Le Passiflore Eucaristiche: introduzione parte 2

Le Passiflore Eucaristiche: Beata Alexandrina Maria da Costa, Serva di Dio Teresa Neumann, Beata Anna Caterina Emmerick, Venerabile Marthe Robin

Meditazione

Pubblichiamo l’audio del ciclo di meditazioni dal titolo: “Le Passiflore Eucaristiche: Beata Alexandrina Maria da Costa, Serva di Dio Teresa Neumann, Beata Anna Caterina Emmerick, Venerabile Marta Robin” di domenica 25 settembre 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Lc 16, 19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
“C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti””.

Testo della meditazione

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Le Passiflore Eucaristiche: introduzione parte 2

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a domenica 25 settembre 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo sedicesimo del Vangelo di san Luca, versetti 19-31.

Abbiamo ascoltato questo Vangelo bellissimo che meriterebbe un ciclo di catechesi. Almeno una cosa voglio dirvi, notate: dall’inferno non si ricevono consigli e nessuna idea è buona quando vien da un dannato; non c’è niente di buono che possa venire da un’anima che si è separata da Dio. Tutti i consigli che il ricco epulone dà ad Abramo – perché il ricco epulone si permette di dare consigli ad Abramo – sono tutti bocciati, tutti fasulli, tutti falsi perché non c’è vita, non c’è speranza, non c’è verità dentro a quei consigli; sembrano delle proposte bellissime, buone, di zelo per le anime, ma in realtà sono malvagie. Dobbiamo stare sempre molto attenti, perché non conta solo il contenuto buono di un’idea o di una proposta, ma tale contenuto dipende anche dalla potenza di verità e quindi di vita che lo circonda, lo sostiene e lo nutre proveniente da colui che reca quella verità… è molto importante questa cosa: dal ricco epulone non si prende proprio nulla. Tutto quello che lui propone non va bene perché il Cielo rifugge dal sensazionalismo, da una sorta di credenza secondo cui, se si manifesta un evento miracoloso, uno si converte. Il miracolo, qualunque miracolo, anche i miracoli eucaristici, sono tutti legati alla disponibilità della fede: se non c’è questa, non c’è niente. Quindi Abramo risponde: “Hanno la legge e i profeti!”. Non c’è bisogno… hanno quello! Se un cuore non vuole credere, non crede. 

Tutte le nostre meditazioni sulla Eucarestia, anche quelle sul libro del dott. Serafini dove parla la scienza, non convertono nessuno se non c’è la disponibilità, non fanno sbocciare la fede in qualcuno semplicemente perché la scienza conferma che… Assolutamente no! Quindi a chi servono le nostre meditazioni? Servono a coloro che già credono per purificare, approfondire e sviluppare la nostra fede: le passiflore eucaristiche di cui stiamo iniziando a parlare servono per questo; il miracolo di queste vite che stanno decenni senza mangiare e in un digiuno assoluto non è che convertono gli altri… è un evento rarissimo e in tutto legato alla potenza di Dio il fatto che si possano verificare conversioni a seguito di questi eventi. Nella normalità generano spesso reazioni contrarie per cui, ad esempio, uno incontra san Pio da Pietrelcina e, invece di credere in Dio e amare di più Gesù, odia a morte padre Pio e lo perseguita a morte.

Continuiamo ora la nostra meditazione sulle passiflore eucaristiche e continuo la citazione da pagina 272 del libro di J.J. Artier su Marthe Robin.

In Baviera, Marie Fürtner (morta nel 1884) sarebbe rimasta più di quarant’anni senza mangiare. Tenuta in osservazione all’ospedale di Monaco, il suo caso non è contestato, ma beveva dell’acqua.

Capite, però, che se io bevo solo acqua senza mangiare nulla, non vivo neppure un anno… il mio corpo ha bisogno di nutrirsi e l’Eucarestia è questo vero cibo.

Suor Esperance di Gesù, esaminata nel 1866 a Ottawa dal professor Latndry, avrebbe digiunato due anni. Il suo vescovo la fece studiare dai dottori Baubien ed Ellis. Il suo peso era invariato. Cieca e paralizzata, Joséphine Durand, di Genève, rimase quattro anni senz’acqua e senza cibo, ad eccezione dell’Eucaristia. 

Ecco, questo è un caso umanamente impossibile: senza acqua per quattro anni non si può vivere!

