Scroll Top

S. Teresa di Gesù: le Fondazioni, VI parte

Fondazioni 6

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 11 settembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

Scarica il testo della meditazione

S. Teresa di Gesù: le Fondazioni, VI parte

Eccoci giunti a sabato 11 settembre 2021. Oggi ricorre al memoria, la gioiosa ricorrenza della Beata Madre Maria Pierina de Micheli, Apostola del Santo Volto, che in questi anni abbiamo imparato a conoscere e ad approfondire attraverso la medaglia del Volto Santo. Vi invito ad andare a rileggere o riascoltare le tante omelie che sono state fatte su questa Beata e soprattutto su questa bellissima devozione al Volto Santo di Gesù.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo VI di San Luca, versetti 43-49.

Nessuno si può ingannare, nessuno si può illudere. Un albero cattivo, ci dice Gesù, produce frutti cattivi, un albero buono produce frutti buoni, questa è una verità che non può essere minimamente infranta. 

“L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.”

Proviamo a pensare quanto siamo capaci di parlare male delle persone, quanti giudizi cattivi, quante calunnie, quante diffamazioni, quante mormorazioni. Quando io mormoro — che è molto meno di calunniare ma è pur sempre un peccato grave contro la carità — andate a leggere quello che dice San Giovanni Maria Vianney sulla mormorazione e su come bisogna confessarla, c’è un’omelia scritta di San Giovanni Maria Vianney sulla mormorazione, andate a leggere in che modo bisogna confessare la mormorazione, perché noi andiamo a confessare la mormorazione dicendo: “Sono caduto nella mormorazione, ho mormorato.” No. Non si fa così. Mi ha sempre colpito quell’omelia perché c’è un punto nel quale lui quella confessione, fatta così, la definisce sacrilega addirittura, una confessione invalida e sacrilega, per il semplice fatto che io dico che ho commesso il peccato della mormorazione. Lui dice che non basta, devi dire contro chi hai mormorato: tua mamma, tuo padre, un tuo amico, un tuo Superiore, e perché hai mormorato. Vedete, noi non ci pensiamo neanche a queste cose. Contro chi e perché lo hai fatto.

Adesso qualcuno penserà: “Ma allora adesso tutte le confessioni che ho fatto erano sacrileghe e invalide perché non ho detto questa cosa?” No, non lo sapevi, quindi non c’era una cattiva intenzione, però da adesso che lo sappiamo dobbiamo farla bene. 

Questo è un peccato gravissimo, Santa Teresa di Gesù lo definisce “la peste dei conventi”. Noi poi l’ammantiamo con mille falsità:  “No, io lo faccio per confrontarmi, lo faccio perché devo, perché è vero..”

Noi dovremo rendere conto a Dio di ogni parola di male che diciamo sul prossimo, qualunque sia la ragione. Noi dovremo rendere conto a Dio di ogni parola.

La mormorazione è dire il vero negativo dell’altro, quindi ad esempio, ti vedo che stai rubando una caramella e lo dico a tutti: “Ho visto Tizio rubare una caramella”. È vero, perché l’ha rubata, ma è un male perché lo sto spargendo, questa è la mormorazione, e questo comporta sempre la diffamazione. 

Padre Pio era ferocissimo contro la mormorazione, lui scriveva che quando tu mormori, quando parli male di un altro, tu strappi Gesù dal tuo cuore, lo espelli immediatamente dal tuo cuore, e questo comporta sempre una diffamazione, perché tu uccidi la stima, la fama che gli altri anno verso questa persona. 

Poi c’è la calunnia, questo è un peccato assolutamente mortale contro la carità, è un peccato gravissimo, cioè io dico il falso di male che l’altro ha fatto: “Tizio ha rubato una caramella”, e invece stava pregando, per esempio. “Tizio ha detto una bugia” e invece non è vero. 

Oppure esagero un male che c’è ma lo faccio diventare più grande, questa è una calunnia, è un peccato mortale gravissimo per il quale non basta più dire che vado a confessarmi, è più che doveroso riparare questo peccato, andare a dire a coloro con i quali hai calunniato, andare a dire che questa cosa è falsa.

Già vi dissi queste cose.

Il Signore dice:  

“Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?”

