Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: Guido de Fontgalland pt.5 – I bambini eucaristici pt. 20
Venerdì 19 luglio 2024
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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VANGELO (Mt 12, 1-8)
In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a venerdì 19 luglio 2024.
Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal dodicesimo capitolo del Vangelo di san Matteo, versetti 1-8.
Continuiamo la nostra lettura e meditazione della vita del servo di Dio Guido de Fontgalland.
Il direttore spirituale della scuola, il P. Rousseau, prese a dire: “Guido è il ragazzo più buono e più virtuoso di tutti i suoi compagni messi insieme“. Gli piacevano i dolci, ma li regalava ai bambini che non li avevano. Alla mamma che gli dava pane e cioccolata, restituiva la cioccolata, dicendo: “Gesù non ce l’aveva“.
Amava molto la Vergine Maria, la definiva come “più buona di tutte le mamme messe assieme”, e fu felice di compiere con la famiglia un pellegrinaggio a Lourdes nel luglio del 1924. In quell’occasione, dinanzi la grotta di Massabielle, gli fu confermata la sua vicina morte.
Fra il 7 e l’8 dicembre dello stesso anno ebbe i primi segni della difterite. I genitori chiamarono i migliori medici, che si mostrarono ottimisti sulla guarigione del piccolo, ma Guido sembrava non condividere le loro previsioni, finché un giorno confessò alla madre il suo segreto: “Mammina cara, devo dirti un segreto: io sto per morire. La Madonna verrà a prendermi. L’idea di lasciare papà, Marco e soprattutto te mi ha fatto soffrire. Ma poiché Dio lo vuole, mi lascio prendere. La Madonna me l’ha detto: dalle tue braccia passerò alle Sue. Non piangere, mamma, sarà così dolce morire così!”. Per un mese e mezzo, fra fasi acute e remissioni, la malattia fu compagna di Guido, che affrontò con dolore e coraggio la sua malattia, fino all’ultimo giorno. “Il buon Dio mi fa soffrire interminabili settimane, — ripeteva — perché io ripari alla mia pigrizia. Vuole farmi andare direttamente in Paradiso”.
L’indomani volle la Comunione come Viatico per l’eternità: “Mamma — disse — mettiti l’abito più bello. Oggi viene Gesù. Io lo amo sai, diglielo anche tu!“. Ricevuta la Comunione aggiunse: “Non morirò oggi. Sarà di sabato“. “Coraggio, bambino mio, non aver paura!“. ‘Io non ho paura, neppure della morte perché essa è la porta del Paradiso. Gesù e io ci vogliamo molto bene“. La mamma disse: “Spero ancora che Gesù ti guarisca“. Guido: “Non lo farà. È meglio così. Io ho solo undici anni e sono puro come un angelo. La Madonna verrà lei stessa a prendermi e a portarmi in Cielo“.
“Bambino mio, come lo immagini il Cielo, il Paradiso?“. Guido: “Gesù è il mio Cielo!“.
Sabato 24 gennaio 1925, alle ore 12 chiamò il papà: “Fai venire il mio confessore che mi porti l’olio dei malati. Non posso più ricevere la Comunione“. Venne il sacerdote… Guido baciò più volte il Crocifisso. Ad un tratto, si alzò seduto sul letto, fissò un punto della camera e disse: “Gesù, ti amo!“. Come aveva predetto, morì fra le braccia di sua madre il 24 gennaio 1925, aveva appena 11 anni.
La notizia della sua morte si diffuse presto, varcando i confini del paese, il corpo del piccolo rimase esposto per 52 ore, ricevendo il continuo omaggio di amici, parenti, religiosi e varie persone del popolo. Dopo una celebrazione nella chiesa di Nostra Signore della Grazie a Passy, fu portato a Lione e trasferito nella Cattedrale, dove il 30 gennaio vennero celebrati i funerali alla presenza di migliaia di persone.
