Lo Scapolare del Carmelo: consacrazione a Maria

Lo Scapolare del Carmelo: consacrazione a Maria

Omelia

Pubblichiamo l’audio di un’omelia di mercoledì 15 luglio 2020 – Memoria di San Bonaventura

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Lo Scapolare del Carmine

Lo Scapolare del Carmine – Storia e norme

Il Santo Scapolare Sacramento di Maria

La festa della Madonna del Carmine – origini e storia

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LO SCAPOLARE DEL CARMELO: CONSACRAZIONE A MARIA

Domani per noi Carmelitani, in modo particolare, ma per tutta la Chiesa, si celebra una festa, per noi una solennità molto importante, che è quella della Madonna del Carmelo, mi sembra quindi bello quest’oggi prepararci un pò a questa solennità e lo vorrei fare facendo riferimento a un’espressione detta da Papa Pio XII a tutti i religiosi riuniti a Roma per celebrare il settecentesimo anniversario dell’Apparizione della Vergine Maria a San Simone Stock, colui che ricevette lo Scapolare del Carmelo e la Promessa legata allo Scapolare. Papa Pio XII ribadì che chi riveste “l’abitino del Carmelo”, chiamato anche “abitino” lo Scapolare, fa professione di appartenere a nostra Signora come i cavalieri del secolo XIII al quale rimonta l’origine dello Scapolare, i quali sotto lo sguardo della loro donna, si sentivano valorosi e sicuri e portando i suoi colori avrebbero preferito mille volte morire più che lasciarli umiliare.

Ci fu un carmelitano, un bravissimo Padre, Padre Albino Marchetti del Bambino Gesù, ormai defunto, che commentò in un modo veramente delizioso questo passo del Papa, lui scrive così:

«Nei tornei medievali – scriveva – i cavalieri scendevano sul campo a dar prova del loro valore indossando i colori della Dama del cuore. Nell’infuriare della lotta, tra il lampeggiare delle spade e delle lance, il pensiero correva alla Signora per la quale si battevano, e nel suo sguardo se era presente, o nel suo ricordo richiamato continuamente dal blasone indossato, trovavano il vigore e il coraggio per vincere o per morire da eroi»

E’ bello che, sia il Papa e poi questo Padre Carmelitano, richiamano l’attenzione all’essere cavalieri di questa Regina che è la Vergine Maria. Un cavaliere va a combattere, lotta, un cavaliere porta una livrea, indossa una veste che richiama ad una appartenenza ma soprattutto richiama ad un’identità, il cavaliere è cavaliere di qualcuno ed è cavaliere per qualcosa, non è fine a se stesso.

Ci sono diverse grazie legate allo Scapolare del Carmelo, diversi Papi lo hanno indossato, San Giovanni Paolo II fu uno di loro, San Giovanni Bosco, Sant’Alfonso, tantissimi Santi e Papi hanno indossato l’abito del Carmelo, ci sono diversi privilegi, c’è il famoso privilegio sabatino, li trovate tranquillamente sui testi o su internet, ma tutte queste realtà collegate all’abito del Carmelo, allo Scapolare, che è uno dei tre strumenti di devozione citati nel Concilio Vaticano II, lo Scapolare, il Crocifisso e il Rosario, tutto questo ha ragion d’essere se innanzitutto capiamo per chi lo stiamo indossando. Siamo in battaglia contro le potenze del male, dice San Paolo, siamo in battaglia contro il demonio da sempre, e la Madonna ci viene in aiuto in mille modi, uno di questi è lo Scapolare.

Per essere vestito, lo Scapolare ha bisogno di un sacerdote Carmelitano che lo imponga per la prima volta, c’è proprio un rito di vestizione, e poi va portato con sé sempre, addosso, non in tasca, non nel portafoglio, non in borsetta. Addosso perché noi i vestiti li portiamo addosso, e questa livrea va portata addosso perché ci serve per proteggerci. Sentirete dire infinite volte che lo Scapolare non è un talismano, non è un amuleto. Ogni cosa può diventare una superstizione o un amuleto, il credere che io sono già salvo, che sono a posto perché ho detto il breviario, perché sono andato a Messa, perché ho detto il Rosario, perché porto la veste, perché vivo in un convento, anche questo può diventarlo e non è assolutamente sufficiente e per salvarsi. Tutto può diventare una superstizione, tutto può essere confuso con il fine, e tutto può essere pensato come garanzia sufficiente per arrivare in Paradiso. E’ tutto un mezzo, tutto è uno strumento.

