Maria vive con Gesù, don Clemente Barbieri

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di mercoledì 19 maggio 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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MARIA VIVE CON GESÙ – DON CLEMENTE BARBIERI

Eccoci giunti a mercoledì 19 maggio 2021, oggi ricordiamo San Celestino V, Papa, un’altra figura di Santoche vi invito ad approfondire. Il Vangelo che abbiamo letto quest’oggi, tratto dal cap. XVII, versetti 11-19 di San Giovanni: la grande preghiera sacerdotale di Gesù. Ci dice veramente tante cose. Va insieme con la Prima Lettura di oggi, tratta dal cap. XX, versetti 28-38 degli Atti dove San Paolo richiama glianziani della Chiesa di Efeso ad essere pastori del gregge, perché scrive:

“Verranno fra voi lupi rapaci dopo la mia partenza che non risparmieranno il gregge e perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé”.

Per questo il Signore nel Vangelo dice: “Consacrali nella verità” e “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno”

Poi Paolo li saluta, si inginocchia, tutti piangono gettandosi al suo collo, lo baciano e poi lui parte. Noi nonpossiamo sempre e per sempre avere accanto un San Paolo, un San Pietro, un San Pio da Pietrelcina, una Santa Teresa di Gesù, un San Giovanni della Croce, un San Francesco d’Assisi. Non è possibile. Sono dei segni importanti che Dio dona agli uomini, alla Chiesa per un certo preciso tempo. L’esempio trascina, conforta, potersi confrontare con figure di questa entità aiuta, vero. Ma la mia parte quando la faccio? Tutto questo esempio, questoinsegnamento, queste cose studiate, ascoltate, viste aiutano a ricordare:

“Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi”

Tu sei chiamato a vigilare ma non dimenticare che la tua fede è stata resa possibile dal fatto che io, notte e giorno, tra le lacrime, non ho cessato di ammonirti, di richiamarti. Attraverso tutto questo è passata la Parola diDio che ha acceso la luce meravigliosa della fede. Se non si fa questa memoria di coloro, di colui o di colei che innoi hanno acceso la fede è chiaro che poi i lupi rapaci ci disperdono e ci sbranano.

In questi tempi ultimi ciò che mi sta tanto impressionando è il vedere come sia tanto facile, quando vengono messi in discussione il nostro benessere, la nostra sicurezza economica o affettiva, i nostri progetti, il lavoro, far diventare relativo tutto quello che noi abbiamo imparato o credevamo di aver imparato, improvvisamente. Alla fine, tutto quello che abbiamo studiato e imparato: i cristiani nelle catacombe, i cristiani delle persecuzioni di Diocleziano, di Stalin, di Hitler, tutto questo diventa roba passata. Nasce una domanda: tutto questo a cosa è servito allora? Tutto questo pregare, studiare, ascoltare, adorare a cosa è servito?

“Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.”

La tua Parola è Verità.

“Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità.”

Non dice “nelle verità”, non è plurale, ma è “la verità”. Gesù è morto per le sue idee, non era una banderuola che ha girato qua e là. È stato coerente fino in fondo, è andato avanti per la sua strada e ha portato il peso delle sue scelte fino in fondo. Forse a differenza nostra, che con una certa facilità diciamo: “si però” … o “non vorrai mica che io rinunci alle mie vacanze”…

Ai tempi di San Massimiliano Kolbe quanti altri come lui nel campo di concentramento fecero la sua scelta? E la sua scelta è stata quella di andare a morire per accompagnare quei compagni, affinché non morissero disperati, ma pregando in grazia di Dio. E infatti lui morì per ultimo.

Questo è proprio il tempo in cui tutte queste cose vengono a galla, cioè in cui veniamo fuori per quello che siamo. Tutte le cose non risolte, le nostre ambiguità non trovano più spazio, non c’è più tempo, emergono tutte. Anche se è brutto da dire, è un po’ come se fosse una piccola resa dei conti. Adesso vediamo bene in cosa credi, e che prezzo sei disposto a pagare, fin dove sei disposto ad arrivare per ciò in cui credi.

 

Il capitolo di oggi del nostro libro “Maggio Eucaristico” di don Barbieri al 19° giorno dice:

XIX GIORNO Maria vive con Gesù

Noi con chi viviamo?

“L’unione di Maria con Gesù si venne facendo sempre più intima, sempre più devota, sempre più fruttuosa, nel giro degli anni dell’adolescenza e della giovinezza di lui, che si svolsero nella casa di Nazareth. Chi potrà dire quanto fuoco d’amore e quanta luce di grazia accesero e illuminarono quei giorni benedetti, che il silenzio ravvolse e che il più profondo nascondimento rinchiuse?”

