Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XVI parte

B. Conchita Cabrera De Armida

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di giovedì 5 agosto 2021

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Beata Conchita Cabrera De Armida: Sacerdoti di Cristo, XVI parte

Oggi, giovedì 5 agosto 2021, ricordiamo la dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore. Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi tratto dal capitolo XVI di San Matteo, versetti 13-23.

Vedete come si fa in fretta a passare da: 

“San Pietro, tu sei Pietro e su questa Chiesa edificherò la mia Chiesa” 

a

 “va dietro di me satana”

Si fa in frettissima, basta cambiare logica e, siccome noi non vogliamo cambiare logica, perché cambiare logica significa cambiare Dio, allora andiamo avanti. 

Continuiamo la lettura del nostro testo “Sacerdoti di Cristo” della Beata Conchita Cabrera de Armida. 

QUARTA PARTE: L’amore disordinato di sé

1. La triplice concupiscenza

La concupiscenza della carne e degli occhi

– Un cuore smarrito

“Il sacerdote, nelle relazioni con le persone, come dev’essere attento a comunicare Dio! Deve parlare di cose edificanti, farsi rispettare per le sue virtù, per la sua umiltà e semplicità. I miei sacerdoti non solo devono sembrare Gesù, ma essere Gesù, siano soli o in compagnia, per strada o in chiesa, nel loro ministero o fuori di esso. 

Quanto detto sopra non vale soltanto per l’ambiente che il sacerdote deve frequentare ma anzi, principalmente, per il tratto esteriore e confidenziale con le religiose. 

E lì che lo aspetta il Maligno, molte volte travestito da angelo di luce per perderlo, per contaminarlo, per legarlo con affetti che all’inizio sono spirituali ma finiscono in amori non santi.”

Le relazioni con le persone.

Il Sacerdote, dice Gesù, deve essere Gesù. Il Sacerdote è Sacerdote sempre: quando mangia il gelato, le ciliegie, quando gioca a pallone, quando è in Chiesa a pregare, quando celebra la Messa, quando confessa, quando mangia la pasta, quando tossisce è sempre il Sacerdote. E la cosa più importante è che deve comunicare Dio, non solo con le parole, ma con tutto, perché ha Dio nel cuore. Dio è il centro dei suoi pensieri, dei suoi affetti. Deve farsi rispettare, certo, perché deve far rispettare l’Ordinazione Sacerdotale che ha ricevuto, che è un Dono di Dio.

Ma in che modo si fa rispettare?

Attraverso le virtù, attraverso l’umiltà, la semplicità. Certo non con grandi discorsi, ma con una vita che dice: “io sono un Sacerdote” e la gente capisce quando ha davanti un Sacerdote veramente tale, capisce da sola che ci vuole il rispetto.

“I miei sacerdoti non solo devono sembrare Gesù, ma essere Gesù, siano soli o in compagnia, per strada o in chiesa, nel loro ministero o fuori di esso”. 

Sempre!

Anche quando vanno a prendere la coda di aragosta, quel dolce tipico del Sud, ripieno di crema o cioccolato. Anche quando mangia questi dolci, si deve vedere che non è come tutti gli altri. C’è qualcosa che deve far dire che quell’uomo è abitato da un mistero. Poi, Gesù parla del rapporto con le religiose — io mi permetto di dire, un po’ con tutte le donne e aggiungo anche con tutti gli uomini, cioè con le persone in generale. Perché? Perché il demonio è lì che lo aspetta travestito di angelo di luce, per perderlo, contaminarlo e legarlo. Con cosa? Con affetti che all’inizio sono spirituali, ma che alla fine finiscono in amori, ma non santi. 

È proprio così: le amicizie spirituali, le figliolanze spirituali.

Bisogna stare attenti perché iniziano presso l’altare e finiscono in camera da letto. Iniziano con la corona del rosario in mano e finiscono con l’asilo. 

Bisogna stare attenti, perché il Sacerdote non è di nessuno ed è di tutti. E c’è in giro questa mania di voler mettere le mani sui Sacerdoti, ma non fisicamente. È una mania di possesso, di controllo, è come se diventasse una cosa nostra, ma il Sacerdote non è di nessuno. Per cui ci deve essere una santa distanza. 

