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“Metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno” (Bar 5,2)

templari

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia sulle letture del 6 dicembre 2015, seconda domenica d’Avvento (S. Messa prefestiva).

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Approfondimenti

La pratica dei primi cinque Sabati del mese

Chiesta dalla Madonna a Lucia di Fatima

A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”.

(Apparizione del 10 gennaio 1925 a Lucia Dos Santos)

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

“Metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno” (Bar 5,2)

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

Vi invito, in questa seconda domenica di Avvento, se avrete tempo e spero tanta voglia, di andare a prendere questo capitolo V del Profeta Baruc e di cambiare il nome, di fare una sostituzione del nome: “Deponi, o Gerusalemme…”, al posto di “Gerusalemme” scrivete “Giorgio”, “Luisa”, “Enrico”, “Chiara”…, tutti i vostri nomi, ciascuno metta il proprio.

Deponi, o …, la veste del lutto e dell’afflizione,

rivestiti dello splendore della gloria

che ti viene da Dio per sempre.

Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio,

metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno,

perché Dio mostrerà il tuo splendore

ad ogni creatura sotto il Cielo.

Sarai chiamato da Dio per sempre:

“Pace di giustizia”, “Gloria di pietà”.

Sorgi, o …, sta’ in piedi sull’altura

e guarda verso oriente…”

Bellissimo, bellissimo, un testo, questo del Profeta Baruc, di poesia, oltre che di preghiera.

Perché?

Perché Dio, attraverso il Profeta, richiama Gerusalemme (ovviamente non le mura di Gerusalemme ma le persone), richiama ciascun uomo alla sua altissima dignità.

Ciascuno di noi, in virtù del Battesimo, porta in sé la dignità regale, porta in sé la dignità dell’essere Figlio di Dio! È una cosa incredibile!

Noi siamo chiamati a vivere secondo la dignità, noi siamo Figli di Re!

La nostra vita, spesse volte, sembra la vita dei figli degli stallieri, dei miserabili, sembriamo figli di miserabili, figli di senza nome, figli di senza gloria, senza fama, senza dignità, chi ci vede non dice: «Quello è un Figlio di Re».

Noi siamo Figli di Dio!!

Dovrebbe vedersi ovunque questa nostra regalità, regalità sul creato, questo nostro essere Figli, fatti ad immagine e somiglianza di Dio!

Questa veste di lutto e dell’afflizione troppo spesso avvolge il nostro corpo, il nostro capo, il nostro volto, perché la nostra anima è avvolta dal peccato! Perché la nostra anima non è in grazia di Dio, non è in pace con Dio, non si è riconciliata veramente con Dio!  Che non vuol dire solo andarsi a confessare — certo, quello è fondamentale: se non mi confesso mai, non potrò mai vivere questa gioia dell’essere Figlio di Dio, ovvio — ma, se la confessione non comporta una riconciliazione profonda e vera con Dio, non ci potrà neanche essere con i fratelli. Questo lo scrive Giovanni Paolo II nella sua Esortazione Apostolica post-sinodale  Reconciliatio et Paenitentia del 1984.

Questa riconciliazione è necessaria, è fondamentale per recuperare questo splendore della gloria che viene da Dio, per poter essere avvolti dal manto della giustizia, per potere avere — bella questa cosa! — sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno.

Voi immaginatevi a vederci andare in giro con sopra il capo il diadema di gloria dell’Eterno… è una cosa incredibile! Chissà come deve essere di bellezza indescrivibile, questo diadema!

Certo che, se io non sono Figlio dell’Eterno… Se io non sono in rapporto di sentimenti con Cristo, come dice il nostro Cardinale, come faccio ad avere il diadema dell’Eterno sulla fronte, sul capo?

Come facciamo ad avvolgerci nel manto della giustizia di Dio, che è una giustizia che supera mille volte quella degli uomini, quando noi ci accontentiamo della giustizia degli uomini e siamo lì a barcamenarci facendo i pesini, per vedere se ho fatto, quanto ho fatto, come l’ho fatto?

L’avanzo del macellaio, quello che di norma si dà al cagnolino, noi lo diamo a Dio; l’avanzo, le frattaglie che avanzano dal macellaio, ecco, quelle sono le frattaglie che avanzano dalla nostra vita, e li diamo a Dio, così, come si danno le briciole ai pesci.

