I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema, parte 2

I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione del ciclo dal titolo “I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema” di martedì 16 agosto 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mt 19, 23-30)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Testo della meditazione

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I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema, parte 2

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a martedì 16 agosto 2022.

Ricordiamo oggi santo Stefano, re di Ungheria, una figura molto bella su cui vi consiglio leggere e meditare.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo diciannovesimo del Vangelo di Matteo, versetti 23-30.

Proseguiamo la nostra meditazione sul tema dei frammenti del pane e i tralci della vite, klasma e klemata. 

Quest’ oggi abbiamo previsto un focus su Giovanni 15,5-6. Prendiamo quello che dirò adesso dal libro “La testimonianza del discepolo” del biblista Doglio.

Il primo blocco tematico di questo capitolo comprende l’allegoria cristologica della vigna, caratterizzata dal verbo «rimanere» (vv. 1-11). Senz’alcuna introduzione, il discorso inizia con la tipica formula di auto-presentazione, cui si aggiunge un riferimento a Dio Padre: «lo sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore» (v. 1). Secondo lo schema simbolico comune nell’Antico Testamento Dio è presentato come il proprietario della vigna, che rappresenta il popolo: ora però Gesù si identifica con la vite, rivelando che non si può essere popolo di Dio prescindendo da Sè. Come nel definirsi «pastore» (cf 10,1) ha aggiunto l’aggettivo kalòs («bello») [καλός], così ora al termine «Vite» aggiunge l’aggettivo alethiné («vera») [αληθινή].

Quindi il Pastore bello e la vite alethiné, vera.

… precisare che Gesù è la vera vite significa che tale allegoria è un’immagine di rivelazione, cioè aiuta a capire che Dio Padre è l’origine e il curatore di tutta la vicenda umana, mentre il Figlio si rivela come l’autentico Israele, dal momento che realizza le promesse profetiche a favore dell’umanità e rende possibile portare molto frutto.

Per questo, quindi lo si definisce ‘la vite vera’.

La formula di auto-presentazione viene ripetuta con riferimento ai discepoli: «lo sono la vite, voi i tralci» (v. 5).
L’impostazione dell’intero discorso è di tipo allegorico, in quanto ad ogni particolare dell’immagine agricola corrisponde un analogo elemento della realtà personale.

Ecco l’allegoria; così intanto impariamo qualche termine un po’ tecnico, un po’ nuovo che non si sente tanto pronunciare.

L’agricoltore è il Padre, la vite è Gesù, i tralci sono i discepoli. Al centro dell’attenzione sta il frutto prodotto dalla vigna e perciò vengono presentate alcune azioni tipiche del viticoltore: l’eliminazione dei tralci infruttuosi e la potatura dei tralci fruttuosi. Che cosa significhi il frutto è chiarito nel v. 8: l’efficace azione del Padre si rivela nel fatto che gli uomini diventino discepoli del Figlio. Per questo si insiste sul verbo «rimanere» (ménein) [μένειν], che esprime l’immagine piena della comunione fra Gesù e il Padre, fra Gesù e i discepoli: tale linguaggio, che percorre tutto il Quarto Vangelo, riguarda la relazione personale di ogni discepolo con Gesù, rivelando che solo in stretta unione a lui si può arrivare al Padre e realizzare la propria vita.”

Questo mi è sembrato un focus importante: innanzi tutto questa importanza essenziale del ‘rimanere’, è come un secondo decalogo. 

Adesso vado a memoria, potrei sbagliare, ma mi ricordo che da studente le avevo contate: in quei versetti il verbo “rimanere” viene ripetuto dieci volte. Poi voi andate e a contarle, magari mi sbaglio, ma non credo, perché ricordo che questa cosa mi era rimasta impressa. Questa è la prima cosa: l’importanza della comunione innanzitutto di Gesù con il Padre e poi di Gesù con i discepoli.

 Tale comunione di Gesù con i discepoli è fondamentale perché solo attraverso questa stretta unione con Gesù si può arrivare al Padre e si può realizzare la propria vita; ecco perché ‘rimanere’. E ‘portare frutto’ vuol dire che la vite produce dei bei grappoloni. Che cosa è questo frutto? Essere discepoli di Gesù; il Padre, che è il viticoltore, ha come scopo nell’avere questa bellissima vite, che noi diventiamo discepoli di Gesù. Questo significa ‘portare frutto’, per questo dobbiamo rimanere nella vite. E per questo taglia i rami infruttuosi e pota quelli fruttuosi. 

Adesso mi concentrerò su una esegesi ancora più approfondita che non è il centro del nostro discorso, ma ci serve per capire quando poi parleremo dei tralci. Gesù, dunque, si presenta come vite, come vite vera, come autentico Israele. A questo proposito capite anche il Vangelo di oggi. 

