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Il manoscritto del Purgatorio, parte 9

Il manoscritto del Purgatorio

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: “Il manoscritto del Purgatorio” di lunedì 5 dicembre 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Lc 5, 17-26)

Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a lunedì 5 dicembre 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo quinto del Vangelo di san Luca, versetti 17-26.

Continuiamo la nostra lettura del Manoscritto del Purgatorio.

 Sì, è vero che in Cielo il buon Dio riceve adorazioni infinite, ma siccome è sulla terra che Egli viene oltraggiato, vuole parimenti sulla terra riceverne la riparazione e che siate proprio voi a fare tale riparazione, amandoLo, risarcendoLo con le vostre tenerezze dell’abbandono ch’Egli soffre da per tutto. Voi sapete quanto vi ho detto al riguardo.

Il Signore si aspetta qui di essere riparato attraverso la tenerezza dell’amore.

 Quando il buon Dio vuole un’anima tutta sua, comincia con lo stritolarla, press’a poco come i pomi sotto le macine d’uno strettoio per spremerne il succo, nelle sue passioni, nella ricerca di se stessa, in una parola, in tutti i suoi difetti; di poi, quando tale anima è stata così stritolata, Egli le dà la forma che vuole e, se ella è fedele, non tarda ad essere tutta trasformata; allora solamente il buon Gesù la ricolma delle sue grazie d’elezione e l’inonda del suo amore.

Possiamo proprio dire che il Signore conduce attraverso la via della purificazione: quando ci vuole attirare totalmente a sé, ci purifica, cioè spreme all’esterno di noi tutto ciò che è d’impedimento all’incontro profondo e intimo con Lui. E così, quando ha tolto tutto quello che non è secondo il Suo gusto, allora quello è il momento per plasmare. 

Immaginate una spugna naturale piena di acqua: fintanto che è tanto intrisa di acqua, fintanto che è gonfia, non può ricevere niente; quando invece viene strizzata, le viene tolta tutta l’acqua e la si lascia al sole un po’, si rimpicciolisce perdendo tutta la quantità di acqua che ha e assume la sua forma naturale. Poi, quando le rimettete l’acqua, è come se riprendesse vita: l’acqua le ridà forma.

Ecco, con Gesù accade una cosa simile: prima ci asciuga e poi ci dà la forma. Difficile è lasciarsi asciugare, non fare resistenza.

 L’Eucaristia dev’essere per voi una calamita che vi attiri sempre maggiormente. L’Eucaristia, in una parola, dev’essere il movente della vostra vita tutta intera.

È quello che dal mese di giugno stiamo cercando di ridire ogni giorno: con i vari passi che abbaiamo letto e meditato non abbiamo fatto che questo… tutta la nostra vita deve essere una vita eucaristica.

 Non abbiate alcun desiderio se non d’amare sempre più il buon Dio e d’unirvi a Lui sempre maggiormente. Dovete cercar di divenire ogni giorno più interiore e più unita a Gesù mediante le sofferenze corporali e spirituali e soprattutto mediante l’amore.

È un continuo richiamo alla interiorità, alla vita interiore, alla unione intima e profonda con Gesù dove tutto, a partire dalle sofferenze che sarebbero quelle che maggiormente ci allontanano da Dio, ci uniscono a Lui.

“Ma come può la sofferenza unirmi di più al Signore? Quando soffro mi dispero, sono catturato dal dolore, sono rapito e distratto dal fatto che sto male, non ho voglia di niente e di nessuno! In che modo la sofferenza può essere un’occasione di unione?”

Credo che il modo migliore per capire questa realtà sia quello di fare un paragone con la nostra esperienza umana. 

Se qualcuno di noi ha avuto grazia di aver accanto qualcuno in un momento drammatico della sua vita per una sofferenza fisica o spirituale, può capire quello che il testo ci dice e io cerco di spiegare. Una presenza carica di amore, rispetto, stima, cura, silenzio, voglia di esserci, generosità e gratuità senza calcolo; una presenza incoraggiante ed allo stesso tempo dolce, se l’abbiamo avuta, ci rimanda a Gesù che è così in maniera infinitamente maggiore nel senso che, mentre noi soffriamo, Lui è lì, ma non a dirci:” Devi fare così; devi fare questo è quello…”, non è un tiranno e quando lo percepiamo come un tiranno è perché stiamo ascoltando quello che gli uomini, la nostra testa, la nostra educazione ci dicono di Gesù, e non stiamo ascoltando Gesù. Gesù non è un tiranno e quando lo percepiamo come un tiranno c’è qualcosa che non va perché non stiamo incontrando Gesù: Gesù è dolcissimo, è la Bontà, è la Vita, non può essere un tiranno!