Come si fa a vivere della gloria dell’Eterno, se viviamo di regole?

“Non fare questo”, “Non fare quell’altro”, e stiamo dentro a queste regoline… ma questa è la vita di un Figlio di Dio?

Stiamo lì a guardare di starci dentro il meno possibile, di non dare a Dio niente di più del necessario: la Messa della domenica, fatta bella di corsa, il più velocemente possibile, arrivando in ritardo e andando via in anticipo!

Appena il prete dice: «Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, andate in pace»… via di corsa!

Uno si guarda in giro e dice: «Deve essere scoppiata una bomba nel parcheggio o sono arrivati i Talebani… Cosa sarà successo?»

Io, alle volte, non riesco ad uscire dal Presbiterio. Faccio la genuflessione davanti al tabernacolo, poi mi giro per andare in sacrestia e mi sembra che sia come quando andavo a sciare, come quando facevo lo slalom tra i paletti, e dico: «Ma scusate un secondo… posso almeno arrivare in sacrestia? Neanche quello?»

Non riesco ad arrivare in sacrestia perché c’è la gente che passa.

Ma santa pazienza, hai appena fatto la Comunione, stai lì un po’ in silenzio col tuo Signore! Cosa devi andare a casa a fare? A mettere su la minestrina e a preparare un po’ di coniglio bollito?

Ma per l’amor del cielo, non muore nessuno!  A  Monza non è ancora morto nessuno di fame, sapete? Se avete bisogno vi diamo noi qualche euro e da mangiare, un panino, qualcosa, vi diamo un po’ della nostra cena! Per l’amor del cielo!

Non c’è bisogno di correre così, come dei pazzi invasati, per arrivare a casa!

Stiamo calmi! Stiamo un po’ davanti al Signore!

Stiamo lì con la nostra Eucarestia, appena ricevuta, a dirGli “Grazie”!

Se non l’abbiamo potuta ricevere, stiamo lì per penitenza, a chiederci perché non abbiamo fatto la Comunione, perché non possiamo ricevere l’Eucarestia, perché non vogliamo ricevere l’Eucarestia!

Altro che scappare via come se avessimo assolto un precetto, come quelli che al lavoro timbrano il cartellino per andare a casa!cGuardate che qui non bisogna timbrare nessun biglietto!

Il Signore non fulmina chi non va a Messa, è un problema tuo, ma se ci vai, vacci con un po’ di convinzione, vacci con la coscienza di colui che porta il diadema dell’Eterno, che vive avvolto del manto della giustizia.

Chissà se noi sentiamo dentro nel cuore questo richiamo, questo anelito, al sorgere…

Mamma, ci sono delle volte che quando uno incontra i Cristiani al mattino, appena svegli, più che venirgli in mente: “Sorgi, o Gesusalemme…”, gli viene in mente “Il Diario dei vampiri”.

Madre mia, si vedono di quelle facce rincagnite alle sette del mattino… tristi, tirate emaciate, ma neanche Gesù Cristo in croce era così brutto! Neanche Lui era così tirato!

Ma cosa hai fatto? Ma che notte hai avuto? Ma cosa ti è successo?

Lo sai che Gesù ti chiama?

“Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura

e guarda verso oriente…”

Rivolgi la tua vita a Cristo!

Senti Cristo che ti dice: «Risorgi! Rialzati! Rimettiti in piedi!»

Perché noi siamo così? C’è un motivo perché noi siamo così. Perché noi siamo tristi? Perché siamo nervosi, già alla mattina presto? Perché siamo tutti, come se il mondo cascasse sulla nostra schiena? Perché? Perché non siamo in grazia di Dio!

Questa è la ragione.

Siccome noi non siamo in pace con Dio, allora noi non siamo in pace con nessuno, non siamo tranquilli.

Se noi fossimo veramente in pace con il Signore, noi affronteremmo mille eserciti di tormenti con nel cuore l’aurora di Cristo! Noi staremmo veramente sull’altura!

Mi sembra fosse Sant’Alberto o San Gregorio Magno che diceva: «Stare sull’altura, vuol dire stare davanti ai nemici di Dio, fare fronte ai potenti che ti minacciano per andare contro Dio e tu metterti tra loro e Dio, vuol dire stare sulla cresta dell’onda a combattere i nemici di Cristo!»