“Padre, mi dia del tu”. No, rispondo io. No, prima di tutto perché non sono stato educato così. E vedete, anche questa è una mancanza di rispetto. È un’ennesima mancanza di rispetto, perché tu vuoi costringere una persona ad utilizzare i modi educativi che utilizzi tu. Ma perché? Perché? “Perché mi fa sentire vecchio, perché allunghiamo le distanze”. Assolutamente no. È proprio quello che ci deve essere. Ci deve essere distanza, perché io sono io e tu sei tu e vivere un rapporto di stima reciproca non vuol dire annullare le distanze. Tutt’altro. Vuol dire sottolinearle, perché è nella misura in cui siamo distanti che ci vediamo. Io quando prego davanti al Crocifisso, non metto la testa sul Crocifisso, altrimenti non Lo vedo. Sì, mi posso avvicinare per dare un bacio, altrimenti per guardarLo devo stare a distanza. Quando tengo l’Eucaristia in mano devo stare a distanza, non l’attacco alla fronte. Sono stupidaggini. Sono impertinenze. Perché devi costringere? Io non costringo nessuno. Mi danno del tu? Eh… mi diano del tu! Mi danno del voi? Eh… mi diano del voi! 

Quando ero Superiore mi ricordo un frate anziano che mi chiamava  “vostra riverenza” o qualcosa del genere perché una volta si usava così. Se è il suo modo comunicativo perché devo costringerlo? Ma io non sono così stupido da pensare di essere una “riverenza vostra”, loro ecc. Ma è ovvio. Una volta si faceva così e se quest’uomo ha ottant’anni non vado a cambiargli la testa. Sappiamo benissimo che sono forme espressive che vogliono esprimere semplicemente un rispetto.

Tu mi vuoi dare del tu, io no, non lo faccio, perché non me la sento, perché sono stato educato dai miei genitori in un altro modo. Alle persone che non conosco o di un’età diversa mi hanno insegnato a dare del lei. È una questione di educazione e io credo a questo insegnamento che mi hanno dato, lo metto in pratica e devo dire che mi ha evitato molti pasticci. 

Perché mentre dal lei puoi andare al tu, dal tu non puoi più tornare al lei. Quindi, meglio non aver fretta di passare al tu. Perché quando hai aperto ad una certa confidenza e ti accorgi dopo di essere stato imprudente, poi non torni indietro più.

Voi sapete che “la troppa confidenza toglie la riverenza”, dice il detto. Deve essere l’altro che ti dice “dammi pure del tu”. Comunque a me non piace, mi indispone, anche perché le cose maturano negli anni.

Stiamo attenti alla confidenza perché non credo a queste amicizie spirituali. L’amicizia non è una cosa che si decide a tavolino, che si improvvisa. L’amicizia è una cosa rarissima che richiede tantissime cose per cui bisogna saper stare al proprio posto e non confondere la carità con questi affetti, Gesù li chiama  “amori non santi”. Sono cose che non vanno bene e ne va di mezzo il Sacerdozio, perché poi si perde di credibilità, si perde di tante cose. Da fastidio. 

Per esempio, quando è capitato di vedere i frati che ballano con le suore, a me da fastidio. Sarò retrogrado, complessato, avrò i problemi, a me non interessa. Mi da fastidio perché mi pare una cosa fuori luogo. La facciano con tutto il cuore e l’amore più bello del mondo, ma sta male. È una cosa che non sta. Io sono cresciuto con l’esempio di Sacerdoti e Suore che che sono stati santi e queste stupidaggini non le facevano e non c’era bisogno di farlo e nessuno ne sentiva la mancanza, perché poi le cose succedono. Siamo fatti di carne, come tutti. Quindi se non ho coscienza che non vivo di natura angelica, quindi poi…

“Quanti pericoli ci sono in questa questione così rilevante nella mia Chiesa; quanti disorientamenti in certe anime che nel sacerdote prima vedevano soltanto Me e poi vedono un altro che non sono più Io e che dovrei essere Io. 

Il Maligno, trasformato in angelo di luce, inganna entrambi con la dolcezza e il fascino non ordinario, blocca e frena, sconvolge offusca, ottenendo così quel raccolto che lui pretende. Non sempre induce al peccato, ma certamente svigorisce; non sempre trionfa ma sempre sconvolge; non sempre il suo veleno uccide, ma intossica. 

Al Maligno piace scimmiottare ciò che è santo. È necessaria molta luce dall’alto per riconoscerlo, smascherarlo e disprezzarlo. Per ingannare le anime buone si serve di ciò che è santo; mette in gioco tutta la sua astuzia per scimmiottare ciò che è divino, ma che in realtà è orchestrato dalla sua malizia infernale per perdere le anime.”

E quindi bisogna stare attenti perché, di fatto, comunque inganna entrambi con la dolcezza e il fascino non ordinario. 

