“Condotta per passare santamente la Quaresima”, del p. Avrillon. Parte 34

“Condotta per passare santamente la Quaresima” - p. Avrillon

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 3 aprile 2022 – V domenica di Quaresima

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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“Condotta per passare santamente la Quaresima”, del p. Avrillon. Parte 34

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

 

Eccoci giunti a domenica 3 aprile 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo VIII di San Giovanni, versetti 1-11.

Continuiamo la lettura del nostro testo di Padre Avrillon, oggi è “Giorno di attenzione”.

Domenica di Passione – Giorno di attenzione

“Mettetevi oggi in un profondo raccoglimento; allontanatevi con sollecitudine da tutto ciò che potrebbe distrarvi ed esservi causa di dissipazione, per ascoltare con una rispettosa attenzione tutto ciò che Dio dirà al vostro cuore. Per poco che parli il mondo, o che voi parliate al mondo senza necessità, non potete intendere la voce di Dio, la cui divina parola non può giungere sino al cuore, se non nella quiete e nel silenzio. Entrate nello spirito della Chiesa, e siccome essa entra in quest’oggi nei sentimenti della passione del suo sposo celeste, e per starvi con maggiore attenzione fa cessare i suoi cantici di gioia, ai quali sostituisce inni lugubri, che esprimono il suo dolore e la sua tristezza, così voi statevi raccolto, leggete, meditate e non lasciate cader a terra alcuna delle parole di Gesù, poiché son parole di vita”.

Oggi è l’ultima domenica di Quaresima, è la Domenica di Passione; la prossima domenica ci sarà la Domenica delle Palme e poi entreremo nella Settimana Santa.

Padre Avrillon ci dice: “Raccoglietevi attorno al Signore, state in un profondo atteggiamento di raccoglimento, di silenzio, di preghiera, evitate la dissipazione, ascoltate quello che Dio vuole dire al vostro cuore. Per poco che parli il mondo o che voi parliate al mondo senza necessità, non potete intendere la voce di Dio”.

Noi quante parole diciamo senza necessità?

Adesso vi dico un fatto, a motivo del quale non pochi si offendono.

Quando qualcuno mi chiama, per esempio, e mi dice: «Padre, devo chiederle una cosa», e poi comincia un discorso che parte da Adamo ed Eva, io, ad un certo punto, dopo pochissimo, dico: «Mi perdoni, qual è la domanda?»

«No, perché lei deve capire…»

E io: «No, no. Qual è la domanda?»

Il che vuol dire: se io un concetto lo posso dire con cinquanta parole, perché ne devo usare cinquemila? Se non c’è necessità, perché devo parlare più del necessario? Chi vive dentro a questa logorrea (perché non c’è solamente la logorrea verbosa del parlare, c’è anche la logorrea del pensiero, la logorrea dei sentimenti), chi vive dentro a questa prolissità infinita, come fa ad intendere la voce di Dio?

Se la cosa che tu vuoi dire la puoi dire con poche parole, comincia a dirla con poche parole, poi, se l’interlocutore non capisce, te lo chiederà lui.

E noi ci offendiamo, capite? Ci offendiamo, perché ci sembra di non venire ascoltati, ma noi non siamo ascoltati a furia di parole. Non è che, più moltiplico le parole, più vengo ascoltato, anzi, è tutto il contrario.

Quando devi dire un concetto, usa le parole necessarie, essenziali a quel concetto, per il resto: zitto. Quando si parla senza necessità, non si può intendere la voce di Dio, punto. La voce di Dio, per giungere al cuore, ha bisogno di quiete e di silenzio.

Allora entriamo in questo tempo, dove tutto inizia proprio sempre di più a spegnersi: i canti, le musiche, i colori, i fiori, tutto.

Si arriva ad un grande essenziale, così da poter cogliere le Parole di Gesù.

Adesso vediamo la meditazione del Vangelo.

Meditazione sull’attenzione alla divina parola tratta dal Vangelo

“Gesù disse ai giudei e ai principi de’sacerdoti: Colui ch’è di Dio, ascolta la parola di Dio, e voi non l’ascoltate, perché non siete di Dio. Queste parole pronunziate in presenza di molte persone, e dalla bocca di un Dio, son capaci di spaventare i più intrepidi libertini che abbiano ancora un poco di religione; di risvegliare l’attenzione dei più tiepidi sulla divina parola, o d’impegnare i giusti ad esaminare seriamente all’uso che fanno di questa parola sì santa e sì formidabile. Gesù Cristo aveva già molte volte predicato al popolo e ai principi de’ sacerdoti; e questi invece di profittarne, ne aveano preso motivo di invidia e di odio contro di lui; e ciò fu cagione della loro riprovazione, per cui questo Salvatore fulminò loro la terribil sentenza con queste parole (terribili): voi non siete di Dio, voi non appartenete a Dio, perché non ascoltate la sua parola”.

