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D. Bonhoeffer, Sequela. Parte 81 – Ultima parte

Falò sulla spiaggia

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: D. Bonhoeffer, Sequela. Parte 81 – Ultima parte
Sabato 28 ottobre 2023

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Lc 6, 12-16)

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Testo della meditazione

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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a sabato 28 ottobre 2023. Oggi festeggiamo i santi Simone e Giuda, apostoli. Quindi oggi, per coloro che sono devoti di San Giuda Taddeo, è veramente un grande giorno ed è una grande festa. Io sono molto devoto di San Giuda Taddeo e consiglio proprio a tutti, veramente a tutti, di conoscere questa figura di santo, di apostolo. Perché voi sapete che è un po’, diciamo così, il santo protettore dei casi disperati, è il santo delle cause senza rimedio. Ecco, e quindi io credo che tanti di noi abbiano delle situazioni particolarmente difficili e quindi è bene conoscere San Giuda Taddeo, insieme ad alcuni altri santi che hanno in comune questa particolarità — penso, ad esempio, a Santa Rita da Cascia, penso a Santa Filomena, alla quale era devotissimo il Santo Curato d’Ars, penso a San Giorgio taumaturgo — questi santi sono proprio i santi Patroni delle cause perse, protettori di chi è senza speranza. Anche se non si conoscono le ragioni precise di questa associazione, ormai c’è la tradizione di invocare questi santi in queste situazioni disperate. E pensate — non so se lo sapete, forse sì — che San Bernardo viaggiava sempre con una reliquia di San Giuda Taddeo, la portava sempre con sé. E anche Santa Gertrude lo pregava ogni giorno. Ecco, io vi confesso, con molta semplicità, che ormai da tanto tempo ho imparato a pregare San Giuda Taddeo ogni giorno.

Voi sapete che Taddeo — soprannominato appunto Taddeo — deriva da tad che significa: dolce, misericordioso, amabile, generoso; e poi lebbeo (Taddeo è composto da queste due parti) che vuol dire coraggioso. Lui era della stirpe regale di Davide, cugino di Gesù. E sappiamo che San Giuda ha trascorso con Gesù la sua infanzia. Si sa anche che aveva un animo generoso, molto sensibile, era di bell’aspetto. Si dice che avesse uno sguardo penetrante, un sorriso molto dolce. E fu uno dei primi a ricevere la chiamata di essere apostolo e seguì Gesù per tutta la vita, senza tentennamenti, con grandissima fermezza eroica. Si ritiene che il martirio di San Giuda avvenne attorno all’anno 70 d.C. e la Chiesa celebra la ricorrenza il 28 ottobre.

I resti mortali dei due Santi Apostoli, di cui oggi facciamo memoria, vennero poi trasportati da Babilonia a Roma e depositati nella Basilica di San Pietro, nella cappella laterale di San Giuseppe, detta anche della “Penitenza”, a sinistra della confessione. 

Ecco, ovviamente non bisogna confondere San Giuda Taddeo con Giuda Iscariota. 

Dio ha concesso a San Giuda veramente dei poteri straordinari e sono tantissimi quelli che hanno potuto sperimentare questo potere fortissimo, miracoloso, di San Giuda. Quindi mi sembra bello oggi avere dedicato qualche minuto a questa figura, che è tanto famosa, però… 

Sapete che abbiamo le lettere di San Giuda Taddeo, perché adesso magari uno dice: “Non lo so neanche”; eh no, ci sono. Secondo la tradizione, è proprio lui l’autore della lettera canonica che porta il suo nome; la trovate nella Sacra Scrittura, nel Nuovo Testamento; e tutto indica che questa lettera fu indirizzata agli ebrei cristiani della Palestina poco dopo la distruzione della città di Gerusalemme, quando la maggior parte degli apostoli erano già morti. Il breve scritto che noi abbiamo di San Giuda è un severo avvertimento contro i falsi maestri.

Ecco, questa festa si sposa molto bene col discorso che stiamo facendo sul libro di Bonhoeffer. È un invito a mantenere la purezza della fede.

Ecco, io vi chiedo un ricordo grande a San Giuda per tutte le intenzioni che da quando ci conosciamo vi sottopongo. E oggi ritengo che potrebbe essere anche l’occasione, per ciascuno di noi, di iniziare ad avere una devozione ben radicata nei confronti di San Giuda.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal sesto capitolo del Vangelo di san Luca, versetti 12-16.

Proseguiamo la nostra lettura e meditazione del testo di Bonhoeffer, Sequela. Ecco, già vi dico che stiamo arrivando alla fine di questo tempo ampio che abbiamo dedicato a Bonhoeffer; non abbiamo potuto fare tutto il libro, per ovvie ragioni, però credo che abbiamo imparato veramente tantissimo da questi due testi che abbiamo affrontato di Bonhoeffer. 