“Blocca e frena”

Ti coinvolge e poi iniziano questi messaggi chilometrici, ore al telefono, dai ci vediamo, beviamo un caffè insieme, ma cosa vuoi che sia… 

No… il gelato vado a mangiarlo da solo, il caffè lo vado a prendere da solo, oppure insieme ad altre venti persone, ma non così perché non va bene. Altrimenti, come diceva Don Oreste Benzi, “andate in abito”. Lui diceva: “dove entra lei (la veste) posso entrare anch’io”. “Quando un sacerdote ha la veste, può andare anche in mezzo alle prostitute”, così diceva.

Ma con la veste non ci andiamo. Perché un Sacerdote non può andare a bere un cappuccino o a mangiare un gelato con la veste? Ma se tu la togli per farlo allora… Questa è la regola: dove non può entrare la veste non entri anche tu. Quante porte che si chiuderebbero!

Ricordo che una persona una volta mi disse: “non puoi toglierti quella “soca” che hai addosso? “Soca” è un modo dialettale dispregiativo di chiamare l’abito. E io risposi: “No, come non mi posso togliere la pelle dalla carne, non mi posso togliere la veste dal corpo, perché la devo togliere?” 

È un problema? Se è un problema significa che lei non può entrare e se non può entrare lei, allora non posso entrare neanche io. 

Oppure qualcun altro che chiede: “Ma devi venire con la tuta?”

“Ah, la veste sarebbe la tuta? Va bene, arrivederci…”

Si fa in fretta a purificare le conoscenze, i contatti, basta usare gli strumenti giusti, che subito si bloccano e si eliminano.

“No, padre, mi dispiace”

No, non deve dispiacersi, non ha superato l’esame, basta, fine, arrivederci.

“Attenzione per gli uni e per le altre! Queste anime che vivono separate dal mondo sono quelle che più facilmente si accendono di passione; ciò avviene dapprima subdolamente e poi apertamente, quando ormai sono diventate preda del Maligno. Se non altro possono nascere affetti che bloccano e frenano scioccamente la vita d’intimità con Me. 

Il primo segnale, guardate, è questo: la preghiera si raffredda. 

Non hai più né tempo né voglia di pregare perché hai la testa altrove, è come se tu sentissi che il tuo cuore è altrove, non è più lì. Non ha fatto niente di male, ma stranamente non hai più quel fervore di prima e cosa è successo? È successo che tu hai iniziato a mancare di verginità, che vuol dire di assolutezza. Non fa niente se non sei caduto nel male morale, ma tu di fatto hai cominciato a mancare all’unicità e all’assolutezza che devi a Dio. Dio vuole o tutto o niente.

Il cuore è cuore, e se non è ben orientato e radicato in Me, molto facilmente scivola in ciò che è umano, in ciò che è terreno, e persino in ciò che è peccaminoso e sensuale. 

Questo incontro, così necessario, nei confessionali e nella direzione spirituale, presenta i suoi scogli, i suoi pericoli, e le anime hanno bisogno di molta virtù, di molta purezza, e di molta unione con Me per vedere nei sacerdoti solo degli intermediari per venire a Me senza fermarsi lungo il cammino”

Capito? Cioè, il Sacerdote è un sentiero. Quando tu vai in montagna non ti fermi sul sentiero. Cammini e lo attraversi.

Tutti questi “appiccicamenti”, non vanno bene. Ci vuole libertà. 

“Padre venga”, “Padre faccia”

“No, non serve, non è utile, non è buona cosa.”

Non so come dirlo. Il cuore è uno e deve essere solo di Dio. Dato solo a Dio. Ecco perché, dopo, gli altri, se con la veste ti vedono parlare con…, subito pensano male. Certo, perché ce l’hanno dentro.

Non siamo abituati a pensare a un rapporto uomo – donna che non sia inquinato dalla sessualità mal gestita. Guardate che è possibile. Io sono del parere che è possibile che un ragazzo abbia una bella amicizia con una ragazza. Certo che è possibile, perché non devo ritenere le persone “istinto puro”. 

Perché devo insegnare i ragazzi a pensare male?

Un ragazzo può avere una bellissima amicizia che sia solo amicizia con una ragazza, ci mancherebbe! Perché no?

Questo non vuol dire, quindi, che va bene tutto, perché ci sono cose che non si possono fare e non si possono fare proprio in funzione di questa unicità dell’amore per Dio. Che tu sia un Sacerdote, so che tu non lo sia, c’è comunque l’unicità dell’amore per Dio che si manifesta nell’osservanza dei comandamenti. 

