgenza ai fedeli del mondo intero, alla condizione che fossero iscritti nei registri della Confraternita, divenuta Arciconfraternita il 6 aprile 1866, per l’intervento del sommo pontefice Leone XIII.15

Da allora in poi i Pontefici non hanno cessato di incoraggiare la pratica dell’Ora Santa e il 27 marzo 1911 San Pio X accordò all’Arciconfraternita di Paray-le-Monial il grande privilegio di affiliarsi le confraternite dello stesso nome e di farle beneficiare di tutte le indulgenze di cui essa gode.

III – Spirito

Nostro Signore stesso indicò a Santa Margherita Maria con quale spirito dev’essere fatta questa preghiera. Per esserne convinti basta ricordare gli obiettivi che il Sacro Cuore chiese di avere alla sua confidente. Ella doveva, come abbiamo visto:

  1. calmare la collera divina;
  2. chiedere misericordia per i peccati;
  3. riparare per l’abbandono degli apostoli. È superfluo soffermarsi a considerare il carattere d’amore compassionevole e riparatore che hanno questi tre scopi.

Non c’è da meravigliarsi d’altronde, poiché tutto, nel culto del Sacro Cuore, converge verso questo amore misericordioso e questo spirito di riparazione. Per convincersene basta rileggere il racconto delle apparizioni del Sacro Cuore alla Santa:

«Un’altra volta, — ella disse — in tempo di carnevale… Egli si presentò a me, dopo la Santa Comunione, con l’aspetto di un Ecce Homo carico della sua croce, tutto coperto di piaghe e di ferite; il suo sangue adorabile sgorgava da tutte le parti e diceva con voce dolorosamente triste: «Non ci sarà dunque nessuno che abbia pietà di me e che voglia compatire e partecipare al mio dolore, nello stato compassionevole in cui mi mettono i peccatori, soprattutto adesso?».

Nella grande apparizione, ancora lo stesso lamento:

«Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, che niente ha risparmiato fino ad esaurirsi ed a consumarsi per attestare loro il suo amore; e per riconoscenza, dalla maggior parte di essi io ricevo solo ingratitudini con i loro sacrilegi e con la freddezza e il disprezzo che hanno per me in questo Sacramento d’amore. Ma ciò che mi fa ancor più male, è che proprio dei cuori a me consacrati si comportano così». 

Chiunque ha sentito questi amari lamenti, questi giusti rimproveri di un Dio oltraggiato dal disprezzo e dall’ingratitudine, non si meraviglierà della profonda tristezza che domina in queste Ore Sante, né di trovarvi sempre, dovunque, l’accento del richiamo divino. Noi abbiamo semplicemente voluto far sentire l’eco fedelissima dei lamenti ineffabili (Cfr. pm 8,26) del Getsemani e di Paray-le-Monial.

Ora, nell’una come nell’altra occasione, Gesù più che parlare, sembra singhiozzare d’amore e di tristezza. Così non ci stupiremo di sentirci dire dalla Santa: «Poiché l’obbedienza mi ha permesso questo (l’Ora Santa), non si può dire quello che io ne soffrivo, perché mi sembrava che questo Cuore divino versasse nel mio tutta la sua amarezza e riducesse l’anima mia in tali angosce ed agonie così dolorose, che mi pareva talvolta doverne morire».

Non perdiamo però di vista lo scopo finale che nostro Signore si propone con il culto del suo Cuore divino, che è il trionfo di questo Cuore Sacratissimo: il suo Regno d’Amore nel mondo.

Ascoltiamo la spiegazione che lo stesso Salvatore Divino diede a Margherita:

«Egli mi fece vedere — dice la Santa — che questa devozione era come un ultimo sforzo del suo amore, il quale voleva favorire gli uomini in questi ultimi secoli, con questa redenzione amorosa per ritrarli dall’impero di Satana che Egli voleva rovinare, per metterci sotto la dolce libertà dell’impero del suo amore, che Egli voleva stabilire nei cuori di tutti quelli che avrebbero voluto abbracciare questa devozione».

Altrove la Santa scrive ancora: «Egli regnerà nonostante i suoi nemici e si renderà il padrone dei cuori ch’Egli vuole possedere, giacché è lo scopo principale di questa devozione convertire le anime al suo amore». Questa promessa profetica e consolante di cui noi vediamo ogni giorno l’attuazione, è ricorrente nei suoi scritti.