Se non siamo neanche capaci di stare in piedi sulle nostre gambe, come facciamo a combattere i nemici di Dio? Come facciamo a combattere il male, se siamo lì che cerchiamo il compromesso?

Questo vuol dire che siamo chiamati profondamente a una vita che punta alla perfezione, alla santità, non basta il quorum minimo per entrare nella categoria dei “Protetti”, no.

Per entrare nella categoria dei “Celesti”, bisogna cercare la perfezione, bisogna puntare alto, bisogna volare alto, bisogna cercare ciò che veramente è giusto, ciò che veramente è “il meglio”, come dice San Paolo (su questo ci sarebbe un’altra omelia da fare), non il bene ma “il meglio”.

Noi dobbiamo puntare alla santità di Dio! L’ha detto Gesù, non l’ho inventato io!

Non dite: «Oh, che esagerato!», perché se no bestemmiate.

L’ha detto Gesù: «Siate perfetti, come perfetto è il Padre vostro nei cieli!»

O Gesù mente — ma sarebbe una bestemmia — oppure siamo noi che tendiamo verso il basso, perché così non veniamo compromessi nelle nostre pigrizie, nelle nostre furberie, in ciò che ci fa comodo… questa è la questione!

Allora noi cosa facciamo?

Per il consenso della gente, per la stima degli altri, per la paura di quello che poi ci succede, per la vergogna che abbiamo di Cristo, per il nostro quieto vivere, per i compromessi, per il tornaconto, per portare a casa la pelle alla sera, cosa facciamo?

Prendiamo il diadema di gloria dell’Eterno e lo scambiamo per un piatto di lenticchie, come fece il miserabile Esaù, che diede via la sua primogenitura per un piatto di lenticchie.

Tutte le cose che vi ho nominato poc’anzi sono lenticchie, che è un piatto proprio povero povero…

Tu scambi la gloria del Dio Eterno, per un piatto di lenticchie…

Tu scambi la tua dignità, il tuo diadema, te lo fai rapire, pur di conservare la tua vita.

Io vi domando: «Ma che vita è, la vita di un Figlio di Re, che non è più Figlio? Che vita è la vita di un Figlio di Re, che ha perso il suo scettro e il suo manto regale?»

Allora, dato che oggi è il primo sabato del mese, ricordiamoci che la Madonna ha detto di fare la Comunione con l’intenzione di riparare alle offese al Cuore Immacolato di Maria. A Fatima lo ha detto. Ricordiamocelo!

Quindi, chiediamo alla Madonna la grazia di morire, piuttosto che perdere il nostro diadema di gloria dell’Eterno, perché una vita senza gloria è una vita infame!

È una vita senza onore, di colui che ha perso ogni fama, di colui che non è più niente.

Il vero soldato muore con la bandiera in mano, il vero soldato non lascia mai la bandiera, perché, quando cade la bandiera, è persa la guerra.

Quindi cadano mille vite, ma mai la bandiera!

La nostra bandiera è Gesù Cristo, quella non deve cadere mai!

Cadiamo noi, ma non Lui, per causa nostra.

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

 

 

II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)

Prima lettura

Bar 5,1-9 – Dio mostrerà il tuo splendore a ogni creatura.

Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione,
rivèstiti dello splendore della gloria
che ti viene da Dio per sempre.
Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio,
metti sul tuo capo il diadema di gloria dell’Eterno,
perché Dio mostrerà il tuo splendore
a ogni creatura sotto il cielo.
Sarai chiamata da Dio per sempre:
«Pace di giustizia» e «Gloria di pietà».
Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura
e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti,
dal tramonto del sole fino al suo sorgere,
alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio.
Si sono allontanati da te a piedi,
incalzati dai nemici;
ora Dio te li riconduce
in trionfo come sopra un trono regale.
Poiché Dio ha deciso di spianare
ogni alta montagna e le rupi perenni,
di colmare le valli livellando il terreno,
perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio.
Anche le selve e ogni albero odoroso
hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio.
Perché Dio ricondurrà Israele con gioia
alla luce della sua gloria,
con la misericordia e la giustizia
che vengono da lui.

Salmo responsoriale

Sal 125

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

Seconda lettura

Fil 1,4-6.8-11 – Siate integri e irreprensibili per il giorno di Cristo.

Fratelli, sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Canto al Vangelo

Lc 3,4.6

Alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia.

Vangelo

Lc 3,1-6 – Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

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