Capite?

Attenti adesso…

“Non appartenere a Dio vuol dire non esser più del suo ovile, non più partecipare del suo spirito, della sua grazia, né del suo regno; in una parola appartenere al demonio”.

Io non so se noi ci rendiamo conto veramente della gravità di tutto questo, della serietà. Non so se ci rendiamo conto che la nostra vita può effettivamente essere dentro a questa tragica situazione.

Voi non siete di Dio, voi non appartenete a Dio, perché non ascoltate la Sua Parola. Voi non fate più parte del Suo ovile, non partecipate più del Suo Spirito, della Sua Grazia, del Suo Regno”.

Perché? Perché appartenete al demonio.

Chiediamocelo ogni tanto, noi che ci sentiamo tutti pieni di Spirito Santo, pieni di chissà quali voci interiori, pieni di chissà quali esperienze mistiche, chiediamocelo!

“Qual premura avete voi avuta sinora di ascoltare la sua divina parola? Quante volte avete preferito ad essa il vostro riposo, le vostre vane ed inutili occupazioni e i vostri passatempi? Come, e con quale disposizione l’avete ascoltata? L’avete voi cercata, stimata e rispettata come ella merita? E qual frutto n’avete voi cavato? Eccovi l’oggetto d’un serio esame”.

Che rapporto io ho con la Parola di Dio? Che rapporto ho?

Le vostre vane e inutili occupazioni e i vostri passatempi”…

Sicuramente ognuno di noi ritiene i suoi passatempi più che giusti e doverosi, ognuno ha i suoi, ma alle volte succede che questi passatempi diventano più importanti di Dio.

“Avete voi bene inteso che la parola di Dio è la prima di tutte le grazie; ch’ella è il fondamento della religione; e che la fede è ad essa debitrice della sua nascita e del suo accrescimento? Lo Spirito Santo ce l’insegna, quando dice che la fede s’introduce per l’udito, che riceve la parola di Dio: voi non potete per conseguenza dispensarvene, poiché sebbene le creature v’insegnino che vi è un Dio, esse non v’insegnano mai la maniera di servirlo. Quando Dio non ha voluto parlare agli uomini, o ch’essi non hanno voluto ascoltarlo quando parlava, son caduti in orribili errori adorando la creatura invece del creatore. Fa d’uopo dunque che Dio parli; ma bisogna ancora che l’uomo l’ascolti con attenzione, altrimenti ei non è di Dio, né appartiene a Dio. Ohimè! A chi egli dunque apparterrà?”

Se penso a tutto il tempo buttato (perché ci vuole tempo), quando ricevo i vari messaggini, i post, i video, i link e non so quant’altro… Quanto tempo buttato via (per che cosa?), invece di dedicarsi allo studio e alla meditazione della Parola di Dio!

Se non apparteniamo a Dio, a chi apparteniamo?”, dice Padre Avrillon. Se non ci mettiamo ad ascoltare Dio (e quindi poi Dio non ci parla), noi finiremo per adorare la creatura al posto del Creatore.

“Dio ci parla, e moltiplica la sua divina parola per facilitare la nostra attenzione. Egli si serve di una parola pronunziata, parola scritta, parola inspirata, i giudei hanno inteso il suono articolato della sua voce, alla quale sostituisce ora quella de’banditori del Vangelo. Gli Apostoli ed Evangelisti, i Padri e i Santi hanno scritto, e i loro scritti c’insegnano la volontà di Dio e i nostri doveri. Finalmente ci manda spesso le sue divine inspirazioni, che c’istruiscono e ci stimolano al bene. Eccovi le tre voci di Dio, alle quali egli c’impegna di stare attenti, se vogliamo appartenere a lui”.

Quindi, vedete, gli Apostoli, gli Evangelisti, i Padri e i Santi, sono le tre voci con le quali Dio ci raggiunge.

“In verità, in verità vi dico che chiunque osserva la mia parola non mai morirà. Osservate che il Salvatore, con questo oracolo sì vantaggioso, ci vuol far intendere che la sua divina parola non richiede solamente le nostre orecchie corporali per ascoltarla, ma richiede di conservarla, cioè a dire di metterla in pratica. Ed osservate ancora che tra i cristiani vi sono di quelli che la trascurano, o ricusano di ascoltarla, e questi sono i libertini e i riprovati; vi sono di quelli che l’ascoltano e non ne sono commossi; altri che l’ascoltano e ne sono penetrati, ma non ne profittano; altri finalmente che l’ascoltano, ne son commossi, ne profittano, ma non perseverano nella pratica del bene ch’ella fa loro gustare. Prendete qui il vostro posto. Se voi foste, per disgrazia, del numero di quelli che non vogliono ascoltarla, sarebbero a voi indirizzate quelle parole fulminanti di Gesù: Voi non appartenete a Dio, perché non ascoltate la sua parola; e ordinerebbe a’suoi predicatori di allontanarsi da voi, scuotendo la polvere de’ loro piedi in segno di maledizione”.

