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Le Passiflore Eucaristiche: introduzione parte 1

Le Passiflore Eucaristiche: Beata Alexandrina Maria da Costa, Serva di Dio Teresa Neumann, Beata Anna Caterina Emmerick, Venerabile Marthe Robin

Meditazione

Pubblichiamo l’audio del ciclo di meditazioni dal titolo: “Le Passiflore Eucaristiche: Beata Alexandrina Maria da Costa, Serva di Dio Teresa Neumann, Beata Anna Caterina Emmerick, Venerabile Marta Robin” di sabato 24 settembre 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

VANGELO (Lc 9, 43-45)

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione

Le Passiflore Eucaristiche: introduzione parte 1

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a sabato 24 settembre 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo nono del Vangelo di san Luca, versetti 43-45.

Oggi ricordiamo che siamo al quattordicesimo sabato della pratica dei quindici sabati del mese in onore della Vergine Maria.

Come promesso, iniziamo oggi un nuovo ciclo di meditazioni eucaristiche dal titolo ‘Le passiflore eucaristiche’.

Siccome tempo fa diversi di voi mi hanno rivolto domande sulla passiflora e sui suoi riferimenti alla Passione di Gesù, diamo subito qualche spiegazione. 

Il nome del genere, adottato da Linneo nel 1753 e che significa “fiore della passione” (dal latino passio = passione e flos = fiore), gli fu attribuito dai missionari Gesuiti nel 1610, per la somiglianza di alcune parti della pianta con i simboli religiosi della passione di Gesù: i viticci alla frusta con cui venne flagellato, i tre stili ai chiodi, gli stami al martello, la raggiera corollina alla corona di spine.

Vi dico subito che cosa sono, ma su Google potete cercare anche voi… 

i viticci sono organi di attacco o sostegno: si tratta di grappoli o infiorescenze modificate che permettono alla pianta di aggrapparsi alle altre piante o ai sostegni vari.

Se avete presente la vite sono quella specie di ricciolini che escono dal ramo e servono per aggrapparsi… per il resto non sto a farvi una lezione di botanica… cercate voi su Google.

Vedete che ci sono i temi della flagellazione, dei chiodi, del martello, della corona di spine: è un fiore che, dunque, nella sua complessità richiama la Passione di Gesù.

E ora spiego la scelta del titolo ‘Le passiflore eucaristiche’.

Ho scelto quattro mistiche, credo tutte famose o almeno due di loro, e vedremo la loro storia in riferimento all’Eucarestia. Leggo un testo scritto da me.

Per introdurre le quattro splendide figure che tratteremo nelle prossime meditazioni, esempio di altissima santità anche se, per ora, nessuna di queste donne è stata canonizzata — avremo una venerabile, due beate e una serva di Dio —, guarderemo alla loro vita e alle vicende che le hanno rese protagoniste con un intento preciso, con un obiettivo: andremo cercare quello che le ha rese eucaristiche in modo eroico. Per definire la santità, si guardano le tre virtù teologali, fede, speranza e carità… noi cerchiamo una quarta virtù, quella di essere eucaristiche in modo eroico, perché tutti siamo chiamati a essere anime eucaristiche in modo eroico…

Mediteremo la loro specialissima vocazione eucaristica e la risposta che hanno saputo dare con le loro scelte sostenute dalla grazia di Dio; soprattutto ci concentreremo sul fatto che queste quattro donne, anche se in tempi e modi diversi, hanno potuto vivere per anni nutrendosi solo della Santa Eucarestia, ricevendo la Comunione come unico nutrimento fisico. 

Noi studieremo le nostre quattro passiflore eucaristiche sotto questo aspetto: hanno un aggancio fondamentale con la Passione di Gesù perché non si può vivere in modo eroico la propria vocazione eucaristica se non c’è un aggancio profondo con la Passione di Gesù. Studieremo le quattro passiflore eucaristiche sotto questo aspetto: in modi diversi e in tempi diversi, per anni e anni, hanno vissuto e si sono nutrite solo di Eucarestia: questo è il compito e il centro di questo nuovo ciclo di meditazioni. Andremo a leggere e meditare testi, anche inediti che sicuramente non avete mai letto, per vedere queste quattro ‘miracoli eucaristici viventi’. 