L’Ora Santa deve dunque servire a preparare e a stabilire questo Regno del Sacro Cuore; essa lo prepara infatti, soprattutto se si prega pubblicamente e con solennità.

Per assecondare questo sforzo del Cuore divino, per cooperare al suo trionfo, noi gli terremo compagnia nell’Ora Santa fino a che, con Lui e per Lui, raggiungeremo la vittoria o la morte. Ecco perché spesso i suoi fedeli adoratori ripetono: «Venga il Regno d’amore del tuo Cuore!». Questo grido deve offrirgli riparazione per l’abbandono nel quale lo lasciarono per tanti secoli i numerosi figli ingrati…

IV — Pratica

L’Ora Santa dev’essere una preghiera meditata: è un esercizio di preghiera mentale, dicono gli statuti, o di preghiere vocali, che ha per oggetto l’agonia di nostro Signore nell’Orto degli Ulivi, con gli scopi indicati dal Sacro Cuore e precedentemente citati. Si consiglia non una semplice lettura frettolosa ma lenta e meditata, affinché sia vera preghiera: in quest’ultimo modo il tempo necessario è stato calcolato di circa un’ora.

L’Ora Santa come nostro Signore l’ha insegnata a Santa Margherita Maria non si pratica in un giorno o in un’ora qualsiasi, ma nella serata del giovedì. Sarebbe più corretto riservarle l’ora dalle ventitré a mezzanotte, tuttavia, per favorire questa santa pratica e affinché possa essere alla portata di tutti i fedeli, la Santa Chiesa autorizza ad anticiparla. Si può dunque sempre praticarla dopo le ore 16. Prima di iniziare la preghiera sarà bene determinare le intenzioni particolari per le quali si desidera offrirla. La devozione dell’Ora Santa si fa in gruppo o soli, in chiesa o altrove. Le persone che non avranno la possibilità di pregare ai piedi del tabernacolo, potranno farlo nella loro abitazione davanti all’immagine di Cristo Re. Nelle parrocchie, nelle comunità …, si potrà più facilmente farla in serata, davanti al Santissimo Sacramento esposto.

Per acquistare l’indulgenza conferita alla pratica dell’Ora Santa, bisogna farsi iscrivere all’Arciconfraternita dell’Ora Santa. Per questo basta mandare il proprio nome e cognome al Monastero della Visitazione di Paray-le-Monial (Saóne-et-Loire) o ad una delle Confraternite affiliate.[NOTA di veritatemincaritate.com: Confermiamo che la Confraternita è ancora attiva, per iscriversi è possibile scrivere al Monastero della Visitazione di Paray-le-Monial visitation-paray@orange.fr ]. Con questa iscrizione non si contrae l’obbligo di fare l’Ora Santa ogni settimana e neppure ogni mese, ma i fedeli associati dei Sacri Cuori e membri delle famiglie che riconoscono particolarmente la regalità del Sacro Cuore, si sentiranno onorati di farla regolarmente almeno la vigilia del primo venerdì del mese, e, se possibile, tutte le settimane, come faceva la Santa. Bisogna notare che le comunità religiose hanno il privilegio dell’iscrizione collettiva per la quale tutti i loro membri presenti e futuri sono inclusi. Tuttavia ciascun religioso (o religiosa) ottiene l’indulgenza solo il giorno in cui fa personalmente l’Ora Santa. È un privilegio della comunità, quanto ai laici, nessuno può essere iscritto a sua insaputa.

Gli associati all’Ora Santa possono acquistare un’indulgenza plenaria applicabile alle anime del Purgatorio ogni volta che fanno l’Ora Santa, e questo con le condizioni ordinarie: Confessione entro gli otto giorni, Comunione il giovedì o il venerdì, preghiera secondo l’intenzione del Santo Padre in una chiesa o cappella pubblica.

Ancora un’ultima parola sulla pratica. In queste Ore Sante, noi presentiamo spesso il Sacro Cuore mentre soffre gli orrori dell’agonia, come se fosse maltrattato e ferito in quel momento dai delitti dei peccatori. Ciò non vuol dire che nostro Signore possa ancora essere colpito dai nostri misfatti e dai nostri peccati. Dopo la sua morte dolorosa e la sua gloriosa risurrezione, Egli non è più soggetto alla sofferenza e la morte con le sue conseguenze non Lo toccano più (Cfr. Rm 6,9) perché ha vinto la morte, pena del peccato (Cfr. Rm 5,12). Egli è presente nel Santo Sacramento come è in cielo, glorioso e felice e gode per sempre e ad ogni istante la ricompensa delle sue opere redentrici (Cfr. Eb 10,12). Il modo prodigioso, peraltro, per cui Egli è presente sotto le specie sacramentali, basterebbe per sottrarlo ai nostri attacchi e ai nostri tentativi criminali. Perché dunque parlare così? Ma perché proprio così parla lo stesso nostro Signore, in quasi tutte le apparizioni alla Santa. Perché Egli agisce ancora così, quando si mostra a Santa Geltrude e agli amici del Sacro Cuore, Perché durante l’orribile agonia nell’Orto degli Ulivi (Cfr. Le 22,43) e durante tutta la Passione, il suo Cuore ha realmente sanguinato sotto i colpi che i nostri peccati Gli causavano.