A marzo la madre scrisse una breve biografia del figlio, pubblicata in autunno, che giunse a 95.000 copie nella terza edizione e fu tradotta in 13 lingue. Nel 1931 l’episcopato brasiliano chiese l’apertura della causa di beatificazione, alla voce dei vescovi d’oltreoceano si unì presto quella di tanti fedeli francesi. Il 15 giugno 1932 l’arcivescovo di Parigi istituì un tribunale per investigare la causa, dalla quale risultarono legate al piccolo Guido 244 conversioni, 698 vocazioni, 742 guarigioni documentate e circa 85.000 grazie attribuite alla sua intercessione. Il 25 settembre 1936 il corpo fu traslato nella cappella di San Paolo a Valence, affinché vegliasse sulla vocazione dei seminaristi. In quell’occasione venne fatta una ricognizione dei resti, che furono trovati incorrotti.
Abbiamo finito questa bellissima figura di questo bambino eucaristico. Che cosa dire? Mi piace sottolineare che lui rinuncia alla cioccolata perché Gesù non ce l’aveva; non lo so, fa pensare… fa pensare a quante cose Gesù non aveva, che noi abbiamo, e alle quali non siamo capaci di rinunciare.
Poi di nuovo: amava molto la Vergine Maria. Come abbiamo visto al ritiro, Gesù e Maria vanno sempre insieme, nessuno può separare Gesù e Maria. Chi separa Gesù e Maria, non ama né Gesù né Maria. Quindi i santi testimoniano questa devozione tenerissima alla Vergine Maria, perché sono teneramente innamorati di Gesù.
Poi, questa sofferenza delle ultime settimane per riparare alla pigrizia, per farlo andare direttamente in Cielo. Vedete: vedere la sofferenza anche come strumento di espiazione, di riparazione, che uno dice: “Beh, meglio soffrire qui, che in Purgatorio”; e lui è cosciente di questo.
Poi chiede la Comunione come viatico. La Comunione a chi sta morendo — cioè, il viatico — va data finché la persona è lucida, non dovete aspettare che uno stia spirando o sia già morto, peggio ancora.
Forse ve l’ho raccontato, non mi ricordo più: avevo un compagno di giochi di quando andavo all’oratorio; della mia stessa classe, il mio stesso anno, poi per tanti anni ci siamo persi di vista, poi quando sono stato mandato in un convento vicino a dove lui abitava, un giorno lui è arrivato a confessarsi e così ci siamo rivisti e da lì ha cominciato a venire a confessarsi. In questi incontri mi confidò di avere un tumore maligno, e ormai questo tumore era in metastasi. E io mi ricordo che gli dissi: “Mi raccomando, di giorno o di notte, quando capirai che ormai sei giunto al dunque, chiamami, che tanto dal convento a casa tua è breve il tragitto; ma chiamami per tempo, perché non si sa mai, io non sono sempre rinchiuso nella mia camera, può darsi che un giorno debba uscire o che il telefono sia spento, o che stia dormendo, sai, tutto può succedere. Quindi, quando tu ti rendi conto, più o meno, avvisami, che così ci organizziamo e ti vengo a portare l’estrema unzione, il viatico e quant’altro” — “Si, si, certo, padre Giorgio, ci mancherebbe”.
Un giorno prendo la macchina, vado alla metropolitana, prendo la metropolitana e scendo a Milano. Alle 11:30 suona il telefono (mi trovavo praticamente in piazza Duomo) era la mamma che mi dice: “Padre Giorgio, sono la mamma di …, la prego corra, perché mio figlio sta morendo”. Dico: “Signora, ma io sono in piazza Duomo a Milano, non ho le ali, non ho l’elicottero. Anche lasciando tutto qui — come di fatto ho fatto — la metro è la metro, non mette la quinta, non salta tutte le fermate per arrivare a casa. E poi devo prendere la macchina, arrivare da voi. E anche lì, posso anche correre a 180 all’ora su una strada da 50 all’ora, però oltre a rischiare di ammazzare me e gli altri ed andare in galera, c’è uno spazio da attraversare, un tempo da usare. Quindi, io parto subito, lascio qui tutto, però…” e lei mi dice: “Padre, faccia presto, faccia presto, perché temo che…”
Quindi, vi immaginate, col cuore in gola, sono corso — lasciamo perdere il viaggio — finalmente arrivo al paese, ma io a casa sua non ero mai stato! Avevo l’indirizzo, ma a casa sua non ero mai stato; ed erano quelle case con un numero civico del tipo: numero 12C interno 1A della via “Tal dei Tali”. Io arrivo, parcheggio e trovo questi condomini che sembrano un labirinto, e dico: “Eh, adesso io dove vado? Come faccio ad arrivare alla casa?”. Mi immaginavo di trovare qualcuno fuori che mi aspettasse… Allora chiamo la signora e dico: “Signora, per favore, ma almeno venitemi incontro, santa pazienza, siamo qui a perdere tempo!?” e lei mi risponde e mi dice: “Padre, è appena morto”, ho detto: “Non ci credo!”, mi dice: “Si, è spirato adesso”.