È consolante — consolante nel senso che ci fa capire che questa è la strada giusta — che i discepoli rimangano quasi scandalizzati da Gesù quando fa il suo discorso sui ricchi, forse perché non sono poi così tanto poveri — del resto avevano tutti un buon lavoro, facendo quasi tutti i pescatori — e quando sentono il discorso sui ricchi provano uno scossone al punto che dicono: “Allora chi può salvarsi? Nessuno si salva!” Questa domanda è fondamentale. 

La nostra predicazione, che può essere quella di un sacerdote o quella ‘laica’ fatta dal padre, dalla mamma, dal figlio, dal collega di lavoro fatta con le parole o con la vita; la nostra predicazione che non giunge a far nascere nel cuore di chi ci vede e chi ci ascolta la domanda “Allora chi può essere salvato?” non è la predicazione secondo lo stile di Gesù, perché la predicazione di Gesù arriva qui, porta qui il suo interlocutore. Se noi siamo condotti fino a questa domanda, se ciò che noi vediamo predicato dalle parole e dalla vita di chi ci sta accanto ci conduce a dover rivolgere questa domanda alla nostra vita, allora vuol dire che quella predicazione è autentica, vera, evangelica, è secondo lo spirito di Gesù, perché Gesù ha condotto i suoi discepoli fin qui; non ci sono altre vie. E questo ottiene una risposta bellissima che è quella di Gesù che dice che questo è impossibile agli uomini, ma è possibile a Dio. Dimenticati di poterti salvare con le tue forze, da solo: è fondamentale la Grazia di Dio che non vuol dire che, allora, non conta niente quello che faccio… no, vuol dire che le due cose devono stare insieme e che abbiamo costantemente bisogno della Grazia di Dio. Ecco l’importanza fondamentale di esser tralci di Gesù, di essere veri discepoli di Gesù. Questo è il frutto. 

Ecco, poi, premettetemi di dirvi che non dobbiamo mai cercare di fare i conti con Gesù: “Noi che abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa, dunque, ne avremo?” No…, no… stiamo veramente attenti a questi ragionamenti a queste domande. La risposta che dà Gesù… capite… No, non vi dico quello che penso perché qualcuno, poi, come al solito, rimane un po’ scandalizzato e pensa: “Ma che cosa dice Padre Giorgio?” Quindi non vi dico che cosa penso di questa risposta di Gesù, che è bellissima, è una risposta bellissima, contiene tanta verità ed è vero che chi lascia tutto per Gesù, per il suo nome ha cento volte tanto ed è vero che ha la vita eterna, perché basta vedere la vita dei santi: è tutto verissimo! “Ecco noi che abbiamo lasciato tutto ti abbiamo seguito, che cosa dunque ne avremo?”. Se avessi una persona qui accanto che rivolge questa domanda, io risponderei così… Prima che Gesù risponda, vorrei dare io la mia risposta, una risposta piccolina a questa persona. La vorrei dare prima soprattutto a me stesso quando il mio egoismo comincia a fare questi ragionamenti; vorrei dare a me stesso e a chi ho accanto questa risposta. 

“Che cosa dunque ne avremo?” Niente… Niente… Niente di tutto quello che hai in testa; niente di tutto quello che pensi. Ne avrai una cosa sola, ce l’hai già: hai Gesù. E sufficiente, non ti serve altro, caro. Non hai bisogno del sapere, della gloria, del sederti, e le cento volte tanto… no, no, no: hai Gesù e questo ti basta. Se questo non ti basta, non sei un tralcio, perché per un tralcio che fa i grappoloni non c’è niente di più importante che stare attaccato alla vite… niente. È l’unica ragione della sua vita: un tralcio è tale, finché rimane attaccato alla vite e la ragione della sia vita è produrre grappoloni d’uva ed essere discepolo di Gesù. Non ti basta essere discepolo di Gesù? Non ti basta avere Gesù al fianco, nutrirti di Gesù nella Eucarestia, poter contemplare Gesù nella Eucarestia? Non ti serve altro! Soprattutto non ti serve sapere altro e i conti, facciamoli per la spesa. Non facciamo i conti per la vita eterna. Qui non funziona come con la raccolta dei punti Paradiso, per avere i set di bicchieri e di brocche. Non si fa così… alla cassa del supermercato io chiedo: “Signorina, non mi dà i punti? Non è che, magari, me ne dà uno in più…”; oppure quello che viene prima di me dice: “No, io non li voglio” e allora io chiedo: “Li dà a me? Io faccio la raccolta per avere i bicchieri, i piattoni”. Ma qui non siamo al supermercato, non stiamo facendo la raccolta dei bollini. La raccolta dei bollini o dei punti la fai al supermercato. Con Gesù, con Dio non esistono i bollini. 