Uno dei casi meglio osservati è quello di Louise Lateau (1850-1883). Questa semplice contadina di Bois d’Haine, in Belgio, era rimasta traumatizzata a tredici anni per un grave incidente: una mucca l’aveva calpestata. Divenne mistica. Stigmatizzata a diciotto anni, conobbe visioni ed estasi e a poco a poco smise di alimentarsi. A ventun anni era completamente anoressica — che vuol dire che aveva repulsione per il cibo — ma, cosa straordinaria, questa semplice inserviente di fattoria continuò a svolgere i lavori più duri, eccetto il venerdì.

Ecco perché ieri vi dicevo che non stiamo parlando dell’anoressia da disturbo alimentare, in quanto, se io sono affetto da questa patologia, divento debolissimo perché non mi nutro, quindi tutti i muscoli si rattrappiscono e mi smagrisco terribilmente e non solo non riesco più nemmeno a fare le cose minime, ma anche c’è il pericolo che mi si spezzino le ossa per nulla; invece lei continua a fare i lavori più pesanti nella fattoria, eccetto il venerdì, giorno della Passione di Gesù. Cominciamo e vedere il legame delle passiflore eucaristiche con la Passione.

Fino alla sua morte, quindi per tredici anni, non ingerì altro che la Santa Eucaristia. Inoltre, come Marthe Robin, non dormiva quasi mai.

Qui abbiamo un argomento in più: non solo non mangiano e non bevono, ma addirittura non dormono.

Tentò inutilmente di obbedire al vescovo e al medico che le ordinavano di mangiare. Il suo stomaco rigettava tutto. 

Attenzione adesso: potrebbe venire il dubbio che si tratti di anoressia patologica anche se continua a lavorare, però…

Il dottore Warlamont fece perfino analizzare il latte che si era sforzata di inghiottire e che aveva vomitato. Il laboratorio non osservò alcuna traccia di secrezione gastrica e il medico concluse che in Louise i processi digestivi erano interrotti, come lo erano quelli escretori.

Ecco perché non si trattava di anoressia patologica: chiunque di noi mangia qualcosa e, per qualunque ragione (indigestione, cibo avariato volontà di procurarsi il vomito), vomita, ciò che viene vomitato è pieno di succhi gastrici. Infatti, è esperienza di tutti noi che quando capita la disavventura terribile di vomitare, è bene bere una limonata calda con un po’ di zucchero: è un sollievo sia per lo stomaco sia per la gola, perché aiuta a ripulire e attenuare l’acidità gastrica terribile che si ha in gola. Inoltre l’odore insopportabile legato al vomito è dovuto alla presenza degli acidi. In lei, invece non c’è nulla: latte ingerito/latte vomitato come se lo stomaco fosse bloccato, fermo. E qui era tutto immobile, stomaco e intestino, tutto l’apparato digerente era come immobile, quindi lei non andava di corpo. Voi sapete che in un caso del genere la morte è pressoché imminente: se in noi si ferma l’intestino o si ferma lo stomaco, moriamo quasi subito, nel giro di qualche ora. Lei comunque viveva:

Lavorando «come una schiava», aiutando i più poveri, dovette comunque mettersi a letto nel 1876 e visse ancora sette anni sotto stretta sorveglianza. Anche i suoi avversari anticlericali dovettero ammettere che la frode era impossibile. Molto devota, Louise, su richiesta del proprio vescovo, prestò giuramento circa il suo digiuno e lo rinnovò al momento della morte. Come Marthe Robin, essa sfuggiva la notorietà e morì povera come aveva vissuto. Anche padre Thurston, medico gesuita diffidente per natura, parla nei suoi confronti di «miracolo». Da parte sua, un altro specialista dei fenomeni mistici, il dottor Imbert-Gourbeyre, professore alla scuola di medicina di Clermont-Ferrand, ha studiato personalmente, tra il 1873 e il 1875, Marie-Julie, del villaggio di La Fraudais, in Loire Atlantique. Dopo la sua stigmatizzazione, il bisogno di mangiare diminuì. Il 5 febbraio 1874 essa annunciò: «Presto non prenderò più cibo. Mi nutrirà la santa Eucaristia». Smise di alimentarsi il 12 aprile. Il suo digiuno durò quattro giorni, poi si alimentò. Il 28 dicembre 1875 riprese l’astinenza completa, questa volta per cinque anni, un mese e ventidue giorni.