Fino ad ora abbiamo visto miracoli eucaristici in riferimento all’ostia, al vino che, grazie alla transustanziazione, fisicamente e scientificamente cambiano e vediamo il miocardio e il sangue di Gesù; qui vediamo che il miracolo eucaristico si realizza non più nell’ostia e nel vino, ma nella vita di quattro donne: il miracolo avverrà dentro queste quattro donne, cioè in loro si realizzerà tutto quello che Gesù disse secondo quanto leggiamo nel capitolo sesto di san Giovanni “la mia carne è vero cibo, il mio sangue e vera bevanda”.

Prima premessa: la storia della Chiesa è costellata di esperienze straordinarie riguardo al digiuno. 

Facciamoci un’idea sintetica della presenza del digiuno ‘assoluto’ nella storia della Chiesa. Qui cito pagina 272 del libro di Jean-Jacques Antier sulla Venerabile Marthe Robin.

Gli Evangelisti hanno riferito il lungo digiuno di Gesù nel deserto che durò quaranta giorni: lo si ritrova nella tradizione giudaica dove numerosi profeti hanno digiunato e invitato a digiunare fin dai quaranta giorni di Mosè sul Sinai. Il digiuno trova un posto importante anche tra i cristiani perfino oggi: è un ‘modo privilegiato per sostenere l’atto religioso della preghiera’, ci dice fra’ Marie Siluan, cistercense di Senanque: fa dipendere dalla forza di Dio, libera l’anima e la prepara, è purificazione e concentrazione di tutto l’essere verso la sua finalità che è Dio. Il digiuno aveva raggiunto una grande importanza nel monachesimo cristiano.

Se voi notate, quando uno eccede nella gola, non solamente per l’eccesso di cibo o di bevanda, ma per l’eccesso in sé, avviene esattamente il contrario di quello che ho appena letto: perde il controllo di sé. L’eccesso nel nutrirsi e nel bere a cascata va a riverberarsi sulla vita spirituale, quindi si perde ogni controllo. Non serve necessariamente ubriacarsi, ma nemmeno mangiare fino a scoppiare: è sufficiente eccedere… è come se interiormente noi ci indebolissimo… è proprio il contrario di quello che avviene nel corpo. 

Non a caso — apro e chiudo subito una parentesi — l’evento terribile della decapitazione che accadde a san Giovanni il Battista avvenne e fu deciso durante il banchetto di Erode; in modo macabro quella testa passò davanti a tutti i commensali… terribile! Siamo attenti agli eccessi… vi ho promesso già tante volte un ciclo di meditazioni sul peccato della gola, ma per ora non riesco, pur avendo già tutto il materiale pronto…

San Benedetto, padre dei monaci d’Occidente, chiede loro di amare il digiuno, di andare al di là della sua dimensione ascetica di purificazione dalle passioni del corpo, poiché il digiuno lascia intatto il desiderio di Dio soffocato qualche volta dai cibi materiali…

È verissimo: l’eccesso del cibo soffoca il desiderio di Dio, lo soffoca… ci allontana, ci fa dimenticare… ecco perché nei pressi di Natale, nel periodo dell’Avvento io vi raccomando sempre di non trasformare il giorno di Natale nel giorno del delirio per il nostro stomaco: Natale non è ‘mangiare fino a morire’! Non è ‘bere senza un domani’. Questo non è Natale! Natale non è condannare le nostre mamme, i nostri papà e i nostri parenti a passare la Vigilia in cucina a preparare l’inverosimile: questo non è Natale!

