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Redimere significa ricomprare – La mistica della riparazione, di don Divo Barsotti pt.40

Mistica della riparazione

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: Redimere significa ricomprare – La mistica della riparazione, di don Divo Barsotti pt.40
Domenica 15 settembre 2024 – Beata Vergine Maria Addolorata

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mc 8, 27-35)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: “La gente, chi dice che io sia?”. Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti”.
Ed egli domandava loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: “Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a domenica 15 settembre 2024. Oggi, anche se è domenica, non possiamo non festeggiare e ricordare la Beata Vergine Maria Addolorata. Quindi, oggi contempliamo la Vergine Maria sotto la Croce.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dall’ottavo capitolo del Vangelo di san Marco, versetti 27-35.

Andiamo avanti con la nostra lettura del libro di don Divo Barsotti:

REDIMERE SIGNIFICA RICOMPRARE

In colui che ripara, l’atto con cui si grava del peccato umano, del peso e del castigo, è atto di amore che lo unisce a Cristo e, in lui in modo nuovo e più intimo ai fratelli, per i quali ha pietà. Si diceva che la riparazione è l’atto supremo e più efficace dell’amore. L’amore, che l’anima esercita nella sua volontà di riparazione, è precisamente la forza che restaura il mondo e lo rinnova. Questo atto di amore è riparazione se ne consideri gli effetti, è redenzione se ne consideri oltre gli effetti anche il modo. Redimere vuol dire ricomprare. Riparando noi dobbiamo versare un prezzo per ricomprare la salvezza degli uomini compromessa dal peccato, dobbiamo restituire a Dio quello che il peccato gli ha tolto. E che cosa l’uomo può offrire se non l’anima e il corpo? Il suo corpo perché sia spezzato, macerato, pestato come l’uva nel tino. La sua anima perché sia devastata dalla sofferenza. Gesù offre sé stesso come prezzo della redenzione umana, per il riscatto dal peccato, ed entrando nel mondo, dice: «Tu, o Signore, non hai accettato gli olocausti per il peccato, ma mi hai dato un corpo: eccomi, o Dio, a compiere la tua volontà». Dio gli ha dato un corpo perché potesse immolarlo in sacrificio; gli ha dato un’anima perché fosse oppressa dall’angoscia, devastata. Così a noi tutti sono stati dati un corpo ed un’anima, perché fossero offerti in sacrificio di espiazione, di riparazione, perché noi tutti potessimo partecipare al Mistero del Cristo, perché in noi tutti Gesù benedetto potesse far presente, nel suo amore, la sua Morte per la salvezza del mondo.

Quindi, capite, noi abbiamo un corpo, abbiamo un’anima. 

Impariamo, vi prego, a non lamentarci più. Difficile, eh? Lo so che è difficile, perché comunque lamentarci ci dà un po’ di consolazione, ma impariamo a non farlo più. “Ho fame, ho sete, ho caldo, ho freddo”. 

Pensate solo quante volte per il cibo si fanno versi, capricci. Finché sono bambini, va bene, ma persone un po’ più adulte, ragazzi, che quando si mettono a tavola, ancora prima di mangiare, cominciano: “Ho fame; è troppo poco, ne voglio di più. Perché così poco?”; come se la gola fosse più grande dello stomaco. Poi facciamo fatica, alle volte, a finire di mangiare. E poi, non a caso o, meglio, non di rado, ci alziamo aggravati dal cibo che usiamo per compensarci, non per sfamarci. Non mangiamo per sfamarci, mangiamo per compensare, mangiamo oltre misura, oltre il dovuto, e non di rado mangiamo cose che ci fanno male, proprio cose che sappiamo che ci fanno male. Da che cosa sappiamo che le cose ci fanno male? Ma guardate, basta fare gli esami del sangue, e poi basta salire su una bilancia. Quando saliamo su una bilancia, lì capiamo se siamo oltre il necessario per vivere, e se abbiamo fatto diventare la gola il nostro Dio; lo vediamo subito.

Abbiamo un corpo, abbiamo un’anima, impariamo ad offrire le piccole grandi sofferenze che ci toccano anche nell’anima. Diceva Padre Pio: “Molti vengono qui a chiedermi miracoli per guarire, ma nessuno viene qui a chiedermi la grazia di saper portare la sofferenza e la croce”; come dice il Vangelo di oggi. Questo diceva padre Pio.

Eh, non va bene! È comprensibile, però non va bene, non è giusto, perché siamo cristiani e abbiamo davanti un modello: Gesù in croce, la Vergine Maria sotto la croce; non mi sembra che sia finito tutto a “pizza e fichi”. Quindi impariamo ad immolarci, almeno nelle piccole cose.

Fate questo esperimento, vi do un consiglio, poi vedete voi se accettarlo. Andate a prendere la giornata di ieri sul telefono, andate a vedere il tempo che avete trascorso al cellulare, guardando il cellulare, e il tempo che avete trascorso a parlare al telefono. Fate la somma su un pezzo di carta, fate questo esperimento. Uno dice: “No, ma io l’ho fatto perché gli altri hanno bisogno”; sì, tutto quello vuoi; vai a vedere il tempo che hai trascorso ieri al telefono. Prendi un pezzo di carta e, siccome puoi vedere la durata delle chiamate in entrata e in uscita, vai a metterle insieme. Lascia perdere il perché le hai fatte, tu mettile insieme. 