Perché si parla a chi non vuole ascoltare? Perché si parla? Tempo buttato via, no?

“Siete voi di quelli che l’ascoltano senza esserne commossi? Quest’è un segno evidente della durezza del vostro cuore, o che vi è in esso qualche forte attacco, che occupa tutta la sua sensibilità; che voi non operate più collo spirito della fede; che l’anima vostra è priva dei sentimenti di religione e di pietà; che voi venite ad ascoltare questa divina parola senza preparazione, non come parola di Dio; ma come parola d’un uomo”.

Quindi, capite che, se io vado in chiesa e non mi preparo alla Messa, prima di andare in chiesa chiacchiero, parlo, sto al telefono, ascolto la musica, il telegiornale, la TV, faccio di qua e faccio di là, è chiaro che poi arrivo in chiesa che sono super distratto… come faccio ad ascoltare la Parola di Dio?

“Siete voi del numero di quelli che l’ascoltano, ne son penetrati, ma non ne profittano? Voi rinunziate con questa vergognosa condotta a quella vantaggiosa promessa che Gesù fa oggi a quelli che conservano la sua parola, cioè che non morranno mai, il che s’intende della morte spirituale e della morte eterna; e voi dovrete render conto a Dio di questa parola o pronunziata, o scritta, o inspirata che ricevete invano, com’anche della disposizione con cui l’avete ricevuta e de’ lumi che Dio vi avea dati per facilitarvene la pratica colle buone opere che questa divina parola v’inspirava”.

Certo, se io ascolto e poi non ci sono frutti di conversione, perché ascolto? Vado a Messa, ascolto più o meno l’omelia, poi prendo, vado a casa, e tutto è come prima… e allora?

“Siete voi finalmente del numero di quei che ne sono commossi, che ne profittano, ma non perseverano? Sbandite da voi questa vostra leggerezza, questa vostra incostanza. Pensate che Gesù non dà la corona se non a quelli che perseverano; e quei, cui in quest’oggi preserva dalla morte, non son quelli che l’ascoltano; ma quelli che la conservano e la fanno fruttificare sino alla morte. Siate generoso, non vi contentate d’un solo sforzo, siate costanti nella fatica, camminate senza stancarvi: questa divina parola vi darà forza, se l’amate”.

Se l’amate… Se la ami, ti dà la forza, se no, no.

“Siate con Dio in tutti i momenti, affinché egli sia con voi nel tempo e nell’eternità”.

Quindi, ascoltarla, fare anche frutto, ma poi non essere costante, non serve a niente! Non serve a niente… Se, ad esempio, ho imparato che è importante essere fedele ai miei tempi di preghiera, devo essere fedele ai miei tempi di preghiera, punto.

Se è importante essere fedeli alla Confessione, devo essere fedele alla Confessione; se è importante fare l’esame di coscienza, farò l’esame di coscienza, e avanti…

Se ho imparato che è importante essere una persona di carità, non rispondere male, essere disponibile, vivere nel silenzio, avanti con costanza e perseveranza!

Preghiera:

“Siccome voglio esser tutto vostro, o mio Dio, e voglio evitare questa morte che uccide l’anima per sempre, perciò voglio da ora innanzi che la vostra divina parola sia la mia delizia, e meritar così la vita della grazia e la vita della gloria che oggi mi promettete. Simile al Profeta ascolterò attentamente ciò che il mio Signore e mio Dio mi dirà e col suo spirito e colla voce de’suoi ministri. Subito che le mie orecchie ascolteranno la vostra divina parola, io imprimerò tutti i suoi sentimenti nella mia memoria, per non dimenticarli mai più; il mio spirito vi si applicherà e ne farà l’oggetto delle sue più serie riflessioni; il mio cuore l’amerà come il suo più prezioso tesoro; praticherò quanto m’insegnate con fedeltà e perseveranza; io l’obbedirò senza resistenza e senza indugio. Sì, o Signore, io voglio metterla in pratica a qualunque costo…”

A qualunque costo!

Qualunque costo ci sia, noi dobbiamo metterla in pratica.

“…e per grave che sia il combattimento a cui mi esponiate, qualunque siasi la fortificazione che mi ordiniate, qualunque l’umiliazione, il distacco e la fatica che m’imponiate; e quando avrò ubbidito alla vostra voce e battute fedelmente le strade che la vostra divina parola m’avrà indicate, avrò la consolazione di dirvi con confidenza, come il Profeta: Signore, ho camminato per le strade più difficili per obbedire alle parole, che sono uscite dalle vostre labbra”.

Domani, lunedì di Passione, è il “Giorno di fervore”.

Prepariamoci…

 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

VANGELO (Gv 8, 1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

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