La Santa Confessione e la direzione spirituale: parte prima

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 5 febbraio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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LA SANTA CONFESSIONE E LA DIREZIONE SPIRITUALE – Prima Parte

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

Eccoci giunti a venerdì 5 febbraio 2021, Primo Venerdì del mese, tutto consacrato al Sacratissimo Cuore di Gesù. Ormai abbiamo imparato a fare la pratica dei Primi Venerdì del mese.

Abbiamo letto la Prima Lettura della Santa Messa di oggi tratta dal cap. XIII, vv 1-8 della Lettera agli Ebrei. È talmente chiara: ci dice quanto siano importanti il rispetto del matrimonio, la fedeltà matrimoniale, l’amore fraterno, l’ospitalità.

“Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli.”

Credo proprio che ci siano ancora persone capaci di grande generosità, discreta e silenziosa ma grande, e di grande accoglienza. E se anche non ho accolto Angeli che vengono dal Cielo, il mio cuore si allarga come il Cielo nel momento in cui faccio spazio a chi ha bisogno di ospitalità.

Da quest’oggi vorrei riprendere un argomento, perchè dai riscontri che ho avuto ho visto che sono state molto apprezzate le meditazioni fatte sul libro L’Inconscio Spirituale del prof. Larchet, in particolare modo sul tema della Confessione e della direzione spirituale. Questo è segno che c’è voglia di confessarsi bene, il popolo di Dio è ancora affezionato a questo Sacramento, però ovviamente bisogna capirlo, bisogna insegnarlo e allora volentieri mi dedico a questa lettura con voi. Ci lasciamo guidare dal prof. Larchet. I testi sono due: uno si chiama “Terapia delle malattie spirituali, un’introduzione alla tradizione ascetica della Chiesa Ortodossa” e ve lo consiglio perché è veramente molto bello, mentre il libro che stiamo leggendo adesso si chiama: “L’inconscio Spirituale”. È quello che abbiamo usato per parlare della Confessione e della direzione spirituale. Questa sarà la sezione che porterò avanti.

Analogie e differenze dalla psicoanalisi.

Il prof. Larchet adesso affronta il tema delle analogie e differenze tra Confessione e direzione spirituale (che lui chiama “manifestazione dei pensieri”) e la psicoanalisi, poi fa degli affondi molto belli.

“Analogie – Coloro che hanno alquanta familiarità con la psicanalisi – qui pensiamo soprattutto alla psicanalisi freudiana e alle sue forme derivate – potranno scorgere un certo numero di elementi comuni a questa pratica da una parte e alla confessione e alla manifestazione dei pensieri dall’altra. Gli storici della psicoanalisi ben sanno che essa si è sviluppata a cominciare dai paesi in cui dominava il protestantesimo, cioè dove la confessione non esisteva. È un indizio che in quei paesi la confessione assolveva, in certa misura, la funzione della psicanalisi e, inversamente, la psicanalisi ha in parte occupato lo spazio lasciato vuoto dalla soppressa confessione.”

Dove c’era la Confessione non c’era la psicoanalisi, mentre dove la Confessione era assente ha cominciato a prendere piede la psicoanalisi.

“Il principio fondamentale di tutte le psicoterapie, psicoanalisi compresa, è che già il semplice fatto che il malato possa esprimere i suoi mali davanti a qualcuno che stia ad ascoltarlo con attenzione fa migliorare il suo stato. Ebbene, è evidente che la confessione e la manifestazione dei pensieri svolgono questo ruolo. In entrambi i campi si ammette il carattere nefasto dell’isolamento, del ripiegamento in sé, e il carattere invece benefico d’una regolare relazione attraverso cui, in completa fiducia, chi soffre può parlare dei suoi mali. Anche questa condizione della fiducia è presente in entrambi i campi, dato che sia lo psicoterapeuta sia il padre spirituale sono tenuti dalla loro deontologia (segreto medico, segreto della confessione) a non svelare ad altri ciò che è stato loro confidato.”

Questo fatto è riconosciuto da ambedue le realtà. Sia la psicoanalisi, sia la spiritualità cristiana, riconoscono che è fondamentale non isolarsi e non ripiegarsi su di sé. Ci sono molte ragioni per cui noi ci ripieghiamo, per esempio: “Ho vergogna di dire i miei pensieri, perché ho timore del giudizio che [il confessore / il terapeuta] potrebbe farsi su di me, oppure potrebbe nascere il fraintendimento, oppure potrebbe prendersela.” Oppure: “Nella vita sono stato tante volte tradito ad esempio da un sacerdote, o da uno psicoterapeuta, questo rapporto è finito talmente tante volte che adesso basta, ne parlo solo con Gesù”.

 

Ma Gesù non ha scelto questa strada, quindi non possiamo sceglierla noi, questa è la strada tipicamente protestante. In ambito protestante, dove è stata scelta la strada: “io e Gesù solamente”, lì si è sviluppata la psicoanalisi, perché di fatto questa mediazione è imprescindibile, tutti la dobbiamo viverla perché è voluta da Dio stesso. Questa mediazione non possiamo evitarla, qualunque siano le ragioni – sono ferito, deluso, ho fatto esperienze brutte, mi giudicano, o tutte le cose che possono venirci nella testa – non sono sufficienti per isolarci e ripiegarci, perché dentro lì opera la malattia e opera anche il diavolo.

