Noi siamo morti e la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio?

Resurrezione

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia del giorno di Pasqua, domenica 27 marzo 2016.

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Testo della meditazione

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Noi siamo morti e la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio?

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a questo giorno così tanto atteso, dopo i quaranta giorni della Quaresima, duri, intensi, per chi li ha fatti; duri perché sono giorni di grande ascesi, non solo di ascesi che riguarda magari il digiuno del venerdì, ma di ascesi che riguarda la vita di tutti i giorni, perché in Quaresima, come abbiamo detto, in quei quaranta giorni, siamo chiamati a vivere nell’ascesi, nella mortificazione e nella penitenza, per prepararci a questo incontro.

Quindi, capite che, per chi ha vissuto la Quaresima, immerso dentro a questa mortificazione, a questo mortaio nel quale viene pestato il grano, la Pasqua è Pasqua. Si sente che questa penitenza è stata finalizzata a preparare, modellare, scolpire, svuotare, purificare il cuore e la mente, per poter accogliere la pienezza dell’evento pasquale.

Allora, è davvero con gioia e con gratitudine verso Dio che noi oggi celebriamo questa Santa Messa, questo atto di culto sommo qual è l’Eucarestia, attraverso il quale noi offriamo Gesù, e noi con Gesù, a Dio Padre, per dire il nostro “Grazie”, per dire che vogliamo affidarci a Lui per questa opera grandiosa, che è stata la redenzione.

Allora, prendiamo come spunto questo bellissimo brano della Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi, i primi quattro versetti del capitolo 3, nei quali San Paolo ci dà il programma di vita da qui in avanti, che dovrebbe essere la vita di tutti i giorni; questo testo dovrebbe entrare anche lui nell’esame di coscienza quotidiano, che facciamo per verificare la nostra fedeltà a Gesù.

Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo; rivolgete il pensiero alle cose di lassù non a quelle della terra”.

Noi cosa cerchiamo?

Noi cerchiamo le celesti cose, così dice la liturgia dell’Ufficio?

Noi cerchiamo le celesti cose?

Noi bramiamo le cose di lassù?

Perché alle volte sembra che noi cerchiamo tutt’altro, che noi non cerchiamo Gesù.

È difficile vedere qualcuno che tutti i giorni, non qui in chiesa ed un’ora alla settimana, ma tutti i giorni, cerca le cose di lassù, nel suo lavoro, nel suo studio, nel suo essere Sacerdote, nel suo essere religioso, nel suo essere papà, mamma, figlio.

In qualunque stato di vita siamo, qualunque lavoro facciamo, qualunque professione svolgiamo, cerchiamo le cose di lassù?

Siamo interessati all’incontro con Gesù, alle virtù, all’adorazione eucaristica, alla venerazione tenera, profonda, bella, verso la Vergine Maria, a tenere il cuore in grazia?

Questa mattina, alle Lodi, il primo salmo diceva: “La Tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la Tua lode”, ma è vero?

Noi crediamo a queste cose che diciamo?

Che la Sua grazia vale più della mia vita, cioè che io, pur di non perdere la grazia di Dio, sono pronto a perdere la vita?

Santa Teresa d’Avila diceva quando noi preghiamo, dobbiamo pensare a quello che diciamo, a chi lo diciamo e le parole hanno un peso.

Allora, San Paolo ci dice: «Cercate le cose di lassù, non perdetevi nelle sciocchezze!»

Diciamo: «Che cosa mangeremo? Che cosa faremo? Dove andremo? A chi tocca questo e a chi tocca quell’altro? Chi deve fare questo e chi deve fare quell’altro? Ci muoviamo così o ci muoviamo cosà?»

Quanto siamo tristi, nervosi, spenti, perché siamo ingolfati delle cose della terra!

Io dico sempre: «Ma lasciate che la gente faccia quel che vuole! La vogliono verde? Fategliela verde. La vuoi gialla? Falla gialla. La vuoi bianca? Falla bianca. Devo parlare? Parlo. Non devo parlare? Sto zitto. Ma che facciano quello che hanno voglia! Tanto, sapete, noi uomini siamo delle altalene, il giorno prima cantiamo “Osanna al Figlio di David!”, il giorno dopo cantiamo “Crocifiggilo!”, noi siamo fatti così, ragioniamo con la pancia, non ragioniamo con la testa».

A quell’uomo che ha fatto miracoli dalla mattina alla sera, che ha resuscitato, ha sanato, ha mondato, ha purificato, ha liberato dal demonio, non ha mai fatto male a nessuno, noi diciamo: «Crocifiggilo!» …noi siamo fatti così.