Tante preghiere, tante Messe, e poi? E poi tradiamo il Primo Comandamento della carità?

“L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene”

Ma se io sono cattivo, come faccio a tirare fuori il bene dal mio cuore? Ci sono persone che riescono a parlare solo male, a vedere solo il male, brave sono solamente loro, intelligenti e sante sono solamente loro, tutti gli altri sono una massa di dannati, loro sono così e coloro che la pensano come loro.

Vi consiglio assolutamente la lettura del libro di George Orwell, “1984”, leggetelo e meditatelo. Sembra scritto ieri sera, vi sarà di grandissima luce. È una lettura veramente molto pesante, qualcuno mi ha detto: “Padre non ce l’ho fatta, ho letto le prime dieci pagine e ho chiuso il libro”. È una lettura molto pensante ma ve la consiglio. Sarebbe bellissimo fare un ciclo di meditazioni su questo libro, ma credo che l’algoritmo in tre secondi mi censurerebbe.

Non si può pretendere che un uomo cattivo sappia parlare bene, perché Gesù dice:

“La sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.”

Quanto è brutto vedere e sentire cristiani, ancora peggio se sono preti, che dicono le parolacce. Che brutto! Che squallido! Che bisogno c’è? La Madonna lo farebbe? Gesù lo farebbe? Santa Teresa d’Avila, San Giovanni della Croce lo farebbero?

Oppure discorsi impuri, ambigui, con doppio e triplo senso, discorsi volgari, battute volgari.

“La sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.”

Se nel mio cuore ho il bidone dell’umido con dentro i vermi, io quando parlo non posso profumare di rose. 

“Parlami di Gesù”. Ma se non sono capace come posso parlare di Gesù? Se Gesù non lo conosco, non lo frequento, se non ho un’intimità con Gesù, se Gesù non è il mio Sposo, di cosa parliamo? Come faccio a parlare di Gesù?

Guardate che la piena arriva e si va a infrangere su quella casa. Il fiume della vita arriva, il fiume della persecuzione, del pensiero del mondo, arriva. E se noi non mettiamo in pratica e non ascoltiamo le parole di Gesù, noi crolleremo miseramente.

“E la rovina di quella casa fu grande”. Anche i cedri del Libano cadono, dice la Scrittura.

Qualcuno mi disse: “Ma Padre Giorgio come facciamo noi maschi a poter parlare del matrimonio mistico, dell’unione sponsale con Gesù, noi che siamo uomini? Non ci viene molto, ci viene un po’ di imbarazzo, sono cose da donne”.

Guardate, questo a me sembra che rifletta un’immagine assolutamente mondana della vita spirituale. Volesse Dio che tutti, uomini e donne, riuscissimo a vivere il fidanzamento, il matrimonio spirituale con Gesù. Qui non c’entra niente la sessualità, qui c’entra l’unione sponsale dell’anima con il suo Dio, è tutta un’altra cosa.

 

Proseguiamo la nostra meditazione e lettura del testo, le Fondazioni di Santa Teresa di Gesù, siamo al capitolo 5° paragrafo 12.

“12 – Ci sarebbe tanto da dire intorno a questa lotta interiore e agli ostacoli con cui il mondo, il demonio e la nostra sensibilità tentano offuscarci la ragione, che non si finirebbe più.”

C’è una lotta interiore terribile.

 “Ma quale il rimedio? Quello stesso che si usa nel mondo per una contesa molto dubbia: le parti, stanche di questionare, scelgono un giudice e si rimettono nelle sue mani. Ne scelga uno anche l’anima, sia egli il prelato o il confessore, e decida di non più litigare, né di più pensare alla sua causa, per abbandonarsi fiduciosamente alla parola del Signore che dice: «Chi ascolta voi ascolta me».”

Che grande saggezza avere un confessore! Avere un Padre Spirituale! Che grande saggezza. Il giudice che ha l’ultima parola sulla lotta che io ho dentro di me. Espongo tutto, dico tutto quello che sento e penso, i pro e i contro, e poi mi rimetto al giudizio.

“Per abbandonarsi fiduciosamente alla parola del Signore che dice: «Chi ascolta voi ascolta me».”

Quando andate a confessarvi, quando andiamo a confessarci impariamo a pregare lo Spirito Santo prima, per noi e per il nostro confessore. 