… e questo forse spiega l’inedia, il digiuno spinto all’assoluto…

Voi sapete che il venerdì, e per chi vuole anche il mercoledì, c’è la pratica del digiuno a pane e acqua, una pratica molto forte: chi l’ha provata sa benissimo quanto sia faticosa… 

La Madonna l’ha chiesta a Caravaggio, in provincia di Bergamo: nel Santuario, all’entrata del passaggio a gradini per entrare a prendere l’acqua c’è la scritta che riporta la richiesta della Vergine Maria apparsa il 26 maggio 1432 a Giannetta Varoli “ … voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato”. 

 Digiuno assoluto vuol dire: niente! Quando è proprio assoluto, e siamo nei casi estremi e ci deve essere per forza un intervento diretto di Dio, non deve essere frutto della scelta di una persona che decide di farlo ma ci deve essere una risposta a una chiamata diretta da Dio che deve essere assolutamente sempre essere sottoposta al giudizio di un confessore, sempre… nessuno si deve mai permettere di iniziare un digiuno assoluto, senza che ci sia un sacerdote che dica: “Sì, questa è la volontà di Dio!”, perché se non è la volontà di Dio… moriamo, in quanto il corpo umano non è fatto per reggere un digiuno assoluto.

 Su questa cosa vi prego di non fare come fa qualcuno: prendere quello che dicono i sacerdoti e, taglia un po’ qui e un po’ là, fare poi quello che si vuole! 

Oppure qualcuno interpella e, non ricevendo riposta, interpreta come ‘silenzio = assenso’: non è così! 

Non rispondere nulla quando uno fa una domanda, non è ‘silenzio = assenso’, è semplicemente non rispondere. E ci sono mille ragioni per non rispondere, perché, se fosse un sì, sarebbe velocissimo e semplicissimo scrivere: “sì!”. Al contrario, il ‘no’ può non essere dato come risposta per vari motivi: la superbia, la ribellione, la stupidità della persona e questo impedisce di rispondere con un ‘no’, in quanto la persona non capisce. Quando non c’è una risposta è improbabile che possa essere un ‘sì’, ed è molto probabile che sia un ‘no’, ma siccome si sa già che quel ‘no’ incontrerebbe delle resistenze, si sospende la risposta.

Nelle questioni spirituali non abbiate dunque mai l’idea del ‘silenzio = assenso’, mai! 

E nessuno abbia l’idea di fare il digiuno assoluto di testa propria: come vedremo, le quattro passiflore eucaristiche sono tutte assolutamente seguite e sono super-obbedienti alla volontà del sacerdote confessore. Nessuna ha mai fatto un passo senza l’obbedienza, nessuna! No, perché adesso qualcuno sente queste meditazioni e dice: “Io sono la quinta passiflora eucaristica!”. Nessuno si senta la quinta meravigliosa passiflora eucaristica… noi ascoltiamo e meditiamo quello che stiamo leggendo, per comprendere sempre meglio il valore immenso e stupendo della Eucarestia, non per prendere la tangente e finire nei burroni con l’idea ‘adesso mi metto a fare il digiuno assoluto’…

 Troviamo parecchi casi in Europa nel Medioevo, soprattutto nel secolo ottavo, quello di san Valpurgo che il suo vescovo fece tenere sotto osservazione per sette settimane, tanto il prodigio gli sembrava impossibile. In seguito i casi più straordinari di anoressia sono stati studiati al momento delle indagini di canonizzazione.

E qui fa riferimento ai casi in cui, quando provarono ad alimentare, o dissero a queste passiflore eucaristiche di alimentarsi, loro non riuscivano a trattenere nulla, ma non perché avevano l’anoressia come malattia, ma perché avevano l’anoressia come repulsione dal cibo perché, per la loro vita mistica, il Signore non permetteva che assumessero nulla fuorché l’Eucarestia; in questo modo Gesù ci vuole dire: “Questi sono casi eccezionali che io ho scelto per dirti che l’Eucarestia è veramente cibo che nutre il corpo e l’anima; in questi casi eccezionali io realizzo la mia parola”. Ma decide Lui quando vuole fare un miracolo eucaristico e quando vuole fare un miracolo eucaristico dentro a una persona. Decide Lui quando eleggere una passiflora eucaristica, noi io, non noi!

