Amare e credere: l’atto di Fede

Bimbi che adorano Dio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 25 ottobre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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AMARE E CREDERE: L’ATTO DI FEDE

Eccoci giunti a Domenica 25 ottobre 2020, abbiamo ascoltato la lettura del Vangelo Dio questa Domenica tratta dal cap. XXII di San Matteo vv 34-40.

  • Qual è il grande Comandamento?

“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”

Ho riflettuto su questa prima parte del Comandamento, quella verso Dio, e mi sono chiesto:

  • Cosa vuol dire amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente?

Quante volte abbiamo sentito questa espressione.

  • Ma cosa significa?

Uno se potesse fare un esempio, farebbe riferimento a chi e a cosa?

Mi è venuta in mente una figura, la figura di Abramo. Ricordate quando Abramo che viveva normalmente la sua vita, innanzitutto riceve la promessa di avere un figlio e Abramo ci crede, Sara no, infatti Sara ride e voi sapete che Isacco in ebraico vuol dire ”sorriso di Dio”, Sara ride e di fatto poi il Signore le donerà il “sorriso di Dio”, questo figlio rappresenterà il sorriso di Dio, e in un certo senso penso che in quel “sorriso di Dio” ci sia dentro anche una sorta di rimprovero a quel riso stolto di Sara.

“Tu ridi di Me per mancanza di fede e Io invece ti dono il mio sorriso come atto di amore”

Prima grande prova: credere nella promessa di Dio di avere un figlio, nonostante la vecchiaia.

Seconda grande prova, la più grande: quella di partire per un posto sconosciuto, nel deserto, a sacrificare questo figlio, all’età di 12 anni, quando diventava adulto. Abramo è chiamato a diventare un nomade, a camminare nel deserto per andare a sacrificare Isacco. Abramo muore ai suoi sogni, perché Abramo ama Dio più di tutte le consolazioni e di tutti i desideri, più di tutto. Crede in un Dio che di fatto sembra negare se stesso e negare le sue promesse, perché prima promette e poi le nega:

Avrà una discendenza, gli dà Isacco e dopo lo chiede in sacrificio.

Ovviamente Abramo non dice nulla a Isacco, Isacco chiede:

“Se andiamo a offrire un sacrificio, dov’è la vittima dell’olocausto?”

Abramo non gli dice che la vittima sarà lui.

  • Perché non glielo dice?

Perché se glielo avesse detto, Isacco avrebbe perso la fede in Dio, era un ragazzo.

Come poteva continuare a credere in questo Dio buono, in questo Dio che ha concesso a questi genitori anziani la vita di un nuovo figlio se poi glielo chiede in sacrificio?

Isacco non ha le forze, le categorie, non ha la fede di Abramo, quindi questo evento lo scandalizzerebbe.

Kierkegaard, questo grande filosofo, ha scritto un libro: “Timore e tremore” che vi consiglio di leggere, in questo testo Kierkegaard si immagina che Abramo faccia una preghiera silenziosa dentro di sé, in questo momento così terribile della prova, in questo dialogo drammatico che avviene tra Abramo e Isacco, ve la leggo:

“Signore del Cielo, io ti rendo grazie, è meglio che egli (Isacco) mi creda un mostro, piuttosto che perda la fede in Te”

Bellissima. Abramo perde tutto, è pronto a perdere tutto, lascia la casa, la moglie, è pronto a perdere il suo unico figlio tanto desiderato, e adesso è pronto a perdere la sua identità, da padre a mostro. Questo figlio, che vede Abramo che stende il coltello su di lui, pronto ad ucciderlo, cosa può pensare se non che suo padre sia un mostro. Colui che mi ha dato la vita, è il medesimo che adesso me la toglie, uccidendomi. Pensate che cosa terribile, il figlio che si vede ammazzare dal proprio padre. Abramo era pronto a farlo.

Di fronte alla chiamata di Dio, o noi siamo pronti a perdere tutto, e a perdere anche ciò che più prezioso abbiamo, oppure la nostra fede non è niente, non è nulla.

Quando noi diciamo:

“Dobbiamo amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima”

Non possiamo non pensare ad Abramo.

Kierkegaard va avanti e sempre in “Timore e tremore” scrive:

“Se Abramo fosse stato un uomo diverso, avrebbe forse amato Dio ma non avrebbe creduto”

Si può amare Dio senza veramente credere in Lui, si può pensare di amare Dio, di volergli bene, ma senza avere veramente fede. Questo lo sperimentiamo anche nelle nostre relazioni con le persone, noi possiamo dire di amare qualcuno, però alla domanda:

“Ma ti fidi veramente di quella persona? Credi veramente in quella persona?”