Qualcuno potrebbe dire: “Ma io ho avuto delle esperienze brutte”. Perché purtroppo succedono anche queste. “Ho avuto delle esperienze brutte, mi sono fidato della persona sbagliata, e quindi…”

Vedete, come nell’amore non è che siccome ho avuto una brutta esperienza con una ragazza allora tutte sono così. Se io non  seguo questa via di Santa Teresa, non ne vengo fuori, non riuscirò mai a vivere questo stato della perfezione, perché nella mia testa questa lotta interiore diventerà ad un certo punto un’ossessione compulsiva, una malattia, perché il mondo, il demonio, la mia sensibilità faranno di tutto per offuscare la ragione, per farmi confondere il bene col male e il male col bene, per farmi vedere strade parallele ma sbagliate, come dice Santa Teresa nel paragrafo 11:

“Le buone ragioni non bastano, perché la natura e l’amor proprio ne hanno in contrario in sì gran numero che non vi usciremo mai! Spesso ci diviene sciocca anche la cosa più ragionevole, solo per il fatto che, non piacendoci, non ci sentiamo di farla”

Capite quanto è difficile? Ecco perché lei parla dell’obbedienza, ecco perché lei dice che il rimedio è avere un giudice, avere qualcuno che si metta a fare da giudice in tutto quello che mi succede dentro. La vera via per arrivare a questo è l’obbedienza.

“Dimentichi ogni sua volontà”

Queste sono parole difficilissime da vivere!

“Dimentichi ogni sua volontà: sacrificio che il Signore apprezza molto, e molto ragionevolmente, perché con esso lo si costituisce padrone di quel libero arbitrio che Egli stesso ci ha donato.”

Meditiamo queste parole, facciamole diventare preghiera. Santa Teresa qui è veramente super ispirata dallo Spirito Santo.

Dimentichi ogni sua volontà: sacrificio che il Signore apprezza molto, e molto ragionevolmente, perché con esso lo si costituisce padrone di quel libero arbitrio che Egli stesso ci ha donato.

 In questo modo, ora fra le ripugnanze della natura ed ora in preda a mille lotte, causate dal sembrarci che il giudizio (del confessore) portato sulla nostra causa sia insensato, arriveremo, sia pure con pena, ad uniformarci a quello che ci comandano: insomma, con pena o senza, finiremo col sottometterci. In questo il Signore non lascerà d’aiutarci. Anzi, sforzandoci noi di assoggettare per amor suo la nostra ragione e volontà, ci darà modo di divenirne padroni. E fatti padroni di noi stessi, potremo consacrarci a Lui perfettamente, offrendogli una volontà pura affinché l’unisca alla sua.”

Questo che lei scrive ci verrà molto utile quando vi parlerò, tra un po’, di quella questione che vi ho detto essere una questione bollente. Vedrete come verrà utile. 

“E fatti padroni di noi stessi, potremo consacrarci a Lui perfettamente, offrendogli una volontà pura affinché l’unisca alla sua.”

È inutile che parliamo della Divina Volontà, dell’essere tutti di Gesù; “Io sento Gesù, amo Gesù, per me è tutto, io e il mio Gesù”.

Non parliamo di queste cose se prima non siamo padroni di noi stessi, che vuol dire avere un giudice e mettere in pratica tutto quello che vi ho letto fino adesso: uniformarci, assoggettando la nostra volontà — con pena o senza pena — e la nostra ragione a quello che alla fine il giudice ci dirà essere la via migliore (dopo averci ascoltato, ovviamente). Se non faremo questo non potremo mai consacrarci al Signore perfettamente, perché la nostra volontà non sarà mai unita alla Sua. Questa è la mia garanzia che la mia volontà è unita alla Sua: se nonostante tutto e contro tutto io assoggetto la mia ragione e la mia volontà alla Sua, in questo modo concreto.

Ricordate i Santi che dicevano: “Io voglio svegliarmi stanotte per andare a pregare”. E il superiore rispondeva: “No, non ci vai”.

“Io vedo Gesù”

“Allora dirai a Gesù che non lo vuoi più vedere”.

E loro dovevano obbedire, e il Signore era sempre contento. Andate a leggere tutte le esperienze. 