Allora, se noi cerchiamo le cose celesti…ma che facciano quel che han voglia!

E ti parlano alle spalle…ma che parlino finché gli si prosciugherà la lingua in bocca!

Ma che dicano tutto quello che hanno voglia! Che vadano a parlare con chi vogliono!

Che si lamentino con chi vogliono! Cosa mi interessa…

San Giovanni Maria Vianney, quando era Curato ad Ars, prese due lettere, le mise davanti ai fedeli così, durante l’omelia, e disse: «Vedete? Qui c’è scritto tutto il male possibile contro di me». Era San Giovanni Maria Vianney, certo, scrivevano male di lui perché era fedele a Gesù, era contro al lavoro alla domenica, era contro la bestemmia…, quindi lì c’era tanta roba scritta dagli empi, dai cani ringhiosi che sbavavano contro di lui. Nell’altra invece c’era scritto tutto il bene possibile su di lui.

Giovanni Maria Vianney, che era un uomo molto chiaro, molto spiccio, disse: «Questa non toglie nulla a ciò che io sono davanti a Dio, questa non aggiunge nulla a ciò che io sono davanti a Dio. Quello che conta è quello che io sono davanti a Dio, gli uomini dicano quel che hanno voglia!»

E noi dobbiamo avere questa libertà interiore, perché il nostro sguardo deve essere in alto, e dobbiamo muoverci con questa grande libertà di coscienza, che è quella libertà che fa dire: «Considera che tu vivi ogni istante alla presenza di Dio».

Zelo zelatus sum pro domino deo exercituum”, il motto di Elia, io ardo di zelo per il Signore, Dio degli eserciti. Punto. Il resto, pula!

Allora, capite, che la vita diventa agile.

È un po’ come quando voi vedete gli stambecchi in montagna, è interessante vedere questa cosa. Voi vedete gli stambecchi e ci sono le rocce, ma questi saltano sulle rocce, che per noi sono dei limiti invalicabili, per noi è una fatica terribile andare da qui a lì sulle rocce. Loro saltano di qui, di là, su, giù, avanti, è uno spettacolo vederli! Le rocce non sono un ostacolo al loro movimento, ma sono un punto di appoggio. Loro, su quelle rocce, ostacolo per i più, fanno un punto di appoggio per saltare ancora più in alto.

Ecco, chi ha lo sguardo alle celesti cose, ha le gambe agili come gli stambecchi.

Rivolgete il pensiero là, non a quelle della terra!

Ecco, sì, chiediamoci durante la giornata, quanto tempo passiamo a pensare a Dio, al Cielo, alla vita eterna, alla nostra anima, e quanto tempo passiamo a pensare alle quisquilie. Se noi dovessimo fermarci oggi a ragionare e a dire: «Tutte le ore che io ho dedicato a pensare alle cose della terra, che cosa hanno cambiato realisticamente nella mia vita di tutti i giorni? Niente, nulla».

Perché tu, al mattino, con la testa, perché devi andare in posta a pagare il bollettino, ti fai i tuoi calcoli, e poi arrivi là e ti trovi la coda di quattro ore e i tuoi calcoli sono saltati. Fai il pensiero di andare dal dottore a prendere la ricetta, arrivi là, e il dottore è chiuso e la ricetta non c’è.

Certo, le cose le dobbiamo fare, ma con un animo diverso!

Capite che è terribile vedere quando noi siamo lì dal dottore che aspettiamo e magari arriva lì una mamma con un bambino piccolo…non ti fanno passare neanche se tu sei in agonia, e poi alla domenica vanno a fare la Comunione…

La scena più bella è fuori dal confessionale…

Ma io dico: «Se vedi un ragazzo, fallo passare! Ma cos’hai da fare tu a casa che hai centoventi anni? Cosa devi fare? La stessa cosa che puoi fare a casa seduta sul divano, la fai in chiesa, preghi, così ti prepari alla morte, e lascialo passare che magari deve andare a scuola, deve andare a studiare, deve fare chissà quante cose, ma lascialo andare! Per andare a casa a far che cosa?»

Invece no: «Tocca me!»

Ma andiamo, impariamo ad avere il cuore più libero, un cuore che entra di più nell’eternità!

Non stiamo lì con l’orologino in mano a misurare i minuti della nostra meschinità!

Poi cosa renderemo al Signore? Cosa mostreremo a Gesù? Cosa daremo al Signore?

Voi, infatti, siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio”.