Mentre vi sto parlando mi è venuta alla mente l’immagine di quando ero piccolo piccolo e andavo con la mia nonna alla Messa, insieme anche ai miei genitori, e lei prima della Messa andava sempre a confessarsi da un Sacerdote anziano, molto dolce e simpatico. Mi ricordo di lei che costantemente ogni settimana andava, si metteva in ginocchio davanti a questo frate, io la vedevo, la seguivo con gli occhi essendoci i confessionali aperti, e vedevo il volto sorridente di questo Sacerdote. Ho sempre gustato la bellezza di questo Sacramento, infatti appena ho potuto sono corso subito anche io, andavamo a confessarci insieme. E mi sono sempre fatto questa regola: “Qualunque cosa succeda, mi rispondono male, mi trattano male, mi dicono una cosa che mi fa soffrire, non mi capiscono, Giorgio vai avanti, usalo come piccolo purgatorio anticipato, sperando di arrivarci. Offrilo al Signore ma non allontanarti mai dalla Confessione.”

Poco importa se mi trattano bene o male, quello che importa è che io abbia davanti un Sacerdote che sia innamorato di Gesù, che mi conduca a Gesù e che mi dica la Verità. Può darsi che alle volte siamo anche burberi, ma alle volte sappiamo essere anche dolci. Sono importanti la dolcezza e l’accoglienza ma non sono le realtà principali, la realtà principale è Gesù. Evitate l’isolamento e il ripiegamento. Ci sono tanti Sacerdoti bravi che fanno bene il loro ministero e anche se non sono Padre Pio sono bravi lo stesso, ci possono ascoltare – evitando le lungaggini inutili – e ci possono ricevere. L’importante è non isolarsi e non ripiegarsi su se stessi.  Se io decido, dopo averci pregato molto bene e avendo in mano delle ragioni più che ragionevoli, di cambiarlo, glielo devo andare a dire.

“L’ascolto attento prima, il dialogo poi, fanno parte delle condizioni di esercizio di entrambe le funzioni (sebbene il dialogo sia più o meno presente a seconda del tipo di psicoterapia). L’assenza di giudizio da parte del terapeuta è richiesta sia in un campo che nell’altro; essa facilita al malato la confessione di fattiche gli appaiono moralmente o spiritualmente condannabili, vergognosi o riprensibili.”

Assenza di giudizio vuol dire che sì, ti ascolta, ma ti rimprovera anche, se necessario. Rimproverare, essere a volte anche duri come faceva Padre Pio, non vuol dire giudicare, vuol dire curare, vuol dire mettere la mano dove c’è il male. Non vuol dire giudicare la coscienza, sono due cose diverse.

“In entrambi i campi, sebbene non si concepisca l’inconscio alla medesima maniera, si riconosce il carattere patogeno dei pensieri «nascosti» o «inconsci»”

I pensieri nascosti o inconsci fanno male.

“quando si tratti di pensieri legati a situazioni difficili o traumatizzanti o che si accompagnino a sentimenti riprensibili e a un senso di colpa (indipendentemente dal problema di sapere se il senso di colpa è giustificato oppure no).”

Questi pensieri nascosti fanno del male soprattutto quando sono legati a situazioni difficili, come a traumi, a cosa che abbiamo fatto. Vanno tirati fuori, qualcuno usa anche il sistema di scriverli, va benissimo. Usate i sistemi che volete ma vanno tirati fuori il più velocemente possibile. Non teniamo dentro certe cose, ci distruggono.

“Da una parte come dall’altra esiste la possibilità d’aprirsi, fino ai dettagli più minuti e liberamente, su tutte le preoccupazioni, inquietudini, ossessioni, difficoltà, conflitti interni ed esterni ecc. E si raccomanda di non omettere nulla e nulla nascondere.”

Questo vale sia per la psicoanalisi, sia per la Confessione e direzione spirituale. Bisogna aprirsi fino in fondo e bene, solo così ci si libera.

“In entrambi i campi, dunque, nonostante una diversa concezione dell’inconscio, si riconoscono il carattere liberatorio che hanno la presa di coscienza e la «confessione» dei pensieri nascosti o inconsci – dato il loro carattere patogeno – e il miglioramento dello stato interiore che proviene già dal semplice fatto di poter formulare davanti ad altri ciò che si ha dentro.”

Questi pensieri sono patogeni, cioè fanno del male. Tirarli fuori è fondamentale.

Ci fermiamo qui.

Di cuore vi benedico, nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Fate un bel Primo Venerdì del mese e chiedete al Sacro Cuore di Gesù la grazia di questa apertura radicale del cuore.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Sant’Agata

PRIMA LETTURA (Eb 13,1-8)
Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre.

Fratelli, l’amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli. Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che sono maltrattati, perché anche voi avete un corpo. Il matrimonio sia rispettato da tutti e il letto nuziale sia senza macchia. I fornicatori e gli adùlteri saranno giudicati da Dio.
La vostra condotta sia senza avarizia; accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: «Non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così possiamo dire con fiducia:
«Il Signore è il mio aiuto, non avrò paura.
Che cosa può farmi l’uomo?».
Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede.
Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!

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