Ci siamo stati veramente tanto su questi testi, ma io l’ho fatto perché mi sembra che tante cose importanti della nostra vita cristiana siano sintetizzate molto bene in queste riflessioni di Bonhoeffer e, quindi, perché non prenderle qui? 

Da novembre inizierò un ciclo di meditazioni nuovo, che ci accompagnerà per tutto il mese di novembre sicuramente, e anche per tutto il mese di dicembre; quindi, ci accompagnerà nell’Avvento e ci accompagnerà nel tempo del Natale, e poi forse anche dopo. Ecco, ho pensato tanto su quale testo scegliere e alla fine ho scelto quello che vi dirò — adesso vi lascio la sorpresa — sono sicuro che, anche da quel testo, avremo modo di trarre tantissimi spunti, tantissimi vantaggi per la nostra vita cristiana.

Bonhoeffer prosegue commentando adesso il versetto 21 del testo che ho citato qualche giorno fa:

Ma la separazione operata dalla chiamata di Gesù alla sequela opera anche più in profondità. Dopo aver prodotto la separazione fra mondo e comunità, fra cristiani in apparenza e veri cristiani, — tutte cose che abbiamo già visto — ora la separazione entra all’interno della schiera dei discepoli confessanti. Paolo dice: nessuno può chiamare Gesù Signore se non per mezzo dello Spirito santo (1 Cor 12,3). Nessuno con la propria ragione, con la propria forza e con la propria decisione può rimettere a Gesù la propria vita, chiamarlo proprio Signore. — Ecco, questo non dimentichiamolo mai: nessuno può fare questo — Ma qui viene presa in considerazione questa possibilità di riconoscere Gesù come Signore senza lo Spirito santo, cioè senza aver raccolto la chiamata di Gesù. 

È incredibile, eppure è così. Si può riconoscere Gesù come Signore senza lo Spirito Santo, senza che ci sia stata una chiamata. Prosegue:

Cosa tanto più incomprensibile, in quanto a suo tempo non c’era alcun vantaggio terreno a riconoscere in Gesù il proprio Signore, — possiamo dire: anche oggi — anzi si trattava di un riconoscimento che comportava il massimo pericolo. — anche oggi — «Non tutti quelli che dicono: Signore, Signore, entreranno nel regno dei cieli…». Il dire «Signore, Signore» è la confessione di fede della comunità. Non tutti quelli che la pronunciano entreranno nel regno dei cieli. La separazione attraversa la comunità stessa che pronuncia questa confessione di fede. Quest’ultima non procura alcun diritto nei confronti di Gesù.  — È importante: non procura alcun diritto — Il fatto che siamo membri della comunità che confessa rettamente la fede non crea alcuna pretesa al cospetto di Dio. Non ci salveremo grazie a questa confessione di fede. Se la pensiamo così, commettiamo il peccato di Israele, che della grazia della vocazione faceva un diritto al cospetto di Dio.

Un conto è essere chiamati, un conto è avere la grazia della chiamata, e un altro conto è salvarsi. Non è che siccome sono chiamato allora mi salvo.

Dio non ci chiederà al momento giusto se siamo stati [cristiani] — cattolici; lui scrive: — evangelici, ma se abbiamo fatto la sua volontà.

Vedete che questo è il tema che attraversa tutto lo scritto di Bonhoeffer e che troveremo nel santo che affronteremo da novembre — o, meglio, dobbiamo dire nella santa che affronteremo da novembre — e che troviamo in tutti i santi. Il punto fondamentale, non dimentichiamolo mai, è fare la volontà di Dio in tutto, non è far bene, far male, far questo, far quello. Non è: “Che male c’è?”; no, non è questo; non è: “Non ho fatto niente di male”; non è questo. Il punto nevralgico, attorno al quale gira tutto, e che tutto determina, qual è? È sempre solo uno: fare la volontà di Dio. Basta, non c’è altro. Una volta che noi sappiamo che stiamo facendo — l’abbiamo già detto pochi giorni fa, ma lo continuiamo a ripetere — la sua volontà, basta, questo solo conta. 

Bonhoeffer scrive che dobbiamo stare attenti perché:

Gesù qui manifesta ai suoi discepoli la possibilità di una fede demoniaca, che si richiama a lui, che compie azioni meravigliose, simili alle opere dei veri discepoli di Gesù fino ad esserne indistinguibili, opere dell’amore, miracoli, forse addirittura santificazione di sé stessi — è quello che c’è scritto nel Vangelo, non sta dicendo niente di strano Bonhoeffer — e che tuttavia rinnega Gesù e la sua sequela. Tutto questo corrisponde esattamente a quanto Paolo dice nel 13. capitolo della prima lettera ai Corinzi a proposito della possibilità di predicare, di profetizzare, di avere ogni conoscenza, addirittura la fede al punto da riuscire a spostare le montagne, pur tuttavia senza amore, cioè senza Cristo, senza lo Spirito santo.