Non so se possiamo dire con altrettanta sicurezza: “Sì”

“Io la amo, però non le credo veramente. Non ho vera fiducia, non riesco ad affidarmi veramente”

Noi pensiamo che l’amore possa coprire il buco creato dalla mancanza di fede, e invece no.

Amore e fede devono andare sempre insieme.

Scrive Kierkegaard:

“Se Abramo fosse stato un uomo diverso, avrebbe forse amato Dio ma non avrebbe creduto, perché amare Dio senza avere la fede significa rispecchiarsi in se stessi, ma amare Dio con la fede significa rispecchiarsi in Dio”

Sono parole talmente pesanti e talmente vere che aprono un mondo di riflessione e fanno anche venire le vertigini.

  • Io amo e credo in Dio o no?

Un Sacerdote anziano quando io non ero ancora Sacerdote ma ero studente di teologia, e sapete quando si è studenti di teologia, nei primi anni soprattutto, ci si sente dei pozzi di sapere, mentre anche io mi sollazzavo tra teologia e filosofia, dentro a tutto questo mondo universitario meraviglioso, mi ricordo che questo Sacerdote molto anziano mentre mi vedeva giovanissimo dentro a questo mondo, un giorno mi disse:

“Vedi Giorgio, alla fine della vita ti accorgerai che una sola cosa veramente è importante e che bisogna custodire tanto perché si rischia di perderla, soprattutto da vecchi: la fede

Avere fede, credere in Dio, Spem contra Spem dice la lettera agli Ebrei “sperando contro ogni speranza”, questo è Abramo, ha sperato contro ogni speranza, ha dovuto credere, e questo credere non è stato riferito solamente ad un evento singolare della sua vita, la sua fede è stata una convinzione che si è radicata in tutta la sua esistenza, con tutte le sue conseguenze. Questa è la fede.

Kierkegaard continua:

“Abramo non ragiona più in termini di calcolo umano, ma si fida e basta”

Invito me per primo e poi chi di voi vive sulla mia stessa barca a chiedere al Signore proprio questa grazia, di essere pronti ad essere ritenuti dei mostri pur di evitare all’altro di portare un peso che non è in grado di portare, qui Kierkegaard ha visto proprio lontanissimo, questo credo che sia l’atto di amore supremo, mi sembra di poter dire che è di più che dare la vita, perché è dare la propria identità, è perdere tutto, da padre diventi mostro, da oggetto d’amore diventi oggetto di odio. Accettare volontariamente questo destino pur di non creare scandalo, pur di non caricare di pesi troppo forti gli altri e quindi far pensare al figlio che è lui, Abramo, colui che vuole compiere il sacrificio, non che è Dio che glielo ha chiesto. Siccome Isacco vede Abramo col coltello in mano, Abramo dice:

“E’ meglio che lui pensi che sono io a volerlo uccidere, non che è Dio che me lo ha chiesto”

Abramo tace l’origine divina di quel sacrificio, preferisce che Isacco creda che sia lui. L’identità di mostro secondo questa accezione, bisogna poi saperla portare, è un martirio quotidiano minuto per minuto.

Questo amare deve essere sempre unito al credere, ad avere fede, perché solo così io mi rispecchio in Dio e non in me stesso. Amare senza fede è un guardarmi addosso, ecco perché è “tanto facile” ed è tanto illusivo, in realtà non stai amando nessuno, perché un amore che non si fonda sulla fiducia non è amore ma è ripiegamento di se stessi, su se stessi.

Vi auguro una Santa Domenica, continuiamo la preghiera per il Natale, soprattutto di questi tempi e di questi giorni che sembra che tutto si stringa sempre di più, noi continuiamo la preghiera per il Natale perché tutti, in questo Natale, abbiamo veramente un Santo Natale, dove sarebbe bello che questo Natale fosse veramente caratterizzato dall’essere pronti a perdere tutto per il Signore, questo Bambino che nasce, perdere tutto per accudirlo, per difenderlo, per custodirlo, ed essere capaci di amare e credere, credere e amare.

Un credere senza amore è la fede dei demoni, e un amare senza credere è la fede degli illusi, noi non vogliamo essere né demoni, né illusi, vogliamo essere figli di Dio e quindi vogliamo amare e credere, credere e amare sempre.

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

VANGELO (Mt 22,34-40)
Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

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