Quante parole inutili diciamo in un giorno; quante parole inutili usiamo e quanto tempo sprechiamo, buttiamo via, con le chiacchiere, col parlare, con mille polemiche, mille precisazioni inutili; una cosa che potremmo dire in tre minuti, ne impieghiamo tredici. Perché? Anche questa è una forma di disordine, anche questa è una forma di compensazione, anche questa è una mancanza di ascesi, di penitenza. Il dover parlare sempre, aver sempre qualcosa da dire, qualcosa da puntualizzare, qualcosa da richiamare, sempre, sempre; e sempre dover parlare.

Ci sono delle volte che io mi dico: aspetta Gesù, che ci penso cinque minuti prima di andare a parlare con quella persona; perché so già, che se devo proprio andarci a parlare, chiedere una cosa, non si risolve in: “Scusa, ho bisogno di sapere questo”, punto, e mi arriva la risposta; no! Inizia un romanzo che non è più finito! Ti ho solamente chiesto se devo attaccare il bullone con questo strumento piuttosto che con quell’altro! E dimmi lo strumento! Non c’è bisogno di stare lì tre ore! Basta! Domanda: risposta. Non farmi la Divina Commedia sul come andare a fare la spesa!

Abbiamo poco da offrire e da soffrire, perché abbiamo tutto nella nostra vita; ci sono persone che soffrono veramente, ma molte no. E dico: ma allora, almeno soffriamo offrendo queste piccole cose; impariamo a stare un po’ zitti, impariamo a non essere polemici, a non dover sempre far vedere che noi sappiamo meglio degli altri, più degli altri, siam più bravi degli altri, più capaci degli altri; che gli altri sono tutti stupidi e l’unico intelligente sono io. Impariamo a metterci all’ultimo posto, a godere se veniamo fraintesi, ad essere felici se non veniamo capiti, ad essere grati a Dio se veniamo rimproverati ingiustamente. Ma son piccole cose, ma cosa volete che siano! Se non siamo capaci di fare queste cose, che offerte di sacrificio del nostro corpo e della nostra anima, possiamo fare?

Gesù, dopo essere risorto, nella sua Umanità gloriosa, non può più soffrire. Ma egli continua in noi la sua Passione finché tutta la creazione non sarà redenta, — vedete: la creazione, non la terra — finché tutti gli eletti non costituiranno per sempre il Corpo mistico del Cristo. Allora l’unità di tutti, non dovendo più superare la barriera del peccato e della morte, non sarà altro che unità nella gioia. Ma finché esiste il peccato, il cristiano non può vivere la sua unione col mondo che vivendo la passione, chiedendo a Dio di rovesciare su lui il castigo di tutti. — Eh, non so se abbiamo proprio tutti questo coraggio — Essere cristiani vuoi dire vivere tutta la vita dell’universo. Ma come si può viverla se non vivendo tutto il peccato del mondo? Non c’è un solo affamato di cui io non soffra la fame, non c’è un solo ammalato di cui io non divida la sofferenza, non c’è soprattutto un solo peccatore di cui io non debba sentirmi responsabile, non c’è un solo peccato del cui peso io non debba gravarmi. Questa è la vita di S. Domenico, una delle più grandi anime riparatrici. Ci dicono i suoi compagni che passava le notti gemendo e supplicando il Signore perché tutti i castighi del mondo piombassero su di lui, perché Dio lo caricasse di tutto il peccato umano.

La solidarietà col peccatore, in colui che ripara, è la solidarietà stessa del Cristo il quale è solidale con i peccatori, perché di tutto il peccato egli accetta sopra di sé il castigo, egli vuole sopra di sé la condanna; si fa uno con tutti per rispondere di tutti. Nell’atto della riparazione anche tu ti fai solidale con l’uomo peccatore, in quanto ne assumi il peccato; ma ne assumi il peccato perché ti unisci a Cristo che ama.   

E allora, mi vien da dire, impariamo anche noi un pochino ad offrire queste piccole cose che ci riguardano, che ci toccano, quelle che non ci piacciono. A tenerle segrete nel nostro cuore quando le soffriamo, quando le viviamo, e poi a offrirle. E più soffriamo e più sorridiamo, e più stiamo male e più laviamoci il capo, profumiamocelo. Perché così gli altri non vedono niente e il nostro sacrificio sale verso Dio, come sacrificio di soave odore. Come ha fatto la Vergine Maria sotto la croce, del resto. Ecco, quindi cerchiamo il più possibile di vivere secondo questa logica.

Oggi ricordiamoci che ci sono delle belle preghiere dedicate alla Vergine Maria addolorata, ci sono tanti santuari dedicati a lei. Chi ha un santuario vicino, vada e preghi per tutti noi, preghi per la Chiesa, preghi per questo mondo così sofferente e così incredulo. 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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