Praticare la Giustizia e l’Amore di Dio

Gesù rimprovera

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 14 ottobre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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PRATICARE LA GIUSTIZIA E L’AMORE DI DIO

Eccoci giunti mercoledì 14 ottobre, abbiamo appena ascoltato il Vangelo di oggi tratto dal cap. XII di San Luca, domani celebreremo la solennità di Santa Teresa di Gesù.

In questo giorno vogliamo lasciarci un pò interrogare dal Vangelo che abbiamo ascoltato. Un Vangelo dove Gesù parla in modo così chiaro, limpido, cristallino, assolutamente comprensibile a tutti, e questo è bello, utile, è un modello che dovremmo seguire anche noi.

“Guai a voi”

I dottori della legge si offendono, realmente grande è la loro superbia che invece di vedere la Verità in ciò che viene detto da Gesù, loro guardano la forma, l’espressione, sentono quel “Guai a voi”, sentono l’accusa, ma la domanda è sempre la stessa:

  • Ciò che viene detto è vero o è falso?

Se è vero, basta, dovremmo stare zitti, che sia detto con i violini, che sia detto in un modo più duro non conta, quello che conta è che è vero.

  • Qual è l’oggetto di questa Verità che viene annunciata?

La Giustizia e l’Amore di Dio vengono lasciate da parte, perché ci si concentra sul pagamento della decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, ci si concentra sulle cose da fare, sulla pratica, che è importante ma Gesù dice:

“Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle”

Essere persone giuste in tutto quello che facciamo.

Noi quando diciamo la parola Giustizia, a cosa pensiamo immediatamente? Cosa ci viene in mente?

A noi ci vengono in mente i rapporti tra di noi, interpersonali, ci viene in mente la giustizia nel senso del palazzo di giustizia dove ci sono i giudici, gli avvocati, la giustizia sociale, politica, economica, sanitaria, tutte quelle forme di giustizia che sono però a livello umano. La giustizia è a livello umano, anche, ma innanzitutto per imparare a vivere come uomini giusti tra gli uomini, dobbiamo imparare ad applicare la giustizia innanzitutto a Dio. Dobbiamo essere giusti con Dio.

  • Cosa vuol dire essere giusti con Dio?

Essere giusti con Dio vuol dire:

Dare a Dio la gloria che gli spetta, l’onore che gli si deve, osservare i suoi Comandamenti, amarlo, dargli il tempo, le forze, le energie che gli spettano.

L’amore di Dio ha i suoi Comandamenti.

“Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze.”

Non vuol dire semplicemente essere onorati, salutati, riconosciuti, vuol dire tutti quegli attaccamenti che noi abbiamo nelle nostre comunità, nelle nostre Chiese, attaccamenti ai ruoli:

“Io ho quel banco e devo sempre occupare quel banco. Io ho quel compito e devo sempre fare quel compito. Io mi occupo di piegare le tovaglie, di cantare, di leggere, e una volta che viene dato questo incarico sembra come un matrimonio, è per sempre, guai se qualcuno si avvicina e si pensa anche solo lontanamente di affiancarlo, di farlo fare anche a lui o a lei.”

Questi attaccamenti sono forme di primi posti.

“Questa Chiesa è mia, qui ci vengo io, nessuno deve metterci il suo piede oltre a me, io faccio queste cose”

Sono anche cose buone, però, è quando occupano tutto che non va bene, quando le ricerco come le cose più importanti per me, quando ci sono radicalmente attaccato, in quel caso non va bene e Gesù ci avvisa.

E poi questo caricare gli uomini di pesi insopportabili:

“Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!”

Alle volte si sente questo peso enorme, il vedersi caricato di regole, la legge di Dio non è pesante, la legge di Dio è bella, noi siamo stati pensati per Amare Dio, per seguire il Signore, quindi non è un peso osservare la legge del Signore, non è mai un peso osservarla, perché noi siamo stati pensati apposta per questo.

  • Quando diventa un peso?

Quando sono gli uomini che ci mettono sulle spalle le loro regole, i loro precetti, le loro leggi, i loro costrutti, i loro costumi, le loro prospettive, i loro desideri e allora diventano pesi insopportabili che dobbiamo portare, come se fossimo schiacciati dalle attese degli altri, che possono essere attese umane e religiose.

Viviamo questo giorno non nell’insipienza dei dottori della legge che si offendono, impariamo ad a essere grati quando veniamo incanalati, indirizzati verso la Verità, quando la Verità ci viene mostrata e prepariamoci con tutto il cuore alla festa di Santa Teresa di Gesù.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Mercoledì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

VANGELO (Lc 11,42-46)
Guai a voi, farisei; guai a voi dottori della legge.

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

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