Anche per colpa nostra, quindi, Gesù ha sofferto; i nostri peccati attuali sono dei veri sforzi criminali per ferire e trafiggere il Cuore amantissimo del Re d’amore. Se i nostri peccati non Lo raggiungono ora… non dipende da noi…

Egli, nel periodo della sua vita terrena, ha previsto tutto, tutto compreso, tutto penetrato, e ne è stato afflitto fino alla morte (Cfr. Mt 26,38) questa triste visione gli ha fatto versare lacrime di sangue (Cfr. Le 22,44).

Affrettiamoci ad aggiungere ch’Egli ha anche previsto tutte le nostre riparazioni, tutti i nostri atti di virtù per consolarlo e ricambiare il suo amore. Dunque sono i nostri delitti e le nostre ingratitudini le vere cause delle sue sofferenze e della sua morte crudele, che Lo fanno parlare in questo modo così adattato alla nostra povera natura, così necessario anzi perché i nostri cuori di carne siano commossi ed attratti! «Non ci sarà nessuno che abbia pietà di me e che voglia compatire e partecipare al mio dolore nello stato pietoso in cui mi mettono i peccatori, specialmente adesso?».

V — CONCLUSIONE

Che i sacerdoti e i religiosi, che tutti gli apostoli del Cuore divino si ricordino dunque il significato profondo e la meravigliosa efficacia di questa devozione. «Le più grandi grazie che io ricevevo dalla sua bontà — dice la Santa — erano nella Santa Eucaristia e nella notte, soprattutto quella dal giovedì al venerdì, in cui ottenevo degli ineffabili favori».

Non dimentichiamo le promesse del Sacro Cuore in favore dei suoi apostoli: «Sembra che Egli mi abbia fatto vedere che molti nomi erano scritti (nel suo Cuore) in forza del desiderio che essi hanno di farlo onorare e che perciò Egli non permetterà mai che ne siano cancellati».

Che siano dunque numerosi gli apostoli e le anime che, santificate da quest’amore, possono esclamare insieme alla confidente del Sacro Cuore:

«O Cuore liberalissimo, sii tutto il nostro tesoro e la nostra pienezza, Ti prego, non tollerare che io sia eternamente priva d’amore per Te. lo desidero ardentemente d’essere unita a Te, di possederti, d’inabissarmi in Te, per non vivere più se non di Te, che sei il mio rifugio per sempre… Ch’io non viva che di Te e per Te. Sii dunque la mia vita, il mio amore! Così sia».

Fonte: http://www.preghiereperlafamiglia.it/ora-santa.htm

Dagli scritti di S. Margherita Maria Alacoque

Prima rivelazione

Una volta, mentre ero davanti al Santo Sacramento con un po’ di tempo a disposizione, (ché, di solito, i compiti affidatimi non me ne lasciavano molto) mi trovai tutta investita della sua divina presenza e con tanta forza da farmi dimenticare me stessa e il luogo in cui mi trovavo. Mi abbandonai al suo divino Spirito e, affidando il mio cuore alla potenza del suo amore, mi fece riposare a lungo sul suo divin petto e mi scopri le meraviglie del suo Amore e i segreti inesplicabili del suo Sacro Cuore, che mi aveva tenuti nascosti fino a quel momento, nel quale me lo apri per la prima volta. E lo fece in modo così reale e sensibile da non permettermi ombra di dubbio, dati gli effetti che questa grazia ha prodotto in me, anche se temo sempre di illudermi in tutto ciò che mi riguarda.
Ed ecco come, mi sembra, siano andate le cose.
Mi disse: «Il mio divin Cuore è tanto appassionato d’amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo più contenere in sé stesso le fiamme del suo ardente Amore, sente il bisogno di diffonderle per mezzo tuo e di manifestarsi agli uomini per arricchirli dei preziosi tesori che ti scoprirò e che contengono le grazie santificanti e in ordine alla salvezza, necessarie per ritrarli dal precipizio della perdizione.
Per portare a compimento questo mio grande disegno ho scelto te, abisso d’indegnità e di ignoranza, affinché appaia chiaro che tutto si compie per mezzo mio ».
Poi mi domandò il cuore e io Lo supplicai di prenderlo. Lo prese e lo mise nel suo Cuore adorabile, nel quale me lo fece vedere come un piccolo atomo, che si consumava in quella fornace ardente.