Ad esempio Santa Faustina, ricordate quando la superiora le disse: “Ti proibisco — non sono un computer, perdonatemi non sono pico della Mirandola, vado a memoria, non posso ricordarmi volumi e volumi interi a memoria, li riporto con le mie parole — di parlare con Gesù, e di incontrarlo”. Gesù le appare. Lei gli dice con la morte nel cuore: “Non posso perché la Superiora non vuole” e aggiunge: “Tu lo sapevi che la Superiora non vuole, perché sei venuto qui lo stesso?” Gesù le risponde: “Io sono contento che tu le obbedisca, tu devi obbedire sempre. Io ti sono apparso perché ho voluto metterti alla prova”.

Voleva vedere se lei veramente viveva l’obbedienza.

Pensate che un confessore obbligò Santa Teresa a sputare addosso a Gesù. 

Non ricordo più quale Santo, un Santo che sputò addosso al Signore per obbedienza, e quando lo sputo cadde a terra diventò un fiore. 

Santa Teresa andava in giro con un oggettino a forma di mano che faceva le corna perché aveva ricevuto l’ordine che quando appariva il Signore doveva fargli le corna. E lei dice: “Questa è la cosa che più di tutte mi mortificava dentro.” E Gesù le disse: “Tu fai ben ad obbedire, ma riferisci al tuo Confessore che questa è una tirannia.”

Anche in questo caso il Signore chiede l’obbedienza.

“E fatti padroni di noi stessi, potremo consacrarci a Lui perfettamente, offrendogli una volontà pura affinché l’unisca alla sua.

Lo pregheremo allora di mandar dal cielo il fuoco del suo amore per consumare il sacrificio e spogliarci di quanto in noi gli dispiace. – Da parte nostra non avremo omesso nulla: avremo posto la vittima sull’altare a costo d’innumerevoli sacrifici, ma senza più nulla di terra, almeno per quanto sarà da noi.”

Vedete, per meno non si dà vita spirituale. 

Qui mi permetto una piccolissima nota biografica, mi sembra giusta. A settembre del 2020 fu deciso che io andassi a Roma e io non l’avevo assolutamente chiesto, non ce l’avevo assolutamente in mente, a quasi cinquant’anni non mi veniva in mente di mettermi a fare un Dottorato in Teologia Fondamentale, mi sembrava di aver già studiato abbastanza, una licenza in Teologia Fondamentale mi sembrava già una discreta preparazione. Quando mi è stato detto: “Per te ho pensato questo”, qualcuno delle persone che seguivo mi disse: “Padre, perché non si è opposto, non ha pensato anche a noi? A tutte le persone che lasciava, a tutto il bene che faceva? E noi, adesso?”

Vedete, come potrei oggi parlarvi di queste cose se io quel giorno mi fossi opposto? Certo non è facile, non posso dire che lo sia stato a cinquant’anni prendere e andare a Roma, non è facile. Non è facile dopo vent’anni riaprire i libri e con la testa di un cinquantenne mettersi a fare gli esami, andare all’università e scrivere un Dottorato. Non è facile cambiare città, cambiare cultura, perché lo stile che c’è a Roma non è lo stile che c’è a Milano. Non è facile vivere in uno sradicamento così profondo e radicale e poi soprattutto quando non te lo immagini, quando pensi a tutto tranne che… ma cosa conta veramente? Conta veramente che la nostra volontà, che la nostra libertà, il nostro libero arbitrio, la nostra ragione, facciano di tutto per uniformarsi alla Sua, solo così noi saremo consacrati a Dio. Non c’è un’altra via. Ed è vero quello che dice Santa Teresa:

 “In questo il Signore non lascerà d’aiutarci.”

Vi posso assicurare — non posso entrare nel dettaglio perché è una nota autobiografica ma non posso fare una confessione — vi posso assicurare che è vero che il Signore non lascerà di aiutarci quando siamo nell’obbedienza accettata, seppure tra mille sofferenze, lotte e sacrifici, e quant’altro, anche se ci sembrerà insensato, un dolore enorme — poi io sono figlio unico, quindi immaginatevi cosa può voler dire per un figlio unico lasciare i propri genitori a Milano e andarsene a Roma — nonostante tutto questo, se per grazia di Dio riusciamo a fare quel passo, veramente il Signore non lascerà di aiutarci perché noi potremo sempre dire a Gesù: “Ma io sono qui perché lo hai voluto Tu, e allora adesso mi devi aiutare, mi devi sostenere, mi devi condurre, portare, perché non sono qui per un’altra ragione. Non so neanche perché sono qui, e la mia natura, la mia persona e tutto quello che sono mi spingerebbe a fuggire da qui”.

