Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, VI parte

Novissimi: il Purgatorio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 9 dicembre 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beato don Giacomo Alberione: i Novissimi, il Purgatorio, VI parte

Eccoci giunti a giovedì 9 dicembre 2021.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XI di San Matteo, versetti 11-15. 

“Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono”

Come stiamo vedendo, come abbiamo visto commentando il libro su “I Novissimi” del Beato don Alberione, ci vuole violenza verso noi stessi, la violenza che in questo caso è mortificazione, penitenza, sacrificio. Violenza contro chi? È violenza contro quella parte corrotta, quella parte di noi non innamorata di Dio, è violenza contro tutto ciò che in noi ci vorrebbe separare dal nostro Creatore, tutto ciò che ci vorrebbe spingere a non obbedire alla Sua Voce, a non obbedire alla Sua chiamata, al Suo invito, a non fidarci di Lui, a non obbedire alla Sua legge. Ci vuole violenza perché quando tutto di noi vorrebbe andare da una parte, ecco che la fedeltà a Dio ci spinge a dover tirare le redini e a dover andare da un’altra parte.

Santa Teresa scriveva che non si può entrare in Cielo in carrozza, è la stessa cosa.

 

Vediamo questo 3° paragrafo del testo “I Novissimi”, stiamo affrontando il tema del Purgatorio:

3. Il fuoco

“Fra le pene positive del purgatorio, una delle più dolorose è il fuoco. Fuoco materiale che brucia quelle anime senza consumarle, ma per purificarle; fuoco che agisce sopra quelle anime al modo con cui il nostro corpo, anche sulla terra, agisce sopra l’anima. I dolori del corpo, le tristezze del cuore pesano anche sullo spirito; segno di quella relazione intima che vi è tra il corpo e l’anima, ed indice dei riflessi penosi che sopra l’anima ha l’ardore del fuoco del Purgatorio. Il fuoco del Purgatorio è acceso dalla giustizia di Dio. Non è il fuoco della terra. S. Agostino e S. Tommaso ci dicono che è il medesimo fuoco dell’inferno quello che vi è in Purgatorio”

Capite, è lo stesso.

“Con la differenza che il fuoco dell’inferno è vendicatore ed eterno; il fuoco del Purgatorio è purificatore e temporaneo. Immaginiamoci quel carcere di fuoco, dove quelle anime ardono, bruciano, notte e giorno, aspettando rassegnate, ma penanti, l’ora della liberazione. Noi non potremmo soffrire una mano messa sopra una stufa ardente od un braciere acceso; non possiamo neppur soffrire di tenere il dito sopra una fiammella. Che cosa sarà dunque lo stare in Purgatorio?

– Sono in purgatorio! – diceva quell’anima apparsa dopo morte. – E per lasciarti un saggio di quel che si soffre là dentro, stendi la mano. – La consorella stese la mano, ed essa le lasciò cadere una goccia del suo sudore infuocato. Quella goccia bastò a bruciare la mano ed a farvi un buco nelle carni, con grande spasimo. Il nostro cuore è spesso insensibile. In Purgatorio si trovano amici che gridano: «Pietà, pietà di me, almeno voi miei amici». E noi ce ne stiamo indifferenti, ridiamo, scherziamo, ci divaghiamo… Forse nel purgatorio vi è la mia madre, forse mio padre, forse si trovano colà per cagion mia, troppo indulgenti per le mie debolezze! Tu dici che hai un cuore e non ti ricordi di loro, neppur il primo martedì del mese”.

Dice così perché nella famiglia Paolina è tradizione che il primo martedì di ogni mese sia dedicato alla preghiera di suffragio per i defunti.

