I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema, parte 3

I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione del ciclo dal titolo “I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema” di mercoledì 17 agosto 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mt 20, 1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

I frammenti del pane e i tralci della vite: klasma e klema, parte 3

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a mercoledì 17 agosto 2022.

Per chi desidera inizia oggi la novena alla Piccola Araba: a chi non la conosce consiglio di andare a leggere la storia di questa suora carmelitana con dei doni mistici veramente elevatissimi e soprattutto, quello che più conta, un amore per Gesù davvero senza misura.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo ventesimo di san Matteo, versetti 1-16.

È bello che ritorni il tema della vigna, anche se in un altro contesto rispetto a quello che stiamo facendo noi, però è bello che siamo ancora all’interno di questa grande similitudine, di questa grande parabola della vigna.

Quindi oggi ci concentriamo, come abbiamo detto, facciamo un focus su Klema e Klasma. 

La parola greca usata da san Giovanni per indicare i frammenti del pane avanzato (Gv 6,12) è klasma, klasmatos, appunto frammento, pezzo). In Gv 15,5, per definire i tralci l’Evangelista utilizza la parola klema, klematos — dunque: klasma, che significa ‘frammento, pezzetto’, usata in Gv 6,12, mentre klemata usata in Gv15,5 quando Gesù sta parlando dei tralci della vite.

Le parole greche klasma e klema hanno la stessa radice e anche la stessa declinazione, significa che sono molto simili per l’orecchio greco, e anche il loro ambito semantico è molto simile: entrambe, infatti, indicano una piccola parte, ma ben identificabile — attenti bene — e fondamentale, di qualcosa di più grande. 

Klasma, Gv 6,12, è il frammento di qualcosa che prima era intero, i pani — vengono dati i pani e poi vengono raccolti i frammenti avanzati — klema è il tralcio della vite, che, se non porta frutto, viene tagliato, e, se porta frutto, viene potato. 

Anche il nostro orecchio “italiano”, che non ha consuetudine con la lingua greca, sentendo pronunciare le due parole, capisce che hanno qualcosa in comune e sembrano quasi uguali.

Per fare un parallelo con l’italiano, per capire meglio la scelta di questi due vocaboli da parte dell’ Evangelista, anche per noi, oltre al significato simile, le parole frammento e sarmento risuonano in modo particolare, essendo molto simili. Quindi l’evangelista ha creato come un parallelo fra queste due parole, le ha accomunate. Queste premesse sono importanti per capire il collegamento che si può evincere tra queste due parole e tra i testi che le contengono. Infatti nel testo di Gv 6,12 Gesù dà un comando nuovo (come indica l’aoristo imperativo ‘sunagaghete’, che indica il comando di una azione nuova), ovvero quello di raccogliere i frammenti avanzati del pane che Gesù ha miracolosamente moltiplicato perché altrimenti andrebbero perduti in modo definitivo, per sempre.

Gesù fa la moltiplicazione dei pani e compie un miracolo, questo è quello che noi stiamo analizzando, ma nell’Eucarestia non avviene forse ugualmente un miracolo? L’ Eucarestia, ogni Eucarestia, non è un miracolo? Il fatto che il sacerdote possa transustanziare la sostanza del pane nel Corpo di Cristo, nel Cuore Eucaristico di Gesù, e la sostanza del vino nel Sangue di Gesù , non è forse un miracolo? Vedete? Ed è più miracoloso moltiplicare la medesima sostanza — il pane si moltiplica, ma rimane sempre pane — o è più miracoloso moltiplicare la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo?

Sono entrambe miracolo, ma provate a chiedervi: “Qual è il ‘più miracolo’ dei due, il miracolo più strabiliante?”. Beh, ovviamente è quello che implica il cambiamento della sostanza, perché il pane diventa altro, mantenendo l’apparenza della realtà precedente: pane. Il pane, pur apparendo ancora come pane, non è più pane, perché è diventato il Corpo di Cristo: è cambiata la sostanza, rimanendo però l’accidente del pane — il gusto, la forma, il tatto, tutto di ciò che è pane rimane — dopo la Consacrazione del pane, e anche del vino, da parte del sacerdote e quindi è proprio un evento super miracoloso. 

“Per sempre”… ecco, riprendo la frase… Raccogliere i frammenti avanzati del pane che Gesù ha miracolosamente moltiplicato perché, altrimenti, andrebbero persi in modo definitivo, per sempre — questo è quello che abbiamo visto pochi giorni fa. E infatti, pochi giorni fa abbiamo affrontato ‘apoletái’, questo congiuntivo aoristo medio molto importante. Quindi: ‘andrebbero perduti per sempre’, come indicano chiaramente la subordinata introdotta da ‘ina me’ e l’aoristo congiuntivo ‘apoletái’. 