“Se la cavalleria medievale, con i suoi ideali di forza, di grazia e di bellezza pare oggi tramontata, tuttavia in suo luogo «è sorta una cavalleria più sacra e più pura, consacrata ad una Signora la cui bellezza non svanisce mai, la cui potenza non conosce limiti di tempo e di spazio: la milizia sacra alla Regina del Carmelo. Le sue schiere, numerose come la rena del mare, hanno avuto da lei il vessillo di tutte le vittorie, lo scapolare, e sotto questa bandiera, si impegnano a servirla con amore e dedizione assoluta per la vita e per la morte.”

Concludo con questa bella espressione:

“«Diffuso nei tempi cavallereschi del Medioevo, lo scapolare ne ricorda i fasti e ne conserva il simbolismo. Chi lo riveste intende assumere la livrea di Maria, e si impegna a lottare e a vincere in suo onore la battaglia della verità e della virtù. »

E se uno si mette a fare questo vedete che battaglia viene fuori e quanto sangue deve versare, e quante antipatie scatena quanti fastidi, quanti pruriti, quanti eczemi produce. Oggi che c’è il delitto di pensiero, oggi che c’è un pensiero unico, e c’è la dittatura di questo pensiero, bisogna solo pensare in quel modo, oggi dire la verità è un delitto, è un problema.

«Quando la tentazione infuria, o lo assale la stanchezza o la monotonia della vita, egli trova nella veste di Maria un richiamo ed un incitamento a perseverare, con la certezza della protezione celeste e della vittoria finale. Chiunque indossa lo scapolare diventa un cavaliere della più nobile Donna ed un umile servitore della Regina del Cielo. La sua vita non è più sua; l’ha consacrata alla Vergine e deve impiegarla in suo onore»

Lo Scapolare del Carmelo è un atto di Consacrazione alla Madonna.

Prepariamoci quest’oggi, chi lo ha già ricevuto a rinfrescare questa consapevolezza, questa conoscenze e coscienza, chi non lo ha ancora ricevuto a chiedere alla Vergine Maria la grazia di poter rivestire santamente questo abito.

Sia lodato Gesù Cristo.

San Bonaventura

PRIMA LETTURA (Is 10,5-7.13-16)
Può forse vantarsi la scure contro chi se ne serve per tagliare?

Così dice il Signore:
Oh! Assiria, verga del mio furore,
bastone del mio sdegno!
Contro una nazione empia io la mando
e la dirigo contro un popolo con cui sono in collera,
perché lo saccheggi, lo depredi
e lo calpesti come fango di strada.
Essa però non pensa così
e così non giudica il suo cuore,
ma vuole distruggere
e annientare non poche nazioni.
Poiché ha detto:
«Con la forza della mia mano ho agito
e con la mia sapienza, perché sono intelligente;
ho rimosso i confini dei popoli
e ho saccheggiato i loro tesori,
ho abbattuto come un eroe
coloro che sedevano sul trono.
La mia mano ha scovato, come in un nido,
la ricchezza dei popoli.
Come si raccolgono le uova abbandonate,
così ho raccolto tutta la terra.
Non vi fu battito d’ala,
e neppure becco aperto o pigolìo».
Può forse vantarsi la scure contro chi se ne serve per tagliare
o la sega insuperbirsi contro chi la maneggia?
Come se un bastone volesse brandire chi lo impugna
e una verga sollevare ciò che non è di legno!
Perciò il Signore, Dio degli eserciti,
manderà una peste contro le sue più valide milizie;
sotto ciò che è sua gloria arderà un incendio
come incendio di fuoco.

SALMO RESPONSORIALE (Sal 93)
Rit. Il Signore non respinge il suo popolo.

Calpestano il tuo popolo, Signore,
opprimono la tua eredità.
Uccidono la vedova e il forestiero,
massacrano gli orfani.

Dicono: «Il Signore non vede,
il Dio di Giacobbe non intende».
Intendete, ignoranti del popolo:
stolti, quando diventerete saggi?

Chi ha formato l’orecchio, forse non sente?
Chi ha plasmato l’occhio, forse non vede?
Colui che castiga le genti, forse non punisce,
lui che insegna all’uomo il sapere?

Poiché il Signore non respinge il suo popolo
e non abbandona la sua eredità,
il giudizio ritornerà a essere giusto
e lo seguiranno tutti i retti di cuore.

Canto al Vangelo (Mt 11,25)
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

VANGELO (Mt 11,25-27)
Hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.

In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».