– Quando un cieco guida un altro cieco

Una delle insidie tese dal Maligno ai sacerdoti è l’attaccamento interiore ad anime elette con il santo pretesto, anche se solo interiore, di imparare da loro, e di ricevere delle comunicazioni da parte Mia per mezzo loro. Molto pericolosa è questa via. Che maestro è il Maligno nel confondere e far vedere buono ciò che buono non è! E così hanno inizio molte direzioni e confessioni che portano a scherzare con il fuoco, e finiscono molte volte col bruciarsi! 

I sacerdoti mi sottraggono molta gloria nelle anime quando si pongono come fine e non come mezzo per condurle a Me. 

Attenzione a non rubarmi i cuori, attenzione ad affievolire il fervore nelle anime, permettendo che ci si mescoli della terra. 

Certamente i confessori e i direttori devono avere un certo ascendente santo e spirituale sulle anime; ma nel compiere il loro dovere, la loro rettitudine e la loro intelligenza deve far discernere con molta chiarezza il limite che separa ciò che è umano da ciò che è divino, il divino dall’umano. Il sacerdote deve mettere un “fin qui”, e non permettere che i cuori vadano oltre: il proprio e quello degli altri. Soltanto Io, soltanto lo Spirito Santo, abbiamo diritto assoluto, campo libero su tutte le anime. Attenzione, ripeto, a non ingannarsi!

I sacerdoti devono necessariamente percorrere il sentiero del confessionale, e molti quello della direzione spirituale. È loro dovere, ma un dovere spinoso, un cammino irto nel quale devono posare i piedi senza farsi né farmi male. 

Solo Gesù può dire queste cose.

“Attaccamento interiore alle anime elette”

Questa è una cosa pazzesca. 

“Anche se solo interiore, di imparare da loro, e di ricevere delle comunicazioni da parte Mia per mezzo loro.”

Questa è follia. Ma capite? Io che vado dall’anima che il Sacerdote sta dirigendo, vado a chiedere di dirmi cosa Gesù dice a me? Robe da matti. Queste sono le papesse: “Io vengo a portarle il messaggio di Gesù, da parte di Gesù…”. Ma stiamo scherzando?  Ci vuole umiltà.

Può darsi che Gesù abbia da dare un messaggio ad un Papa, è successo nella storia, ma c’è modo e modo di dirlo e c’è modo e modo di portarlo e attenzione a non mettersi al posto di Dio. Bisogna stare attenti. 

“Attenzione a non rubarmi i cuori.”

Il Sacerdote deve far crescere l’amore per Gesù, non per sé.

Come faccio a sapere se quel Sacerdote mi ha fatto del bene oppure no?

Sono cresciuto nell’amore di Dio? Si o no?

Sono cresciuto nella corrispondenza a Gesù?

La mia fede è maturata?

I peccati li ho abbandonati?

C’è stata conversione?

Sono migliorato come persona?

Si o no?

Se la risposta è no, allora quel Prete non va bene.

“Devono avere un certo ascendente santo e spirituale sulle anime”

Ma Gesù dice che c’è un limite, che separa ciò che è umano da ciò che è divino. Il Sacerdote dice Gesù deve mettere un “fin qui” e non permettere che i cuori vadano oltre, il proprio e quello degli altri.

“Dove vai? Dove sei?”

Ma cosa ti interessa? Sono domande impertinenti e curiose. C’è un fin qui, oltre non si va. 

“Io vorrei vedere nel cuore”… No guarda lasciamo perdere. C’è un oltre che non si può misurare e non si deve guardare e non si deve chiedere e non si deve sapere.

Tutte le domande hanno diritto di cittadinanza? No. 

È un cammino spinoso, irto. E poi vedremo domani le qualità.

Sentite questa domanda, questa ve la devo leggere:

Come può dare Dio chi non ha Dio e nella misura in cui dovrebbe avere Dio?
“Come può toccare le profondità di un’anima pura chi vede soltanto la superficie della vita spirituale?

È un opera bellissima questo libro.

Quindi quando andiamo a confessarci preghiamo per noi, per il Sacerdote perché sia illuminato e stiamo al nostro posto, con le mani e con le domande. Impariamo ad avere quel sacro rispetto, a saperci muovere con molta discrezione, con molto rispetto, con molta deferenza, perché lì c’è Gesù, quello è un cuore totalmente Cristico, tutto di Dio, stiamo attenti a quello che facciamo.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus. Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga. 

Sia lodato Gesù Cristo, sempre sia lodato.

VANGELO (Mt 16, 13-23)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

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