Nel secolo XIII sant’Angela da Foligno (1250- 1309) avrebbe digiunato per dodici anni. Un caso particolarmente ben studiato è quello santa Caterina da Siena (1347-1380), patrona d’Italia e consigliera dei papi, che digiunò per otto anni. Altro caso sorprendente nel secolo XV quello della religiosa Elisabeth von Reute che, al padre Konrad, suo confessore e più tardi suo fedele biografo, confessò: “Lo Spirito Santo mi ordina di privarmi dell’alimentazione per il futuro e tuttavia continuerò a vivere, ma mi sembra così straordinario che non farò niente senza il vostro consiglio”.

Ecco, questa è la santità: a me sembra che lo Spirito Santo mi dica questo, ma se voi non mi date il vostro sì chiarissimo, la vostra autorizzazione e la vostra benedizione, io non farò nulla. Mi apparisse anche Gesù che mi dicesse di fare così, se non avrò il benestare del confessore, non mi muoverò. Questi sono i santi! Gli invasati, invece, sono quelli che fanno quello che vogliono. La differenza tra un santo e un invasato è questa perché l’invasato trova mille scuse per fare quello che vuole e vede permessi e autorizzazioni dove non esistono.

Egli autorizzò quella astensione che lei praticò per tre anni interi: la gente intorno a lei non ci credeva. La superiora le portò allora una ciotola di farinata d’orzo e le ordinò di mangiarla: lei obbedì. Fu presa da dolori atroci.

Segnaliamo ancora nella stessa epoca santa Lidwine di Schiedam; santa Caterina da Genova che rimase ventitré anni senza mangiare; la beata Caterina di Racconigi (10 anni); nel secolo XVI Domenica del Paradiso (20 anni); il beato Nicola di Flüe (19 anni). Nel secolo XVII Benoîte Rencurel, la pastorella visionaria di Laus con la quale cominciarono le osservazioni scientifiche: osservata giorno e notte nel 1659, per due settimane all’arcivescovado di Embrun, non prese che una cucchiaiata d’acqua al giorno; negli ultimi otto giorni se ne astenne. Il vicario generale, sadico, la costringeva ad assistere ai propri pasti senza che ne accettasse mai alcun cibo: ne uscì florida, mentre l’uomo che dubitava iniziò a deperire.

Il secolo XIX conta una decina di persone che incontestabilmente presentano questa inedia a carattere religioso. 

Ripeto: non stiamo parlando della anoressia quale malattia! Subito la parola richiama la patologia del disordine alimentare, ma non è quella. Quando questo scrittore cita questo termine ‘anoressia a carattere religioso’ o ‘inedia a carattere religioso’ fa riferimento al digiuno assoluto NON A MOTIVO di una patologia, di una malattia, NON A MOTIVO di una scelta del soggetto, ma a motivo di un comando divino che DEVE essere certificato dalla Chiesa e non da me che credo di vedere, sentire che Dio mi chieda, che Dio voglia, che Dio mi abbia detto: NO! Sempre certificato da un confessore, da un sacerdote….

Spero di essere stato chiaro…

Per oggi ci fermiamo qui; in questa parte vado un po’ a rilento, perché temo che qualcuno possa fraintendere, quindi voglio spiegare e precisare le cose molto bene, onde evitare fraintendimenti tipo: “Padre Giorgio ha detto, Padre Giorgio ha letto…” per favore, capiamo bene le cose! Se qualcuno ha delle domande, ha dei dubbi soprattutto su questi primi passi molto delicati, lo ripeto, mi mandi una e-mail all’indirizzo che trovate sul sito www.veritatemincaritate.com. Non scrivete nei commenti o nei post perché lì non rispondo.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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