In un secondo tempo lo ritirò come fiamma incandescente in forma di cuore e lo rimise dove l’aveva preso, dicendomi: «Eccoti, mia diletta, un prezioso pegno del mio amore che racchiude nel tuo costato una piccola scintilla delle sue fiamme più vive, affinché ti serva da cuore e ti consumi fino all’ultimo istante della tua vita.
Il suo ardore non si estinguerà mai e potrà trovare un po’ di refrigerio soltanto in un salasso, che Io segnerò talmente col Sangue della mia Croce, da fartene riportare più umiliazione e sofferenza che sollievo. Per questo voglio che tu chieda con semplicità questo rimedio, sia per mettere in pratica ciò che ti viene ordinato, sia per darti la soddisfazione di versare il tuo sangue sulla croce delle umiliazioni ».
«E in segno che la grande grazia che ti ho concessa, non è frutto di fantasia, ma il fondamento di tutte le altre grazie che ti farò, il dolore della ferita del tuo costato, benché lo l’abbia già richiusa, durerà per tutta la tua vita e se finora hai preso soltanto il nome di mia schiava, ora voglio regalarti quello di discepola prediletta del mio Sacro Cuore ».
Dopo questo insigne favore che durò per molto tempo, durante il quale non sapevo se mi trovassi in cielo o in terra, stetti parecchi giorni come tutta infiammata e inebriata, talmente fuori di me da non potermi riavere, né poter pronunciar parola se non con grande sforzo; e dovevo farmi ancora più violenza per riuscire a mangiare e per partecipare alla ricreazione comune perché non avevo più forze per superare la mia sofferenza.
Mi sentivo profondamente umiliata; non riuscivo a dormire perché la ferita, il cui dolore mi è così prezioso, mi causa delle vampate così ardenti da consumarmi e bruciarmi viva.
Mi sentivo poi tanto piena di Dio, che non riuscivo a spiegarlo alla superiora, come avrei desiderato e fatto, anche se riferire queste grazie mi mette sempre in uno stato di confusione e di vergogna, a causa della mia indegnità; preferirei piuttosto rivelare al mondo intero i miei peccati.
Sarebbe stata per me una consolazione, se mi avessero permesso di fare, in refettorio, ad alta voce, la confessione generale, per mostrare l’abisso di corruzione che è in me e perché non si attribuissero a mio merito le grazie che ricevevo.

La seconda rivelazione

Il dolore del costato, al quale ho appena accennato, si rinnovava ogni primo venerdì del mese in questo modo: il Sacro Cuore mi si presentava come un sole sfolgorante di vivissima luce, i cui infocati raggi cadevano a piombo sul mio cuore, che subito si accendeva di fuoco tanto ardente che sembrava dovesse ridurmi in cenere. In quell’occasione il divino Maestro mi manifestava ciò che desiderava da me e mi svelava i segreti del suo dolce Cuore.
Una volta, in particolare, mentre era esposto il Santo Sacramento, sentendomi tutta assorta nell’intimo del mio essere per un raccoglimento straordinario di tutti i miei sensi e di tutte le mie facoltà, Gesù Cristo, il mio dolce Maestro, si presentò a me tutto splendente di gloria con le sue cinque piaghe sfolgoranti come cinque soli.
Da ogni parte di quella sacra Umanità si sprigionavano fiamme, ma soprattutto dal suo adorabile petto, che somigliava a una fornace ardente. Dopo averlo scoperto, mi mostrò il suo amante e amabilissimo Cuore, sorgente viva di quelle fiamme.
Fu allora che mi svelò le meraviglie inesplicabili del suo puro Amore e fino a quale eccesso questo lo avesse spinto ad amare gli uomini, dai quali poi non riceveva in cambio che ingratitudini e indifferenza. « Questo, mi disse, mi fa soffrire più di tutto ciò che ho patito nella mia Passione, mentre se, in cambio, mi rendessero almeno un po’ di amore, stimerei poco ciò che ho fatto per loro e vorrei, se fosse possibile, fare ancora di più. Invece non ho dagli uomini che freddezze e ripulse alle infinite premure che mi prendo per far loro del bene ».