 “Neppure una volta la settimana, o una volta al mese, una volta al giorno? Là dentro si trovano certamente dei fratelli, delle sorelle in Cristo; anime per cui Egli ha dato il sangue e la vita. Almeno quando vai a riposo alla sera, pensa: Io me ne passerò la notte qui al comodo, godendo il riposo meritato in una giornata di fatiche, ma quelle anime sono sopra un letto di fuoco. Non è solamente la graticola rovente di San Lorenzo martire! Ma qualche cosa di intensamente più acceso. Prima di prendere riposo, mandiamo loro un saluto, un “Requiem æternam”. Abbiamo bisogno di diventare più sensibili. I cuori insensibili lasceranno dietro di sé gente insensibile. Quante volte ho notato questo: delle persone andare ai funerali di amici col cappello in capo, chiacchierando, guardando a destra e a sinistra, indifferenti. Ma ho poi veduto che queste stesse persone a loro volta, quando venivano, dopo il loro decesso, portate al camposanto, erano trattate così. Anche ai loro funerali si rideva, si parlava del più e del meno, si commentava, e quasi si scherzava.”

Succedono queste cose, le ho viste anche io, veramente tristissime: si va al funerale per fare numero, forse, perché si deve, ma quanti pregano veramente per quel defunto?

 “La misura che noi usiamo agli altri, sarà usata anche per noi. È legge evangelica. Dunque abbiamo una buona misura; usiamo agli altri una misura più caritatevole che sia possibile. Procuriamo che la misura sia quella del Cuore di Gesù, infinitamente misericordioso. Facciamo nostri i desideri che ha Gesù di vedere quelle anime al più presto con sé e al più presto abbracciarle in cielo.”

Dobbiamo proprio imparare ad essere più attenti e più sensibili alle anime del Purgatorio.

Adesso vediamo quali sono i doveri verso le anime del Purgatorio, capitolo 12°.

XII. DOVERI VERSO LE ANIME DEL PURGATORIO 

  1. Il dovere di soccorrere quelle anime

“Abbiamo noi il dovere di soccorrere le anime che sono in purgatorio? Di aprire loro le porte del Paradiso? Certamente: qualche volta anzi vi è dovere di giustizia, dovere che si verifica in tre casi specialmente: 

  1. Quando noi abbiamo avuto delle responsabilità verso quelle anime. Nelle intenzioni comprendo questa: le anime che sono passate all’eternità e per cui avevo dei doveri come Maestro, o come Sacerdote, o come compagno, o come confessore. Stiamo col capo chino e picchiandoci il petto per non avere adempiuto colle preghiere, coll’esempio, colla parola, con l’esortazione, con la custodia, con le correzioni tutti i nostri doveri verso di esse! Tutti quei figliuoli che ho assistiti morenti, specialmente nei primi tempi di sacerdozio, mi sono tutti presenti sull’altare al mattino. Quando si tratta di persone che si sono avvicinate colla comunione dei meriti di Gesù Cristo, come si potrebbero dimenticare? Chi sa se non soffrano esse per le mie negligenze?!”

Quindi, il primo punto è chiedermi se io ho delle responsabilità verso persone che conoscevo e che sono morte, come io mi sono relazionato a loro, soprattutto in relazione alla loro morte. Le ho aiutate a prepararsi e a morire bene, ho procurato un Sacerdote, ho pregato con loro? Oppure sono andato al loro capezzale chiacchierando, ridendo e scherzando, guardando la tv?

  1. Vi possono essere, nel purgatorio, delle anime da noi scandalizzate e rese fredde col cattivo esempio, con la nostra tiepidezza ed indifferenza. E se esse ora penassero per causa nostra, dovere di giustizia richiede che noi rendiamo quello che loro abbiamo ritardato: cioè la vista, la visione beatifica di Dio. 

 Chissà se con il nostro esempio abbiamo scandalizzato, se col nostro esempio, o con le nostre parole, abbiamo allontanato da Dio qualcuno, se abbiamo raffreddato nell’amore di Dio qualcuno. Guardate che sono cose che accadono molto più frequentemente di quello che crediamo. Se noi abbiamo condotto su vie immorali qualcuno con il nostro parlare, se noi abbiamo sedotto al male, convinto al male qualcuno, se abbiamo insegnato cose sbagliate, idee sbagliate, pratiche sbagliate, se abbiamo banalizzato i peccati.

