Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: Antonietta Meo “Nennolina” pt.4 – I bambini eucaristici pt. 14
Sabato 13 luglio 2024
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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VANGELO (Mt 10, 24-33)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia!
Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a sabato 13 luglio 2024.
Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal decimo capitolo del Vangelo di san Matteo, versetti 24-33.
Proseguiamo la nostra lettura dei bambini eucaristici; siamo arrivati a Nennolina. Oggi leggiamo un estratto da uno studio lungo e attento di padre Luigi Borriello, sacerdote carmelitano, professore al Teresianum e dottore in teologia spirituale e in pedagogia con specializzazione in filosofia. Lui è l’autore, la fonte è: “Dizionario di Mistica”. Leggiamo cosa scrive:
Nel dicembre del ’38, il padre vuole che la gambina amputata e sepolta al Verano venga ricongiunta alla salma: dopo trentuno mesi dall’amputazione e sedici dalla morte di Antonietta, l’arto viene trovato completamente intatto. Richiuso in una cassettina è posto accanto alla cassa con il corpo – molto interessante, questa cosa… –. Questo fenomeno, insieme a visioni ed estasi accertate, nonché alla predizione precisa della morte – «In clinica resterò dieci giorni meno qualcosa» – fanno pensare ad un intervento straordinario di Dio nella vita di questa bimba, che rappresenta una vera e propria tipologia di esperienza mistica. Infatti, il 16 ottobre del ’36 Antonietta afferma: «Vedo la Madonna non il quadro» e nel gennaio del ’37: «Io delle volte vedo Gesù» – soggiunge la mamma: «E come lo vedi?» – Antonietta: «In croce». Nel marzo del ’37: «Ieri ho visto Gesù risorto». Poi Gesù non si fa più vedere e Antonietta scrive: «Caro Gesù io desidero tanto di vederti e vorrei che tutti potessero vederti allora sì che ti vorrebbero più bene» (9.4.’37). Il 2 luglio del ’37, dopo l’ultima Comunione, confida alla mamma: «L’ho veduto questa mattina quando ho fatto la Comunione». Un giorno del maggio ’37, mentre detta una delle sue letterine, Antonietta si ferma come per incanto; la mamma la scuote e quando la piccola rientra in sé dice: «Sai ho visto Gesù nell’angolo della stanza».
Il 2 ottobre 1942, il Centro Nazionale della Gioventù Femminile dell’Azione Cattolica Italiana si costituisce promotore della causa di beatificazione. Dopo che l’eroicità delle virtù viene accertata dal processo diocesano di beatificazione, nel 1981 la causa passa a Roma. Ci sono pervenute 158 Letterine, di cui sette autografe, ma molte altre, e non si sa quante, sono andate perdute perché non si dava importanza alla cosa. Sono fatte di pensieri staccati e spesso sgrammaticati come quelli dei bambini. Eppure dietro queste parole così semplici che rivelano un dialogo d’amore con le divine Persone, dietro l’incerta grammatica e il dettato spoglio ed elementare, s’intravede, come in filigrana, l’intensità di un amore che è conoscenza esperienziale e che fa, quindi, pensare subito alle parole di Gesù: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Padre Garrigou Lagrange così si è espresso circa l’esperienza mistica di Antonietta: «Lo studio che ho fatto della vita di questa fanciulla eroica mi ha condotto alle stesse conclusioni del Rev.mo P. Gemelli e del Rev.mo P. Pierotti». L’esperienza interiore che si può evincere dai pochi scritti di Antonietta ne evidenzia alcuni tratti caratteristici:
1. La consapevolezza della figliolanza divina: «Caro Dio Padre dì a Gesù che sono molto contenta di riceverlo e digli anche che quando scriverò a lui lo sentirà in tutte le letterine che lo desidero» (21.11.’36); «Caro Dio Padre sono molto contenta che domani devo confessarmi per la prima volta e tu perdonami caro Dio Padre sono molto contenta e ti ringrazio » (28.11.’36); « Caro Dio Padre che bel nome Padre: lo voglio nominare con tanto rispetto; vedo che quando lo nomino non lo nomino con tanto rispetto come si dovrebbe nominare. Caro Dio Padre io ti chiedo perdono di tutti questi peccati che ho fatto» (4.2.’37); «Caro Dio Padre mi ha detto la mamma che domani si riunisce della gente che si vogliono chiamare senza Dio: che brutto nome! Dio c’è anche per quelli che non lo vogliono; tu falli convertire e mandagli la tua grazia»; «Caro Gesù io domani farò la Comunione in riparazione di tutti i peccati di questi uomini che si vogliono chiamare senza Dio» (6.2.’37).