“Che cosa ne avremo, dunque?” Niente, perché hai già tutto e forse non ti sei accorto di avere già tutto. La Vergine Maria non avrebbe mai fatto una domanda del genere: “Che cosa ne avremo?” “Ma io ho Gesù, io ho già tutto; che cosa mi serve ancora?” La vita eterna… ma se ho Gesù, se ho Gesù, io ho la vita, l’eternità, la salute, ho tutto: che cosa mi serve di altro? Che cosa ho bisogno di sapere di altro? Ho Gesù.

Vedete, questa cosa è molto importante perché… — scusate oggi mi soffermo un po’ su questo discorso, perché è importante — vi leggo adesso una citazione da un libro che si intitola “Tutto ciò che Gesù fece e insegnò, introduzione ai Vangeli Sinottici e agli Atti degli Apostoli” scritto da Paolo Mascilungo e Antonio Landi, edito da Elledici 2021. Scrivono:

A volte ci sembra di avvertire qualche perplessità nei confronti del modo divenuto abituale di parlare di Dio e della salvezza. Dio è amore, misericordia e perdono e la salvezza è grazia.

Che è quello che oggi si sente dalla mattina alla sera… noi fondamentalmente sentiamo sempre questo, bene. Proseguono ponendo una domanda:

Ma non si corre il rischio di indebolire l’impegno che la vita richiede e di annullare quel santo timore di Dio che rende il cristiano vigilante e più attento alle scelte morali? 

Punto di domanda… a ciascuno la risposta! Gli autori del libro pongono la domanda… questo parlare di Dio che è misericordia, perdono e grazia — tutto verissimo, assolutamente vero — non corre il rischio, loro chiedono, di indebolire l’impegno che la vita cristiana richiede? 

Infatti, sentite il Vangelo di oggi: chi potrà salvarsi? Nessuno.

Vedete quanto è impegnativo essere tralcio, vedete? È talmente impegnativo essere tralcio che i discepoli dicono: “Nessuno si può salvare!”. E allora è giusta la domanda che questi autori pongono, è molto corretta. Attenzione a non indebolire l’impegno che la vita cristiana richiede, a non annullare il santo timore di Dio che mi chiama a essere vigilante e a essere attento alle scelte morali, che non vuol dire ‘moralistiche’, vuol dire ‘morali’. Questo è esattamente quello che abbiamo sentito dal Vangelo di oggi che è il focus su Giovanni 15 che abbiamo visto all’inizio. 

E proseguono scrivendo:

È probabilmente vero che si debba con più energia, ma anche con più precisione teologica di un tempo parlare di peccato, giudizio, penitenza e riparazione.

Ed è esattamente quello che noi stiamo facendo; quello che noi abbiamo fatto nello scorso Avvento, quando abbiamo parlato dei Novissimi; quando poi abbiamo parlato della Vergine Maria di Laus; quando abbiamo affrontato il tema delle Litanie nel mese di maggio e quando abbiamo a lungo parlato della Eucarestia a partire dal mese di giugno scorso. 

Dobbiamo parlare, speriamo di farlo, con una certa precisione teologica. Ecco perché mi affido sempre ai Santi, ai Dottori della Chiesa, alla Scrittura: per cercare di essere il più preciso possibile a livello teologico; per far parlare innanzitutto loro che sono certo più autorevoli di me. 

Ecco perché io metto il mio compito sempre nel chiosare il loro pensiero e non nel venire a dire le mie idee geniali che, saranno anche carine, ma non è che mi salvano. Parlare di peccato, di giudizio, di penitenza in modo più preciso teologicamente che cosa vuol dire? Da chi lo impariamo? Da coloro che lo hanno fatto, vissuto e predicato in modo corretto tanto che la Chiesa li ha riconosciuti come Santi o addirittura come Dottori della Chiesa. Capite? Ogni tanto vi leggerò queste cose, questi bei testi che mi sembra siano veramente degni e motto importanti per noi. 

Ecco, fatto questo focus, domani faremo un secondo focus su Klema e Klasma. Finalmente, perché, visto il titolo di questa breve meditazione… adesso finalmente ci arriviamo. Il titolo dice “I frammenti del pane e i tralci della vite, Klasma e Klema” , e adesso, dopo aver precisato tutte queste cose — vi ho detto all’inizio che questo è un percorso che dobbiamo seguire a tappe senza fretta — siamo pronti per questo secondo focus ancora più puntuale, proprio su Klema e Klasma.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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