  1. Verso i nostri benefattori materiali e benefattori spirituali. Continuamente noi sentiamo che sono passate all’eternità persone che hanno beneficato questo nostro Istituto. Abbiamo mangiato il pane che esse ci hanno procurato. Più di tutto sentiamo che sono passate all’eternità: nostri maestri, confessori, predicatori, parroci, insegnanti delle scuole elementari, benefattori spirituali. Abbiamo udita la S. Messa di quel Sacerdote, abbiamo ricevuta l’assoluzione di quel confessore, abbiamo avuta la spiegazione e l’assistenza nella scuola. Restituiamo quello che abbiamo ricevuto: beneficio si ripaga con beneficio. Quelle anime non possono più aiutare se stesse e stendono la mano a noi. Spesso vi è il dovere di pietà: pietà filiale. Forse il padre, forse la madre, forse gli zii, i fratelli, forse i nonni, certamente degli antenati sono passati all’eternità! Abbiamo affetto per il nostro stesso sangue! E non è da temere che qualcuno, forse anche per troppa tenerezza verso di noi, abbia un poco disgustato il Signore?”

Magari per causa nostra, per un certo buonismo, per un errato buonismo.

“E in ogni caso non vi è sempre da pensare che siamo tenuti ad amare chi tanto ci ha amato? Se da essi ci venne data la vita naturale, diamo ora ad essi la vita eterna con le nostre preghiere.”

Ecco che si colloca qua il far celebrare le Sante Messe per i nostri defunti.

 “Dovere di pietà, perché abbiamo promesso per il vincolo di amicizia. Le promesse sul letto di morte sono fra le più sacre.”

Non dimentichiamolo mai. Se promettiamo qualcosa a qualcuno che sta per morire, non dimentichiamoci che quella promessa è una fra le più sacre che ci sia. Quindi stiamo attenti quando promettiamo qualcosa a un morente.

 “Dovere di carità verso Iddio. Questo nostro Gesù ha dato il suo sangue per le anime, e con che cuore le ama e con quale desiderio le aspetta in Paradiso! Il Signore ha sete di quelle anime, e noi possiamo estinguere quella sete divina coi nostri suffragi. Carità verso il prossimo ancora: perché quando il nostro fratello soffre e noi possiamo soccorrerlo senza fatica, allora veramente si verifica il dovere di fare elemosina. Quanto più dobbiamo adunque fare carità di indulgenze, di preghiere e di Messe per le Anime del purgatorio. Dovere di carità verso noi stessi. Pensiamo: forse, presto, avrò io stesso bisogno della stessa misericordia! Chi può essere sicuro di pagare a Dio tutti i debiti su questa terra e di uscire da questa vita pienamente purificato? Ci si userà la misericordia che abbiamo usata agli altri. Beati i misericordiosi, poiché essi troveranno misericordia. Né questo per l’altra vita soltanto, ma anche su questa terra; chi prega per le Anime del Purgatorio ottiene più facilmente di liberarsi dai peccati veniali, più facilmente soddisfa per i peccati suoi, acquista delicatezza di coscienza, ottiene molte grazie. Diceva un buon contadino: Nelle mie necessità, e quando mi trovo in maggiori affanni, ricorro sempre alle Anime del Purgatorio; quelle Anime essendo anch’esse fra pene, a nostro modo di vedere, sentono più facilmente i nostri bisogni e ne hanno pietà. Quando noi le soccorriamo, esse sono piene di riconoscenza e tutte intente a pregare per noi, perché esse sono sante; quando poi entreranno in cielo, non cesseranno di raccomandarci a Dio, finché non vedano già in Paradiso anche le anime nostre.”

Bene, allora impariamo a pregare per le anime del Purgatorio e sentire la responsabilità che abbiamo verso tutte le persone che abbiamo conosciuto e che sono decedute.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen. 

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. Amen. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

VANGELO (Mt 11, 11-15)

In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».

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