Speriamo, speriamo, perché non so se vediamo tanti morti al mondo tra di noi…

Nella preghiera della Salve Regina diciamo: “Gementi e piangenti in questa valle di esilio”, ma io di gente piangente e gemente, perché è nella valle di esilio, non ne vedo proprio, vabbè che sono un po’ cieco, ma io non ne vedo.

Di gente che ti viene a dire: «Mamma, Padre, come sto soffrendo (e piange), perché sto aspettando di andare nella Patria eterna», io non ne vedo.

Anzi, siamo tutti ben radicati qui, siamo tutti ben fissati su questa terra, e guai a chi ce la tocca!

Questa cosa l’ha provata, chi è stato fuori dalla patria.

A me è capitato quando ero giovanotto, in prima superiore, quando sono andato a studiare all’estero. Mamma, non vi dico!

Quando sento “terra di esilio” e “patria”, mi rimbombano nel cuore quei giorni. Ero in un college, mi ricordo ancora le mattine passate in attesa prima di entrare in collegio nelle aule a studiare, io mi ricordo che mi sedevo sui gradini della chiesa con questo mio compagno italiano e guardavamo le barche, che erano delle petroliere, che passavano avanti e indietro, perché eravamo sulla Manica. Le guardavamo e dicevamo: «Pensa, un giorno anche a noi capiterà di lasciare questo posto, per tornare in Italia».

Ma io non ne vedo di gente seduta che guarda il Cielo e dice: «Mamma, non ne posso più, non vedo l’ora di andate in Cielo a vedere Dio!»

Ma se non siamo morti al mondo, siamo vivi dove? Per chi?

Se il mondo è la nostra patria, cosa ci interessa di andare in Paradiso?

Infatti, ci confessiamo una volta all’anno, due se va bene, i più santi, la Messa, dipende, e poi diciamo le preghiere che abbiamo voglia noi, e poi facciamo la vita che vogliamo noi, con la nostra testa.

Io sono sempre rimasto colpito dal vedere (ecco un uomo morto al mondo) padre Pio da Pietrelcina, che, fino all’ultimo giorno della sua vita, aveva il padre spirituale.

Quando io leggo queste cose dico: «Ma ti rendi conto? Un altro Cristo in terra, il primo e unico prete stigmatizzato, perché San Francesco di Assisi era diacono, l’unico Prete stigmatizzato della storia, vedeva Gesù, la Madonna, gli Angeli, i Santi, tutti, e questo andava a chiedere i permessi al suo padre spirituale, che era un frate come tutti gli altri, tranquillo, che non aveva nessuna vita mistica, e gli scriveva: “Posso fare questo? Posso fare quello?”»

Il giorno della sua morte, non so se lo sapete, lui ha obbedito, anche quel giorno.

È stata l’unica volta che Padre Pio ha detto al suo Priore: «Non me la sento di uscire a dire la Messa». Se Padre Pio dice così vuol dire che sta morendo, perché non era mai successo, ma lo vedeva chiunque che stava morendo.

Lui diceva: «Non me la sento, mi sento male», e lui gli ha risposto: «No, lei deve uscire perché la gente è qui, è tanta, e la sta aspettando». Lui è uscito ed è morto, nel tornare in sagrestia è morto.

Capite che questo è il livello…per meno non si va…

Non credete a chi vi dice: «Ma sì, vabbè, non esageriamo, non facciamo…»

Capite che i Santi dicono così, il Vangelo dice così, Gesù Cristo dice così!

Noi non possiamo cambiare la storia della salvezza, a nostro uso e consumo.

La Pasqua vuol dire che Gesù ha vinto la morte, che Gesù ha patito, è morto in croce ed è risorto. Adesso tocca a noi.

Gesù è là, che ci dice: «Bene, ora tocca a te. Cosa vuoi fare? Il Triduo Santo lo vuoi fare nella tua vita o no?»

Chiediamo alla Beata Vergine Maria, che oggi anche Lei gioisce di questa Pasqua, la grazia di poter un giorno essere ricevuti in Cielo con il Suo Gesù.

Sia lodato Gesù Cristo!

Sempre sia Lodato!

 

 

Letture del giorno

Prima lettura

At 10,34.37-43
Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

Salmo responsoriale

Sal 117

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

Seconda lettura

Col 3,1-4
Cercate le cose di lassù, dove è Cristo

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

Sequenza

Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

Canto al Vangelo

1Cor 5,7-8

Alleluia, alleluia.
Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato:
facciamo festa nel Signore.
Alleluia.

Vangelo

Gv 20,1-9
Egli doveva risuscitare dai morti.

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

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