 E Gesù si rende conto meglio del miglior papà e della migliore mamma di quando una persona sta soffrendo terribilmente: lo vede benissimo, lo capisce e lo comprende e che cosa vuole da noi in quel momento? Gesù vuole una cosa sola: che non lo tagliamo fuori dalla nostra vita, che gli permettiamo di stare accanto al nostro letto di dolore, di tenere la nostra mano, di asciugarci la fronte, di consolare il nostro cuore … questo chiede Gesù e non sforzi sovrumani…Gesù vuole che affrontiamo la nostra sofferenza con il coraggio e la forza che ci dà Lui. Questo non significa che dobbiamo essere super eroi!

Mi fa ridere, anzi mi fa piangere sentire commenti del tipo: “Sono stato vicino al letto della tal persona tanto cristiana che soffriva e, appena ha iniziato a soffrire era già lì che piangeva, si disperava… che testimonianza è? Vedi che alla fine sono tutti uguali? che non sono capaci di fare quello che dicono?”

Scusate un attimo… come si fa a dire una cosa del genere? Ma chi ha scritto – e poi mi direte dove sta scritto – che, quando soffriamo, a noi è proibito mostrare tutta la fatica e il peso del nostro dolore? 

Chi ha detto che sotto la croce non posso cadere? Che devo portare la mia croce dall’inizio fino al Calvario senza cedere un momento sotto il suo peso? Quando prego la Via Crucis, io contemplo tre cadute di Gesù e, dopo l’ultima, alla fine, Gesù non porta più la Croce! 

Noi facciamo tanto i mistici, ma alla fine non andiamo a vedere bene come stanno le cose: Gesù non ha portato la Croce fino al Calvario, questo dice la Scrittura! Arrivato a un certo punto, Gesù Figlio di Dio, non ce l’ha fatta più… è arrivato Simone di Cirene!

I casi sono due: o Gesù non ha avuto sufficiente amore per il Padre, è caduto nella disperazione e si è lasciato andare – spero che nessuno pensi così, rasentando questa follia – oppure il Padre si è sbagliato… Dio Padre e lo Spirito Santo hanno sbagliato a far di conto e hanno dato una Croce più pesante delle forze che Gesù aveva per portarla.

Se la prima ipotesi è una follia al quadrato, la seconda è una follia al cubo! 

Ci deve essere almeno una terza possibilità secondo cui fa parte della croce il fatto che tu non debba portarla fino alla fine: il percorso della croce è così espropriante che alla fine ti insegnerà che il tuo dolore lo devi condividere in qualche modo con qualcuno, perché non lo potrai portare da solo fino alla fine. E questo non significa fuggire, ma lasciarsi aiutare, significa che qualcuno sarà chiamato a portare con te quella croce e quello sarà il tuo sollievo. Morirai crocifisso come Gesù, ma per un tratto di strada qualcuno sarà lì con te: che sia la Veronica con un panno, che sia Simone di Cirene che non voleva esserci non ha importanza… qualcuno c’è perché nessuno è chiamato a portare la sua croce dall’inizio alla fine da solo. 

Basta che ci guardiamo intorno e tra la folla c’è già un Simone di Cirene. Bisogna avere l’umiltà di accorgerci e di farci aiutare, perché il percorso del Crocifisso è fatto non solo, ma anche di questo. Capite che Gesù è il primo cireneo che si pone accanto a noi per dirci: “Portiamola insieme; non devi portarla da solo. Non è questa la mia volontà; la mia volontà è che questa croce ti porti all’essenziale, a vedere le cose per cui vale la pena di vivere e di morire; che ti porti ad apprezzare tutto ciò che tu hai di più bello; ad unirti sempre di più a me. Non devi portarla da solo tutta e sempre, perché io ci sono”. Ora qua ora là, ci darà qualche samaritano, qualche cireneo che manifesteranno il volto buono di Gesù che ci accompagnerà, sosterrà, spronerà, curerà. Gesù vuole condividere con noi, vuole stare con noi, lì accanto a noi e questo significa amare. 