E questo “qui”, non è solamente per me l’essere a Roma, per te l’essere in quel lavoro, è in generale tutto il fare la volontà di Dio. Pensando ad Abramo è il non fuggire dal sacrificio di Isacco dicendo: “Non ce la faccio, non ci riesco, è troppo pesante”. È vero è pesante, ma per Gesù morire in Croce è tanto leggero?

Però, come dice Santa Teresa:

“Lo pregheremo allora di mandar dal cielo il fuoco del suo amore per consumare il sacrificio e spogliarci di quanto in noi gli dispiace. – Da parte nostra non avremo omesso nulla”

Che bello poter morire e dire: “Gesù non ho risparmiato nulla, non mi sono tenuto nulla, ti ho dato tutto, fino al sangue, fino alle ossa”.

“Avremo posto la vittima sull’altare a costo d’innumerevoli sacrifici, ma senza più nulla di terra, almeno per quanto sarà da noi.”

Voglia Dio che l’ultimo giorno della nostra vita, potessimo ripetere queste parole e poi dire Amen. Dire: Adesso Gesù “consummatum est”, “Tutto è consumato”, ti ho dato tutto. 

Quest’oggi chiediamo proprio al Signore questa grande capacità di rinunciare. Guardate questa cosa che vi ho detto, questa piccola nota autobiografica che vi ho fatto, ve l’ho fatta per una ragione sola: per dirvi che è vero tutto quello che vi ho letto, è possibile. Non sei e non siamo soli a fare questo. Veramente il Signore ci sostiene e tutti siamo chiamati a questo sacrificio. Alle volte dobbiamo fare delle note autobiografiche perché la vita parla di più delle parole. Io ho ancora in mente tutti esempi di vita pratica, della loro esperienza, che i miei professori di teologia mi fecero durante gli studi, li ho ancora in mente, perché le parole passano ma gli esempi rimangono, le testimonianze rimangono e divengono alle volte motivo di conforto, di dire: “Allora anche io, allora è possibile, allora non devo avere così tanta paura. Allora non sono l’unico, non sono solo. Allora non è che a quella persona le cose sono più facili e a me più difficili”.

No, sono difficili per tutti. Tutti facciamo fatica e tutti siamo chiamati a questa rinuncia, a questo olocausto, a questo non omettere nulla, a mettere tutta la vittima sull’altare. Tutti siamo chiamati a questo, il Signore lo chiede a tutti. 

E poi, credetelo, non è un sacrificio che si faccia una volta per sempre, è un sacrificio che dobbiamo rinnovare ogni giorno, perché ogni giorno il Signore ci chiederà un pezzettino di sacrificio in più, poi ti chiederà un grosso sacrificio e un altro giorno te ne chiederà un altro pezzo, perché il Signore vuole consumare tutto con il fuoco dello Spirito Santo e noi dobbiamo lasciarci portare, senza rimpianti, senza musi, senza frigne. “Perché il Signore ama chi dona con gioia” e dobbiamo donare con gioia, perché quello che conta non è fare del bene, ve l’ho già detto tante volte, quello che conta è fare la volontà di Dio, che è diversa dal fare del bene, perché è molto di più. E se fare del bene non sta nella volontà di Dio per me oggi, non serve a niente, non è quella la via. Io devo fare quel bene che la volontà di Dio ha pensato per me oggi. Questa è la strada. 

Preghiamo quest’oggi per tutti noi, ognuno preghi per qualcuno, perché il Signore ci aiuti a fare sempre e solamente la Sua Santa volontà.

Domani è domenica ma è anche la festa del Santissimo Nome di Maria. Prepariamoci a questo giorno, prepariamoci bene a questa festa, nel Nome di Maria, domani ne parleremo.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

VANGELO (Lc 6, 43-49)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.
L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?
Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».

Post Correlati