Vedete che casi misteriosi…

Segnaliamo ancora nel XIX secolo Rosa Andriani, che rimase ventotto anni senza mangiare; Domenica Lazzari (quattordici anni); e Teresa Higginson. Il XX secolo conta alcune grandi figure che presentano anoressia di origine religiosa; tra queste Marthe Robin e Teresa Neumann”.

Noi abbiamo potuto solo citare alcune delle molte figure di santi che hanno vissuto esperienze attestate di digiuno totale prolungato, approfondiremo solo le più recenti in modo da avere a disposizioni fonti storiche e scientifiche più numerose e vicine alla nostra sensibilità.

Seconda premessa: le esperienze di digiuno prolungato nella vita dei santi sono assai spesso fondate su una speciale vocazione di immolazione e riparazione.

Le storie delle nostre quattro passiflore eucaristiche hanno alcune cose in comune. La prima ovviamente è la loro totale dedizione a Gesù e alla sua Volontà, che si è concretizzata fin dalla giovinezza in un delicato rapporto devoto e filiale con la sua Persona, tramite un dialogo interiore continuo, in una vita di perfetta corrispondenza alla Legge di Dio. Tutto ciò le ha condotte al desiderio di offrirsi totalmente a Dio, anche e specialmente per riparare le offese che gli altri uomini Gli recano, prendendo su di sé il loro peccato per espiarlo, così da ottenere loro misericordia e perdono.

Le dimensioni del sacrificio, dell’immolazione, della riparazione sono fondamentali per comprendere non solo la vita di queste sante, venerabili e serve di Dio, ma anche la vocazione alla santità di ognuno di noi, benché questi temi siano sempre meno affrontati.

Noi ci siamo concentrati su quattro figure, due beate, una venerabile e una serva di Dio, ma ci sono anche altre figure che sono invece sante…

Ma c’è una caratteristica comune a tutte e quattro le figure che tratteremo, che è importante capire bene. Anche se ognuna in modo diverso, queste donne hanno tutte ricevuto dal Cielo la missione di partecipare in modo speciale alla Passione di Gesù tramite doni mistici quali le stigmate. Loro si sono offerte come vittime, e il Cielo le ha chiamate a conformarsi totalmente all’unica vera Vittima, Gesù. Infatti, durante la loro vita, dopo una serie di eventi provvidenziali, come una sorta di scuola di preparazione che il Cielo ha predisposto per ognuna di loro, queste donne si sono ritrovate tutte e rivivere ripetutamente la Passione di Gesù nel loro corpo e nella loro anima, soffrendo pene indicibili ogni settimana, per riparare i peccati degli uomini, espiando al loro posto.

Sono tutte vittime, capite? Noi che abbiamo una paura terribile della sofferenza e diciamo:” Gesù, ti voglio bene, ma… fin qui! E poi non voglio che mi capiti questo è quest’altro; non voglio avere problemi…” e spesso nelle nostre preghiere diciamo: “Per prima cosa, io prego per la mia famiglia, poi, se ci sono tempo, spazio e voglia, prego anche per gli altri”. Questa non è una bella preghiera… dobbiamo dirlo! “Io prima prego per me e poi per gli altri…”. No, questa non è una preghiera basata sull’esperienza del Vangelo: dovremmo pregare innanzi tutto per chi ha più bisogno, non per chi ci sta più a cuore. 

Io ve lo ho già detto e già lo abbiamo letto nei libri che vi ho proposto nel passato: innanzi tutto ricordiamoci di pregare per tutti i sacerdoti, per la santificazione dei sacerdoti… questa è la preghiera più importante, perché da qui dipende tutto il resto. Avere una parrocchia con un sacerdote santo vuol dire tante cose per quella parrocchia; conoscere, avere accanto un sacerdote santo e poter parlare con lui vuol dire tutto per tutti, per tutte le persone, le famiglie, per tutta la società… 

Vivere vicino a san Pio da Pietrelcina, poter andare tutti i giorni alla sua Messa, potersi confessare regolarmente da lui, poter chiedergli consiglio… pensate che cosa vuol dire! Quindi la nostra preghiera deve essere innanzitutto per i sacerdoti, la loro santificazione, la loro conversione. Per i sacerdoti e per coloro che si preparano al sacerdozio! Poi, a seguire, tutto il resto.

Ed ecco che queste anime si offrono proprio come vittime.

Ci fermiamo qui e domani vedremo quello che scrisse un arcivescovo e non potremo non ricordare Padre Pio.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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