La vita di Nazareth, il grande eremo, il grande monastero primo fra tutti, fatto di silenzio, di nascondimento, di amore, di vita ordinaria.

Stiamo attenti alla mania di dover sempre fare cose nuove, cose diverse. Esempio: arrivano le vacanze di Pasqua, di Natale: “Dobbiamo andare sull’Everest. Dobbiamo andare nella Fossa delle Marianne.” A fare cosa e a cercare cosa? Non si sa, però l’importante è andare. E pensare che Gesù è stato trent’anni in quella casa. A fare che cosa? Gesù per trent’anni cosa ha fatto di grandioso, di fenomenale? Cosa faceva Gesù tutto il giorno in quei trent’anni? A noi quella normalità, quella ordinarietà, quella ripetitività terrorizza, per noi deve essere sempre tutto diverso, tutto nuovo, tutto altro.

E poi il silenzio. Questo grande silenzio. Chissà a vederli mangiare insieme, Gesù, Giuseppe e Maria, chissà che belli che erano, chissà che ordine che si respirava. Noi che non sappiamo stare in silenzio in Chiesa o quando preghiamo. Parole, parole, parole, tutte le cose più fondamentali sono da dire durante la preghiera, poi quando finiamo di pregare, non abbiamo più niente da dire.

“Non così la vita di Gesù nascosto sotto i veli eucaristici nell’ombra del tabernacolo è alle anime che sannocongiungersi a lui argomento insigne di conforto e luce inestinguibile di virtù e foco sempre più acceso di ineffabileamore?

La famiglia di Nazareth noi la ritroviamo nel Tabernacolo.

“E se così è per tutte le anime che giungono a comprendere e ad amare, come non lo sarà pel sacerdote,che nel suo ministero santo all’ufficio medesimo della Vergine benedetta viene sollevato, di custodire Gesù, che ècon noi nella santissima Eucaristia, col rimanere di continuo a contatto con lui? Ed ecco come l’esempio della Vergine Madre si fa luce a tutti i cuori e particolarmente al cuore del sacerdote, animandoli ad una confidenza sempre più profonda e ad uno studio sempre più minuto di rendersi accetti a lui, per riceverne in sempre maggior copia quelle irradiazioni di bene che, dal suo sacratissimo Cuore promanano.”

Capite la prospettiva? Cioè: “Che cosa fa più piacere a Gesù?” Non: “che cosa è peccato e che cosa non è peccato” e “fin dove posso arrivare” e “fino a qui ma non oltre”, e “ma quella cosa chiede tanto”. Che cosa mi rende sempre più accetto a Lui? Che cosa a Lui fa più piacere? È diversa la prospettiva, non è la spunta delle cose da fare. Certamente è dura.

“Gittiamoci dunque ai piedi del tabernacolo, protestando a Gesù il nostro amore e dichiarando di volere vivere sempre con lui.”

Bisogna vedere se è vero che voglio vivere sempre con Lui. Se è vero allora mi getterò ai piedi del Tabernacolo, perché ti viene proprio spontaneo. È un bisogno

“Con lui è la vita; con lui è la perfetta letizia, con lui è la pace che supera ogni senso.”

Questo lo può sapere solamente chi l’ha vissuto e chi lo vive.

A quelli che dicono che la loro vita è triste, che la loro vita è piatta, è sempre la solita cosa, a coloro che vorrebbero fare altro, a tutti quelli che vedono la loro vita brutta, perché non c’è quel brivido, quell’altro che cercano, Don Barbieri risponde così:

“Adorando e contemplando passiamo dunque i nostri giorni con lui, a lui dirigendo i nostri affetti, a luilevando i nostri desideri.”

Questa è la vita. Queste cose non sono solo per le monache e i preti. Comunque, bisogna vedere se i preti e le monache vivano così, perché non è detto. Potrebbero portare le vesti ma condurre i loro giorni senza adorare e contemplare e senza dirigere tutti i loro affetti e desideri a Gesù.

“La beatitudine del paradiso incomincerà quasi per noi quaggiù su la terra, perché avremo così la sorte felicissima di possedere Dio.”

È come se fossimo già in Paradiso! Anche la Santa Vergine doveva sistemare la casa, preparare da mangiare, cucire, andare a prendere l’acqua al pozzo, la farina. Anche San Giuseppe doveva lavorare, faceva il falegname, però tutto questo lo facevano con Gesù in mezzo, guardando Gesù.

“Oh sappiamo approfittare di tanta misericordia divina! E usciti fuori da ogni legame terreno, innalziamoci nella vera luce che è qui con noi”

Quello che hanno vissuto Giuseppe e Maria Santissima.