Amare vuol dire questo e questo vuol dir essere amati: vuol dire che quando esci dalla chemioterapia c’è qualcuno che aspetta, ti accompagna, ti porta. Quando ti registrano e inizi il percorso in cui dovrai affrontare tanti passaggi, qualcuno è lì a dire: “Facciamola insieme questa Via Crucis!”. 

Certo, poi a nessuno piace essere visto nella prostrazione più profonda… Gesù che cade rovinosamente a terra già tutto distrutto, pieno di sangue, sputi, terra, croste, con le ossa vive, la schiena, scarnificata, il petto squarciato, il volto tumefatto per i pugni, pieno di febbre da infezioni, in una situazione di deficit multi-organo che solo un miracolo stava tenendo in piedi: un Gesù che non riusciva neppure a guardare per le spine che gli trapassavano la testa, gli occhi! Non è bello essere visti così e a noi, poveri stupidi, fa scandalo vedere Gesù così conciato e infatti se ne vanno tutti! Tutti i grandi innamorati di Gesù, i discepoli di Gesù, i settantadue, i dodici se ne vanno tutti perché non riescono a reggere che Gesù, il Cristo, divenuto un ammasso di carne sanguinolenta che neppure riesce a parlare sia lì per terra: che Re dei Re è questo? Che profeta è? Che Figlio di Dio è? Chi è questo qui? 

Come posso stare accanto a un uomo di fronte al quale mi devo coprire la faccia per non guardare? Non riesco neanche a toccarlo, non so neanche da che parte prenderlo… 

E si scandalizzano, come noi ci scandalizziamo davanti alla sofferenza e alla morte delle persone perché non muoiono con il sorriso sulle labbra, perché non agonizzano invocando i Santi e gli Arcangeli del Cielo… questa è la croce: noi cerchiamo di puntare lì, ma non è detto che ci arriviamo. E se non ci arriviamo siamo sbagliati? No, se non ci arriviamo, non ci arriviamo: siamo ancora nelle tre cadute di Gesù e forse siamo nel momento in cui non ce la facciamo più a portare questa croce e serve qualcuno che la porti per noi! Gesù e lì per questo; Gesù c’è per questo e noi dobbiamo crederlo proprio, sapendo che non c’è nessuno che possa avere cura di noi tanto quanto Lui è che nessuno può farci tanto bene quanto può farcelo Lui.

 Abbandonatevi a Nostro Signore senza mai guardare né avanti né indietro. Gettatevi nelle sue braccia divine, stringetevi al suo Cuore e quindi, là, non temete nulla.

Qui dentro c’è tutto l’atto di abbandono di don Dolindo.

non guardare né avanti né indietro

Soprattutto non guardare avanti! “Che cosa accadrà; che cosa ne sarà di me? Questa cosa andrà così… andrà cosà; andrà di qui… di là…”. Non guardare avanti! E neppure indietro! “Nella mia vita sono stato un peccatore, ha fatto tanti peccati, ho offeso il Signore!”. Ma è passato; hai chiesto perdono…basta! “Che cosa devo guardare?” Il presente, ma non un presente indistinto, devi guardare il qui ed ora. Devi guardare questo… abbandonati a Gesù, gettati nelle Sue Braccia divine, stringiti al Suo Cuore! Vai davanti al Tabernacolo per dirGli: “Gesù, io sono qui per Te; sto facendo questa fatica… aiutami tu!”. 

O abitiamo il presente del Cuore di Gesù o abitiamo il passato, che non ci appartiene perché è passato, o abitiamo il futuro, che non ci appartiene perché deve ancora accadere. E poi il futuro accade sempre in modo diverso, per non dire opposto, rispetto a quello che abbiamo in testa noi. Quindi tutto tempo perso…

Ogni mattina fate una breve preghiera a Nostro Signore per adorarLo in tutte le chiese ove Lo si lascia in abbandono. 

E sono tante… sono tante!

Portatevi in esse col pensiero e diteGli allora quanto Lo amate e vorreste risarcirLo dell’abbandono in cui vien lasciato. Rinnovate tale intenzione più volte durante il giorno. Farete cosa gradita al buon Gesù.

Ecco, vedete: se noi possiamo andare alla Santa Messa, impariamo a fare al mattino la ‘Trincea dei Tabernacoli’ come diceva la beata Alexandrina Maria da Costa; impariamo a visitare Gesù spiritualmente dicendo: “Io ci sono!”. E poi impariamo a ridire questa invocazione durante il giorno… penso che ci possa fare un gran bene!

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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