Quindi, noi avevamo visto: “Raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto” e adesso scopriamo che si aggiunge: “… perduto per sempre”, perché la subordinata introdotta da ‘ina me’ e l’aoristo congiuntivo ‘apoletai’ dicono questo ‘per sempre’. 

È interessante che Gesù dica: “Per sempre”. Nessuno di noi direbbe: “Raccogli quello che è avanzato a tavola perché non vada perduto per sempre”. Che cosa c’entra questo ‘per sempre’? Vuol dire che questi pezzi avanzati, questi frammenti sono molto importanti: ecco perché devo e voglio sottolineare ‘per sempre’. Non ci deve essere nessuno spreco da questo punto di vista. 

E quindi, grazie a tutto il parallelismo fatto con il discorso dell’Ultima Cena nei giorni precedenti, noi vediamo che — vi ricordate quando abbiamo affrontato tutto il bellissimo discorso di papa Benedetto XVI pronunciato all’Angelus del 31 luglio 2011 sul fatto che Gesù compie un gesto che fa pensare alla Santa Eucarestia quando alza gli occhi, pronuncia la benedizione, spezza il pane e lo distribuisce ai discepoli e alla folla — questi frammenti sono qualcosa di molto prezioso. Erano già molto importanti per la moltiplicazione dei pani, immaginiamoci ora per l’Eucarestia, visto il parallelismo tra i due eventi, la moltiplicazione dei pani e l’istituzione della Eucarestia, visto che tutta quella ritualità messa in atto da Gesù richiama radicalmente e profondamente tutto quanto avviene nell’Ultima Cena. 

Va da sé che i frammenti eucaristici non sono semplici briciole che, anche se vanno perdute, non succede niente perché ‘tanto arrivano gli Angeli e le portano via’, o comunque ‘fa parte dell’azione liturgica della Santa Messa il fatto che ci siano dei frammenti che cadono, ma tanto non succede niente, non muore nessuno’. No, perché in quei frammenti c’è dentro tutto l’intero. Esattamente come i frammenti che abbiamo visto adesso affrontando la questione di klasma: è un frammento di qualcosa di più grande, ma ben identificabile e fondamentale, è frammento di qualcosa che prima era intero e che conserva tutta la sua identità, non perde la sua identità perché si è separato dall’intero. Quel frammento di pane continua a essere frammento di pane in Gv 6,12; così nell’Eucarestia il frammento di Eucarestia, anche se piccolissimo, continua a rimanere un frammento del tutto: lì c’è tutto Gesù. In ogni frammento è presente tutto l’intero: per questo non deve andare perduto. Ed ecco il senso del suo insegnamento nuovo e molto premuroso a riguardo di questa questione, riguardo a Gesù: questo congiuntivo aoristo che esprime il comando di una azione nuova, il raccogliere. Non dobbiamo mai dimenticare questo ‘sunagaghete’ – raccogliete! – è un verbo importantissimo. Gesù ci sta dicendo: “Adesso vi do un nuovo comando, per una azione nuova che dovrete ben tenere a mente da adesso in poi, che servirà a chiudere il cerchio quando saremo nell’Ultima Cena.” 

Mi rendo conto che sono discorsi un po’ complessi, ve lo avevo detto all’inizio, non sono nemmeno facili da fare e spero di essere stato almeno un po’ chiaro, ma sia il ‘raccogliete’, sia il ‘per sempre’ — la subordinata introdotta da ina me e il congiuntivo aoristo che ci dicono questo ‘per sempre… state attenti che non vadano persi per sempre’— ci dicono che dobbiamo stare attenti, che non è vero quello che qualcuno dice: “Se anche cascano, va beh…; se anche si perdono, va beh…, quello che conta è altro”. No! Quello che conta è il frammento: se tu hai cura del frammento, perché nulla vada perduto, è sicuro che avrai cura anche dell’intero. 

In Gv 15,5 Gesù dice: “Io sono la vite e voi i tralci, chi rimane in me e Io in lui, questi porta molto frutto e abbondante perché lontano da me non potete fare niente”. In questo passo Gesù, in sostanza, ci dice che siamo suoi frammenti, parti ben precise di Lui. Il tralcio è per la vite come un figlio per il padre e senza riferimento continuo all’intero, — a Lui, che è la nostra vite, ampelos, ampelou, ed è la nostra vita, come dice anche in altri passi del Vangelo — non possiamo fare nulla e, anzi, se scegliessimo di rifiutare l’appartenenza e il riferimento continuo, intimo e filiale a Lui, saremmo perduti per sempre, infatti il versetto successivo (Gv 15,6) dice: “Se uno non rimane in me, viene gettato fuori, come i tralci che si seccano e si raccolgono e si gettano nel fuoco, dove bruciano”.

E domani ci riagganceremo proprio qui e da qui ripartiremo. Tenete bene in mente questo versetto che ci ho letto.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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