“Inebriamoci nelle ineffabili delizie che Dio largisce a noi; non avremo allora più nulla da invidiare ai beati comprensori del cielo. L’Evangelo ci fa conoscere come Gesù, dopo la sua gloriosa manifestazione nel tempio frai dottori, si riconducesse, con la Vergine madre e col suo santo custode Giuseppe, a Nazareth, e là vivesse loro sottomesso i suoi begli anni giovanili, nell’ombra della piccola casa nazarena, nella soavissima pace di una vita del tutto povera ed operosa. E la sua benedetta madre fu con lui, al pari di lui povera, al pari di lui attivissima, adividere con lui la letizia ineffabile di quella dolce oscurità, di quell’operosità santa.”

Che bello vivere così, nascosti al mondo e visibili solo a Dio.

“Ha il mondo le sue gioie, hanno gli uomini del mondo i loro piaceri cotanto ardentemente desiderati, anoi è dato la gioia di gran lunga di quelli più grande, di vivere col nostro Dio e di riporre in lui tutte le nostresperanze. Dio è con noi, Dio rimane con noi!”

Il mondo ha le sue gioie, ma anche noi abbiamo la nostra che è Dio, Gesù presente nel Tabernacolo.

“Oh c’insegni la Vergine a star sempre con Gesù, oh ci soccorra la sua materna sollecitudine a far sì chepossiamo vivere con lui! Perseveriamo a rimanere presso il santo tabernacolo dove egli dimora, perseveriamo a mantenerci nelle attitudini che per vivere con lui sono necessarie! Tutto quanto è lontano dal suo tabernacolo ètriste ed è amaro, tutto che da lui è disgiunto è peste che infetta, è veleno che corrode. Con lui solo è la pace, con luisolo ci possiamo riposare tranquilli; solo con lui sono la quiete e la salute, e se in questo misero mondoalcunché di buono è possibile, non altrove che presso di lui ci vien fatto di poterlo trovare.”

Ci crediamo o non ci crediamo? È vero o è falso? Impariamo a passare del tempo presso il Tabernacolo, adandarci spesso almeno con la nostra mente. È vero che tutto ciò che è lontano dal Tabernacolo è triste e amaro, tutto ciò che è disgiunto da Gesù Cristo Eucarestia è peste che infetta e veleno che corrode, ed è vero che solo con Lui c’è la pace, la quiete, la salute e il riposo. Bisogna provarlo.

“Ed ecco nella casa di Nazaret, esempio degli esempi, la vita di Maria con Gesù. Vita attiva e vita contemplativa, vita santa tra le più sante, luminosa sopra le più luminose. […] Basta ricordare come Gesù, vivendo a Nazareth, vivesse del tutto sottomesso alla sua madre purissima e al suo santo custode Giuseppe, per trovare la somma di ogni virtù. Che vi può essere di più ammaestrativo di questa sommessione? Dio al quale sono sudditi gli angioli, che si sottomette alle sue creature, che si fa umile ed obbediente a Maria! Oh sì che noi apprenderemo ad obbedire! Oh sì che noi, che siamo miserabile terra, dobbiamo qui imparare ad umiliarci, a renderci sottomessi!

Esempio. — In Gesù è la nostra consolazione. — L’amore di S. Giovanna d’Arco per Gesù Cristo in Sacramento fu vivissimo sempre. Non tralasciò mai, semprechè le circostanze glielo permisero, di assistere, anche durante la faticosa sua vita da campo, alla santa Messa, e fu sempre sua delizia e suo conforto di potersi vivificare con la santa Comunione. Imprigionata e processata, nelle grandi angosce di quegli asprissimi giorni di martirio, le era amarissima sopra le molte sue pene il non potere ricevere nel suo cuore Gesù. Un tratto commovente di questa sua singolare pietà mostrò ella a’ suoi giudici sciagurati (senza però commuoverne i cuori induriti) come colei, che essi allontanavano dai santi Sacramenti, viveva tutta unita con Gesù. Le pubbliche sedute diedero all’angelica fanciulla occasione di chiedere al suo custode se l’adorabile Sacramento era conservato nella cappella, che incontrava nel suo tragitto. E avutane risposta affermativa, sollecitò l’autorizzazione di fermarsi sulla porta a pregare e ad adorare. E il custode, impietosito, aderì a tanta sua ardente pietà. Così, come altra volta laMaddalena nell’orto del sepolcro, ella cercava il suo Redentore divino e però, giunta alla porta della cappella ,insistette presso il custode: — Il Corpo di Gesù Cristo è proprio lì? E dietro una seconda affermazione, ella si lasciò cadere sulla lastra di pietra, e s’ immerse nella più profonda adorazione.”

Questo è il mio augurio per ciascuno di voi.

E la Benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo. Sempre sia lodato.

Mercoledì della VII settimana di Pasqua

VANGELO (Gv 17, 11b-19)
Siano una cosa sola, come noi.

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

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