Capite? Non si fanno queste cose; lasciatemelo dire: è sbagliato.
Vedete questi bambini eucaristici: la morte si prepara, non si aspetta l’ultimo giorno, all’ultimo minuto, per chiamare il Sacerdote, che, in quel caso, era in piazza Duomo! Dico: ma perché non preparare per tempo? Non è una morte improvvisa, non è uno che cade dalle scale e sbatte la testa, è una morte annunciata; nei giorni precedenti avrà capito che le cose ormai… Era tutto giallo, tutto gonfio… Anche chi assiste un malato, santa pazienza, abbiate quel criterio minimo di assistere decentemente queste persone che muoiono.
Tutti lì intorno al letto, a chiacchierare, tutti lì con la televisione accesa e col cane che gira a destra e a manca, e poi c’è il gatto, e poi c’è il criceto, e poi non so che cosa ci sia. L’unico che non c’è è il Sacerdote, ci sono tutti tranne che lui.
“No, perché sa, a chiamarla prima magari si spaventava”, dico: “Ma signora, ma siamo esseri umani! Secondo lei, se io mi guardo allo specchio e vedo che sono giallo giallo come un canarino, e vedo che ho una pancia tanta, che non ho mangiato niente e sono gonfio come non so che cosa… secondo lei, io non mi faccio due conti e non mi sto dicendo che sto morendo?”. Senza essere un oncologo, laureato in chissà quale branca della medicina, mi guardo allo specchio e dico: io sto male! Se vedo che non mi alzo più dal letto e che mi gonfio sempre di più, e che divento sempre più giallo, e che mi viene il respiro corto, ma santa pazienza, starò capendo che sto morendo! Lo capiamo tutti, ma cosa dobbiamo esorcizzare? Chiama ‘sto benedetto Sacerdote. Tra parentesi, avevo detto: chiamatemi, vengo di giorno, vengo di notte, vengo comunque, vengo sempre, chiamatemi, fatevi vivi.
C’è proprio, secondo me, una forma di paganesimo anche tra di noi; vediamo la morte nel modo sbagliato, non come passaggio, come la intendono questi ragazzi eucaristici.
Invece, il Sacerdote va chiamato per tempo, va chiamato quando si può fare qualcosa.
“Fai venire il mio confessore che mi porti l’olio dei malati. Non posso più ricevere la Comunione“… Guido baciò più volte il Crocifisso … disse: “Gesù, ti amo!“
Capite? Ha fatto tutto quello che doveva fare, ha ricevuto il conforto dei sacramenti. Ma quando uno sta morendo, secondo voi, chi è che vuole accanto al suo letto? Io credo che voglia un Sacerdote, io credo che voglia persone che pregano il Rosario, persone che stanno in silenzio, persone che ti sono accanto in questo momento di passaggio. Io non credo che uno voglia i conigli neri di Pinocchio, o la gente che ti guarda ammutolita, con questa faccia di non so che cosa, che non sa che cosa dire e che cosa fare. Uno sta morendo, ma di cosa può aver bisogno se non di Dio?
Quindi, ecco, impariamo da questi bambini: «Fai venire il mio confessore che mi porti l’olio dei malati. Non posso più ricevere la Comunione»; il Crocifisso: di cos’altro c’è bisogno? Di niente, non c’è bisogno di niente.
Speriamo che tutte queste letture aiutino a cambiare la nostra vita, veramente.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.