Questo “senza” di cui adesso Bonhoeffer sta parlando facendo riferimento a San Paolo, è esattamente ciò che lui chiama: una fede demoniaca, cioè, senza amore, senza Gesù, senza lo Spirito Santo. Anche se fa cose meravigliose, miracoli, profetizza, predica; se non c’è Gesù, è una fede demoniaca. Anzi, scrive:

Anzi anche di più: Paolo deve addirittura contemplare la possibilità che le stesse opere dell’amore cristiano, il sacrificio dei propri beni, fino al martirio, possano essere fatte senza amore, senza Cristo, senza lo Spirito santo.

Guardate che il Santo Cardinal Newman fa un sermone tutto su questa cosa, dice esattamente quello che dice Bonhoeffer; perché è quello che c’è scritto nella Scrittura, solo che noi non ci abbiamo mai riflettuto bene. Quindi io posso arrivare al sacrificio di tutti i miei beni, posso arrivare al martirio, posso fare tutte le stesse opere dell’amore cristiano, senza amore, senza Cristo, senza lo Spirito Santo.

Senza amore, vale a dire che in tutto questo fare non si realizza però il fare della sequela, questo fare il cui facitore in ultima analisi è proprio colui che chiama, Gesù Cristo stesso. Questa è la possibilità più profonda, più incomprensibile della presenza del satanico nella comunità, l’ultima separazione, che certamente si realizza solo nell’ultimo giorno. Ma essa sarà definitiva. Chi è nella sequela dovrà chiedere quale sia il criterio ultimo di misura per chi sarà accolto da Gesù e chi no.

Ecco, questo è interessante, quindi qual è il criterio ultimo? Se tu sei nella sequela di Gesù, dice Bonhoeffer, ti devi chiedere: ma qual è il criterio ultimo di misura che userà Gesù per decidere chi è accolto e chi no?

Chi rimane, e chi no? La risposta di Gesù a coloro che sono definitivamente riprovati dice tutto: «Non vi ho mai conosciuti». Questo dunque è il segreto mantenuto dall’inizio del discorso della montagna fino a questa conclusione. Questa sola è la domanda: …

Sentite la domanda, segniamocela bene, perché questa domanda è il segreto di tutto, questa domanda è il crinale, questa domanda è il criterio di discernimento, questa domanda è proprio l’esame. Quindi, non tutte le altre cose che abbiamo detto: il sacrificio, il martirio, la predicazione, le opere meravigliose, i miracoli, la fede che sposta le montagne, no, no, no; questa è la domanda che determina se sarai accolto oppure no nel Regno dei cieli:

Questa sola è la domanda: se siamo conosciuti o no da Gesù.

E allora, impariamo a chiedercelo: ma io sono conosciuto da Gesù? Voi direte: “Vabbè, ma Gesù conosce tutto e tutti, Gesù è Dio, è onnisciente”, si, certo, ma qui la conoscenza di cui si parla non è la conoscenza quella onnisciente, che appartiene a Dio, che conosce tutto e tutti, questa è la conoscenza dell’appartenenza, la conoscenza dell’amicizia, la conoscenza della frequentazione. È di questo tipo di conoscenza che sta parlando Bonhoeffer e che parlano i santi. Essere conosciuto o no da Gesù vuol dire: se io ho condotto una vita da vero amico di Gesù, da vero frequentatore di Gesù. È questo che dice, se Gesù mi conosce.

Quando noi abbiamo un amico caro, una persona cara al nostro cuore e dobbiamo mandarlo, non so, da un professionista di qualunque genere che conosciamo solo noi, noi cosa diciamo? Diciamo: “Guarda, vai da quel professionista e digli che tu mi conosci. Digli che ti mando io, stai tranquillo che ti tratterà benissimo. Digli che ti conosco, digli che mi conosci, digli che ti mando io”. Ma questo è realizzabile quando? È realizzabile quando c’è un rapporto di amicizia stretto, profondo, radicato e radicale, allora è realizzabile! Allora accade!

Se quando mi chiedono: “Conosci quella persona?” — “Mah, non mi dice granché… Ah sì, sì, sì, la conosco, l’ho vista un paio di volte, sì, sì”; no, in realtà non la conosco. “Come si chiama?” — “Ma boh, non lo so. Me l’aveva detto, adesso non ricordo più”. Io non la conosco!! L’ho vista, non la conosco. 

Quando io conosco una persona conosco… stavo dicendo “tutto di quella persona”, ma non nel senso che devo conoscere anche la sua anima nei suoi risvolti più interni, profondi e segreti, per intenderci, ma c’è proprio una conoscenza intima, profonda, bella: conosco i suoi gusti, conosco le sue fragilità, conosco le sue bellezze, i suoi doni, i suoi talenti. Cioè: la conosco. Non so dirvi… la mamma che conosce il suo bambino: di questa conoscenza stiamo parlando, anzi di più ancora, di più ancora. Ecco, Gesù ci conosce? Lo frequentiamo? Siamo effettivamente suoi amici? E con questa domanda ci fermiamo.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato

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