«Almeno tu dammi la gioia» 

«Ma almeno tu dammi la gioia di compensare, per quanto ti è possibile, la loro ingratitudine». Confessando io la mia incapacità, mi rispose: «Tieni, eccoti con che supplire alla tua pochezza». E in quel mentre il divin Cuore si aprì e ne uscì una fiamma così ardente, che temetti di esserne consumata, perché ne fui tutta penetrata, e non potendo più sostenerla, gli chiesi di aver compassione della mia debolezza. Ed Egli: «Sarò Io la tua forza, non temere; ma presta sempre attenzione alla mia voce e a ciò che ti chiedo, per portare a termine i miei disegni».

Primi venerdì e ora santa

«Prima di tutto mi riceverai nella Comunione tutte le volte che l’obbedienza te lo permetterà, anche se te ne verranno mortificazioni e umiliazioni, che tu accetterai come pegno del mio Amore.
 Inoltre ti comunicherai il primo venerdì di ogni mese e, infine, tutte le notti che vanno dal giovedì al venerdì, ti farò partecipe di quella mortale tristezza che ho provato nell’orto degli ulivi.
 Sarà un’amarezza che ti porterà, senza che tu possa comprenderlo, a una specie di agonia più dura della stessa morte. Per tenermi compagnia in quell’umile preghiera che allora, in mezzo alle mie angosce, presentai al Padre, ti alzerai fra le undici e mezzanotte per prostrarti con la faccia a terra, insieme a me, per un’ora.
 E questo sia per placare la divina collera, col chiedere misericordia per i peccatori, sia per addolcire in qualche modo l’amarezza che provai per l’abbandono dei miei Apostoli, che mi obbligò a rimproverarli di non essere stati capaci di vegliare un’ora assieme a me.
 Ascoltami bene, figlia mia, non credere tanto facilmente e non fidarti di qualsiasi spirito, perché Satana smania d’ingannarti. Per questo non devi far niente senza l’approvazione di coloro che ti guidano; perché, quando sei autorizzata dall’obbedienza, il demonio non ti può nuocere, non avendo nessun potere su quelli che obbediscono».

La terza grande rivelazione

Una volta mentre ero davanti al SS.mo Sacramento, (era un giorno dell’ottava del «Corpus Domini») ricevetti dal mio Dio grazie straordinarie del suo Amore; mi sentii spinta dal desiderio di ricambiarlo e di rendergli amore per amore. Egli mi rivolse queste parole: «Tu non puoi mostrarmi amore più grande che facendo ciò che tante volte ti ho domandato».
Allora scoprendo il suo Divin Cuore mi disse: «Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il suo Amore.
In segno di riconoscenza, però, non ricevo dalla maggior parte di essi che ingratitudini per le loro tante irriverenze, i loro sacrilegi e per le freddezze e i disprezzi che essi mi usano in questo Sacramento d’Amore. Ma ciò che più mi amareggia è che ci siano anche dei cuori a me consacrati che mi trattano così ».
«Per questo ti chiedo che il primo venerdì dopo l’ottava del “Corpus Domini”, sia dedicato a una festa particolare per onorare il mio Cuore, ricevendo in quel giorno la santa comunione e facendo un’ammenda d’onore per riparare tutti gli oltraggi ricevuti durante il periodo in cui è stato esposto sugli altari.
Io ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere con abbondanza le ricchezze del suo divino Amore su coloro che gli renderanno questo onore e procureranno che gli sia reso da altri».

Visione della SS. Vergine

La tenera e filiale devozione che S. Margherita Maria nutriva verso la SS. Vergine le valsero la grande consolazione di varie sue apparizioni, fra cui una molto consolante, dalla Santa così descritta in una delle sue lettere:
[ … ] Quella Regina di bontà, additando il Divin Cuore, continuò rivolta alle sue Figlie: «Ecco il prezioso tesoro manifestato a voi in modo particolare, dal tenero amore del Figliuolo mio verso il vostro Istituto, che Egli considera e ama come il suo caro Beniamino, e che perciò vuole arricchire di questa eredità sopra tutti gli altri…».”

Fonte: http://www.monasterovisitazione-baggiovara.org/dagli_scritti_di_s_margherita_maria.html