Al di là della mistica, che è un dono che viene fatto solo ad alcuni, qui c’è questa bellissima consapevolezza, questa preghiera verso Dio Padre; questo rifarsi a Dio Padre costantemente. È molto bello, quando dice: «lo voglio nominare con tanto rispetto; vedo che, quando lo nomino, non lo nomino con tanto rispetto come si dovrebbe nominare» . Forse anche noi non nominiamo il nome di Dio Padre con il rispetto che si dovrebbe. Quando diciamo: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, spesse volte, siamo un po’ distratti, e così diciamo “Dio Padre”, ma poi, di fatto, non abbiamo proprio tutta questa grande devozione.
2. L’unione con Gesù: «Caro Gesù oggi ho preso lodevole e spero di prenderne molti perché voglio diventare la prima della classe per far piacere a te e per far piacere anche alla Madonnina. Vorrei far piacere anche alla maestra che le voglio bene però più bene lo voglio a te» (23.10.’36); «Caro Gesù lo so che hai sofferto tanto sulla croce ma io sarò buona per farti sentire meno dolore» (29.10.’36); «Caro Gesù… io voglio essere la tua lampada non starò sempre con la persona vicino a te ma col pensiero e penserò sempre sempre a te» (6.12.’36); «Carissimo Gesù Eucaristia saluti carezze caro Gesù e baci. Non vedo l’ora di riceverti nel mio cuore per amarti di più» (23.12.’36); «Caro Gesù domani quando sarai nel mio cuore fai conto che la mia anima fosse una mela. E come nella mela ci stanno i semi dentro alla mia anima fai che ci sia un armadietto e come sotto alla buccia nera dei semi ci sta dentro il seme bianco così fa che dentro all’armadietto ci sia la tua grazia che sarebbe come il seme bianco » (10.2.’37) e alla mamma che le chiedeva se la maestra le avesse fatto vedere una mela per spiegarlo lei rispose: « Non me lo ha detto la maestra, l’ho pensato io»; «Caro Gesù imparami prima a fare il mio dovere per potere poi fare i sacrifici» (10.2.’37); – Ecco, vedete: prima il dovere e poi i sacrifici – «Caro Gesù io voglio stare sempre nel tuo cuore rinchiusa voglio stare sempre con te» (14.3.’37); «Caro Gesù io voglio fare quello che tu vuoi io mi voglio abbandonare nelle tue mani o Gesù » (30.3.’37); «Caro Gesù io mi voglio fare santa, ma tu aiutami perché senza il tuo aiuto non posso far niente» (14.4.’37); «Caro Gesù dì a Dio Padre che mi voglio abbandonare nelle sue braccia e anche nelle tue per venire sicura in paradiso» (25.?.’37).
Sono parole bellissime, veramente belle: “Far piacere al Signore in quello che facciamo; il nostro dovere per prima cosa, farlo bene e farlo al meglio per far piacere al Signore”. È bella, questa tenerezza: “saluti e carezze, baci a Gesù”; bellissima questa tenerezza, questa semplicità.
Notiamo poi questo abbandono; questo abbandono totale in Dio, in Dio Padre, in Gesù, e il desiderio fervente di diventare santi, nella consapevolezza che però noi, da soli, non possiamo fare niente e tutto dipende dal Signore; bellissimo.
Secondo giorno del ritiro: mi raccomando, pregate per tutti noi.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.













